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Introduzione

Definizione di politica economica

Studia l’intervento dei soggetti pubblici nel sistema economico e suggerisce gli strumenti da utilizzare per raggiungere alcuni obiettivi socialmente desiderabili.

Poiché il sistema economico è in continuo mutamento, lo scopo della politica economica è di modificarne l’andamento spontaneo, dopo averlo studiato.

Vi sono due principali forme di intervento:

  • Politica fiscale regola il livello della domanda aggregata attraverso variazioni della spesa pubblica e della pressione fiscale.
  • Politica monetaria regola il livello della domanda aggregata attraverso un aumento o una diminuzione dell’offerta di moneta.

Queste due politiche hanno come finalità di raggiungere gli obiettivi prestabiliti. Vengono distinti due periodi:

  • Nel breve periodo: piena occupazione delle forze lavoro; controllo del livello generale dei prezzi, ovvero il controllo della stabilità del potere d’acquisto della moneta; equilibrio della bilancia dei pagamenti, ovvero l’eliminazione degli scompensi che inducono un paese ad indebitarsi o ad accumulare crediti verso l’estero.
  • Nel lungo periodo: incremento del reddito della collettività; modificazione della distribuzione personale del reddito, ovvero una distribuzione del reddito a fronte di grandi disuguaglianze economiche tra cittadini; modificazione della distribuzione territoriale del reddito, cioè una diversa ripartizione delle attività produttive sul territorio nazionale, al fine di colmare gli squilibri territoriali, nelle aree più depresse.

Vi sono tre variabili fondamentali:

  • Prodotto interno lordo (PIL): misura della produzione aggregata dell’economia.
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di lavoro sul totale delle forze di lavoro dell’economia.
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni presenti nell’economia.

Vogliamo riuscire a capire gli andamenti di variabili fondamentali dal punto di vista macroeconomico 1.

Contabilità nazionale, PIL nominale e reale e tasso di inflazione

Contabilità nazionale

Contabilità nazionale: descrizione sintetica del risultato dell’attività economica di produzione, di scambio e di trasferimento di risorse all’interno di un’economia nazionale.

Vi sono 4 categorie di operatori:

  • Famiglie sono persone che offrono servizi di tipo lavorativo e finanziario, ma al tempo stesso consumano.
  • Imprese utilizzano dei fattori di produzione e realizzano beni e servizi utilizzati dalle famiglie o come beni intermedi da altre imprese.
  • Pubblica amministrazione produce servizi; fornisce servizi come giustizia, sanità, sicurezza. Ha entrate che provengono dalla tassazione.
  • Estero.

Vi sono due fattori di produzione:

  • Lavoro (attività umane, sia intellettuali che fisiche).
  • Capitale (beni di produzione).

Vi sono due tipi di beni:

  • Beni di produzione: ad uso durevole (beni capitali o strumentali) o ad uso immediato (beni intermedi).
  • Beni di consumo: ad uso durevole o ad uso immediato.

Economia chiusa e flusso circolare

Economia chiusa – flusso circolare di beni e servizi.

3 ipotesi:

  • Economia chiusa (no rapporti con l’estero).
  • Non c’è il settore pubblico (Pubblica Amministrazione).
  • Solo beni ad uso immediato (no beni ad uso durevole).

Economia chiusa – flusso circolare di reddito e spesa.

Ad ogni flusso di beni e servizi indicato nello schema precedente corrisponde un flusso monetario in direzione contraria.

Rendite: canone per l’affitto di un terreno.

Il prodotto interno lordo (PIL)

PIL: misura della produzione aggregata. Vi sono 3 modi equivalenti di misurare il PIL:

  • Valore dei beni e servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo: “finale” si intende alle famiglie; quindi non è tutta la produzione realizzata, ma solo quella realizzata ai consumatori finali; i beni intermedi non vanno considerati.
  • Somma del valore aggiunto realizzato nell’economia in un dato periodo di tempo: lo si fa per ciascuna impresa presente nel territorio e dopo si fa la somma.
  • Somma dei redditi percepiti nell’economia in un dato periodo di tempo: le diverse forme di reddito vengono sommati nel periodo di tempo considerato, e così si ottiene la somma della forma aggregata.

I primi due modi misurano il PIL dal lato della produzione, il terzo guarda il valore della produzione dal lato del reddito 2.

Valore aggiunto realizzato da un’impresa: differenza tra il valore della sua produzione e il valore dei beni intermedi che ha utilizzato.

Investimenti

Vi possono essere due ipotesi semplificatrici:

  • Economia chiusa (nessun rapporto con l’estero).
  • Non c’è il settore pubblico (Pubblica Amministrazione).

Investimenti (I): investimenti fissi + variazione delle scorte.

Investimenti fissi: valore dei beni di produzione ad uso durevole che si aggiungono allo stock preesistente.

Variazione scorte: valore della variazione (positiva o negativa) dell’ammontare delle giacenze di beni intermedi.

Flusso circolare di reddito e spesa.

Investimenti e risparmi

La domanda di beni finali ora è data dalla somma dei consumi finali delle famiglie (C) e degli investimenti (I). Gli investimenti concorrono alla formazione del PIL insieme alla spesa per beni di consumo finale.

PIL = C + I.

Risparmio (S): parte del reddito che non viene spesa in beni di consumo finale. Questi redditi sono utilizzati anche come risparmio, esso è il complemento del consumo.

Dal punto di vista dei redditi percepiti: PIL = C + S.

Dal punto di vista della produzione di beni finali: PIL = C + I.

I = S. In un’economia chiusa i risparmi sono uguali agli investimenti.

PIL, PIN e PIL al costo dei fattori

PIN = PIL – ammortamento.

Ammortamento: deprezzamento subito dallo shock di capitale esistente nel corso di un anno, sia per usura fisica che per obsolescenza. Parte del PIL che dovrebbe essere messa da parte per mantenere inalterata la capacità produttiva dell’economia.

Nel PIL, i beni e i servizi prodotti vengono valutati ai prezzi di mercato, includendo le imposte indirette, e non al prezzo percepito dal venditore, ovvero il costo dei fattori.

PILCF = PIL – imposte dirette.

Eccezione: valore delle attività svolte dalla Pubblica Amministrazione.

Se la domanda è rigida e aumenta l’aliquota IVA, come varia il PIL? Se io aumento l’IVA aumenta il PIL.

La Pubblica Amministrazione

Una ipotesi semplificatrice:

  • Economia chiusa (nessun rapporto con l’estero).

La Pubblica Amministrazione è composta da: Stato (amministrazione centrale) ed enti minori centrali; enti autonomi territoriali (Regioni, province e aree vaste) ed enti minori locali; enti previdenziali (INPS e INAIL): quello che noi paghiamo non sono il valore della produzione realizzata.

Attività:

  • Produzione di servizi non destinabili alla vendita come istruzione, giustizia, assistenza sanitaria, difesa, sicurezza pubblica ecc. (entra nel PIL).
  • Trasferimento di redditi (da persone ad altre persone) attraverso prelievi ed erogazioni senza che vi sia contropartita diretta di merci e servizi né obbligo di restituzione (non entra nel PIL) 3.

I servizi prodotti dalla PA non passano per il mercato.

Non è possibile calcolare il valore aggiunto della Pubblica Amministrazione come differenza tra il valore della produzione finale e beni intermedi utilizzati.

Quindi:

  • Valore aggiunto = stipendi dei dipendenti pubblici + ammortamenti.
  • Produzione = valore aggiunto + acquisti di beni intermedi.

Dal punto di vista della domanda finale la Pubblica Amministrazione concorre alla formazione dei consumi finali nella misura dei consumi pubblici e alla formazione degli investimenti lordi nella misura degli investimenti pubblici.

PIL = C (privati + pubblici) + I (privati e pubblici).

Dal punto di vista dell’utilizzo dei redditi la Pubblica Amministrazione concorre alla formazione dei consumi finali nella misura dei consumi pubblici e alla formazione del risparmio nella misura del risparmio pubblico.

PIL = C(privati e pubblici) + S(privato e pubblico).

Economia aperta: PIL e PNL

Tre elementi:

  • Acquisto e cessione di servizi produttivi tra paesi.
  • Esportazione e importazioni.
  • Trasferimenti di reddito da e per l’estero.

PIL: misura del valore di beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese.

PNL: misura del valore di beni e servizi finali prodotti dai residenti di un paese.

Parte del PIL italiano è prodotto da persone anagraficamente residenti in altre nazioni, ma che hanno il centro del loro interesse economico in Italia.

Parte del PNL italiano è prodotto all’estero (da persone anagraficamente residenti in Italia).

Esportazioni (X) e importazioni (M)

  • Importazioni (M): acquisti in Italia di beni e servizi prodotti all’estero.
  • Esportazioni (X): vendite all’estero di beni e servizi prodotti in Italia.

La produzione interna non viene destinata solo ai consumi o agli investimenti interni.

I consumi e gli investimenti interni possono riguardare anche beni e servizi prodotti all’estero.

In un’economia aperta, la coincidenza tra domanda finale, valore aggiunto e reddito nazionale NON è più garantita:

In un’economia chiusa: PIL = C + I.

In un’economia aperta: PIL + M = C + I + X.

Trasferimenti internazionali

In contropartita di cessioni di servizi produttivi.

Abbiamo visto che:

  • Le famiglie localizzate all’interno del paese possono cedere servizi produttivi a imprese che si localizzano in un paese estero.
  • Le imprese che si trovano all’interno del paese possono acquistare servizi produttivi da famiglie localizzate in un paese estero.

In contropartita, si registrano flussi monetari internazionali.

PIL: misura dei redditi percepiti all’interno della nazione.

RNL: misura dei redditi percepiti dai residenti nazionali.

Senza contropartita di servizi produttivi, né immediata né differita:

  • Privati (doni e rimesse degli emigrati).
  • Pubblici (contributi agli organismi internazionali come ONU o UE) 4.

Risparmio e investimento

L’identità tra risparmio e investimento non è più verificata:

Gli investimenti possono essere effettuati sia ricorrendo al risparmio nazionale che attingendo al risparmio effettuato da altre nazioni.

Il risparmio nazionale può essere impiegato sia per investimenti interni che per investimenti all’estero.

Quindi:

S > I deflusso di capitale finanziario (accreditamento).

S < I afflusso del capitale finanziario (indebitamento).

Il PIL pro capite e il tasso di crescita del PIL

Per effettuare confronti tra paesi, solitamente si usa il PIL reale pro capite:

PILPC = PIL/popolazione.

Per valutare l’andamento di una economia nel tempo si usa il tasso di crescita del PIL reale:

crescita del PIL = !"# $ !"#!"# ! / !"# !

Espansione: tasso di crescita positivo.

Recessione: tasso di crescita negativo (per almeno 2 trimestri).

Difficoltà di misurazione del PIL

Una classificazione delle attività economiche:

  • Economia emersa o formale: transazioni lecite che possono essere misurate.
  • Economia informale: transazioni lecite che non passano per il mercato.
  • Economia irregolare: attività economiche che gli individui tentano di nascondere.
  • Economia sommersa: transazioni che non sono di per sé illegali.
  • Economia criminale: transazioni illegali.

PIL come misura di benessere

  • Efficienza della Pubblica Amministrazione.

Esempio: miglioramento della produttività dei dipendenti pubblici e miglioramento nella quantità dei servizi pubblici quando tale miglioramento non è accompagnato da un aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Aumento della produzione di servizi utilizzabile dal sistema economico, e quindi anche del benessere dei residenti.

Nessun aumento nella misura del PIL.

  • Produzioni negative (inquinamento, congestione, criminalità).

Se parallelamente ad un aumento dei beni e servizi prodotti vi è anche un aumento del livello di inquinamento e di congestione, osserveremo un aumento del PIL ma a tale aumento non necessariamente corrisponderà un aumento del benessere.

A parità di ogni altra condizione, un paese con un elevato tasso di criminalità probabilmente avrà una spesa per l’ordine pubblico superiore ad un paese con un minore tasso di criminalità.

  • Valutazione del tempo libero.

Se si riscontra un aumento della produzione perché la gente lavora di più rinunciando al tempo libero, non è detto che tale aumento venga necessariamente considerato come un aumento di benessere.

  • Distribuzione 5.

Il valore del PIL pro capite non tiene conto di come il reddito è distribuito nella popolazione.

  • Inclusione di alcune attività criminali.

PIL reale e nominale – definizioni

PIL nominale: valore della produzione di beni e servizi finali realizzata in un dato periodo di tempo ai prezzi di quel periodo (prezzi correnti).

La variazione del PIL nominale nel tempo può essere dovuta a due fenomeni:

  • Variazione della produzione fisica di beni e servizi finali.
  • Variazione dei prezzi di mercato.

Per isolare le variazioni della produzione fisica si ricorre al PIL reale:

  • Valore della produzione di beni e servizi finali realizzata in un dato periodi di tempo valutata a prezzi costanti (prezzi dell’anno base).

PIL reale: il numero indice

Permette di evidenziare immediatamente la variazione cumulata del PIL a prezzi costanti rispetto all’anno di riferimento.

Come si costruisce:

  • Scelgo l’anno base e l’anno di riferimento cioè l’anno in cui l’indice assume valore 100.
  • Calcolo il PIL reale (in base 2005) in ciascun anno.
  • Divido il PIL reale (in base 2005) di ciascun anno per il PIL reale (in base 2005) del 2005 (anno di riferimento).
  • Moltiplico per 100.

Indice (2005=100) del PIL a prezzi costanti (base=2005).

Anno Indice
2005 100
2006 116.1
2007 143.2

Come scegliere l’anno base?

  • Convenzione.
  • Metodo “a catena”.

Non sempre l’anno di riferimento coincide con l’anno base.

Il tasso di inflazione

Tasso di crescita del livello medio dei prezzi.

Può essere calcolato in due modi:

  • Attraverso il deflatore del PIL.
  • Attraverso alcuni indici dei prezzi.

Il tasso di inflazione attraverso il deflatore del PIL

Deflatore: rapporto tra PIL a prezzi correnti e PIL a prezzi costanti.

Il calcolo del deflatore del PIL è strettamente collegato con la stima del PIL reale.

Relazione tra PIL nominale, PIL reale e deflatore

Per esempio, il deflatore del PIL del 2006 (in base 2005) è:

Rapporto tra PIL nominale del 2006 e PIL reale del 2006 (a prezzi 2005).

!"# $%%&

D2005 2006 = &''( / !"# $%%& 6.

Il PIL nominale non è altro che il PIL reale moltiplicato per il deflatore: PIL2006 = PIL2005 2006 x D2005 2006.

Attraverso questa relazione è anche possibile determinare una relazione diretta tra tasso di crescita del PIL reale e tasso di inflazione.

= anno

Pt = deflatore

$Yt = PIL nominale

Yt = PIL reale

n = tasso di crescita del PIL nominale

g = tasso di crescita del PIL reale

π = tasso di variazione del deflatore

Gli indici dei prezzi – indicatori di inflazione

Il deflatore del PIL fornisce una misura del tasso di variazione dei prezzi di tutti i beni e servizi inclusi nel PIL e cioè di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno dell’economia.

Gli indici elementari si riferiscono ad un unico bene: l’indice elementare del prezzo del bene A nell’anno 1 su base 0 è dato dal rapporto tra il prezzo del bene A nell’anno 1 e il prezzo nell’anno 0 (moltiplicato per 100).

Gli indici complessi non si riferiscono ad un unico bene ma ad un paniere di beni; sono intesi come media ponderata degli indici elementari dei prezzi di un certo numero di beni. I principali problemi nella costruzione di un indice complesso dei prezzi sono: la scelta dei beni nel paniere; la scelta della base; la scelta del sistema di ponderazione.

Indice dei prezzi alla produzione: si riferisce ai prezzi dei beni venduti sul mercato interno dalle imprese appartenenti al settore industriale in senso stretto e residenti in Italia, e viene pubblicato con cadenza mensile.

Indice dei prezzi al consumo: riguardano i prezzi effettivi dei beni e servizi acquistabili sul mercato, destinati al consumo delle famiglie presenti sul territorio del paese riferiti a transazioni realizzate mediante operazioni monetarie.

Sistema degli indici dei prezzi al consumo

  • Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è calcolato con riferimento all’intera popolazione presente sul territorio nazionale ed è fornito in due tipologie, al netto e al lordo dei consumi di tabacco, il quale riguarda un campione di circa 1500 beni, rappresentativo dei beni consumati.
  • Indice delle famiglie di operai e impiegati (FOI) è detto impropriamente indice del costo della vita, e si configura come un indice dei prezzi al consum.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francysimion02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Magrini Stefano.
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