02/10/2025 - Che cos’è l’etica?
L’etica si interessa della vita morale; vita morale = vita umana come un insieme di comportamenti di cui l’uomo si sente protagonista e responsabile.
Bisogna fare una distinzione tra vita naturale e vita morale degli uomini; gli uomini, al pari degli animali, hanno delle dinamiche proprie (non decidiamo di respirare o no, lo facciamo e basta) e queste dinamiche appartengono alla vita naturale. Abbiamo anche una vita morale e cioè siamo persone capaci di azioni che facciamo in prima persona (es. andare a lavorare). In questo secondo tipo di azioni (cioè azioni che esprimono la nostra libertà) danno corpo all’esistenza morale dell’uomo.
Le due dimensioni (vita naturale e vita morale) sono intersecate tra di loro anche se, nella prima fase della vita, è preponderante la dimensione della vita naturale; invece, andando avanti nello sviluppo, l’uomo diventa capace di relazionarsi con le altre persone e diventa capace di prendere scelte proprie.
Dobbiamo, quindi, dire che accanto alla nascita naturale c’è anche una nascita etica e, in quest’ultima, le relazioni sono fondamentali. La vita morale è costituita dall’insieme di comportamenti di cui l’uomo è protagonista e tali comportamenti vengono valutati lungo una scala che va da buono a cattivo.
L’etica è l’ambito della filosofia che studia i comportamenti umani; studia i rapporti/relazioni tra uomo e uomo. Nel 21esimo secolo, però, non è più condivisibile una visione dell’etica antropocentrica; al centro non c’è solo l’uomo, ma l’interconnessione tra l’essere umano e tutti gli altri esseri viventi. Gli animali soffrono e sentono in modo analogo al nostro.
L’etica si è disinteressata per secoli della biosfera perché ciò è un’eredità che proviene dalla modernità, la quale ha portato una frattura profonda. Per esempio, all’inizio dell’umanesimo comincia ad essere contestato l’ipse dixit di Aristotele, in cui era considerata valida un’informazione solo per l’autorità della fonte. Il prodotto più cattivo della modernità è stata la rottura dei legami tra uomo e natura. Il distacco tra natura e uomo è diventato sempre più visibile con la nascita della nuova scienza, nel 17esimo secolo, a seguito di una considerazione della natura come qualcosa di morto.
Si afferma una nuova postura dell’uomo nei confronti della natura, una postura definita come predatoria da parte dell’uomo; si considera anche un atteggiamento improntato al saccheggio e il risultato di ciò è, ancora oggi, davanti ai nostri occhi.
È importante imparare a riflettere criticamente sulla professione dell’assistente sociale e per farlo ci vuole allenamento.
Il principio dell’autodeterminazione
Il principio dell’autodeterminazione si fonda sull’idea che noi esseri umani siamo in grado di decidere perché siamo liberi; questa capacità non è assoluta perché la nostra libertà è sempre condizionata sia da fattori interni (es. depressione) sia da fattori esterni (es. disoccupazione).
Il servizio sociale si colloca, come pensiero etico, all’interno di famiglie etiche che considerano l’uomo come essere libero, capace di scegliere in autonomia. In questo modo il servizio sociale italiano si allontana da orientamenti etici rigidamente deterministici, ossia orientamenti etici che ritengono che l’azione degli esseri umani sia prodotta dalla presenza di cause che ci determinano in maniera assoluta.
Altri tipi di etica, invece, dicono che l’uomo è completamente determinato da fattori interni, ossia la presenza delle pulsioni; uno degli autori che sostiene questa visione è David Hume. Secondo Hume la decisione dell’uomo dipende dalla pressione delle sue pulsioni e delle sue emozioni; la pulsione a fare qualcosa basta a legittimare l’azione (accanto alla pulsione, c’è la ragione morale).
Quella di Hume è un’etica molto semplice in cui l’altra grande forza dell’uomo (accanto alle pulsioni, emozioni ecc.), è la ragione la quale è, però, latitante perché sono le passioni e le emozioni a guidare gli uomini.
Diversamente da Hume (secondo il quale siamo spinti dalle passioni), Kant pone l’accento sulla capacità delle nostre menti riflessive, ossia la capacità di monitorare le motivazioni che ci portano a prendere decisioni. L’autonomia della volontà è concetto centrale della filosofia kantiana; autonomia è la capacità che abbiamo di dare la legge morale a noi stessi, di rispettarla.
L’autonomia ci dà la capacità di andare verso la nostra destinazione, di andare verso la legge morale. Nella direzione etica kantiana l’uomo ha una mente riflessiva, capace di ascoltare e di vagliare le nostre emozioni, i nostri sentimenti e le nostre pulsioni. Oltre ad essere menti riflessive, siamo capaci di un governo di noi stessi e siamo capaci di una certa motivazione.
Se il servizio sociale non assume un’etica in cui concepisce l’uomo come in grado di prendere delle scelte, non è un servizio sociale valido perché mancano dei pilastri fondamentali.
L’etica kantiana e le etiche che si ispirano a Kant sono in grado di osservare tutta una serie di elementi che mancavano in Hume (il quale analizzava solo le pulsioni, lasciando da parte la razionalità); ciò può essere spiegato perché Hume era un empirista e, per l’empirismo, la conoscenza proviene e può essere spiegata soltanto a partire dall’osservazione.
Alcuni pensano che la verità coincida con la posizione della maggioranza e ciò, oggi, avviene nella maggior parte dei posti di lavoro; allora, tutti corrono a far parte della maggioranza. Nell’etica kantiana e nelle altre etiche che si ispirano a Kant non è così perché le verità etiche sono il risultato dei nostri ragionamenti.
Il riferimento a Hume e Kant viene fatto per spiegare la complessità del principio dell’autodeterminazione; esso è, infatti, di origine kantiana perché è solo a partire da Kant che si può riconoscere alla persona-utente un certo governo di sé e la capacità di fare le proprie scelte in autonomia. (pag. 81 nel nuovo codice di servizio sociale).
Si crede che l’etica valga soltanto per la sfera privata, pensando che essa possa, invece, essere trasgredita nella sfera pubblica; ma bisogna considerare il fatto che una decisione deriva sempre da un’analisi interna e, quindi, dalla sfera privata. Non si può entrare e uscire a piacimento dalla propria sfera morale; l’etica riguarda tutti e attraversa tutti gli ambiti della vita privata e collettiva e non può essere confinata ad un’unica regione dell’esistenza.
09/10/2025
Stampare il codice deontologico del 2020.
L’etica non è qualcosa che si può categorizzare dato che riguarda tutti gli ambiti della vita.
La nostra vita morale ci pone sempre davanti a questioni e dilemmi etici. Questo è un motivo fondamentale per cui vale la pena rifletterci, ma ce n’è anche un altro, più pratico: li troverete all’esame di Stato.
Un esempio di dilemma etico, che troviamo nel libro di Sarah Banks, è a pagina 139.
Prima, però, bisogna fare riferimento ai tre livelli che affronteremo nel corso:
- Quando, nel lavoro dell’assistente sociale, si incontrano situazioni che sollevano semplici questioni etiche.
- Quando si presentano veri e propri problemi etici.
- E infine, quando ci si imbatte in dilemmi etici, cioè situazioni particolarmente complesse in cui entrano in conflitto due o più principi morali fondamentali.
Il dilemma etico di Sarah Banks
Il caso proposto a pagina 139 rientra proprio in quest’ultima categoria. Parliamo di una ragazzina che frequenta un centro diurno perché ha subito maltrattamenti in famiglia. All’interno di questo centro, si lega molto a un’operatrice, che è una volontaria. Tra le due nasce un rapporto di fiducia: la fiducia è un elemento fondamentale in questi contesti.
Proprio in virtù di questa fiducia, la ragazza chiede alla volontaria di organizzare un incontro con i genitori, alla presenza anche della volontaria. Tuttavia, fa una richiesta specifica: chiede alla volontaria di prometterle che non dirà nulla di ciò che eventualmente emergerà da quell’incontro. La volontaria accetta, convinta che questo passaggio possa essere importante nella relazione di fiducia costruita con la ragazza.
Durante l’incontro, però, emerge un fatto grave: non solo la ragazza è stata maltrattata, ma ha anche subito abusi sessuali da parte della madre. Ecco allora il dilemma etico: cosa deve fare ora l’operatrice? E l’ente? Di fronte a un reato penale così grave, la linea da seguire sarebbe quella di informare immediatamente l’ente e procedere con la denuncia.
Tuttavia, c’è un problema: questa azione tradirebbe la promessa fatta alla ragazza e potrebbe compromettere irreparabilmente quella relazione di fiducia, così delicata e importante per lei.
Siamo quindi davanti a un conflitto tra due principi etici fondamentali:
- Da un lato, l’obbligo morale e legale di denunciare un abuso sessuale;
- Dall’altro, l’obbligo morale di mantenere una promessa, in un contesto di relazione educativa e di sostegno.
C’è, quindi, qualcosa che non ha funzionato nel rapporto tra la volontaria e la ragazza? Probabilmente sì. Forse l’operatrice si è avvicinata troppo, si è lasciata coinvolgere oltre il dovuto, perdendo quella giusta distanza che dovrebbe sempre essere mantenuta. È possibile che abbia commesso un errore di professionalità, legandosi con una promessa che non poteva o non doveva mantenere.
Certo, si potrebbe anche giustificare la scelta fatta, perché la fiducia è alla base di ogni relazione educativa. Tuttavia, proprio per questo, la fiducia va gestita con consapevolezza e senso del limite. Accettare una promessa del genere è stato un errore, anche se motivato da buone intenzioni.
Sarah Banks, nel suo libro, analizza possibili strategie per rimediare a questo errore. Una delle soluzioni che propone è questa: la volontaria potrebbe allontanarsi dal caso, giustificandosi con una motivazione personale (una malattia, un impegno familiare, ecc.), lasciando però la ragazza nelle mani di un assistente sociale professionista, che possa continuare a supportarla nel modo corretto, affrontando adeguatamente il tema dell’abuso.
L’obiettivo sarebbe quello di non rompere bruscamente la relazione di fiducia, ma di passare il testimone a una figura più preparata, sperando che la ragazza possa accettare questa nuova figura di riferimento. Così facendo, si potrebbe affrontare in modo professionale il problema (che non è solo di maltrattamento, ma anche di abuso) e garantire il supporto necessario alla ragazza. Si tratta di un vero e proprio dilemma etico, perché nessuna delle due strade è priva di conseguenze.
Etica delle relazioni umane e storia
Quando parliamo di etica, ci riferiamo alla riflessione sulla vita morale. E finora abbiamo parlato proprio della vita morale – o immorale – di alcuni individui. È chiaro che, occupandoci di servizio sociale, ci interesseremo in particolare all’etica delle relazioni umane: non solo un’etica astratta, ma concreta, legata ai rapporti tra persone.
Un altro aspetto da considerare è quello del rapporto tra vita morale e storia. La nostra vita morale non si sviluppa in un ambiente neutro, asettico, ma è profondamente influenzata dal contesto storico in cui viviamo. È una storia individuale inserita nella grande storia collettiva, come dicono alcuni scrittori.
Cosa significa essere “dentro la storia”? Significa che siamo soggetti a una serie di condizionamenti storici. Pensate, ad esempio, alla disoccupazione giovanile: chi oggi termina un percorso di studi in servizio sociale e supera l’esame di Stato, fa molta fatica a trovare lavoro. Questo è un condizionamento storico, ed è pesante, soprattutto in alcune regioni dove il tasso di disoccupazione giovanile è altissimo: in Calabria, nell’ultimo dato, tale tasso è al 27%. Un numero inaccettabile.
Ma il punto è: questi condizionamenti storici ci determinano completamente? O esiste qualcosa che trascende la storia? Esistono costanti della vita morale che vanno oltre il tempo e il contesto?
Secondo alcuni studiosi – ad esempio il filosofo sociale Axel Honneth, esponente della terza generazione della Scuola di Francoforte – esistono esperienze universali. Una di queste è l’amore. Honneth parla di “antropologia minima” e sostiene che la relazione d’amore è una costante dell’esperienza umana, anche se si manifesta in forme diverse, a seconda dei contesti culturali.
L’amore, dice Honneth, è una relazione fondamentale di riconoscimento, che dà sicurezza emotiva, autostima, senso di sé. Tutti gli esseri umani ne hanno bisogno. Quando questa esperienza manca o fallisce, ce ne portiamo dietro le conseguenze – forse per sempre. L’amore è una costante, anche se assume forme diverse. Da noi, ad esempio, è prevalente la monogamia, mentre in altri contesti, come in Egitto, la poligamia è ancora praticata. In Tunisia, invece, è stata abolita.
Un altro autore che ha riflettuto su questo è Michel de Certeau, uno storico francese che ha scritto un libro intitolato Mai senza l’altro, in cui esplora le origini di ciò che chiamiamo amore romantico. Non si tratta solo dell’amore raccontato dai romantici del XIX secolo, ma di un tipo d’amore che si basa sulla libera scelta: ci si sceglie, ci si ama perché lo si desidera, non perché è stato deciso da altri.
Per secoli, in Europa e altrove, i matrimoni erano combinati. Pensate, per esempio, al primo matrimonio del re Carlo d’Inghilterra: fu un matrimonio combinato. Solo in tempi più recenti l’amore romantico ha preso il posto di quello combinato. E pensavamo di essere stati noi europei a inventarlo.
Ma poi, nel 2006, l’antropologo inglese Jack Goody, nel libro Il furto della storia, ha dimostrato che non è così: l’amore romantico esisteva già, per esempio, nella Cina del Medioevo. Esiste, anche, un film cinese intitolato “Il ritorno a casa”, il quale racconta una storia d’amore profonda, delicata, che mostra quanto antiche siano, in realtà, le emozioni e le dinamiche che riteniamo “moderne”.
Tutto questo per dire che le relazioni d’amore – intese come relazioni fondamentali e libere – esistono da molto tempo, e che anche la riflessione su di esse ha una storia lunga e complessa, fatta di studi, confronti, e anche di accesi dibattiti tra storici e antropologi, i quali spesso si dividono su una domanda: Dove è nato davvero l’amore romantico?
Quindi, la nostra vita morale è condizionata dalla storia? Sì, è certamente condizionata, ma non completamente determinata.
Nella nostra vita morale convivono due dimensioni:
- Da un lato, ci sono condizionamenti storici, legati all’epoca e al contesto in cui viviamo (come, per esempio, la disoccupazione giovanile);
- Dall’altro, ci sono esperienze universali, che trascendono il tempo e lo spazio, come l’amore, il bisogno di riconoscimento, la ricerca di senso e di giustizia.
Alcuni filosofi e teorici dell’etica danno un peso assoluto all’una o all’altra dimensione. Altri dicono che l’essere umano è interamente plasmato dalla storia, dai suoi contesti, dalle sue condizioni. Altri ancora, al contrario, sosterranno che la nostra vita morale è così potente da oltrepassare qualsiasi vincolo storico, affermando la presenza di costanti universali.
Importante è, però, tenere insieme le due cose. Guardare alla vita morale come a un intreccio dinamico tra ciò che è storico e ciò che è universale. Non c’è solo la relatività del contesto, né solo l’assolutezza dell’etica. Ci sono esperienze che nascono da bisogni profondi e comuni a tutti gli esseri umani – come l’amore romantico – e che si manifestano in forme diverse a seconda della cultura, della società, del momento storico. È proprio da questa tensione tra il particolare e l’universale, tra il condizionato e l’incondizionato, che nasce la complessità dell’etica.
Ambiti dell’etica contemporanea
Quando parliamo di etica, oggi, non ci riferiamo più solo ai grandi princìpi astratti, ma a una molteplicità di ambiti specifici: etica economica, etica della comunicazione, etica ambientale, bioetica, solo per citarne alcuni.
Per esempio, l’etica della comunicazione è oggi quanto mai necessaria. Non si può comunicare o scrivere tutto ciò che si vuole, ignorando le conseguenze: le fake news rappresentano un rischio concreto, e i discorsi d’odio sono veri e propri atti pericolosi, non solo per le singole persone ma per la tenuta stessa della convivenza civile. La comunicazione, quindi, deve seguire delle regole etiche precise, perché ha un impatto diretto sulla società.
Un altro campo in cui l’etica è oggi fondamentale è l’etica ambientale, che ha ormai una tradizione lunga quasi un secolo. Tutti sappiamo quanto sia urgente proteggere l’ambiente, ma spesso ci scontriamo con contraddizioni difficili da risolvere, soprattutto quando entrano in gioco interessi economici.
Un esempio emblematico riguarda il rapporto tra turismo e ambiente, in particolare in territori come la Sardegna. Fino agli anni ’70-’80, la Sardegna era un luogo relativamente isolato, abitato principalmente da residenti e da una cultura rurale legata all’allevamento. Con lo sviluppo tecnologico, però, tutto è
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