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Storia e critica del cinema integrale

Il corso è diviso in due moduli:

Modulo A

Si concentra sulla storia generale del cinema affrontando i seguenti temi:

  • Il cinema muto
  • I generi cinematografici
  • Il sonoro in Europa e in America
  • Il neorealismo italiano
  • Le “nuove onde” europee degli anni Sessanta
  • Il cinema postmoderno e della contemporaneità

Modulo B

Affronta un percorso specifico sul cinema italiano, in particolare sul genere della "Commedia all'italiana". L'approfondimento su questo genere cinematografico è l'occasione per concentrare l'attenzione su alcuni temi e momenti salienti della storia del cinema italiano:

  • L'industria cinematografica italiana
  • La produzione
  • Gli autori
  • Gli sceneggiatori
  • Il divismo cinematografico nazionale

Bibliografia

Modulo A

  • David Bordwell, Kristin Thompson, "Storia del cinema. Un'introduzione", McGraw-Hill Education 2018 (o altre edizioni)
  • Materiale didattico sulla piattaforma Elly

Modulo B

  • Mariapia Comand, Augusto Sainati (a cura di) "Storia del cinema italiano" Pearson, 2022
  • Mariapia Comand, "Commedia all'italiana" il Castoro 2011 link per il libro

Modalità esame

L’esame sarà orale e volto a verificare la capacità di comprensione e di apprendimento dei testi in programma e degli audiovisivi indicati per il superamento dell’esame. I criteri di valutazione saranno legati al grado di soddisfacimento rispetto ai suddetti parametri. Gli studenti che non frequenteranno regolarmente e non faranno riferimento alla bibliografia/filmografia d’esame potrebbero non avere successo.

Lezione 1 - Espressioni cinematografiche

Che cos’è il cinema?

Il cinema è un linguaggio con le sue regole e le sue tecniche espressive. Il cinema è l'insieme dei film. Il film è un “testo trascritto" (impressionato) sulla pellicola o digitale. Intendiamo per "testo" un qualsiasi mezzo comunicativo di senso compiuto.

Immagine fotografica vs. immagine cinematografica

Mentre l’immagine fotografica è data da un solo scatto in un dato istante, l’immagine cinematografica si forma dalla successione di istanti (24 scatti al secondo). François Truffaut definì il cinema come “La vita ripresa a ventiquattro fotogrammi per secondo”.

Mediante il film è dunque possibile "trascrivere il fluire del tempo", sia esso reale che ricomposto. Come vedremo, dall’analisi del linguaggio filmico, tutto il cinema è una trascrizione soggettiva, in modo audiovisivo, del pensiero di chi manovra la mdp. La mdp trascrive in maniera visivo-auditiva le idee di chi la manovra, collocandola in un certo modo, e inquadrando quello che ritiene opportuno riprendere, per esprimere il suo pensiero.

Anche quelli che chiamiamo cinema verità - candid camera - cronaca televisiva, non sono una realtà oggettiva, ma il modo di vedere la realtà di coloro che l'hanno trascritta in pellicola.

Analogia fra lingua e film

Volendo fare un’analogia fra la scrittura del film e la scrittura di una lingua parlata o scritta, pur essendo queste di natura completamente diversa, il fotogramma può essere paragonato alla singola parola mentre l'inquadratura può essere paragonata a una frase semplice. La composizione delle inquadrature e la loro alternanza, nel passare da un'inquadratura a un'altra, rispettano spesso una grammatica e una sintassi che non sono delle rigide norme codificate come nella grammatica di una lingua.

Il susseguirsi delle "parole-fotogrammi" crea le "frasi-inquadrature" e l'insieme di queste dà il “discorso filmico”. In un audiovisivo, infatti, le regole sono accorgimenti di natura visiva e auditiva, sono delle convenzioni spesso ignorate dagli stessi autori. L'errore nel linguaggio audiovisivo può definirsi come una discontinuità illogica percepita dall'occhio o dall'orecchio, perciò è chiamato "salto".

L'autore del film ha a sua disposizione tanti elementi espressivi, come: campi e piani, angoli di ripresa, luci e colori, parole, suoni e rumori.

Espressione filmica

Alla base dell'espressione filmica stanno:

  1. La limitazione spaziale del quadro ripreso (campo filmico), obbliga gli occhi dello spettatore a una limitazione del proprio campo visivo in modo da concentrarsi su ciò che interessa all'autore del film.
  2. La distanza variabile e l'angolazione dell'oggetto dell'inquadratura instaura un rapporto tra lo spettatore e il modo di vedere dell'autore del film.
  3. L’illuminazione e la policromia non è quasi mai fine a se stessa ma dà forma plastica al pensiero e al sentire dell’autore.
  4. La colonna sonora: parlato, suoni, rumori che accompagnano o raccontano.
  5. L'abolizione della continuità spazio/temporale nella messa in scena del film: lo spazio e il tempo sono frantumati e ricreati in modo che solo il cinema può rappresentare, eliminando frazioni di spazi e tempi fisici (reali) inutili alla rappresentazione. Lo stesso oggetto/soggetto da un'angolazione può esprimere un concetto diverso che da un'altra. Nel film si creano spazi, tempi e ritmi che lo spettatore percepisce così come sono stati ideati dall'autore dell'opera. La specificità dell'arte cinematografica sta nella continuità di spazio, tempo e ritmo.

Struttura di un film

Fotogramma: E’ l’unità minima del linguaggio audiovisivo.

Inquadratura: L'insieme di fotogrammi registrati in una unica ripresa.

Scena: Un gruppo di inquadrature che costruiscono un insieme di azioni ben definite in un'unità di tempo e di spazio del film.

Sequenza: L'insieme di più scene legate da una unità di azione e di contenuto. Può essere paragonata al periodo del discorso di una lingua.

Film: Testo composto attraverso la successione di sequenze.

Fasi di composizione del film

Dall'idea si arriva alla composizione dell'audiovisivo, percorrendo le seguenti fasi:

  • Fase letteraria (stesura della sceneggiatura)
  • Fase esecutiva delle riprese (creazione delle inquadrature)
  • Fase di edizione dell'audiovisivo (detta anche impropriamente di post-produzione, produzione dopo la ripresa)

Movimenti di macchina

I movimenti della mdp si eseguono o con la macchina montata su cavalletto o su teste panoramiche, carrelli o attrezzature semoventi, oppure con la mdp a spalla. Per comprendere i movimenti base di macchina, immaginiamo che alla mdp si sostituisca un osservatore: i suoi occhi sono l'obiettivo, la sua testa è la mdp, il suo collo è la testa panoramica del cavalletto con i suoi snodi e le gambe sono il carrello.

  • Panoramica orizzontale: È analoga al movimento dell'osservatore che stando fermo si guarda intorno ruotando il suo corpo a destra (panoramica verso destra) o a sinistra (panoramica verso sinistra).
  • Panoramica verticale: È analoga al movimento dell'osservatore che alza o abbassa la testa, guardando su o giù, stando fermo sul suo corpo.

VEDI movimenti di macchina > Come in uno specchio (Bergman, 1961) (dal minuto 1.12.11 al minuto 1.13.30)

  • Carrellata orizzontale: È analoga alla vista di un osservatore che, stando fermo su di un carrello, è trasportato da questo.
  • Carrellata verticale: È analoga alla vista di un osservatore che sale o scende con un ascensore con pareti trasparenti posto su una vista di un paesaggio.
  • Carrellata ottica "zoom": Si esegue variando l'ingrandimento dato all'immagine dell'obiettivo durante la ripresa con macchina ferma. Con la zoomata si ha l'illusione che la Camera esegua una carrellata orizzontale pur restando, essa ferma.

VEDI movimenti di macchina > videoessay su Spike Lee (Richard Cruz)

  • Dolly o gru: la mdp è posta all’estremità di un braccio mobile, sostenuto da una piattaforma munita di ruote, in modo tale che allo spostamento lungo il piano, reso possibile dalla piattaforma, si può associare anche quello in verticale e in orizzontale effettuato muovendo il braccio. Di fatto con questo tipo di supporto si riesce a passare da un’inquadratura molto ravvicinata, come quella di un dettaglio, a un campo lunghissimo.

VEDI movimenti di macchina > dolly > videoessay su Spike Lee

  • Ripresa a mano: la mdp è in spalla a un operatore, in modo da seguirne gli stessi movimenti. Se l’operatore si muove velocemente, le immagini risulteranno mosse e traballanti.
  • Steadycam: come nella ripresa a mano, la mdp è disposta sul corpo – ma proprio per evitare i sobbalzi tipici della ripresa a mano – viene fissata al corpo con un’intelaiatura, ammortizzata.

VEDI movimenti di macchina > steadycam > Shining (Kubrick, 1980)

  • Skycam: Si realizzava (prima dei droni) per le riprese aeree. Si aggancia la macchina a un cavo di acciaio e comandandola a distanza (monitor) attraverso impulsi elettronici.

Campi

Il campo è la quantità di spazio mostrata dall’inquadratura. Il campo è usato spesso per costruire forti effetti drammatici e se ne intuisce la presenza e la natura per mezzo delle espressioni dei personaggi o dei movimenti di macchina.

  • Lunghissimo: quando abbraccia, nelle riprese degli esterni, un grandissimo spazio e offre una visione di insieme del luogo, sicché le figure umane o non sono presenti o appaiono a notevole distanza, distinguendosi a malapena.
  • Lungo: quando negli esterni la figura umana resta di dimensioni limitate.
  • Medio: quando la figura, pur avendo maggior rilievo, non arriva a toccare con testa e piedi i margini superiore e inferiore del quadro.

VEDI montaggio sui diversi tipi di campi > video

  • Campo totale: quando si riporta la totalità di un interno con tutti i personaggi che vi agiscono (per esempio il totale di una piazza o di uno studio).
  • Fuori campo: è tutto ciò che è escluso dal campo, ma si intuisce tuttavia essere presente nei 6 luoghi intorno al campo e cioè: ai quattro lati del campo, dietro la scenografia, dietro la cinepresa.
  • Campo/controcampo: tecnica della ripresa e del montaggio consistente nel far seguire a un’inquadratura un’altra analoga, ma presa dall’angolo opposto. È usata spesso nella ripresa di un dialogo, di un duello, ecc. per contrapporre un personaggio all’altro.

VEDI campo > controcampo > videoessay sui fratelli Coen

Campo sonoro

Il campo sonoro è lo spazio in cui si manifestano i suoni che lo spettatore deve percepire. Nella realtà ognuno di noi ha una visione limitata dello spazio in cui si trova: vede secondo il campo visivo dei suoi occhi. I suoni percepiti, invece, provengono da ogni direzione, anche se le loro sorgenti sono escluse dal nostro sguardo, purché ci siano relativamente vicine.

Nella finzione filmica, per la ragione sopra accennata, i suoni uditi possono provenire anche da fonti sonore che non sono in campo, ma supposti nel fuori campo.

Colonna sonora

Vi sono almeno tre tracce (o colonne) che formano la colonna sonora:

  • Colonna del parlato: contiene i dialoghi, le voci fuori campo, tutto ciò che attiene alla voce. Durante l’esecuzione del montaggio si possono sfruttare più track, anzi normalmente se ne adoperano almeno due, una per ciascun “dialogante”.
  • Traccia degli effetti sonori: sono tutti quei rumori realizzati in presa diretta o aggiunti in post-produzione.
  • Colonna della musica: costituisce un commento al film, è generalmente eseguita espressamente, prima, durante o dopo la sua realizzazione. Ci possono essere musiche eseguite “in scena”, cioè eseguire sul set, durante la ripresa (diegetiche).

Classificazione suoni e rumori

  • Sonoro ON (oppure IN): se le emittenti sonore sono effettivamente inquadrate nel campo di ripresa.
  • Sonoro OFF: se si suppone che le fonti sonore siano poste nel fuori-campo.
  • Sonoro OVER: se la provenienza di parlato, suoni, rumori, non può ritenersi proveniente da alcuno spazio fisico in campo o fuori campo, supposto reale, ma dal pensiero di persone inquadrate o no, oppure da voci narranti fuori campo (voice over). Si definiscono anche OVER le musiche non provenienti da fonti sonore, però presenti nel film (musiche di accompagnamento).

Fuoricampo sonoro

Per fuoricampo si intende una qualsiasi battuta o commento che avviene fuori dalla portata visiva della mdp: può essere anche una battuta recitata mentre inquadrano il personaggio che la sta ad ascoltare (piano di ascolto). Quest’ultimo caso è frequentissimo: la maggior parte delle battute sono recitate a cavallo tra una inquadratura e l’altra, se non addirittura su un piano d’ascolto. Vi sono poi dei virtuosismi nei quali intere scene sono sintetizzate attraverso un fuori campo.

VEDI campo > fuoricampo > finale di Blow-up (Antonioni, 1966)

Doppiaggio e presa diretta

La colonna sonora, ma soprattutto la colonna del parlato, può essere realizzata in presa diretta o doppiata. Negli Stati Uniti i film si girano, normalmente, in presa diretta; ciò vuol dire che mentre si eseguono le riprese delle immagini, si riprendono anche i rumori meno impegnativi (passi, ecc.) e i dialoghi. Questa pratica si è diffusa anche in Europa ed ormai è pratica comune realizzare un film in presa diretta. Tuttavia, in alcuni casi (per esempio quando un film prevede l’impiego d’attori non professionisti) è possibile girare un film prevedendo un doppiaggio finale.

Piani

Il piano è una inquadratura in cui predomina l’elemento umano. I piani sono di diverso tipo:

  • Primissimo piano: quando compare solo il volto dell’attore o un oggetto molto ravvicinato.
  • Primo piano: quando appare il volto e una parte del busto dell’attore.
  • Mezza figura: quando l’attore è ripreso dalla cintola in su.

VEDI piani > Persona (Bergman, 1966)

Diversi piani

  • Figura intera: quando l’attore tocca i margini superiore e inferiore del quadro.
  • Piano americano: quando la figura è ripresa dalle ginocchia in su (tipica nei duelli dei film western).
  • Particolare: quando appare solo un particolare del corpo umano.
  • Dettaglio: quando compare solo un particolare di un oggetto o di un animale.

VEDI piani > Il buono, Il brutto, il cattivo (Leone, 1966)

Piano sequenza

Il piano sequenza è un’unica inquadratura che segue il soggetto in modo uniforme, senza tagli o stacchi di ripresa: in tal modo si evita il montaggio in moviola. Tempo cinematografico e tempo reale coincidono. Il termine piano-sequenza individua una tecnica cinematografica che prevede la costruzione di una sequenza attraverso un’unica inquadratura: di norma, di lunghezza sufficiente a svolgere il ruolo di un’intera scena. Si tratta di una tecnica che rifiuta la “frammentazione” del montaggio, in quanto si articola su un unico ed autonomo segmento che non prevede soluzioni di continuità (i cosiddetti «stacchi»). L’espressione piano-sequenza (plan-séquence) è di André Bazin e spiega la scelta registica, che rompe del tutto le regole del cinema classico.

Perché il piano sequenza?

Permette di allontanarsi dalla mera riproduzione di situazioni, e di trasmettere allo spettatore la continuità percettiva del reale: rinunciando esplicitamente all’artificio del montaggio, si riesce a creare un maggiore coinvolgimento dello spettatore, assoggettandolo ad un lavoro di interpretazione che, di solito, viene facilitato dal montaggio stesso.

VEDI pianosequenza > L’infernale Quinlan (Welles, 1958)

VEDI > Nodo alla gola (A. Hitchcock, 1948) Birdman (Inarritu)

Tempo filmico

Il film nasce per frammenti di riprese, che abbiamo chiamato inquadrature, la continuità dello spazio e del tempo viene ricreata dalla composizione e dalla messa in sequenza delle inquadrature. Per cui spazio e tempo filmici non ricalcano spazi e tempi reali, ma sono ricreati e modellati in modo autonomo ed interno al racconto del film. Il tempo, inoltre, può essere rallentato, accelerato, saltato, bloccato o addirittura fatto scorrere all'indietro, modificando la cadenza e lo scorrimento della pellicola.

Tempo

  • Arresto del tempo: si ottiene col fermo del fotogramma (fermo-immagine) ovvero, bloccando l'inquadratura e ripetendo un unico fotogramma per un tempo stabilito.
  • Fluire all'indietro del tempo: si ottiene se si riprende l'azione facendo scorrere a marcia indietro la pellicola nella cinepresa.
  • Accelerazione del tempo: si ottiene riprendendo dei fotogrammi intervallati nel tempo. In tal modo è possibile, proiettando poi alla normale velocità di proiezione, vedere l'evoluzione di un'azione non percepibile dall'occhio umano (sbocciare un fiore).
  • Ritardo del tempo: si ottiene riprendendo a velocità accelerata (oltre 36...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher la.gibs di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Martin Sara.
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