Parte 1 - Imprenditorialità e dimensioni d'impresa
Al 2022, le statistiche delle Camere di Commercio segnalano 6 milioni di imprese registrate, di cui solo l'85% sono attive (circa 5,13 milioni). Oltre il 60% delle imprese attive opera nel terziario (commercio e servizi), mentre il settore manifatturiero (industria e costruzioni) rappresenta meno di 1/4 del totale.
Composizione del comparto manifatturiero
Guardando al comparto manifatturiero, la composizione riguarda principalmente:
- Micro imprese indipendenti;
- Piccole imprese non specializzate che competono aggregandosi in reti non-distrettuali;
- Un sistema di PMI specializzate che si rivolgono ai mercati stranieri e che operano all'interno dei distretti industriali;
- Un gruppo ristretto di medie e grandi imprese di lunga tradizione e radicate in importanti famiglie supportate da istituzioni nazionali;
- Un gruppo ristretto di grandi imprese precedentemente controllate dallo Stato e altri grandi imprese quotate in borsa.
Settori del Made in Italy
Sempre nell'ambito del manifatturiero, sono le imprese che operano in distretti industriali e le altre reti che animano alcuni settori del Made in Italy, definiti come le 4A:
- Abbigliamento-moda;
- Arredo-casa;
- Automazione-meccanica;
- Agroalimentare.
In questi settori, l'Italia ha una forte specializzazione sia a livello europeo che mondiale. Concludendo, si può dire che nella maggior parte dei paesi industrializzati (non solo in Italia) le micro, le piccole e le medie imprese rappresentano la maggioranza del numero totale delle imprese.
Definizione di dimensione d'impresa
La nozione di dimensione d'impresa è indeterminata, lo stesso criterio nel quale la nozione ha fondamento non è costante. Sul piano teorico, non è possibile raccogliere in un'unica definizione di dimensione imprenditoriale; sul piano pratico, il problema si pone per finalità connesse alla ricerca empirica ovvero nel campo dei provvedimenti legislativi (fiscali, civilistici, di incentivazione, ecc.) quando si ha l'esigenza di identificare specifici segmenti dimensionali oggetto di analisi per studiosi e policy maker.
Attuale definizione di PMI secondo l'UE
Il concetto di PMI è stato aggiornato con la Raccomandazione della Commissione UE n.1422 del 6 maggio 2003, che ha fissato i nuovi criteri economici per la definizione di micro, piccola e media impresa in Europa. La definizione fa riferimento a "ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un'attività economica". In tal modo sono considerati imprese i lavoratori autonomi, le imprese familiari, le partnership e le associazioni che esercitano regolarmente un'attività economica.
Definizione della dimensione
La dimensione viene definita per:
- Aggiornare le soglie;
- Promuovere le microimprese;
- Migliorare l'accesso al capitale;
- Promuovere l'innovazione e migliorare l'accesso alla R&S;
- Tenere conto dei vari rapporti tra imprese.
Criteri per la classificazione dimensionale
I principali criteri utili a definire la classificazione dimensionale dell'impresa sono:
- Numero di addetti (parametro quantitativo strutturale);
- Capitale investito (parametro quantitativo strutturale);
- Fatturato (parametro quantitativo dinamico);
- Grado di autonomia (parametro qualitativo).
Criteri quantitativi di classificazione
I criteri quantitativi di classificazione fanno riferimento a:
- Effettivi → parametro quantitativo riferito ai dipendenti;
- Fatturato annuo → parametro quantitativo economico;
- Totale di bilancio annuo → parametro quantitativo patrimoniale.
Mentre è obbligatorio rispettare le soglie relative agli effettivi, una PMI può scegliere di rispettare il criterio del fatturato o il criterio del totale di bilancio. I due parametri (effettivi + fatturato o effettivi + attivo) devono coesistere ai fini dell'inquadramento dimensionale.
Specifiche delle micro, piccole e medie imprese
- È microimpresa un'entità che svolge attività economica che ha meno di 10 dipendenti e che realizza un fatturato o un totale di bilancio annuo inferiore a 2 milioni di euro;
- È piccola impresa un'entità che svolge attività economica che ha più di 10 ma meno di 50 dipendenti e che realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo superiore a 2 milioni ma inferiore a 10 milioni di euro;
- È media impresa un'entità che svolge attività economica che ha più di 50 ma meno di 250 dipendenti e che realizza un fatturato annuo superiore a 10 milioni ma inferiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio annuo superiore a 10 milioni ma inferiore a 43 milioni di euro.
Effettivi
Gli effettivi sono calcolati in base alle unità lavorative annue (ULA) e si riferiscono al lavoro prestato durante l'anno dal personale impiegato a tempo pieno, a tempo parziale o su base stagionale. Sono esclusi i lavoratori con contratto di apprendistato o formazione. Non è inoltre contabilizzata la durata dei congedi di maternità o parentali.
Chiunque abbia lavorato nell'impresa durante l'intero anno di riferimento conta come una unità. I dipendenti che hanno lavorato a tempo parziale, i lavoratori stagionali e coloro che non hanno lavorato tutto l'anno devono essere contabilizzati in frazioni di unità.
Esempio: 5 dipendenti a tempo indeterminato part-time 6 mesi → gli effettivi saranno 5/2 = 2,5 (2 perché hanno un contratto a 6 mesi).
Fatturato annuo
Il fatturato annuo si calcola in base al fatturato dell'ultimo bilancio regolarmente approvato e depositato. Non comprende l'IVA e altre imposte indirette. Si considerano solo i ricavi risultanti dal C.E. che derivano dalla vendita di beni e di servizi.
Totale bilancio annuo
Il totale bilancio annuo è l'attivo patrimoniale come desunto dall'ultimo bilancio (Stato patrimoniale) regolarmente approvato e depositato. Se l'impresa è di nuova costituzione e non ha fatto ancora bilanci e vuole partecipare ad un bando, la dimensione in termine di fatturato o di bilancio è presuntiva quindi si espongono in buona fede dei valori stimati in funzione del business plan del primo anno di attività.
Se faccio l'application per ricevere finanziamenti, poi durante l'anno variano le soglie perché assumo dei dipendenti o perché aumenta il fatturato, devo comunicarlo? In questo caso si conserva la condizione dimensionale inizialmente dichiarata. Si perde tale condizione se si superano le soglie per due esercizi consecutivi.
Criterio qualitativo di classificazione
È un criterio che contestualizza la dimensione in relazione al possibile collegamento dell'impresa di cui voglio calcolare la dimensione con altre imprese. È, dunque, commisurato ad una percentuale quantitativa di partecipazioni al capitale e prevede tre diversi criteri:
Criterio di autonomia
Un'impresa è autonoma quando è totalmente indipendente → non partecipa ad altre imprese, non è partecipata da altre imprese. Si ha autonomia anche quando la soglia di partecipazione non supera il 25% del capitale o dei diritti di voto, oppure se non vi sono soggetti esterni che detengono una quota del 25% o più del capitale o dei diritti di voto.
In termini pratici, il criterio di indipendenza dice che per il calcolo della soglia dimensionale dell'impresa X che partecipa per il 20% in un'impresa Y, dobbiamo calcolare solo il 100% degli effettivi, fatturato o bilancio annuo indipendentemente dal fatto che ci sia una partecipazione di minoranza in un'impresa Y. Stesso caso di mantenimento di autonomia e del calcolo della soglia dimensionale al 100% si ha quando la nostra impresa X è partecipata da un'altra impresa in misura non superiore al 25%.
Partecipazione e autonomia
Un'impresa mantiene la sua autonomia quando è partecipata in misura maggiore uguale al 25% e fino al 50% da uno dei seguenti investitori:
- Società pubbliche di partecipazione, società di capitale di rischio e business angel;
- Università o centri di ricerca senza scopo di lucro;
- Investitori istituzionali, compresi i fondi di sviluppo regionale;
- Autorità locali autonome aventi un bilancio annuale inferiore a 10 milioni di euro e meno di 5.000 abitanti.
Ciascuno di essi non deve essere collegato agli altri, esercita i diritti di azionista e non può intervenire nella gestione dell'impresa con influenza dominante.
Un caso particolare
Un'impresa non è una PMI se il 25% o più del suo capitale o dei suoi diritti di voto è controllato direttamente o indirettamente da uno o più organismi collettivi pubblici o enti pubblici (escluse di università e di autorità locali autonome prima analizzate), a titolo individuale o congiuntamente. Il motivo di questa disposizione è che la proprietà pubblica può offrire a queste imprese alcuni vantaggi, in particolare di carattere finanziario, sulle altre finanziate da capitali privati.
Criterio di associazione
Un'impresa X è associata se detiene una partecipazione uguale o superiore al 25%, ma inferiore al 50%, del capitale o dei diritti di voto di un'altra impresa Y e/o un'altra impresa Y detiene una partecipazione uguale o superiore al 25%, ma inferiore al 50%, in X. L'impresa associata ad un'altra deve aggiungere ai propri valori degli effettivi e del fatturato/totale bilancio anche quelli dell'associata in proporzione della partecipazione in essa detenuta. Qui la soglia dell'impresa X di partenza è alterata per effetto dell'associazione con altre imprese. Quando si calcola l'associazione si vanno a vedere solo le imprese immediatamente associate alla mia impresa X. Se per esempio l'impresa X è associata all'impresa Y e quest'ultima è associata ad un'impresa Z, si calcolano solo i primi livelli di associazione (X e Y in questo caso).
Criterio di collegamento
Un'impresa X è collegata se:
- Un'impresa detiene la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o dei soci di un'altra impresa (dal 50% in poi);
- Un'impresa ha il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione, di direzione o di sorveglianza di un'altra impresa;
- Un contratto tra imprese, o una disposizione nello statuto di un'impresa, conferisce ad una di esse il diritto di esercitare un'influenza dominante su un'altra;
- Un'impresa, in virtù di un accordo, è in grado di esercitare da sola il controllo sulla maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di un'altra impresa.
È un criterio di controllo calcolato, per pratica, guardando le percentuali di partecipazione del capitale sociale ma potrebbe evincersi quando una delle due imprese abbia capacità di influenzare la gestione in maniera dominante. L'impresa collegata ad altre deve aggiungere ai propri valori degli effettivi e del fatturato/totale bilancio anche il 100% di quelli delle imprese che controlla direttamente o indirettamente.
Parte 2 - Il profilo imprenditoriale
L'imprenditorialità è l'insieme delle qualità e delle caratteristiche dell'imprenditore. Il concetto di imprenditorialità è derivato da quello dell'imprenditore, infatti focalizza l'imprenditore alla base di un fenomeno che ha dato e dà impulso allo sviluppo dei sistemi economici. I moderni studi di imprenditorialità non tengono conto solo di economia e management, ma definiscono l'imprenditorialità nei suoi molteplici aspetti. Ad esempio: Psicologia; Economia; Sociologia; Management; Neuroscienze. Le diverse ottiche e i diversi contributi scientifici riescono a catturare solo alcune manifestazioni di un fenomeno complesso come quello dell'imprenditorialità.
Secondo l'art. 2082 c.c. l'imprenditore è "chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi". Tale definizione qualifica la funzione imprenditoriale mediante l'esercizio sistematico dell'attività economica mediante la combinazione coordinata di mezzi, persone, denaro e conoscenza. Non presuppone, invece, l'apporto di capitale di rischio, cioè il ruolo di proprietario. Può essere imprenditore anche chi non è proprietario dell'impresa? Dipende dalle condizioni. Quasi sempre per le imprese nascenti chi fonda (proprietario) vuole essere anche imprenditore o partecipare al consiglio di amministrazione.
Capacità dell'imprenditore secondo Bjerke
Bjerke, studioso danese, enfatizza tre principali blocchi concettuali riguardo le capacità dell'imprenditore:
- Creatività (generare nuove idee);
- Innovazione (applicare queste idee alla vita quotidiana);
- Fondare/guidare l'impresa (organizzare i processi economici per creare beni/servizi commercializzabili).
L'innovazione valorizza economicamente l'invenzione. Il concetto di "innovazione" va inteso in senso "schumpeteriano" come "distruzione creatrice" di un nuovo equilibrio economico; attraverso:
- Un nuovo prodotto;
- Un nuovo processo produttivo;
- Un nuovo mercato;
- Nuove fonti approvvigionamento;
- La riorganizzazione di un mercato.
Con l'innovazione si può verificare un rischio di reputazione (connesso al rischio di mercato) che può essere determinato dalla fiducia che il consumatore dà all'imprenditore e all'investitore. La misura del successo d'impresa è legata alla misura delle capacità delle persone che la fondano e che la amministrano. Queste persone possono essere anche non innovatori ma sanno resistere. Gli imprenditori sono tutti creativi? Chi è creativo diventa innovatore? No. Si possono avere idee creative ma essere cattivi imprenditori oppure si possono riprendere idee altrui ma avere la capacità di sviluppare queste idee, di renderle effettivamente nel concreto, di proporle sul mercato. La letteratura economica e aziendalistica non è unanime e ritiene che non esista uno standard, universalmente accettato, di imprenditorialità.
Tradizionalmente, l'imprenditorialità richiama la creazione ex novo di un'impresa privata di minori dimensioni, nonché la sua proprietà (è questo il caso di molte micro-imprese italiane). Demattè parla di tre funzioni imprenditoriali tipiche:
- Funzione proprietaria (finanziamento con capitale di rischio);
- Funzione innovatrice (strategica e organizzativa in senso lato);
- Funzione manageriale (gestione delle attività correnti).
Casi specifici di imprenditorialità
Casi specifici di imprenditorialità si hanno quando l'impresa è stata già creata, ma il soggetto imprenditoriale non ne è il proprietario e ciò si verifica quando:
- Un nuovo soggetto imprenditoriale sostituisce quello precedente;
- L'impresa non è di minori dimensioni;
- Le iniziative di innovazione promanano da soggetti diversi dall'imprenditore;
- Non ci sono comportamenti innovativi in senso stretto, ma piuttosto imitativi;
- Imprese non orientate al profitto; come ad esempio nelle organizzazioni pubbliche o in quelle non profit.
La leadership è una capacità peculiare degli imprenditori, ma può essere prerogativa anche di altri soggetti all'interno dell'impresa (es. manager). Si riferisce ad abilità relazionali e a doti comunicative usate per motivare e guidare le persone verso gli obiettivi lavorativi. Taluni dicono che sia una capacità innata, altri dicono che si possa formare. In ogni caso deve essere mantenuta dagli imprenditori nei momenti “chiave” della vita dell'impresa (avvio; sviluppo; cambiamento).
Kirby (2006) definisce ciò che porta il successo dei leader imprenditoriali:
- Creare una visione;
- Fissare valori e stile dell'organizzazione;
- Fare crescere gli altri e crescere con essi;
- Energia positiva ed entusiasmo;
- Affrontare la realtà e prendere decisioni in presenza di informazioni incomplete.
Caratteristiche individuali per avviare un'impresa
Quali caratteristiche individuali influenzano le probabilità di avviare un'impresa? Esistono elementi che sono innati e altri che possono essere più facilmente appresi o influenzati:
- Provenienza: es. family business; genere e etnia;
- Background: istruzione e esperienze;
- Profilo psicologico.
Secondo la psicologia, gli imprenditori mostrano una personalità basata su tratti specifici e modelli di comportamento simili. I tratti della personalità sono le caratteristiche psicologiche fondamentali immutabili degli individui che concorrono a formare la loro personalità. Non esiste una definizione standard di “imprenditore” ma generalmente gli imprenditori hanno una personalità basata su un insieme specifico di tratti e modelli comportamentali simili.
Tratti della personalità dell'imprenditore
Quali e quanti siano i tratti dell'imprenditore? Secondo Hornaday sono 40, per Gibb sono 12 e Timmons sono 19. Il comportamento non è determinato solo da tratti ma anche da altri attributi psicologici che, secondo Timmons, possono variare a seconda delle situazioni e possono essere appresi/acquisiti.
I tratti sono le caratteristiche psicologiche fondamentali immutabili degli individui che concorrono a formare la loro personalità. Tra i tratti individuiamo:
- Orientamento al risultato; fondato sul c.d. bisogno di raggiungimento (need for achievement) McClelland, psico sociologo del lavoro, sostiene che gli imprenditori sono animati dal bisogno di raggiungimento. Generalmente il nAch non rappresenta la sola spiegazione della personalità imprenditoriale, perché la ricerca si è concentrata soprattutto sulle tipologie di lavoro degli individui piuttosto che sul loro comportamento; infatti, in alcuni casi anche chi non era imprenditore presentava elevati livelli di nAch. Due sono le interpretazioni:
- Il nAch non serve a discriminare l’imprenditore;
- Persone dotate di spirito imprenditivo si sono messe a fare altro.
- Orientamento al controllo interno (locus of control) Secondo Rotter, gli imprenditori possiedono un elevato orientamento al controllo interno poiché sono convinti di poter guidare il proprio destino e condizionare l'ambiente esterno.
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