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Introduzione alla linguistica

Che cos'è la filologia e cosa fa un filologo

Il lavoro del filologo è quello di ricostruire un testo per portarlo a quello che era l’originale, depurandolo dagli errori di copia, dai fraintendimenti dovuti ad una distorta trasmissione del testo e ricostruendo, se necessario, la patina linguistica dell’autore. Il filologo mette in pratica una metodologia scientifica che va sotto il nome di critica testuale o ecdotica. La Filologia è la disciplina che, mediante l’analisi linguistica e la critica testuale, mira alla ricostruzione e alla corretta interpretazione di testi e documenti scritti.

Le filologie sono di diverso tipo. La filologia classica studia i testi greci e latini, quella moderna i testi pubblicati dopo la nascita della stampa, quella medievale che racchiude la filologia romanza. La filologia italiana si occupa di testi italiani (come quelli di Dante, Petrarca, Boccaccio) ed è una disciplina recente. Esiste anche la filologia digitale, molto nuova, che studia per esempio le fake news su internet. La filologia è antichissima ed è alla base di letteratura e linguistica. La parola filologia viene dal greco e vuol dire amore per le parole. Il testo è la base di partenza della filologia.

Nel Medioevo la circolazione dei testi avveniva grazie agli amanuensi, dei copisti. Infatti di molti testi abbiamo solo copie e non gli originali. Testi originali a noi pervenuti sono per esempio il Decameron di Boccaccio. Gli autori potevano modificare i loro stessi testi, Boccaccio per esempio fece una versione giovanile del Decameron e una in età più avanzata. Per la Divina Commedia non abbiamo un originale, ma solo copie. Nelle copie in generale ci sono molte lacune, che possono essere involontarie o volontarie.

L’errore involontario tecnicamente si chiama “omoteleuto”, ed è conosciuto meglio come saut du même au même. Con questa lacuna non ci si rende conto di aver saltato una parte del testo nella copia ed è molto grave. In epoca medievale se le opere letterarie scritte in latino e greco erano trattate con un certo rispetto dagli scribi, quelle in volgare non sempre erano ritenute ‘degne’ di cotanta cura. Quando si copia, anche involontariamente, si commettono degli errori.

L’insieme delle copie di una particolare opera non risalgono tutte alla stessa zona geografica e agli stessi anni. Nel medioevo molte opere letterarie circolavano anche e soprattutto oralmente. Il copista spesso attualizzava la lingua copiando testi vecchi per esempio di 100 anni. Se trovava parole cadute in disuso, che magari non conosceva, le sostituiva con parole usate nel suo tempo. Soprattutto per questi elementi, il filologo deve ricostruire il testo.

Il copista medievale aveva un atteggiamento diverso sui testi rispetto a oggi. Se aveva un testo latino o greco faceva più attenzione, ma se aveva un testo romanzo spesso interveniva nel testo. Per il Decameron per esempio i copisti francesi hanno sostituito la novella di Griselda di Boccaccio (l’ultima dell’opera) con quella scritta da Petrarca, traducendola in francese. Il filologo cerca di sanare gli errori dei copisti confrontando gli errori delle varie copie (anche grammaticali). Il testo ricostruito deve avvicinarsi il più possibilmente a quello originale.

I manoscritti potevano essere da bisaccia (più piccoli, come la Chanson de Roland) o da banco (più grandi, spesso con miniature). I canzonieri invece sono raccolte di canzoni, detti così perché le liriche medievali sono poesie accompagnate da musica. Spesso erano usate abbreviazioni e potevano anche essere comuni a tutti o non comuni (uniche), quindi potevano causare errori. Nel Medioevo erano usate per economizzare risparmiando spazio o le frasi venivano scritte in modo unito per lo stesso motivo.

Applicabilità del metodo filologico

Il metodo filologico è generalmente applicato ai testi antichi e medievali ma può essere utilizzato anche per la ricostruzione dei testi a stampa cinquecenteschi, moderni e contemporanei. In questo caso si parla, per fare un esempio, di Filologia genetica poiché il filologo ricostruisce l’opera di un autore considerando l’avantesto, cioè tutte quelle fasi e i materiali che precedono o che sono serviti come base alla stesura dell’opera, comprese le bozze, le riscritture, i rifacimenti. I filologi sono chiamati anche in campo giuridico perché in grado di analizzare e collazionare le diverse versioni di un imputato e rintracciare le possibili incongruenze.

La linguistica storica

La linguistica storica è parte del lavoro del filologo. Ogni filologo è specializzato in una sola lingua, dato che è impossibile conoscere tutti i testi. Le lingue romanze vengono dal latino e sono dette anche neolatine. Il termine romanzo viene dall’avverbio latino romanice, che si riferiva al parlare vernacolo (la lingua della comunicazione). Il Romanice Loqui è diverso dal Latine Loqui (parlare latino). Da Romanice viene il francese romanz, da cui l’italiano romanzo. L’aggettivo italiano quindi viene dalla forma francese.

Come si può vedere, l’italiano ha preso in prestito molte parole comuni dal francese, ma anche dall’occitano, spagnolo, arabo ecc. dato che non c’è mai stata una politica linguistica forte e accentratrice come in Francia. La parola cavaliere per esempio viene dall’occitano cavalier.

Classificazione moderna delle lingue romanze

La prima classificazione, non moderna, fu fatta nell’800 dal linguista tedesco Friedrich Diez. Contemplava solo 6 lingue romanze: portoghese, spagnolo, francese, occitano, italiano, romeno. Questa prima classificazione contempla solo le lingue nazionali, tranne l’occitano. Le classificazioni partono sempre da ovest (dal Portogallo quindi). L’area geografica in cui si parlano le lingue romanze è detta Romania (senza accento sulla i).

  • Iberoromanza: portoghese, spagnolo, catalano
  • Galloromanza: francese, occitano, francoprovenzale
  • Retoromanza: friulano, ladino, romancio
  • Italoromanza: italiano, sardo
  • Balcanoromanza: romeno, dalmatico (estinto nel 1800)

Informazioni sui romanzi medievali

Sono diversi da quelli di oggi, infatti sono in versi e risentono molto dell’oralità. La letteratura veniva propagata oralmente e non per iscritto ed era per un pubblico di illetterati. Alcuni romanzi quindi hanno stile alto e altri basso e questo indica il tipo di pubblico. Spesso c'era la ripetizione di alcune parti. La ripetitività era dovuta al fatto che il giullare doveva continuare a narrare la storia il giorno dopo.

La Romania

L'area in cui si parlano le lingue romanze si chiama Romania. Le lingue romanze non si parlano solo in Europa. Queste lingue che vengono parlate fuori dalla Romania vengono chiamate lingue creole. Sono delle lingue che hanno base romanza ma che non corrispondono completamente alla lingua romanza da cui provengono. Le lingue creole nascono in situazioni particolari, nell'ambito commerciale ad esempio. Portate a contatto con altre lingue cambiano.

Alla base di una lingua creola c'è una lingua chiamata Pidgin. Il Pidgin è lingua di base non avente una sua grammatica né parlanti nativi, fatta soprattutto di lessico, nasce in contesti particolari. Alla base di un Pidgin c'è una lingua che "presta" il lessico (lingua lessificatrice). Quando il Pidgin viene usato, anche, in altri contesti, deve arricchirsi, non solo di un nuovo lessico ma anche di nuove regole grammaticali. Ciò viene chiamato processo di creolizzazione. Dove si parlano queste lingue romanze al di fuori dell'Europa, si chiama Romania Nova. Abbiamo anche la Romani Submersa, questa area geografica è in Europa e comprende quell'area dove anticamente si è parlato il latino che successivamente è stato soppiantato dalle lingue soprattutto germaniche.

Un'area che doveva appartenere a quest'area Submersa essendo stata invasa dalle potenze germaniche, era la Francia che solo grazie al potere della Chiesa ha mantenuto il latino diventando una lingua romanza e non germanica.

Il latino

Un linguista tedesco, August Schleicher, nel 1821 ebbe l'idea di classificare le lingue in famiglie e ha creato un albero genealogico delle lingue che prevedeva all'apice dell'albero la lingua madre da cui discendevano poi tutte le lingue figlie. Il latino è stato classificato da lui come lingua indoeuropea. La lingua madre delle lingue indoeuropee, secondo il linguista, era una lingua che proveniva dall'Asia Minore che successivamente dopo il 3000 a.C si è spostata in Europa.

Lingue italiche: latino e osco-umbro. Confinavano con parte di queste altre lingue, come il greco o il celtico, con l'etrusco. Tanto che il latino non era la lingua parlata in tutta Italia ma solo in quella regione che ora coincide con il Lazio. Grazie ai Romani questa lingua si è diffusa in tutta Europa. Il periodo di espansione di Roma è un periodo abbastanza lungo, inizia con l'occupazione della parte italiana centro-meridionale, questa prima colonizzazione avvenne nel 272 a.C. Dopo di ché occuparono tutta l'Europa. La data convenzionale per determinare la fine dell'Impero Romano d'Occidente è il 476 d.C. In questo arco di tempo il latino è stata la lingua ufficiale di tutto l'Impero Romano D'Occidente. Ha subito nel corso del tempo, come tutte le lingue, un'evoluzione. Ha subito anche le influenze delle altre lingue con le quali era entrato in contatto.

I Romani non hanno mai fatto una politica linguistica (non preservavano la lingua), quando conquistavano una nuova zona da Roma partivano carovane di persone che andavano ad occupare quelle zone. Lì la popolazione che era del luogo poteva solo adattarsi ai colonizzatori, ma i romani non facevano una politica linguistica ma se andando sul posto trovavano degli oggetti nuovi che avevano un nome sconosciuto loro, adottavano quel termine e a volte lo latinizzavano. Questo ha prodotto che in ogni area il latino poteva distinguersi da un'altra area, perché ogni parlata latina era influenzata dalla parlata del luogo. Questa elasticità del latino non ha permesso di individuare un momento storico in cui dal latino si è passati alle lingue romanze.

Secondo un professore della Sapienza, Stefano Asperti, il passaggio dal latino ad una lingua non più latina può essere scandito da tre tappe successive:

  • La nascita di una nuova oralità che sostituisce il latino come lingua di comunicazione
  • La presa di coscienza dell'esistenza di una lingua di comunicazione che è diversa dal latino
  • La nascita di una forma di scrittura che consacra questa nuova oralità

Per la prima tappa non abbiamo una data per collocarla. Per le altre due sì, ovvero, durante l'epoca Carolingia. La seconda tappa possiamo collocarla durante la Rinascita Carolingia. Carlo Magno fece una Renovatio dei testi sacri, creò un gruppo di persone di un certo livello culturale, per far riscrivere tutti i testi sacri: Bibbia e Vangeli in particolare, con l'adozione di una nuova lingua chiamata Carolina. Il periodo che va dal VII al VIII secolo viene detto particolarismo grafico. Nell'area germanica viene usata la scrittura insulare. In Italia del Nord e in Francia abbiamo la scrittura merovingica. Quando Carlo Magno diventa Imperatore, cerca di ripristinare tutto, e impone che in tutto l'Impero si utilizzi una nuova scrittura. Nel momento in cui queste persone cominciarono a riscrivere questi testi si resero conto che la lingua in cui erano scritti non coincideva con la lingua di comunicazione, è qui che avviene la presa di coscienza. Questa dicotomia venne palesata nel Concilio di Tours nel 813, in cui si decise che nelle omelie si dovesse utilizzare questa nuova lingua e non il latino. È da questa data che le lingue romanze vengono riconosciute come sistemi diversi dal latino.

Differenza tra latino classico e latino volgare

Attraverso il metodo comparatistico (studio comparativo delle lingue romanze) si è capito che le lingue romanze (compresi i dialetti) non derivano dal latino classico ma dal latino definito volgare. [Tutti i dialetti derivano dal latino].

Esempi: Loqui (parlare); Pulcher (bello); Ignis (fuoco). Queste parole non derivano dal latino classico.

  • Parlare deriva dalla parola del latino parabolare che significava raccontare delle storie. Aveva quindi un significato marcato, non generico.
  • Da fabulare invece derivano lo spagnolo hablar e il portoghese falar.
  • Bonellum da cui deriva bello in italiano e beau in francese.
  • Da formosum deriva lo spagnolo hermoso e il portoghese formoso.
  • Focus che ha anche lui un significato marcato perché significa focolare, da cui deriva fuoco, feu o fuego.

Questo lessico romanzo non deriva dal latino classico ma da quello volgare. Spesso la sostituzione di un termine non marcato con uno marcato avviene perché queste parole cadono in disuso o perché il loro significato antico cambia.

Le espressioni che utilizzano anche solo la radice del latino classico vengono definite parole auliche. Es. causam/causa.

È come se la Romania fosse divisa in due parti: occidentale che riprende lo spagnolo e il portoghese e una più orientale che riprende ad esempio l'italiano, il francese ma anche l'occitano e il catalano. Questo fenomeno viene spiegato attraverso la Teoria delle onde. Schuchardt enunciò questa teoria e Joanne Smith la studiò. Questa teoria sfrutta l'immagine di un sasso lanciato in uno stagno. Il sasso nell'acqua corrisponde al cambio linguistico e le onde costituiscono l'espansione. Il cambio linguistico avviene a Roma. Nel latino parlato a Roma si usava il verbo loqui per dire parlare, ad un certo punto, si decide di abbandonare il verbo loqui e di sostituirlo con il verbo fabulare. Questo cambio arriva fino al Portogallo. Si decide poi a Roma di sostituire di nuovo il termine da fabulare con parabolare. Questo cambio si ferma in Catalogna, quindi in Spagna e in Portogallo si utilizzava ancora fabulare. Di solito i cambi linguistici si fermano anche per cause politiche, il secondo cambio potrebbe essere avvenuto durante la caduta dell'Impero Romano tanto da non raggiungere la Spagna e il Portogallo.

Roger Wright riprese la definizione di Teoria delle onde e sottolineò che questo latino volgare non si riferiva ad un determinato ceto sociale ma ad un registro stilistico diverso che può essere utilizzato sia dalle persone comuni ma anche dalle persone colte. Le innovazioni della lingua avvengono in un registro basso.

Già anticamente si ha una testimonianza scritta del latino volgare anche in testi aulici, ad esempio, troviamo l'utilizzo di questa lingua nell'Epistole di Cicerone scritte ai familiari, in Plauto, in Petronio, quindi nei testi classici. Altri esempi li troviamo nelle iscrizioni, nei graffiti, nei testi pratici ecc. Una fonte indiretta che ci dà informazioni sull'uso scorretto del latino dell'epoca sono le grammatiche e una tra le più importanti è la "Appendix Probi". Viene chiamata grammatica di Probi, scritta da Valerio Probo, scritta nel 700. È una grammatica latina ma alla fine c'è quest'appendice con un elenco di parole scorrette a cui si affianca la forma corretta. Indirettamente questa grammatica fa capire come la lingua stava evolvendo (Vinea non vinia).

Lingue di superstrato, sostrato, adstrato

Il latino delle colonie veniva influenzato dalle lingue di sostrato, ovvero: quelle che esistevano già nelle aree occupate dai romani. Una parola che deriva dalle lingue di sostrato è "camisia", non era la camicia ma un indumento sconosciuto ai romani e invece di inventare un nuovo termine lo hanno adottato. Questa lingua di sostrato ha influenzato la lingua prima della caduta dell'Impero Romano d'Occidente e ne è la prova il fatto che viene usata in tutte le lingue romanze.

Le lingue di superstrato sono le lingue che hanno influenzato il latino dopo la caduta dell'Impero Romano, non in maniera univoca ma da zona a zona. I romani hanno, però, sempre avuto contatti politici anche con queste popolazioni che dopo la caduta dell'Impero hanno conquistato i territori. Una parola che deriva da queste lingue di superstrato è la parola "saponem". Sappiamo che questa influenza è avvenuta prima perché troviamo questa parola in tutte lingue romanze, così come anche nel latino dato che è stata declinata e quindi già usata nel latino dell'epoca. Queste parole che il latino ha preso in prestito e fatte sue si chiamano parole panromanze.

Le lingue di adstrato sono lingue che hanno sempre influenzato il latino ma che avevano pari dignità con il latino, ovvero il greco.

Prestito, calco e estensione semantica

Il prestito ha anche l'obiettivo di arricchire la lingua. Accanto al prestito c'è il calco. Il calco è una traduzione letterale di una parola presa in prestito (skyscraper). Un altro modo di arricchire la lingua è l'estensione semantica di una parola. Ad una parola si danno più significati. Ad esempio la parola "verde": il colore, la natura; "al verde": senza soldi.

La fonetica

La fonetica è la scienza che studia i suoni della lingua. I cambiamenti fonetici di una lingua servono per semplificare una lingua e dipendono spesso da una asimmetria di un sistema che il parlante tende a semplificare. Una lingua si semplifica attraverso un fenomeno linguistico involontario, l'analogia. Tende a semplificarla regolarizzando gli aspetti fonetici e grammaticali percepiti dal parlante come irregolari. Li semplifica attraverso il confronto e l'assimilazione a forme linguistiche affini che si presentano come regolari. Quando si cerca di regolarizzare un fenomeno grammaticale prendendo una parola affine regolare.

Vocalismo

Vocale tonica: dove cade l'accento quando si pronuncia la parola. In italiano ci sono 5 vocali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _chiaragallo07__ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia e linguistica romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Galano Sabrina.
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