LA DIDATTICA DI STORIA DELLA MUSICA
• Regola generale: non ci sono risposte definitive, perché è tutto in continua evoluzione. Non ci sono verità
dogmatiche.
• La didattica della musica si muove su due dimensioni:
- una dimensione didattica, che riguarda il modo in cui la storia della musica va insegnata;
- una dimensione storico-musicale, che riguarda più strettamente l’oggetto di studio.
LA DIMENSIONE DIDATTICA
• La dimensione didattica ha tre diverse valenze:
- curricolare;
- comunicativa;
- progettuale.
• La valenza curricolare riguarda il curricolo, ovvero l’insieme delle competenze che ciascun alunno ha dal
momento in cui entra nel sistema educativo al momento in cui ne esce. In senso più generale, implica tutto
il percorso di vita, dalla nascita alla morte: l’insieme di tutto ciò che si impara nel corso della vita.
• La valenza comunicativa riguarda il modo in cui gli argomenti vanno insegnati, in base al contesto. Il
modo di comunicare cambia notevolmente il risultato dell’insegnamento.
• La valenza progettuale riguarda il modo in cui viene organizzato l’insegnamento, che si basa su
metodologie precise e cambia in base al contesto (età degli studenti, ma anche specificità della classe –
informazione che arriva, naturalmente, solo con l’esperienza diretta all’interno della classe). Riguarda sia
le singole lezioni sia il programma dell’anno intero (si definisce, all’inizio, cosa si vuole che gli studenti
sappiano fare alla fine dell’anno).
LA DIMENSIONE STORICO-MUSICALE
• Non esiste una sola storia della musica. La storia della musica si può intendere in modi diversi: dal punto
di vista della teoria, come prodotto artistico, come oggetto di consumo, in modo più legato al suo impatto
sociale, con un’attenzione particolare per i suoi protagonisti o per le diverse forme di comunicazione
musicale.
• Per prima cosa, bisogna definire quale (o quali) di queste storie della musica insegnare, e come ci si deve
rapportare con le metodologie esistenti e i libri di testo.
• Si può parlare di:
- storia della musica;
- storie della musica;
- storia delle musiche.
Storia della musica
Concezione che ammette una sola storia della musica, una sola evoluzione di una sola musica, con
o compositori:
- uomini;
- bianchi;
- europei;
- dal Medioevo alle avanguardie del Novecento, con il suo apice nel Settecento e nell’Ottocento.
Storie della musica
Diverse storie della musica, che riguardano contesti diversi, repertori diversi, che vanno al di là dei
o repertori tradizionalmente accreditati.
Ammette diversi punti di vista, come la musica dei compositori minori (minori per chi? Rispetto a
o che cosa? Chi sceglie chi sono i compositori maggiori e minori, e in base a cosa?).
Storia delle musiche
Storia dei generi e delle forme esterne al canone, considerati impuri, popolari, poco significativi (ad
o esempio: la canzone).
Riguarda anche la musica da un punto di vista etnomusicologico (musiche dal mondo, non solo la
o musica europea).
ALTRE PROBLEMATICHE ESSENZIALI
IL TEMPO
• Nell’insegnamento della storia della musica, rappresenta un problema sotto diversi punti di vista:
- l’arco temporale da considerare;
- il tempo a disposizione per insegnare la storia della musica;
- quale tempo si segue per raccontare gli eventi (tutti siamo abituati ad una narrazione cronologica,
partiamo dall’antico e arriviamo al moderno, ma non è l’unico modo, ed è stato dimostrato che è anche
uno dei meno efficaci, almeno in certi contesti).
L’arco temporale e il tempo a disposizione
• Sono due questioni connesse: il tempo a disposizione non è tantissimo, e sarebbe impossibile pensare di
spiegare tutto.
• Per questo, è necessario fare dei tagli, che saranno dolorosi, e sarà difficile scegliere cosa non spiegare, ma
è necessario.
Il tempo da seguire
• L’impostazione cronologica non è quella che risulta più efficace per gli studenti in età evolutiva, dal
momento che il cervello umano inizia ad essere in grado di ricordare lunghe successioni cronologiche di
eventi (e quindi a ricordare delle informazioni connesse solamente ad una successione cronologica di
eventi) solo intorno ai sedici anni.
• Ci sono altre modalità per impostare il tempo del racconto storico:
- sincronica;
- diacronica;
- per nessi tematici.
• La modalità sincronica consiste nel raccontare ciò che è avvenuto in luoghi diversi nello stesso momento.
• La modalità diacronica (“attraverso il tempo”) prevede la spiegazione di un fenomeno dall’inizio alla fine
della sua storia (ad esempio: la canzone dalle sue prime forme nel Duecento al giorno d’oggi).
• La modalità per nessi tematici permette di passare da un argomento all’altro individuando, all’interno del
primo argomento, una connessione con il secondo.
• L’impostazione cronologica non è del tutto da buttare, ma va integrata con le altre modalità. Nei manuali
di storia della musica delle medie, ad esempio, molto spesso si parla di musica in connessione ai luoghi e
alle occasioni (la musica medievale divisa in “musica del castello” e “musica delle piazze”): si prosegue in
ordine cronologico (“il Medioevo”, “il Rinascimento”), ma al posto di dare risalto alla successione
cronologica degli eventi ci si concentra sui contesti, che per un ragazzo delle medie sono più facili da
ricordare.
LA COMPLESSITÀ
• La storia della musica non è solo una serie di opere e compositori, ma comprende moltissimi altri elementi,
come:
- le forme;
- gli stili;
- le tecniche;
- le prassi esecutive;
- gli strumenti.
• Questo vale in modo specifico per ciascuna fase di un arco temporale, dalla comparsa dell’uomo sulla
terra fino ai giorni nostri.
• I manuali spesso semplificano la questione, si concentrano solo sui compositori e sulle forme (e spesso non
distinguono nemmeno tra forme e stili). Tutto diventa una successione, una carrellata di informazioni, ma
non si spiega come si passa da una situazione ad un’altra, come le caratteristiche di un’epoca influenzano
quella successiva, o come l’evoluzione di uno strumento musicale possa modificare il modo stesso in cui
la musica viene composta.
• Ha senso parlare di questa complessità con gli studenti, o è meglio semplificarla? Ci sono pro e contro,
non c’è una risposta definitiva.
• Come si parla di questa complessità senza confondere gli studenti?
IL RAPPORTO CON IL LIBRO DI TESTO
• Il libro di testo è già rivolto all’insegnamento, ha già uno scopo didattico. Spesso, i libri di testo hanno
un’impostazione tradizionale, magari un po’ superata, che tendenzialmente non tiene conto della
complessità della storia della musica. Ma quindi ha senso mantenere una connessione con i libri di testo,
o è meglio adottare metodologie alternative, divergenti?
• Eliminare del tutto i manuali è impossibile, perché di solito la classe in cui ti ritrovi ad insegnare:
- ha già un manuale in dotazione, spesso non l’hai scelto tu, ma è una realtà che devi considerare come
data e non modificabile;
- è abituata ad usare manuali per lo studio di altre materie;
- considera il manuale una base sicura, un aggancio a cui fa fatica a rinunciare.
• Il manuale, quindi, va tenuto, ma va anche integrato (vedremo come).
GLI ASCOLTI
• Sono la materia stessa della storia della musica: non si può studiare la storia della musica senza ascoltare
(e far ascoltare) quello di cui si parla.
• Nonostante sembri un controsenso, ci sono tantissime lezioni di storia della musica in cui non si ascolta
mai niente, e anche quando l’ascolto c’è diventa solo il contentino alla fine: dopo una lunga lezione frontale
si propone un breve ascolto, che gli studenti quasi sempre vivono come un momento di svago, in cui
possono lasciar calare l’attenzione dopo aver ascoltato a lungo il professore che parla.
• Da questo derivano diverse domande che possiamo porci:
- quando far ascoltare?
- cosa far ascoltare?
- come far imparare qualcosa dall’ascolto?
• È facile raccontare quello che un compositore mette all’interno della propria musica, e per lo studente è
facile capire quella descrizione e ripeterla quando serve, ma non è sempre così facile, quando ci si ritrova
ad ascoltare i brani di cui si è parlato, notare le caratteristiche descritte dall’insegnante.
• Un’altra questione importante è quella della scelta dei repertori da ascoltare. Di solito, anche quando si
studia (o si accenna qualcosa) sulla musica antica, non si fa mai ascoltare niente, perché è ritenuta musica
troppo lontana dalla nostra sensibilità per essere compresa dai ragazzi della nostra epoca. Ma allora come
si fa a studiare quel tipo di musica come si deve? Tendenzialmente, si cerca un collegamento con il futuro:
si spiega come abbia influenzato la musica successiva, fino ai giorni nostri.
• La musica contemporanea spesso non si fa ascoltare perché:
- viene considerata meno degna di essere un oggetto di studio;
- si pensa che, in ogni caso, gli studenti la ascoltano comunque, quindi non serve parlarne anche a
lezione (senza tenere conto del fatto che la scelta di cosa i ragazzi ascoltano nel tempo libero dipende
dai loro gusti personali, e comunque non è detto che ascoltino con attenzione, che si rendano conto di
cosa stanno ascoltando).
UNA SFIDA DIDATTICA E CULTURALE: INSEGNARE
LA STORIA DELLA MUSICA
(Paolo Fabbri, 2015)
• Insegnare la storia della musica è una sfida didattica, ma anche culturale, perché richiede, prima di tutto,
di scardinare la convinzione diffusa che la storia appartenga solo al passato, e non abbia alcuna utilità nel
mondo di oggi.
• In paesi dalla storia millenaria, come quelli europei, la storia in realtà è ovunque: nell’arte, ma anche negli
edifici, nelle strade, nel nostro modo di parlare, e ovviamente nella musica che ascoltiamo.
• Il passato di cui tutti i giorni vediamo i segni è contemporaneo quanto i fatti che avvengono ogni giorno,
perché naturalmente è attuale quello che nasce oggi, sotto in nostri occhi, ma non lo è meno quello che
non è mai scomparso.
• Non imparare a notare e riconoscere i vari strati che nel corso del tempo hanno formato il nostro presente
rende ciechi e sordi su questo presente, dal momento che quello che esiste oggi non è arrivato dal nulla,
ma è sempre frutto di un’evoluzione, più o meno diretta, di quello che c’era un tempo.
Il manuale, il canone e gli argomenti proposti
• L’utilizzo del manuale, in un mondo come il nostro, è essenziale, perché fornisce una guida agli studenti,
altrimenti in balìa dell’enorme quantità di informazioni a cui è fin troppo facile accedere su Internet.
• Per scrivere un manuale, è naturalmente necessario operare dei tagli, perché sarebbe impossibile inserire
all’interno di un solo libro (consultabile e da consultare) tutto quello che sappiamo sulla storia della musica
dalle sue origini, quindi dalle origini dell’uomo, ai giorni nostri.
• Per questo, il manuale va inteso come una mappa, un insieme di indicazioni di monumenti che è bene non
trascurare, a partire da cui si può, poi, scendere più in profondità (come quando si visita una nuova città:
spesso si parte dai monumenti indicati a chiare lettere nelle mappe, e solo in un secondo momento si entra
a contatto con realtà locali meno conosciute).
• Il canone stesso, alla fine, è storicizzabile, frutto di un lento ma costante aggiornamento delle conoscenze
e dei gusti. Non è una lista immodificabile di opere e compositori che è necessario conoscere a tutti i costi,
con la conseguente presunzione che siano le uniche opere e gli unici compositori che sia necessario
conoscere; si tratta solo di indicazioni di massima, frutto di un processo che, a causa di un lungo e costante
modificarsi dei gusti della maggioranza, ci ha portato ad individuare alcuni elementi di base da cui partire
per indagare la musica del passato.
• Una volta assimilato il percorso proposto, e il canone che sottende, è molto più facile suggerire
aggiustamenti, o addirittura ribaltarlo.
• In questo senso, lo studio storico rappresenta uno dei passi essenziali per l’acquisizione di un senso critico
motivato, che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi didattici.
Il reale oggetto di studio
• La finalità della storia della musica (e di tutte le storie di altre forme artistiche) non è conoscere la storia
in sé, ma far conoscere e capire meglio l’oggetto di cui si occupa: la musica, l’insieme delle composizioni
che si sono susseguite nel corso della storia.
• Inserire queste opere nel flusso temporale della storia aiuta a leggerle nel modo opportuno, evitando
fraintendimenti cronologici e culturali, ma lo scopo rimane sempre comprendere le opere, non la storia
che se ne fa.
• Per quanto di un brano musicale del passato si possa fare, oggi, l’uso che si vuole, è comunque essenziale
conoscerne le funzioni e gli assetti d’origine, anche solo per onestà intellettuale, oltre che per evitare
l’appiattimento di ogni cosa su un presente privo di spessore.
• L’emblema di questo fenomeno sono i cartelloni delle stagioni concertistiche, che mettono insieme
musiche molto diverse tra loro, nate per scopi disparati (la liturgia, lo svago sociale, l’intrattenimento colto,
la sperimentazione artistica). È lecito inserire tutto all’interno dello stesso contesto, perché queste funzioni
non hanno più posto nel mondo di oggi; l’importante è avere la consapevolezza di queste categorie, oggi
invece annullate e sostituite da quella generica della fruizione concertistica.
• Ignorare la storia della musica non significa, quindi, solo trascurare un tipo di produzione culturale, ma
anche mettere in ombra aspetti essenziali del funzionamento sociale.
IL CONCETTO DI STORIA DELLA MUSICA
• Il concetto di storia della musica non è reale, un dato di fatto, ma un costrutto culturale.
• Non è un concetto, tra l’altro, che accompagna l’umanità (come il concetto di musica, che invece è proprio
dell’uomo dal suo primo giorno sulla terra): nasce nel Settecento, un’epoca, in ambito storico, abbastanza
recente. Prima, esiste un’altra concezione della musica, non storica, focalizzata più sulla teoria musicale e,
più avanti, sulla scienza del suono.
LA STORIA DELLA STORIA DELLA MUSICA
• Vediamo l’evoluzione del concetto di storia della musica:
- nel mondo greco-romano;
- nel Medioevo;
- nel Rinascimento;
- nel Settecento;
- nell’Ottocento;
- tra l’Ottocento e il Novecento;
- nel corso del Novecento;
- al giorno d’oggi.
Il mondo greco-romano
• Non c’è un concetto di storia della musica, ma solo di mousikè: la musica è identità culturale (musica,
poesia, danza e teatro, tutto insieme) e parte della paideia, della formazione del buon cittadino.
• C’è già, di fatto, una certa apertura antropologica e sociologica:
- la musica è uno strumento educativo;
- la musica è un’arte composita, legata al testo, all’immagine e alle arti performative;
- la musica si intreccia alla vita sociale e politica.
Il Medioevo
• La musica viene vista come disciplina scientifica, infatti viene inserita nel quadrivio, insieme alle discipline
scientifiche (mentre oggi la consideriamo un’arte, una materia umanistica).
• È ancora più forte di oggi la distinzione tra:
- musica colta (sacra);
- musica plebea (profana).
Il Rinascimento
• Non c’è ancora la storia della musica, ma nasce la storia della teoria musicale.
• Si continua ad indagare la musica come fenomeno scientifico, non sulla sua dimensione storica, nemmeno
per quanto riguarda i compositori (la musica sacra, considerata l’unica che valga la pena di studiare, è
spesso anonima; la musica plebea è considerata inferiore e quindi non degna di essere studiata).
Il Settecento
• Il pensiero illuminista, volto all’uomo e alla ragione umana, inizia a gettare le basi di una storia della
musica.
• Continua la dimensione scientifica della ricerca musicale.
L’Ottocento
• Inizia l’attenzione per i grandi compositori: adesso non è più solo storia della teoria, ma anche storia dei
grandi uomini che hanno fatto la musica.
• Nasce la filologia musicale, perché l’interesse non è solo biografico, ma anche per le opere: c’è la voglia di
riproporre un’opera nel modo più vicino possibile all’originale.
• Si inizia a ragionare su problemi di ermeneutica storica (è impensabile che un’opera venga scritta di getto
nella forma in cui poi verrà diffusa, tendenzialmente un’opera viene modificata varie volte prima di
raggiungere la sua forma definitiva; è interessante indagare anche questo aspetto, cercare di capire come
un’opera è stata modificata nel corso del tempo, e perché).
Tra Ottocento e Novecento
• La storia della musica si apre anche ad altre discipline.
• Si amplia il discorso semiologico (storia della scrittura, della notazione): è essenziale non solo per
comprendere la scrittura, ma anche i fattori storici, sociali e culturali che l’hanno resa necessaria e hanno
portato a tutte le modifiche che l’hanno resa quello che è oggi.
Il Novece
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