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Storia sociale dell’età contemporanea

Libro 1: “Storia contemporanea il Novecento”

1) La grande guerra

1.1 Rischio 1914

La “Grande guerra” coinvolse oltre ai paesi europei anche potenze extraeuropee: come Giappone e Stati Uniti. Per la prima volta un conflitto bellico assunse dimensioni mondiali. Il 28 giugno 1914 fu ucciso a Sarajevo l’erede al trono austro-ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, da parte di un gruppo irredentista slavo.

Il 28 luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. La Russia si alleò con la Serbia, per la comune religione ortodossa, per la comune strategia di controllo del Mediterraneo orientale. La contro-reazione tedesca consistette nel chiedere alla Russia di revocare il provvedimento, e alla Francia di impegnarsi alla neutralità; viste le risposte negative, dichiarò guerra sia alla Russia, 1 agosto, e alla Francia, 3 agosto. Il 4 agosto invase il Belgio neutrale, provocando l’intervento della Gran Bretagna con gli alleati.

Il conflitto assumeva dimensioni mondiali, il Giappone il 23 agosto dichiarò guerra alla Germania, per affermare la supremazia in Estremo Oriente e a ottobre fu la volta della Turchia. Le cause della guerra sono individuabili nell’aggressione tedesca come causa scatenante della guerra, solo la Gran Bretagna cercò di negoziare, ma si scontrò con gli altri stati. La Germania mirava alla conquista di un’egemonia continentale, la Francia mirava alla rivincita, revanche della sconfitta del 1870, l’Austria voleva l’integrità del suo impero, la Russia voleva espandersi verso Costantinopoli.

All’inizio della guerra c’erano 2 sistemi di alleanze: Triplice Alleanza, Austria, Italia, Germania, e Triplice Intesa, Inghilterra, Francia, Russia.

1.2 Una guerra nuova

Il piano Schlieffen prevedeva una campagna veloce e risolutiva contro la Francia, attraversando il Belgio. Però l’offensiva tedesca verso l’occidente fallì, venendo arrestata dagli anglo-francesi sul fiume Marna. I due schieramenti erano bloccati, lungo una linea di trincee infinite tra la Manica e la Svizzera, stessa sorte era toccata agli attacchi sferrati sul fronte orientale dai russi; nel 1914 si arriva a una “guerra di posizione”. Se nel 1915 le operazioni volsero a favore della Triplice Alleanza, nel 1916 i tedeschi non riuscirono a espugnare Verdun, subito dopo furono francesi e inglesi a trionfare nelle Somme.

Tra il 1915-17 l’Italia intervenuta a fianco dell’Intesa, impegnava con modesti risultati l’Austria sul fiume Isonzo; poi nel 1916 venne fermata a fatica ad Asiago la spedizione punitiva avversaria, strafexpedition. Un nuovo sfondamento delle linee italiane a Caporetto, ottobre 1917, fu arginato sul fiume Piave, e nell’estate del 1918 l’ultima offensiva tedesca sul fronte occidentale venne fermata sulla Marna. Viene dato il via al contrattacco dell’Intesa, culminato ad agosto 1918 ad Amiens, con l’azione coordinata delle truppe di terra, artiglieria, aviazione e dell’utilizzo di una nuova arma: il carro armato.

La guerra del 1914-18 fu di logoramento e generò nelle sue battaglie numerose vittime, circa 10 milioni di morti; per la prima volta vennero utilizzate nuove armi, es. gas asfissiante, aerei da caccia, sottomarini, polvere da sparo senza fumo, cannoni a tiro rapido senza rinculo. Ma la grande novità fu costituita dalla scala delle operazioni, determinante divenne il differenziale produttivo tra le due parti, la vittoria sarebbe andata a chi avrebbe logorato il nemico, soldati, economia, popolazioni.

Decisiva fu la guerra per mare, l’Inghilterra forte di una superiorità rispetto alla flotta tedesca, impedì con un blocco navale il rifornimento di materie prime e generi alimentari dall’estero, la guerra sottomarina provocò l’intervento nel conflitto degli Stati Uniti, che unito al crollo sul fronte orientale per il collasso della Russia, spostò gli equilibri a favore degli imperi centrali per l’Intesa. Nonostante le ultime offensive disperate austriache e tedesche, con le truppe che nel 1918 erano penetrate nei pressi di Parigi, essendo ormai sfinite furono quindi respinte oltre la Marna; tale da indurre i tedeschi a chiedere il 4 ottobre un armistizio.

1.3 Stato, industria e società nella guerra

Sul fronte dell’Intesa, la guerra fu finanziata, con un complesso sistema di prestiti internazionali, che portò all’indebitamento dei paesi più deboli con gli Stati Uniti, crediti per 12 milioni di dollari. L’intervento statale nella società fu caratterizzato dall’intreccio tra repressione e ricerca del consenso. Il controllo di notizie e la censura sulla corrispondenza privata, aumentarono allo stesso modo della propaganda, conferenze, volantini, cartoline diffusero le immagini e gli slogan. Stessi strumenti furono utilizzati nella società civile, dove a pesanti restrizioni delle libertà, individuali, associazione, e di stampa, corrispose l’aumento di enti pubblici e privati, laici e religiosi con funzioni di propaganda e assistenza sociale. Si era creata una società di massa. Per provvedere alla carenza di manodopera per l’arruolamento di milioni di lavoratori, le donne vennero inserite in massa nella produzione e il loro ruolo e i loro diritti nella società mutarono positivamente.

1.4 Il fronte interno

I popoli europei accolsero la guerra con un’ondata di entusiasmo, spiegabile in due considerazioni:

  • Da un lato i popoli europei erano ignari alla tragicità dell’esperienza bellica, perché impegnati solo in conflitti brevi, meno cruenti.
  • Dall’altro, specie nei paesi dove la nazionalizzazione delle masse era progredita, scuola e esercito, avevano trasmesso oltre ai valori e sentimenti nazionali, anche una retorica patriottica e imperialista, piena di ostilità per l’altro.

Tutti i maggiori partiti si schierarono a favore del conflitto, tranne i partiti socialisti di due paesi neutrali, Italia e Stati Uniti, oltre quelli dell’autocratica Russia. I pochi oppositori prima vennero isolati, poi dopo il 1914 il calo del consenso accese il fronte interno. Nel 1916 il malessere dei lavoratori esplose in imponenti manifestazioni a Berlino, estendendo gli scioperi ad altre città tedesche, anche in Francia e in Italia, 1917 moto contro i caroviveri a Torino. Nel 1918 si registrarono forti agitazioni a Lione, Parigi, e in Austria, culminando in Germania in uno sciopero generale.

1.5 L’Italia in guerra

Punta di lancia del movimento per l’intervento fu l’Associazione nazionalista italiana, fondata nel 1910 e guidata da Enrico Corradini, tale coalizione era minoritaria nel paese e acquistò un ruolo cruciale con molte agitazioni in piazza. I socialisti nel 1914 reagirono al cambio di direzione interventista di Benito Mussolini, togliendolo dall’incarico di direttore dell’“Avanti!”. Mentre il movimento cattolico, pur contrario alla guerra, nel 1915-18 fu reinserito nello stato.

In un clima contrastante, l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915 fu decisa, da Salandra, primo ministro, e dal ministro degli esteri Sonnino; con un “colpo di stato” contro la maggioranza del parlamento e del paese. Il ruolo del re fu incerto, gli obiettivi del piano interno furono: affossare il sistema giolittiano, affermare un blocco di potere conservatore e battere il movimento operaio.

Il trattato di Londra, con cui l’Italia si era impegnata segretamente a entrare in guerra con l’Intesa, alleanza opposta, mostra che l’obiettivo di una espansione nei Balcani e nel Mediterraneo contava più della conquista di Trento e Trieste. Una svolta nella conduzione del conflitto si ebbe nell’ottobre 1917, con lo sfondamento a Caporetto delle linee italiane, evidenziando le carenze nell’organizzazione militare, tutto il Friuli fu perduto e il fronte arretrò fino al Piave. Dopo Caporetto si formò un nuovo governo, presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, con Armando Diaz al posto di Cadorna, la cui conduzione dell’esercito creò le premesse per la vittoria finale, conseguita il 24 ottobre 1918 a Vittorio Veneto. L’intervento statale nell’economia fu attuato con subordinazione degli interessi pubblici al potere economico, incontrando pochi limiti nel realizzare enormi profitti. La crescita dell’industria bellica, create la Fiat e l’Ansaldo, si concentrò nel triangolo industriale Milano–Torino–Genova, aumentando il divario tra Nord e Sud.

1.6 Rivoluzione in Russia

La partecipazione alla Prima guerra mondiale mise a nudo tutte le contraddizioni della società russa per il cattivo equipaggiamento dei soldati, cioè l’arretratezza degli armamenti. Il punto di rottura fu raggiunto nel 1917 con un grande sciopero generale a Pietrogrado, il quale trasformò il moto in rivoluzione, perché i reparti incaricati di domarlo si unirono ai manifestanti.

Nella Capitale, in mano agli insorti, si formava un Soviet, consiglio, di operai e soldati; lo Zar abdicò e la Duma, assemblea rappresentativa legale del paese, costituì un governo provvisorio. Si formò un doppio potere:

  • Il governo “cadetto”, costituzional-democratico, che voleva continuare la guerra e instaurare una democrazia parlamentare.
  • I soviet creatisi nelle città, campagne, erano per il rispetto del partito nato dalla scissione della socialdemocrazia, quello Menscevico.

Pietrogrado assumeva un ruolo cruciale, tra primavera e autunno si ebbero nella periferia tre fenomeni rivoluzionari:

  • Il disfacimento dell’esercito, con soldati, ribelli e dissidenti.
  • Una violenta rivolta dei contadini, che si divisero le terre dei grandi proprietari terrieri.
  • Lotte operaie per salari, orari di lavoro e controllo delle fabbriche.

In poco tempo crebbe il partito dei bolscevichi, che ebbe una svolta, con il ritorno dall’esilio in Svizzera di Lenin, che giunto a Pietrogrado notificò le sue “tesi di aprile”, dove affermava la necessità di opporsi al governo provvisorio e alla guerra, per formare una repubblica dei soviet, nazionalizzando le terre.

A luglio il socio rivoluzionario Kerenskij scatenò la repressione contro i bolscevichi, mentre i bolscevichi Nogin e Trockij, assumevano la presidenza dei soviet di Mosca e Pietrogrado, nelle sterminate campagne, viveva l’80% della popolazione, giunse all’apice la rivolta contadina. Lenin a questo punto ritenne maturi i tempi per la conquista violenta del potere da parte del suo partito. Tornato dalla Finlandia, guidò una insurrezione il 25 ottobre, con la sollevazione di Pietrogrado molto incruenta. La sera stessa il congresso dei soviet proclamò la repubblica sovietica e approvò due decreti per la pace immediata e per la confisca delle terre, per assegnarle ai contadini. Tale governo inoltre nazionalizzò le banche, ferrovie e alcune industrie e concessero l’indipendenza a Finlandia e Polonia. Importantissimo per le sorti della “rivoluzione d’ottobre” fu il problema della guerra, Lenin vincendo le forti resistenze, alla ripresa delle ostilità firmò una pace separata nel 1918 a Brest-Litovsk, con cui vennero cedute Polonia, Finlandia, province baltiche, l’Ucraina, e parte della Bielorussia e della stessa Russia. I socio rivoluzionari giudicarono tale pace, come una resa all’imperialismo tedesco e uscirono dal governo.

1.7 Dall’intervento americano alla fine della guerra

Decisivo per le sorti del conflitto, fu l’intervento degli Stati Uniti, ciò fu dovuto per la condotta indiscriminata della guerra sottomarina da parte tedesca, colpendo convogli e interessi americani violando il diritto internazionale. Wilson nel gennaio del 1918 espresse in 14 punti il suo programma per la pace e per un ordine mondiale unito, libertà di commercio, riduzione armamenti, autodeterminazione dei popoli, rispetto delle minoranze e formazione di una Società delle Nazioni vi erano tra i vari punti. Ma le speranze di una pace negoziata, furono sepolte dalla pace di Brest-Litovsk, che ridusse la disponibilità ad un accordo da parte degli imperi centrali, trasformando il conflitto in una guerra a oltranza, combattuta sino al limite estremo. Nella seconda metà del 1918 chiesero l’armistizio in successione la Bulgaria, la Turchia, l’Austria, e la Germania con Guglielmo II, che abdicò pochi giorni prima della firma.

2) Il dopoguerra in Europa: rivoluzione, reazione, stabilizzazione

2.1 Versailles: speranze e realtà del dopoguerra

Nel gennaio del 1919 i delegati dei paesi vincitori si riunirono a Parigi per ridisegnare l’assetto Europeo. Il presidente americano Wilson fu fortemente contrario alla politica francese che mirava a sostituire la Germania per il controllo dell’Europa, l’Inghilterra invece assecondò la Francia per poter consolidare le proprie conquiste coloniali. L’Italia restò relegata in un ruolo secondario, frustrata dalle pretese coloniali. Il trattato impose alla Germania di restituire: l’Alsazia e la Lorena alla Francia, la Posnania e la Pomerania alla Polonia. La Francia ottenne l’importante regione carbonifera della Saar.

I trattati di settembre 1919 e agosto 1920, portarono all’assegnazione del Trentino, del Sud Tirolo, dell’Istria e di Trieste all’Italia. Nacque la Cecoslovacchia e il medio oriente venne spartito tra Francia e Inghilterra. Col trattato venne introdotto l’atto costitutivo della Società delle Nazioni, per risolvere i conflitti internazionali con un arbitrato, ricorrendo se necessario alla forza. Gli Stati Uniti non aderirono e tornarono all’isolazionismo. Il trattato impose una pace ai tedeschi umiliante, la Francia poi nel 1923, di fronte al ritardo dei pagamenti occupò il bacino industriale tedesco della Ruhr, alimentando un’inflazione devastante in Germania, aumentando la tensione internazionale.

2.2 La guerra civile russa e il “comunismo di guerra”

Dal maggio 1918 al marzo 1920 la Russia fu dilaniata da una spaventosa guerra civile; scatenata dalle opposizioni di destra e dai socio rivoluzionari, con l’appoggio dell’Intesa, favorita da una terribile carestia. L’estate del 1918 segnò il momento più critico per i “rossi”, rimasto solo il controllo dell’antico principato di Moscovia, i socio rivoluzionari scatenarono un’ondata di terrorismo. I bolscevichi superarono quel momento grazie ad un esercito regolare ed efficiente; furono messe fuori legge le opposizioni e i soviet esautorati dall’instaurarsi di una dittatura di partito, partito comunista, nel 1918. Venne ripristinata la pena di morte, e la polizia politica Ceka, come strumenti di terrore. I comunisti corsero un altro rischio nell’ottobre del 1919, quando Pietrogrado fu minacciata, ma l’armata rossa riuscì a riconquistare i territori occupati dai bianchi. All’inizio del 1920 la guerra civile poteva considerarsi conclusa, registrando milioni di vittime, una catastrofe demografica, e il fallimento del “comunismo di guerra”, portando al tracollo di molte industrie, grandi e piccole.

2.3 La rivoluzione in Europa e l’Internazionale comunista

Tra il 1919-1920 vi fu un forte aumento delle tensioni sociali, unito allo spirito rivoluzionario dell’esempio russo, che fece apparire tale periodo come un biennio rosso. Travolto dalla sconfitta e mobilitazione popolare, l’imperatore Guglielmo II abdicò l’incarico di cancelliere passando l’incarico al leader socialista maggioritario Ebert; la Germania si trasformò in una repubblica parlamentare in un clima sociale infuocato, mantenendo il sistema economico-sociale preesistente. Nel 1919 la Spartakusbund, lega spartaco, dichiarò l’insurrezione a Berlino, repressa dal governo socialdemocratico; all’elezione dell’assemblea costituente ottennero anche la maggioranza dei voti. La caduta della repubblica sovietica ungherese segnò la fine della rivoluzione in Europa, ma non delle speranze bolsceviche, che fondarono nel 1919 l’internazionale Comunista chiamata Comintern. I bolscevichi nel 1920 al II congresso del Comintern impose ai suoi aderenti di separarsi dai socialisti riformisti. Una svolta decisiva si ebbe nel giugno 1921 con il III Congresso, che inaugurò la politica del “fronte unico”, tra comunisti e socialisti.

2.4 Il caso italiano: la crisi del dopoguerra e l’avvento del fascismo

L’Italia del dopoguerra viveva un costante protagonismo delle masse, espresso dai sindacati, 4 milioni di iscritti, e di un PSI su posizioni massimaliste, che divenne nel 1919 un partito di maggioranza relativa con il 32% dei voti. Il socialismo italiano era nettamente diviso tra i Massimalisti che avevano la maggioranza del PSI e si proclamavano rivoluzionari, e i Riformisti che auspicavano una politica di collaborazione con le classi dirigenti. Tra il 1919-21 con Nitti e Giolitti, i governi introdussero importanti misure integrative, tra cui il sistema elettorale proporzionale. Dopo il tentativo di occupare la città di Fiume del poeta D’Annunzio, venne messa in evidenza la debolezza della classe dirigente liberale.

Nel 1919 nacque una nuova forza politica, fondata dall’ex socialista Mussolini: il Fascismo. Con i “Fasci di combattimento” che riunirono futuristi, arditi e sindacalisti rivoluzionari, si allineò al nazionalismo. Il programma si rifaceva alla tradizione democratica e socialista, con la richiesta di una assemblea costituente e la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Dopo una violenta guerra sociale che distrusse tutte le organizzazioni socialiste, vennero inclusi nei blocchi nazionali alle elezioni del 1921, guadagnando consensi tra ceti medi, liberali e cattolici conservatori. Definitivamente scon

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiarastevenin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia politica, sociale e culturale dell'età contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pipitone Daniele.
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