Storia delle dottrine politiche: mondo antico
Platone
Platone nasce in Grecia ad Atene nel 420 a.C circa (una delle poleis più importanti della società Greca antica). La Grecia, nell’antichità, non era né uno stato come quelli moderni, né uno stato antico. In Grecia c’erano le Città-Stato, le Poleis, che per i greci erano “il centro del mondo” ed erano città che godevano della più ampia autonomia, ma trovavano spesso discordie tra di loro che sfociavano in guerre; erano città che trovavano una loro unità quasi esclusivamente di fronte a dei nemici comuni.
I Greci antichi hanno creato tre cose fondamentali:
- Il teatro;
- La filosofia;
- La politica; diversa dal potere, come forma di esercizio del potere. Il potere è un rapporto di comando-obbedienza. Possibilità di confronto pubblico.
In Grecia si sono istituite le forme monarchica (uno governa), aristocratica (pochi governano) e democratica (il popolo governa). La democrazia nel senso antico del termine; la particolarità della democrazia greca, che trova sviluppo ad Atene, è che i greci svilupparono una forma di democrazia diretta, che riguardava una fascia minoritaria degli abitanti della città, perché molti erano esclusi dall’esercizio del potere, come le donne, gli schiavi e i ceti bassi. Ha avuto uno sviluppo per il quale anche categorie più basse hanno avuto la possibilità di votare.
Nella fine del 1700, si svilupparono i rivoluzionari che si definirono repubblicani perché associati a due punti deboli della politica antica, mentre i democratici antichi non permettevano esercizio di potere su larga scala, e perché le poleis si erano esaurite con guerre civili fra loro.
Platone ha vissuto tra il V e IV secolo a.C ad Atene, periodo in cui la democrazia ateniese era in preda ad una crisi per la perdita della sua supremazia politica dopo una guerra con Sparta. Platone era un aristocratico, e la democrazia, come prima cosa, aveva messo in discussione il potere degli aristocratici. Nel periodo di vita di Platone si sviluppa la scuola di pensiero dei Sofisti, i quali cercavano di spiegare l’arte della retorica a coloro che dovevano difendere il loro punto di vista nelle assemblee, Aristotele e Platone useranno metodi simili per l’insegnamento ma con obiettivi totalmente diversi.
La filosofia di Platone si basa principalmente sulla critica della politica, per il quale non è più possibile proporre una democrazia basata sul sangue, (sulla classe sociale) ma bensì sulla conoscenza, sul sapere; per tanto, Platone, non amante della democrazia principalmente per la scelta di condannare a morte il suo maestro Socrate, decide di sviluppare un diverso concetto di democrazia per il quale non deve essere il popolo d’élite a governare, ma deve essere un’élite colta e preparata.
Platone quindi si oppone alla democrazia ateniese, e contrappone a questa evoluzione, che per lui è una involuzione, una democrazia basata sulla conoscenza e sul sapere. Solo color che posseggono il vero sapere possono governare. Bisogna quindi capire quale tipo di conoscenza e sapere intende.
Platone non ha mai partecipato alla vita politica ateniese, ma ha fondato una scuola filosofica nel 387, l’Accademia, (così chiamata in quanto collocata nei giardini dedicati all’eroe greco Academo) nella quale si insegnava filosofia e politica.
Platone ha avuto una ricca produzione filosofica, scrivendo tutte le sue opere sotto forma di dialogo dialettico: l’arte maieutica. I dialoghi giovanili si concentrano e riflettono di più il pensiero del maestro Socrate, mentre andando avanti con gli anni, Platone utilizzerà più una sua corrente di pensiero, anche nella figura di Socrate.
La differenza che si noterà tra Socrate e Platone è quella che il primo riteneva la ricerca della verità una ricerca inesauribile, la realtà aveva un fondamento logico, ovvero il concetto; per Platone invece la realtà ha un fondamento oggettivo che si ritrova nell’idea.
La dottrina delle idee
Platone pensava che fondamentalmente esistessero due realtà: quella fisica che noi percepiamo e vediamo, la realtà sensibile e materiale, e poi esiste un’altra realtà, la vera realtà, il mondo delle idee perfette (iperuranio), di cui noi ne siamo copie; questi due mondi possono comunicare tra loro attraverso il filosofo, che vede l’iperuranio con gli occhi dell’anima e ne può trarre ispirazione (proprio per questo non ci può essere democrazia, perché il popolo non è in grado di farlo).
Solo i filosofi sono in grado di entrare in contatto con il mondo delle idee, grazie alla loro conoscenza e sapere, e possono tradurle nella realtà. Proprio per questo motivo Platone è contro la democrazia, poiché è la conoscenza che permette di usare il potere. Platone non era un utopista: dato che l’iperuranio è un mondo perfetto oltre al cielo, Platone era consapevole che esso non potesse essere traslato nel mondo terreno, non poteva essere corruttibile, e proprio per questo dall’iperuranio non potevano essere trasferite idee.
Tuttavia il filosofo può ispirarsi al mondo perfetto delle idee (proprio per questo motivo è l’unico a poter governare) e quindi può creare un mondo il più possibile simile a quello perfetto, un mondo dove regna la giustizia.
La dottrina delle idee è la visione alternativa. La visione organicista di Platone: si vede la società come un singolo organismo, una cosa vivente che funziona con degli organi; non esistono individui, l’uomo è inteso da Platone come genere umano e non come singola persona.
La Repubblica
La Repubblica è un dialogo sulla giustizia, che si interroga sul significato della parola. Tema della giustizia in relazione alla poleis. La giustizia si cerca nell’uomo per trovare nella Poleis; il filosofo che deve governare lo stato, deve rifarsi alla sua visione delle idee e non alla legge. È un’opera divisa in 10 libri.
I Libro
L’inizio del dialogo si apre con il ritorno da una festa nel Pireo, nel quale Platone viene coinvolto in una discussione riguardo il significato della giustizia. Platone è infatti come detto prima un pensatore organicista, per il quale vedeva la società come un organismo vivente. La cultura dei diritti umani consiste nello spiegare come il diritto di una persona è rappresentato nel proprio valore, ma nella cultura dell’antica Grecia non esisteva questa filosofia dell’individuo.
Con Platone, la giustizia dell’uomo coincide con la giustizia della Poleis. Tra le definizioni date di giustizia nella discussione di ritorno dalla festa, Trasimaco afferma che la Giustizia “è l’utile del più forte”: da questa frase sembra che non esista una giustizia oggettiva che sta al di fuori delle definizioni, che non esista un senso di giustizia eterno in cui tutti possiamo riconoscerci, è giusto ciò che la Poleis dice essere giusto.
Socrate ribatte che la giustizia è una parte della politica, che la politica è una scienza, e come questa scienza in quanto tale deve fare l’interesse delle persone a cui si rivolge e non delle persone che esercitano la scienza stessa: l’arte medica è una scienza che non viene esercitata nell’interesse di chi la pratica, ma dovrebbe essere esercitata nell’interesse di coloro su cui viene esercitata; allo stesso modo la politica è una scienza che persegue l’interesse non dei governanti ma dei governati: perseguire il bene comune. La giustizia dovrebbe essere questa.
II-III Libro
Si delimita la concezione dello stato ideale, caratteristica del suo pensiero, facendo riferimento alle idee. Platone scrive quello che secondo lui è l’idea dello Stato, che si ispira all’idea di Stato che esiste nell’Iperuranio. Quando Platone si riferisce all'ideale, intende qualcosa di oggettivo.
Lo Stato ideale, per Platone, divide la sua struttura in tre classi sociali:
- Al vertice si ritrova la classe sociale dei filosofi essendo gli unici che possono entrare in contatto con il mondo delle idee.
- Al di sotto dei filosofi (appartenenti anche loro alle élite dei governanti) si ritrova la classe dei guerrieri ovvero coloro che sono deputati alla difesa della Poleis dal punto di vista interno e esterno.
- Ci sono poi i produttori, ovvero coloro che producono qualsiasi tipo di bene materiale (artigiani, contadini…). Platone considera questa classe sociale fondamentale in una Poleis, ma deve rimanere subordinata alle altre due, non può governare.
Le classi dominanti, Platone spiega, dovranno avere una comunione di beni, considerando non solo i beni materiali, ma anche gli affetti; per le classi dominanti quindi doveva essere abolita la famiglia. Questo perché le femmine avevano la stessa importanza dell’uomo e avrebbero dovuto avere gli stessi diritti di governare degli uomini: consumismo platonico.
Per Platone quindi le classi governanti dovevano vivere in un concetto di “Comunismo”, (visione totalmente avversa da quella di Marx che considerava il comunismo un modo per le classi governate di liberarsi) questo perché i governanti dovevano avere a cura solo il perseguimento del bene comune e non dovevano interessarsi alle distrazioni conseguite da beni materiali o affetti.
I membri delle classi inferiori, a loro modo, non dovevano vivere in nessun tipo di Comunismo, questo perché non avevano nessun interesse nel governare e nell’impegnarsi per la società. Il comunismo in definitiva, viene definito da Platone, non per risolvere un problema economico, ma per risolvere un sistema politico, per fare in modo che lo Stato funzioni bene.
IV Libro
La divisione in tre classi viene scelta principalmente per via delle tre parti in cui è divisa l’anima dell’uomo in virtù:
- La virtù della prima classe è la sapienza, Sophia;
- La virtù della seconda classe è il coraggio, Andrèia;
- La virtù dell’ultima classe è la temperanza, Sophrosyne.
Sono le virtù che rappresentano le tre facoltà dell’anima, quella razionale, quella irascibile e quella concupiscibile.
Il Mito della Biga Alata
Mito attraverso vengono spiegate le tre suddivisioni della Poleis. L’auriga, che guida la biga condotta da un cavallo nero e un cavallo bianco, deve bilanciare le due forze e dirigere la biga verso l’iperuranio. Il Cavallo bianco rappresenta l’anima irascibile, che viaggia verso il mondo delle idee, il Cavallo nero rappresenta l’anima concupiscibile, che viaggia verso il mondo dei sensi. Da questo mito è facilmente capibile la prospettiva anti-democratica di Platone, perché il cavallo nero, rappresentante il popolo, tende verso il basso, impossibilitato a salire verso il mondo delle idee perché legato ai beni materiali e al mondo fisico e proprio per questo motivo la democrazia non deve esistere, per non dare lo Stato in mano a “incompetenti”.
La Giustizia, in tutto ciò, rappresenta l’armonia tra le tre virtù, che si compie quando ciascuna classe fa bene ciò che deve fare, svolge il proprio compito.
Platone, in altro modo, percepisce le classi in maniera aperta, questo perché potrebbe facilmente nascere una persona con una prevalenza dell’anima razionale, pur essendo figlio di genitori di bassa classe; come potrebbe facilmente nascere una persona con anima concupiscibile in una famiglia di ceto alto. Tra l’altro la femmina può tranquillamente fare tutto ciò che fa il maschio, senza alcun tipo di distinzione.
Lo Stato quindi in qualche maniera deve fare in modo che i maschi e le femmine si accoppino per dare vita ad un figlio con la loro stessa virtù. L’eugenetica può portare alla distruzione dello stato stesso, visto come errore di programmazione; questo perché non va bene che siano portate persone che nonostante la classe sociale non rispecchino la virtù necessaria. Tutto ciò è fondamentale perché Platone è un pensatore anti-costituzionalista, il filosofo è infatti colui che è svincolato dalle leggi, non è sottoposto a una legge scritta o orale, ma ha come unico suo riferimento l’idea perfetta di Polis, che però non riuscirà mai a tradurre completamente nella realtà.
Il difetto dell’eugenetica pone il problema che anche per i governanti è necessario essere sottoposti alla legge, questo perché se vanno al potere dei non filosofi, nessuno li trattiene dal non utilizzare in modo errato il loro potere.
Il Mito della Caverna
VII Libro: gli schiavi sono incatenati nel fondo della Caverna sin dalla nascita, vivendo ogni giorno la visione di ombre di oggetti che degli uomini incappucciati gli mostravano, proiettate grazie ad un fuoco posto verso la fine della caverna. In realtà però non vedono mai le “statuine” stesse, ne vedono solo le ombre, finché un giorno, uno degli schiavi riesce a liberarsi e si volta, realizzando la diversità della vera realtà da quella che aveva sempre vissuto, e capendo che tutto ciò che stava vedendo erano in realtà statuine; lo schiavo liberato però intravede una luce oltre al fuoco, e superandolo esce verso la luce, verso l’esterno che lo acceca; procederà quindi all’inizio a volto basso, arrivando ad uno specchio d’acqua dal quale vede le immagini dell’esterno riflesso e pensando che il riflesso fosse la vera realtà; quando gli occhi si abituano però riesce ad alzare gli occhi e percepire la vera realtà che lo circondava e che lo ha sempre circondato.
Il mito ci spiega come ci può essere un’ascesi verso la vera conoscenza, che è un qualcosa di non accessibile alla massa, ed è un percorso difficile. Per ascendere alla vera verità bisogna liberarsi di tutto ciò che è sensibile progressivamente; allo stesso modo il filosofo può arrivare alla verità, e solo lui può arrivare all’ultimo stadio, ovvero quello della liberazione totale della mente, e arrivare alla vera conoscenza della verità, del bene, del bello e della giustizia (delle idee nell’iperuranio); il rischio è che quando vede la verità, se la riporta. A persone che non possono affrontare questo discorso, loro non lo crederanno.
I gradi di conoscenza sono diversi:
- Conoscenza sensibile: la sensazione, che tutti possono raggiungere attraverso i sensi, ma è una forma di conoscenza illusoria, perché dà l’idea di conoscere davvero qualcosa quando in realtà si conosce solo la parte illusoria, questa parte corrisponde alle ombre delle statuine;
- Conoscenza delle opinioni: dota, prima elaborazione dei dati sensibili;
- Conoscenza matematica: scientifica;
- Conoscenza filosofica o teologica, è ciò che ci fa riflettere sul senso delle cose, non solo sul come funziona quella determinata cosa. Questo grado è accessibile solo ai filosofi.
Il mondo delle idee è perfetto mentre il mondo sensibile no. È impossibile che con ciò che viviamo tutti i giorni nel mondo sensibile si possa arrivare al mondo delle idee, al noumeno. Sia il mito dell’auriga che il mito della caverna parlano di come solo i filosofi possano raggiungere il mondo perfetto delle idee e quindi possano governare in maniera giusta la Poleis.
Il testo della Repubblica è incentrato sul tema dell’educazione, quello che è importante non è tanto il concetto di legalità, ma il fatto che i cittadini devono essere educati a sviluppare la forma di competenza che è propria a ciò che devono andare a svolgere, e che però non è necessariamente ciò che hanno fatto i genitori; pertanto sarà lo stato a valutare se questi figli di classi dominanti avranno la mentalità giusta per governare.
Questa idea del filosofo superiore alle leggi, viene superata da Platone quando si rende conto che non avrebbe avuto senso prospettare un governo in cui si presume che chi governa è così saggio da ispirarsi unicamente al mondo ideale e non ha bisogno di controllo. Ma se al governo ci fosse qualcuno che non è un filosofo?
Bisogna proteggersi anche dai governanti e limitare il potere di chi comanda, e limitare quindi il potere due filosofi tramite legge. Platone quindi arriva a dire che è necessaria una limitazione legislativa ai governanti, reintroducendo un concetto più universale di proprietà privata.
Tra le varie interpretazioni della filosofia di Platone, c’è quella di Popper; egli si era posto (a cavallo delle due guerre mondiali) quali fossero le origini dei regimi totalitari che al tempo detenevano la maggior parte del potere, cercando la ragione anche nella filosofia di Platone. È vero che Platone non era democratico, però è anche vero che era inserito in un periodo culturale nel quale c’è una visione del cittadino totalmente legato alla Poleis. Accusarlo di totalitarismo però era un po’ eccessivo perché prima del cristianesimo, che ha posto al centro i valori della persona come tale.
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