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Modulo 1: Introduzione alla contabilità nazionale

Prodotto interno lordo (PIL)

Il prodotto interno lordo (PIL) è una misura sintetica dell’attività produttiva del sistema economico nel suo complesso.

Esempio: Consideriamo un sistema economico che produce un solo bene. Il sistema è composto dai seguenti settori: agricolo, estrattivo, manifatturiero, commercio e servizi. Nel settore estrattivo vengono prodotti ferro per 10€ e carbone per 6€. Un sesto del carbone viene utilizzato all'interno delle miniere. I restanti 5€ e i 10€ di ferro vengono venduti all'acciaieria. Essa trasforma le materie in 25€ di acciaio. Il settore agricolo produce 5€ di gomma, che vengono trasferiti all'industria chimica che li trasforma in 15€. L'industria automobilistica acquista acciaio, pneumatici, ecc., e li incorpora in 10 autoveicoli che vende per 70€. I concessionari rivendono per 100€. Il PIL è 100.

Il PIL è costituito dal valore dei beni e dei servizi destinati all’utenza finale, prodotti in un paese in un certo periodo di tempo. Il fine di un sistema economico è la soddisfazione dei bisogni dell’utenza finale. Il PIL è la somma di tutti i valori aggiunti.

Valore aggiunto

Valore aggiunto = incremento di valore della produzione, cui dà luogo a ciascuno stadio produttivo, rispetto al valore ricevuto dagli stadi precedenti. A livello aggregato, il valore aggiunto coincide con il reddito interno lordo. Quindi, PIL è uguale al valore del reddito lordo. Gli investimenti fanno parte del PIL, così come le scorte indesiderate. L’investimento, inteso come acquisto di beni per la costituzione di nuovi strumenti produttivi, viene infatti considerato domanda finale.

Per il fatto che i beni strumentali deperiscono ci sarà un ammortamento, cioè si calcola la perdita economica del bene secondo determinati criteri. Se ragiono così, quando un’impresa investe può investire o per incrementare il suo stock di beni produttivi o per coprire l’ammortamento del periodo. Noi vogliamo analizzare l’investimento in eccesso rispetto ai beni strumentali che vengono “consumati” in ogni periodo.

Prodotto interno netto (PIN) = PIL - ammortamenti. Si usa poco perché è complesso calcolare il valore preciso dell’ammortamento.

Prodotto nazionale lordo (PNL)

Prodotto nazionale lordo (PNL) = PIL + redditi prodotti da cittadini di quel paese residenti all’estero - redditi prodotti in quel paese da cittadini stranieri. Nel mondo reale esistono le imposte indirette, imposte che vengono pagate dal venditore finale allo stato quando vende un bene finale. In questo caso il PIL non corrisponde al reddito effettivamente distribuito. Inoltre, sono anche presenti dei sussidi alla produzione (sussidi agli investimenti, contributi alla ricerca). Sono trasferimenti dallo stato alle imprese.

PIL al costo dei fattori = PIL - imposte dirette + trasferimenti alle imprese. Esso misura i redditi effettivamente distribuiti nel sistema economico.

PIL nominale e PIL reale

Il PIL nominale è il PIL valutato ai prezzi correnti (dell’anno in corso). È la somma delle quantità moltiplicate per i prezzi dell’anno corrente.

Il PIL reale si ottiene moltiplicando, per ogni bene finale, la quantità dell’anno corrente per il prezzo dell’anno base e sommando tra loro i valori così ottenuti. È il PIL valutato ai prezzi dell’anno base.

Indici dei prezzi: Tengo costanti le quantità (di un anno base). Mi dice quanto costa un paniere di beni in due anni differenti. L’aumento percentuale dell’indice dei prezzi è chiamato inflazione. Infatti, se sottraggo 1 all’indice dei prezzi e moltiplico per 100, trovo l’inflazione in percentuale (aumento percentuale del costo di un paniere).

Deflatore del PIL: Consente di depurare la crescita del PIL all’aumento dei prezzi.

Il modello reddito-spesa

Prendiamo in considerazione un’economia con i prezzi fissi. Con una variazione di reddito o un cambiamento delle preferenze, a parità di prezzo, vengono domandate più unità di un determinato bene. Pensare a un’economia con prezzi fissi vuol dire che siamo in una condizione in cui la curva di costo di un settore (a forma di U) non si sposta. Inoltre, la U della curva di costo è normalmente molto piatta. Se siamo nella situazione in cui la domanda è vicina al costo medio e se la domanda cambia poco, i costi medi cambiano pochissimo, quasi nulla. Se i costi medi cambiano poco quasi sempre non conviene cambiare i prezzi. Questo perché cambiare i prezzi risulta comunque costoso.

Nel breve periodo la domanda tipicamente cambia poco e così i costi, sia il costo medio che l’intera curva. Allora l’ipotesi di prezzi fissi è accettabile. Con prezzi fissi, in una situazione in cui i produttori si sono obbligati a produrre ad un dato P, è la domanda a determinare la produzione. Se la domanda aumenta allora anche la produzione aumenterà.

Z = C + I + G

Domanda aggregata

  • Consumi: Si tratta dei consumi finali delle famiglie.
  • Investimenti: Acquisto beni strumentali nuovi. Inclusi gli acquisti di abitazioni nuove da parte delle famiglie.
  • Spesa pubblica: Acquisto di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche.

Aver equilibrio quando Z=Y. Infatti, se ad esempio abbiamo Y>Z potremmo avere delle scorte indesiderate. Se le scorte aumentano ci aspetteremmo una recessione. Mentre per ora prenderemo G e I come esogeni, sappiamo che il consumo non lo è che anzi dipende dal reddito.

Funzione del consumo

Per semplificare possiamo scrivere C = C0 + C1 (T-Yd), cioè le imposte sono indipendenti dal reddito e dipendono ad esempio dalla ricchezza. Consumo minimo di sussistenza, C0 = consumi che non dipendono dal reddito ma dipendono da altri consumi/variabili. È la parte esogena dei consumi. Propensione marginale al consumo, C1 = Esprime di quanto aumentano i consumi quando aumenta il reddito disponibile. Spiega come il consumo reagisce al reddito.

Determinazione del reddito

Processo moltiplicativo: Se aumenta la spesa pubblica (G) aumenta anche la domanda (Z) e di conseguenza il PIL (Y). Infine, aumentano anche i consumi (C). Se il consumo aumenta abbiamo ancora un aumento di Z e quindi aumenta il reddito. Ma questo fa aumentare ancora i consumi e quindi si crea un circolo virtuoso, che parzialmente si autoalimenta. Il moltiplicatore keynesiano moltiplica in maniera significativa la domanda autonoma. Il moltiplicatore è influenzato dalla propensione marginale al consumo.

Investimenti e risparmio

I risparmi sono la differenza tra il reddito disponibile e i consumi.

Funzione del risparmio: Possiamo quindi trovare una definizione alternativa di equilibrio. Abbiamo detto che Z=Y=C+I+G. Tolgo i consumi e le imposte sia a sinistra che a destra. Quindi avremo C+G+I-C-T=Y-C-T. Sul lato destro ho il reddito disponibile meno i consumi, quindi i miei risparmi. Si arriva a dire che i risparmi sono uguali agli investimenti sommati all’eccesso di spesa pubblica.

È vero che un aumento di spesa riduce o danneggia gli investimenti perché sottrae fonti di finanziamento? Se aumenta la spesa pubblica il reddito aumenta. Inoltre, se il PIL aumenta, allora aumentano anche i redditi disponibili e quindi aumenta anche il risparmio. Si ottiene che ΔS = ΔG: l’aumento del reddito causato dall’aumento della spesa pubblica fa aumentare i risparmi e li fa aumentare a tal punto che i nuovi risparmi finanziano l’aumento della spesa. Non è un risultato generale.

Paradosso del risparmio

Studiamo il caso in cui i risparmi aumentano perché C diminuisce. Questo porta ad una riduzione del reddito. Da un lato i consumatori risparmiano di più per ogni livello di reddito e ciò fa aumentare il risparmio. Dall’altro il reddito Y è ora minore e ciò riduce il risparmio. Il tentativo di risparmiare di più si traduce quindi in una riduzione del prodotto e in un risparmio privato minore.

Il ruolo del settore pubblico

Prenderemo in considerazione delle imposte proporzionali al reddito. Quindi ora avremo T=tY, con t che indica la pressione fiscale del paese. Di conseguenza, l’equazione del reddito disponibile diventa Yd = Y - T = Y - tY = (1-t)Y.

Yd = (G + I + C0 + C1TR) / (1 - C1 - t)

Domanda autonoma e moltiplicatore keynesiano

La domanda autonoma è cambiata, dove non sono più presenti le imposte fisse, così come il moltiplicatore keynesiano, che ora è influenzato anche dall’aliquota t. La domanda autonoma è aumentata perché non esistono più le imposte fisse che avevano un effetto negativo sia su C che su Y. Infatti, il moltiplicatore si è ridotto. Il meccanismo reddito-spesa si è indebolito. Una percentuale tY viene detratta dal reddito. Infatti, dato un aumento di G e quindi di Y, solo alla parte (1-t)Y viene applicata la propensione marginale al consumo. Una parte del reddito che aumenta, tY, va a finire nelle tasche dello stato. La restante parte diventa reddito disponibile. Solo la parte (1-t) del reddito va ad aumentare i consumi. In ogni round una parte del valore d’acquisto viene tolta al settore privato. Questo indebolisce il meccanismo keynesiano in ogni sua fase.

Cosa succede se cambia l’aliquota t? Poniamo caso che le imposte proporzionali vengano ridotte (t diminuisce). Se t diminuisce il moltiplicatore aumenta. Di conseguenza, il reddito aumenta. Se t si riduce aumenta il flusso verso il reddito disponibile, cosa che fa aumentare il moltiplicatore (effetto espansivo). Quanto maggiore è l’aliquota di imposta t tanto minore è il moltiplicatore.

Se t diminuisce, aumenta anche la pendenza della retta Z/Y, che ruota verso l’alto. Quindi al variare di t la retta ruota e cambia pendenza.

Trasferimenti

Trasferimenti = passaggio di potere d’acquisto dal settore pubblico alle famiglie (es: reddito di cittadinanza, pensione di invalidità, pensioni di anzianità, etc.).

Yd = Y - T + TR = (1-t)Y + TR

Yd = (G + I + C0 + C1TR) / (1 - C1 - t)

A parità di risorse impiegate, se sono destinate ad un aumento di G si ottiene un aumento di prodotto interno lordo superiore a quello ottenibile con le risorse destinate ai trasferimenti. Questo perché l’effetto dei trasferimenti passa attraverso la propensione al consumo. Quindi, aumentare la spesa pubblica è più efficace (dato che fa aumentare la domanda, e quindi il reddito, di pari misura). Non tutti i trasferimenti si trasformano in domanda.

I trasferimenti vengono intesi come al netto delle imposte. I trasferimenti si utilizzano perché hanno una funzione sociale, si possono utilizzare per creare consenso e, soprattutto, è uno strumento molto rapido (al contrario della spesa pubblica che è molto efficace ma lenta).

Deficit pubblico

Deficit pubblico (BD) = G + TR - T = G + TR - tY. Spesso si parla anche di surplus: BS = tY - G - TR.

Che effetti ha l’aumento della spesa pubblica sul budget deficit? Se G aumenta c’è un aumento del BD (effetto diretto). Però, se aumenta G aumenta anche il reddito e quindi avremo un effetto indiretto: l’aumento di Y fa diminuire il BD. Infatti, l’aumento del gettito fiscale fa diminuire il BD.

Potremmo pensare a due paesi quasi identici, nel senso che hanno la stessa capacità produttiva, la stessa aliquota fiscale e il budget deficit è lo stesso. Ma, il prodotto effettivo è diverso. Il paese A ha un reddito che è vicino alla sua capacità produttiva Y*. Il paese B ha un reddito decisamente inferiore a Y*. Quale dei due, dal punto di vista del BD, sta peggio? La situazione del paese A non può migliorare. Al contrario, il paese B, essendo Y<Y*, ha margine di miglioramento “automatico” del reddito e quindi del gettito e del BD. Per valutare le condizioni di finanza pubblica sarebbe opportuno non considerare solo il budget deficit ma anche il BD che il paese avrebbe in condizioni normali (vicine alla produzione potenziale).

BD in piena occupazione -> BD* = G + TR - tY* con Y* che è il PIL di piena occupazione. Con il trattato di Maastricht del 1996 era previsto che il BD di un paese che intendeva aderire all’unione doveva essere minore/uguale al 3% del PIL. Ci sono state molte polemiche che hanno portato ad una riforma del trattato nel 2006. Essa prevedeva che fosse possibile, in caso di recessione (riduzione del PIL), superare il tetto del 3% di deficit per due anni di fila. Nel 2012 venne previsto che il deficit doveva essere commisurato al debito. Se il debito pubblico è grande il BD.

La dinamica del debito pubblico

Ipotizziamo che la produzione di oggi sia uguale alla domanda del periodo precedente. Se il governo decide di aumentare la spesa pubblica, cambia l’intercetta e tutta la retta si sposta verso l’alto quindi per ogni livello di produzione c’è più domanda. Oggi, la domanda aumenta ma la produzione non aumenta. Siamo in una situazione in cui Z>Y. Nel trimestre successivo la produzione si adeguerà alla domanda.

Una parte dei trasferimenti sono legati alla presenza di debito pubblico (B). Dato un certo tasso di interesse, è necessario pagare gli interessi sul debito esistente. Noi sappiamo che BD = G + iB - T. Questa è la parte dei trasferimenti che sono determinati dal servizio del debito.

Il debito pubblico alla fine di un periodo è dato dal debito presente all’inizio cui devo sommare il deficit di bilancio del periodo. Sostituendo nell’equazione precedente ottengo: Deficit primario = definito del settore pubblico al netto delle spese per interessi.

Adesso parliamo dell’evoluzione del reddito (PIL). Quello che vogliamo fare è valutare il peso del debito in un sistema economico. Un debito di un agente economico si valuta in relazione al reddito e alla sua ricchezza. Per quanto riguarda lo stato come agente economico, la valutazione del debito in relazione alla ricchezza perde significato. A livello di sistema economico reddito e ricchezza non sono indipendenti. Quindi viene naturale usare il PIL come parametro di riferimento per valutare il debito pubblico (B).

Adesso penso ad una situazione in cui il PIL di un paese in ogni anno aumenta di una certa percentuale g rispetto al reddito dell’anno precedente. Quindi g è il tasso di crescita. Sto pensando ad un tasso di crescita costante. In questo momento abbiamo un’ottica di medio-lungo periodo quindi possiamo ipotizzare che g sia costante. Nel lungo periodo cosa ci fa cambiare il reddito? Diversi fattori: il progresso tecnico, le infrastrutture, il sistema educativo, la popolazione. Tutte queste cause hanno in comune il fatto che evolvono lentamente. Allora si può ipotizzare che il tasso di crescita sia costante in un certo lasso di tempo.

Adesso possiamo prendere il rapporto tra il debito e il reddito -> “d” è il rapporto tra il deficit primario e il PIL. Lo immagino come se fosse una costante.

Vediamo cosa succederebbe se il paese proseguisse nel modo che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Quindi congeliamo la finanza pubblica (fissiamo un certo d), la crescita media (g) e il tasso di interesse sul debito (i).

Dinamica del rapporto debito/PIL

  • d=0 e g>i: Avremo una dinamica convergente cioè il rapporto si riduce costantemente e va verso lo zero. Questo perché la crescita sta diluendo il debito.
  • d=0 e g<i: Avremo una dinamica divergente cioè il rapporto cresce continuamente perché non c’è la forza della crescita che diluisce il debito.
  • d>0 e g>i: Il rapporto converge ali uno stato stazionario positivo. La crescita diluisce il debito e allo stesso tempo il deficit primario va ad aumentare il debito. La prima forza prevale perché la crescita è proporzionale al debito, quindi prevale quando il debito è grande.
  • d>0 e g<i: La crescita del debito è più rapida perché al peso degli interessi si aggiunge il peso fiscale.

Modello IS-LM

Torniamo ad un’ottica di breve periodo, in cui la domanda aggregata determina il livello di produzione/reddito. Se guardiamo gli investimenti ci rendiamo conto che ci sono dei fattori esterni (esogeni) che concorrono a determinarli, come la situazione politica, il progresso tecnico, ecc. Ma gli investimenti presentano anche un elemento endogeno, cioè Y. Un’impresa investe anche in base al proprio fatturato. Investire significa acquistare beni strumentali nuovi, quindi l’investimento può essere visto come un accrescimento dello stock di capitale produttivo. Vogliamo aumentarlo quando prevediamo o stiamo producendo in maniera maggiore. Quindi gli investimenti dipendono anche dal PIL (Y).

L’impresa non può non considerare l’impatto sui profitti. Investire ovviamente presenta dei costi. Quando investe l’impresa deve rinunciare ad una certa liquidità. C’è un costo opportunità: rinunciamo agli usi alternativi della liquidità investita (rinuncia ai redditi conseguenti agli impieghi finanziari possibili). Un’impresa non liquida per investire deve indebitarsi. Questo vuol dire che pagherà un tasso di interesse che sa di...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescabroglia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Cottini Elena.
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