15 settembre PIL: prodotto interno lordo
Macroeconomia: è lo studio delle grandezze economiche riferite all’economia nel suo complesso, ossia dei grandi aggregati (PIL, Disoccupazione, Livello dei Prezzi, ecc.) e la loro dinamica nel tempo.
3 elementi fondamentali della macroeconomia
- PIL.
- Tasso di Disoccupazione (u).
- Inflazione ().
1. Prodotto interno lordo (PIL)
PIL: “è la somma dei valori monetari di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un’economia in un determinato periodo di tempo” (solitamente trimestre o anno).
- Periodo di tempo: Tutte le grandezze che fanno riferimento al PIL sono variabili flusso, mentre la grandezza riferita in un determinato istante temporale (la Ricchezza, We = Wealth) è una variabile stock (la variazione di una variabile stock è una variabile flusso). Il flusso PIL è sempre positivo; è la variazione del PIL che può essere negativa.
- Valori monetari: i prezzi, che sono necessari per calcolare il PIL. Il PIL dunque considera solo i valori monetari. Ad esempio, non sono valori monetari quelli che derivano dall’autoconsumo (fare l’orto), dall’autoproduzione, dal lavoro domestico, ecc...
- Bene Finale: bene prodotto nel periodo e non consumato nella produzione, quindi utilizzato dal consumatore finale. Si differenzia dal bene intermedio (consumato nella produzione del bene o servizio finale da un operatore economico). I consumi produttivi, ovvero i beni intermedi, sono esclusi dal PIL! Perciò, il valore delle transizioni di un’economia è maggiore del PIL della stessa.
- ISTAT: il PIL viene calcolato dall’ISTAT ogni 3 mesi attraverso una stima pesata dei prezzi medi sul territorio. L’ISTAT effettua inoltre stime per cercare di quantificare beni illegali o nascosti, come ad esempio il lavoro nero o il traffico di droga.
Ci sono 3 modi per calcolare il PIL
- 1) PIL come ∑ SPESE = C (consumo) + I (investimenti) + G (spesa pubblica; G = Governo) + X (esportazioni) – Q (Importazioni) (PIL dal lato della domanda).
- 2) PIL come ∑ REDDITI.
- 3) PIL come ∑ VALORI AGGIUNTI. “Valore Aggiunto” (di un’impresa): è la differenza tra il valore della produzione e i costi sostenuti (dall’impresa). I valori aggiunti si vedono dai bilanci delle aziende, e quindi è possibile calcolare il PIL come sommatoria di questi. (PIL dal lato dell’offerta).
(In generale, il Pil non è un indice diretto del benessere; sostanzialmente è una stima)...
21 settembre disoccupazione, pieno impiego, inflazione
I = Investimento. Sono beni di investimento impianti, macchinari, ecc. acquistati da un’impresa per produrre per più cicli di utilizzo. I beni di investimento sono beni finali.
Disoccupazione: alcune definizioni
- Forza Lavoro (fL) = occupati + disoccupati.
- Disoccupati: chi non ha un lavoro ma lo sta attivamente cercando; coloro che non hanno un lavoro e non lo stanno attivamente cercando non rientrano nella categoria dei “disoccupati”.
- U = Tasso di disoccupazione = Disoccupati/fL = (L bar – L)/L bar dove (L bar = pieno impiego/piena occupazione; L = occupati).
Disoccupazione volontaria e involontaria
- 1. Disoccupazione volontaria: include quei lavoratori che rifiutano lavori a basso guadagno (“il salario per me è troppo basso, quindi scelgo di non lavorare”).
- 2. Disoccupazione involontaria: include le persone che sono state licenziate a causa della crisi economica, del fallimento della compagnia per cui lavoravano o della sua riorganizzazione.
Disoccupazione frizionale, strutturale e ciclica
- 1) Disoccupazione frizionale (detta anche disoccupazione naturale): è quel tipo di disoccupazione che nasce dal normale turnover nel mondo del lavoro (ovvero persone che entrano ed escono dalla forza lavoro) e dalla continua creazione/distruzione di impieghi. Deriva, infatti, dalle imperfezioni nel processo di abbinamento tra posti di lavoro disponibili (offerta di lavoro) e lavoratori in cerca della migliore occupazione possibile (domanda di lavoro). Il totale di disoccupati legati alla disoccupazione frizionale dipende dalla frequenza con la quale i lavoratori cambiano lavoro e dal tempo impiegato per trovarne uno nuovo. Si tratta di un fenomeno naturale, solitamente di breve periodo, che contraddistingue le economie dinamiche e in crescita. Un certo livello di disoccupazione frizionale non è quindi eliminabile, ma si può ridurre con politiche che diminuiscano le inefficienze e gli ostacoli al libero funzionamento del mercato del lavoro, come ad esempio, l’introduzione di servizi di collocamento più efficienti.
- 2) Disoccupazione strutturale: è la mancanza di un impiego legata all'assenza di corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro. In altre parole, è la mancata simmetria tra le abilità del lavoratore e quelle richieste dal datore di lavoro. Il progresso tecnologico, per esempio, impone nuove specializzazioni in molti settori, rendendo inadeguati i lavoratori che ne siano privi. Solitamente la disoccupazione strutturale dura di più di quella frizionale.
- 3) Disoccupazione ciclica: è la disoccupazione determinata dalle variazioni del ciclo economico. Il tasso di disoccupazione aumenta quando l'economia è in fase di recessione e diminuisce durante una espansione (boom economico) delle attività economiche.
Pieno Impiego (L bar) (detta anche “piena occupazione”): è una situazione in cui tutti gli individui di un paese, che sono in grado e disposti a lavorare, lavorano efficacemente sia come dipendenti di un’azienda o di un’organizzazione, sia creando la propria. Quando si verifica la piena occupazione, alla domanda di lavoro corrisponde esattamente l’offerta, in modo che il mercato del lavoro sia in perfetto equilibrio. Ciò significa che in un paese con piena occupazione, tutti i lavoratori che appartengono alla popolazione attiva e sono alla ricerca di un lavoro riescono a trovarlo. Tuttavia, come vedremo in seguito, anche quando c’è piena occupazione ci sono alcune persone che sono disoccupate, per un fenomeno noto come disoccupazione per attrito. (Nel sistema capitalistico il pieno impiego non viene raggiunto, ed il motivo è riconducibile al frizionale).
Inflazione (π): è la variazione percentuale di un indice di prezzo: ((Pt – Pt-1)/Pt-1) x100.
- P = indice di prezzo (dei prezzi).
- T = tempo.
- CPI = indice dei prezzi al consumo (Consumer Price Index). Nell’inflazione l’indice dei prezzi è costruito su panieri che sono mobili, temporalmente e spazialmente....
22 settembre inflazione, deflazione, indice dei prezzi al consumo (CPI)
Deflatore del PIL = è il rapporto tra PIL nominale (PIL) e PIL reale Y; il deflatore è un indice dei prezzi, talvolta lo chiameremo livello dei prezzi o indice medio generale dei prezzi; sono tutti sinonimi. Nel deflatore del PIL abbiamo tutti i beni e servizi prodotti in un determinato paese in un determinato periodo di tempo.
Inflazione e deflazione
- 1. Inflazione: è un processo di graduale incremento dei prezzi.
- 2. Deflazione: è l’opposto della inflazione; la deflazione è un calo del livello generale dei prezzi.
Politica inflattiva e politica deflattiva
- Politica inflattiva: voglio aumentare il tasso di inflazione.
- Politica deflattiva: voglio ridurre il tasso di inflazione.
Obiettivo BCE: mantenere l’inflazione costante al 2%; In questo periodo sta aumentando, negli USA sono già al 5-6%.
HICP (Harmonised Consumer Price Index): l'indice armonizzato dei prezzi al consumo è un indicatore dell'inflazione e della stabilità dei prezzi per la Banca centrale europea.
Indice dei prezzi al consumo (CPI: Consumer Price Index)
È una misura statistica formata dalla media dei prezzi ponderati per mezzo di uno specifico paniere di beni e servizi. Tale paniere ha come riferimento le abitudini di acquisto di un consumatore medio (che viene detto consumatore/famiglia rappresentativo).
Il CPI è l’indice di prezzo più utilizzato: misura l'aumento del livello generale dei prezzi, cioè l'inflazione al consumo per il periodo considerato (in altre parole, è una misura del costo della vita dello specifico periodo: se aumenta l’inflazione, diminuisce il potere di acquisto delle famiglie/consumatore).
“Famiglia/consumatore rappresentativo”: In economia, il concetto di agente rappresentativo è un costrutto teorico, largamente utilizzato nella macroeconomia e nella finanza, che si riferisce a un ipotetico agente che dispone di tutta la ricchezza dell'economia.
Tasso di crescita... In generale, come si calcola? : il tasso di crescita di una variabile X è dato dal rapporto tra l’incremento di X dal tempo t – 1 al tempo t ed il suo valore t – 1.
Ricorda! Per calcolare il tasso di crescita del PIL, devo usare il PIL reale (Y), e non quello nominale!...
23 settembre modello R-S
John Maynard Keynes (1936: Teoria Generale); il modello R-S è il modello keynesiano più semplice. È detto modello reddito-spesa (R-S), oppure modello Y-Z, oppure modello della croce keynesiana, perché le due rette si incontrano formando una croce.
Cosa rappresenta la lettera Z?
Z = ∑ spese (somma delle spese) = spesa programmata = domanda aggregata.
Dal lato della domanda, Z rappresenta la somma di tutti i beni e servizi finali acquistati (e che quindi rappresentano delle spese) da parte di consumatori, imprese, Stato, esportatori. Poi devo togliere le componenti che riguardano i beni importati e il saldo con l’estero.
Z = ∑ spese = C (consumo) + I (investimenti)+ G (spesa pubblica) + X (esportazioni) – Q (importazioni). A volte, X – Q viene indicato con NX (saldo verso l’estero).
Le importazioni hanno un meno davanti, in quanto dobbiamo calcolare il saldo con l’estero.
Quali sono le componenti della spesa programmata (Z)?
- 1) C = Consumo. Con consumo si intendono i consumi delle famiglie. Il consumo dipende da: a. Y = Reddito. Il consumo aggregato è funzione del reddito aggregato del PIL, indicato con Y (PIL reale); Y indica il PIL reale, la produzione, il reddito. Sono sinonimi. b. P = Indice dei Prezzi. c. We = Ricchezza (Wealth); da non confondere con W = Salario (Wages).
- 2) I = Investimento. Gli investimenti sono gli acquisiti effettuati dalle imprese. L’investimento serve ad aumentare la capacità produttiva dell’impresa (ci sono poi anche altri tipi di investimento, come quelli di mantenimento). Gli investimenti dipendono da: a. Aspettative sul futuro. a. r = Tasso di Interesse ... Ricorda! r è il tasso di interesse reale, mentre i è il tasso di interesse nominale. Equazione di Fisher: quando i prezzi sono fissi, e quindi l’inflazione è uguale a zero, il tasso di interesse nominale è uguale al tasso di interesse reale.
- 3) G = Spesa pubblica. È la spesa pubblica effettuata dallo Stato (Governo) Dipende dalle scelte politiche (naturalmente esogene).
- 4) X = Esportazioni (Export). Le esportazioni dipendono da 3 componenti fisse e una no (il reddito): a. P = Prezzi interni. b. P* = Prezzi esteri (i prezzi relativi). c. E = tasso cambio (se la moneta è diversa): è il prezzo di una valuta nei termini di un’altra valuta. d. Y : è il reddito dell’altro paese.
- W
- 5) Q = Importazioni (Import). Le importazioni hanno un segno meno davanti. Dipendono dalle stesse 3 componenti da cui dipendono le esportazioni.
Modello R-S: caratteristiche e assunzioni
- Prezzi fissi: li pongo uguali a 1.
- Paese economicamente piccolo: non ha impatto sugli altri, prende come esogene (cioè date) le variabili del resto del mondo. Ad esempio, le esportazioni sono esogene, cioè quello che incide sulle esportazioni è all’esterno del modello (detto ciò la variabile esportazioni può cambiare, ma è una costante). Anche la ricchezza (variabile stock) è esogena. Anche la spesa pubblica (visto che dipende dalle scelte politiche) è esogena. Anche per l’investimento, sia aspettative che tasso di interesse sono esogeni (nel modello successivo il tasso di interesse sarà endogeno).
Ricorda! Tutte la variabili che hanno il bar (barretta) sopra sono da considerarsi come esogene!
- Funzioni lineari: dove la variabile che non conosciamo è il reddito. Le funzioni lineari sono sostanzialmente due: il consumo (C bar + cY ) è le importazioni (Q bar + qY): tutto il resto è Desogeno.
( Forma Lineare: a + b*X )
L’equazione della spesa programmata
Z = C bar + c * Y + I bar + G + X bar – Q bar – q Y (dove Y = Y – TA + TR)D D = C bar+ c (Y – TA + TR) + I + G + X bar – Q bar – q Y.
Bar = componente “autonoma” = una componente che non dipende dal reddito, ma dal prezzo della ricchezza. Tutte le componenti che hanno il bar sopra sono da considerarsi come esogene, cioè date, esterne al modello.
Le componenti della spesa programmata
- 1) C bar = Consumo autonomo: è la parte dei consumi delle famiglie che non dipende dal reddito. Le famiglie compreranno sempre il pranzo.
- 2) Y = Reddito disponibile. Y = Y (reddito) – TA (tassazione: le tasse) + TR bar (trasferimenti:D Dsono tasse negative, sono tutto quello che le famiglie ricevono da parte dello Stato, per esempio gli assegni familiari, o i vari sussidi). In pratica, il reddito disponibile è il reddito delle famiglie diminuito delle cose che le famiglie devono versare allo Stato, e aumentato delle cose che lo Stato versa per aiutare le famiglie).
- 3) c = Propensione marginale al consumo: del prossimo euro che guadagno di reddito, quanto ne spendo in consumo? c indica la percentuale di nuovo/ultimo reddito le famiglie spendono in consumo.
- 4) q = Propensione marginale delle importazioni: indica la percentuale di nuovo/ultimo reddito che lo Stato spendo per le importazioni.
Modello R-S: assunzioni
- 1) 0 < c < 1 e 1 – c = s (dove s = propensione marginale al risparmio).
- 2) 0 < q < 1.
- 3) q è sicuramente < c (anche perché c contiene q: gli oggetti che importo sono nel consumo).
Il caso più semplice: solo famiglie e imprese
- Economia chiusa: non ci sono scambi con l’estero (X = Q = 0).
- Non c’è lo Stato: TA = TR = G = 0.
- In pratica, ci sono solo consumo e investimento!
Formula delle spese
Z = ∑ spese = C bar + c Y + I bar.
- Z dipende dal reddito. Condizione di equilibrio: Z = Y.
- Lungo la bisettrice la somma delle spese è uguale alla somma dei redditi.
- Eccesso di domanda e meccanismo di aggiustamento: fuori dall’equilibrio questa relazione non è necessariamente vera (ad esempio, in un punto dove Z > Y ) (Y non è solo il reddito, ma è 0 0 anche i valori aggiunti, la produzione). Cioè, Z > Y indica che per quel valore del reddito la 0 0 domanda è maggiore dell’offerta, cioè c’è un EDD. Questo EDD porterebbe quindi ad un aumento dei prezzi ma in questo modello i prezzi sono fissi; in questo modello non aumentano i prezzi ma solo la produzione (l’offerta, le quantità). Quindi si ha un aumento delle quantità che porta a Y1. Z1 è sempre > Y1. Si ripete il meccanismo, e si continua con EDD sempre più piccoli fino ad arrivare all’equilibrio, cioè il punto dove le due rette si incontrano.
Y = Reddito di equilibrio = (C bar + I bar) / ( 1 – c )E
Keynes: è un modello di domanda: il modello è guidata dalla domanda, l’offerta si adatta (è la domanda che crea la sua offerta, è un modello di domanda, centro del pensiero keynesiano). Le imprese sono sempre disponibili ad aumentare la produzione, perché c’è un eccesso di domanda. Le imprese vedono l’eccesso di domanda attraverso la riduzione delle scorte. Dopodiché decidono di aumentare la produzione.
I limiti del modello R-S: fix price e staticità del modello
- 1) I prezzi sono fissi: è ovviamente una ipotesi irrealistica.
- 2) È un modello statico: non è dinamico, non c’è il pedice t. Il tempo c’è, ma è quello che si chiama “tempo logico” o “tempo astratto”. Il modellista si chiede come cambia il modello al variare dei componenti (ad es. che succede se ci fosse un eccesso di domanda, ci sono vari passaggi ma resta comunque statico).
Graficamente
Intercetta verticale della retta delle spese = C bar + I bar (domanda autonoma).
Pendenza della retta delle spese = c (propensione marginale al consumo).
La bisettrice è inclinata di 45°, ovvero ha pendenza = 1.
La pendenza della retta delle spese è c; i vari casi.
- Se c =1, la bisettrice e la retta delle spese sono parallele, cioè non si incontrano mai, cioè non c’è mai un equilibrio (e di conseguenza l’eccesso di domanda c’è sempre e la produzione aumenta all’infinito), ovvero la condizione di eguaglianza di equilibrio non è mai verificata.
- Se C bar + I bar = 0 (intercetta uguale a zero; la pendenza è sempre uguale a 1): la retta delle spese coincide (è sovrapposta) con la bisettrice (nella formula di Y è zero sia il numeratore Eche il denominatore, cioè il rapporto è indeterminato). In questo caso gli equilibri sono infiniti!
- Se c=1 vuol dire che non risparmi.
- Se c >1 vuol dire che consumi più di quanto guadagni, cioè prendi a prestito, ma questa cosa in questo modello non vale: la società nel suo complesso non prende a prestito!
- Con c=1, non c’è equilibrio, quindi naturalmente non c’è nemmeno con c>1.
Il moltiplicatore keynesiano (o moltiplicatore della spesa autonoma)
Quando varia l’investimento, osserviamo che la variazione del reddito conseguente alla variazione
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.