Scienza politica
Scienza politica: disciplina che studia scientificamente i fenomeni politici.
Norberto Bobbio distingue tra un’accezione ampia e un’accezione ristretta e specifica di scienza politica:
- Accezione ampia: uno studio dei fenomeni politici condotto con sistematicità, appoggiato sui fatti, esposto con argomenti razionali.
- Accezione ristretta: uno studio sistematico dei fenomeni politici condotto con la metodologia delle scienze empiriche. Le scienze empiriche si definiscono solo a partire dal 1600, con la svolta galileiana e con la definizione del metodo scientifico. Il metodo delle scienze empiriche viene però applicato ai fenomeni sociali e politici solo dalla metà dell’Ottocento.
Queste due accezioni permettono di identificare due storie della scienza politica, una storia lunga e una storia breve.
- La storia lunga (scienza politica in senso lato): inizia 2500 anni fa (nel mondo greco, in particolare ad Atene) → Accezione ampia.
- La storia breve (scienza politica in senso stretto): inizia alla seconda metà dell’Ottocento, quando si cerca di adottare il metodo scientifico per studiare i fenomeni sociali → Accezione ristretta.
La storia lunga della scienza politica
Esponenti della scienza politica classica
Tucidide (460-404 a.C.): ateniese, esponente di una famiglia aristocratica, impegnato direttamente nella guerra contro Sparta (aveva incarichi militari); viene mandato in esilio, durante il quale si pone come obiettivo quello di scrivere una storia della guerra del Peloponneso, che aveva lacerato il mondo greco fino a quel momento relativamente compatto.
Storie, La guerra del Peloponneso: è un’opera politologica poiché si attiene rigorosamente ai fatti (primo elemento della scienza politica come definita da Bobbio: analisi sistematica che si appoggia sui fatti).
Tucidide è considerato il primo storiografo perché rispetto ad Erodoto, che inseriva nelle vicende narrate interventi soprannaturali (spiegava l’andamento delle guerre introducendo elementi soprannaturali), evitava ogni riferimento al piano soprannaturale e cercava di appurare lo svolgimento dei fatti appoggiandosi a fonti differenti, espressione delle varie città in lotta, che dessero un resoconto proveniente da fronti opposti.
Inoltre Tucidide, studiando la guerra del Peloponneso, voleva individuare i meccanismi, le leggi, le grandi regolarità che spiegassero l’origine della guerra, di tutte le guerre in generale.
È quindi considerato il primo politologo poiché il suo obiettivo non era quello di spiegare un singolo evento ma formulare un’ipotesi di spiegazione di carattere generale e universale e poiché si atteneva ai fatti → Elabora una legge di carattere generale che spieghi non un singolo fenomeno ma tutti i fenomeni simili a quello studiato (descrizione e spiegazione valida per tutti i casi simili) attenendosi ai fatti.
Aristotele (384-322 a.C.): individua quali sono i fattori che rendono stabile la costituzione di una polis, cioè quali sono i fattori demografici, economici, sociali, climatici che fanno sì che una città non sia sconvolta da guerre intestine, abbia un governo stabile e non venga travolta da malgoverno e disordini.
A differenza di Platone, Aristotele viene considerato un politologo → L’ambizione di Platone era quella di delineare l’ottima repubblica, l’ottimo governo; delineò come avrebbe dovuto essere costituita la città ideale, stabile nel corso del tempo, governata nel modo migliore e più saggio.
Però compì un’indagine solo in parte centrata sui fatti; non trovò il cuore della propria spiegazione nella realtà dei fatti ma in qualcosa che va oltre i fatti e il piano fisico; accedette a un piano metafisico che sta al di là della realtà. Il disegno della città ideale è costruito su una speculazione metafisica.
Secondo Platone, l’anima di ciascuno è costituita da tre componenti (saggezza, tendenza a perseguire l’onore, lavoro), che non sono ripartite in modo uguale tra tutta la popolazione: coloro che hanno maggiore saggezza saranno governanti, coloro che hanno maggiore onore dovranno essere guerrieri, mentre coloro che sono caratterizzati da altri appetiti dovranno dedicarsi ad attività lavorative.
Costruì su queste basi l’idea di una città ideale. L’elemento non empirico sta nella rappresentazione delle tre componenti dell’anima. Si tratta di una speculazione filosofica che va al di là del piano della conoscenza fattuale. Platone si spostò quindi su un terreno lontano dalla scienza politica in senso proprio. Il suo obiettivo non era quello di descrivere e spiegare ma di prescrivere. Non è considerato come anticipatore della scienza politica ma come pilastro della filosofia politica occidentale.
Aristotele è considerato invece un politologo poiché, prima di identificare i fattori che favoriscono un buon governo e la stabilità della polis, compì una sistematica raccolta di informazioni sulle costituzioni (insieme di norme che regolano la vita pubblica della polis) di molte città greche e straniere.
Sulla base di questo esame cercò di capire i fattori (geografici, demografici, sociali ecc.) che favorissero la stabilità di una polis. C’è una componente prescrittiva ma Aristotele è considerato comunque un politologo perché si attenne ai fatti reali e accertati tramite indagine e il suo tentativo era di fornire una spiegazione di carattere universale e generale, valida per tutte le unità politiche/poleis.
Machiavelli (1469-1527): ci sono molte opere che si occupano di politica ma che si limitano a descrivere repubbliche immaginarie che nessuno ha mai visto o vedrà mai (cosa dovrebbe fare il buon governante, come dovrebbe comportarsi il principe virtuoso); questi discorsi non hanno nulla a che vedere con la realtà ma sono semplici prescrizioni.
L’obiettivo di Machiavelli è quello di studiare e di riconoscere la verità effettuale della cosa, partire dall’osservazione dei fatti, dallo studio di come si svolgono effettivamente i fatti politici e sulla base di questo sviluppare una spiegazione.
Il compito della scienza politica non è stabilire cosa dovrebbe fare un governante se i cittadini fossero virtuosi, ma spiegare perché le dinamiche politiche si svolgono come effettivamente si svolgono, perché c’è competizione tra le forze politiche, perché i regimi democratici cadono, perché ci sono guerre ecc.
Machiavelli è considerato il fondatore della politica moderna. Separa la riflessione sulla politica dalla morale e dalla religione. È stato lungamente considerato come un pensatore che legittimava efferatezze, ma questa è una lettura deformata.
Viene considerato un politologo poiché si pone i due obiettivi di cui si è parlato: studiare la politica attenendosi ai fatti (che lui chiama “verità effettuale della cosa”), esponendo le caratteristiche del principe, non quelle che dovrebbe avere ma quelle che ha nella realtà (caratteristiche ambivalenti, anche fortemente negative); spiegare la politica ricercando delle regolarità, leggi, costanti nei fenomeni politici.
Hobbes (1588-1679)
Anche gli storici studiano i fatti; ma i politologi cercano spiegazioni di carattere generale (perché scoppiano le guerre), mentre gli storici puntano a spiegare un singolo evento (perché scoppia una singola guerra).
La storia breve della scienza politica
La storia breve della scienza politica nasce attorno alla seconda metà dell’Ottocento, quando nascono le moderne scienze sociali, nel clima del positivismo. Il positivismo non è una vera e propria corrente filosofica, ma una stagione intellettuale caratterizzata dalla fiducia nella scienza e nella possibilità per la scienza di risolvere i grandi problemi sociali, politici ed economici. Questa convinzione entra in crisi a fine Ottocento.
La scienza politica ‘positivista’ è convinta di poter individuare leggi di movimento e trasformazione degli organismi politici.
La spiegazione degli eventi la ricercavano anche Tucidide, Machiavelli e Hobbes, che cercavano spiegazioni di carattere generale. La diversità sta nel nuovo concetto di scienza, che le scienze della società e della politica adottano.
Il concetto di scientificità fino al Seicento non si era ancora definito, ma dal Settecento le scienze naturali si concepiscono come scienze empiriche, che elaborano ipotesi che devono essere provate sperimentalmente. Si definisce quindi, nel campo delle scienze naturali, il metodo scientifico; nello studio della società non viene adottato subito: non si trattava ancora infatti di discipline che pretendessero di essere scientifiche.
Nell’Ottocento, invece, si sviluppa la convinzione secondo cui si possano studiare i fenomeni sociali e politici individuando leggi simili a quelle individuate dalle scienze naturali → Anche le scienze della società possono usare il metodo sperimentale, che però sarà diverso da quello delle scienze naturali.
Molti grandi pensatori della società e della politica nell’Ottocento studiano le leggi di movimento e di trasformazione degli organismi sociali e politici.
Nella metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento Darwin pubblica la sua Origine delle specie → Secondo Darwin, le specie conosciute sono il risultato di un processo di selezione della specie in virtù del quale le varie specie si sono evolute e trasformate.
Gli scienziati sociali e politici cercano di fare un’operazione analoga non per gli esseri umani ma per la società. Gli scienziati politici e sociali positivisti cercano di individuare qualcosa di analogo al principio di evoluzione e di selezione naturale di Darwin, ma adattabile agli organismi sociali e politici.
Le ipotesi formulate sono diverse, ma tutti i sociologi e politologi cercano di individuare leggi di funzionamento e trasformazione degli organismi politici e sociali.
Due studiosi italiani, fondatori della scienza politica italiana nella sua accezione più ristretta, che avevano l’ambizione di scoprire leggi di trasformazione degli organismi politici, furono Mosca e Pareto.
- Gaetano Mosca (1858-1941): nel 1896 pubblica Elementi di scienza politica, trattato in cui definisce una disciplina che studia specificamente la politica in modo scientifico e realistico. Questo è il momento in cui la scienza politica nasce in Italia come disciplina autonoma.
- Vilfredo Pareto (1848-1923): dopo essersi dedicato a studi di natura economica, Pareto si dedica a studi sociali e politici, impegnandosi nella stesura di un trattato in cui condensa la sua visione dei fenomeni sociali → Chiama questa disciplina sociologia, ma i sociologi non hanno mai riconosciuto in Pareto un precursore, mentre viene riconosciuto come punto di riferimento dai politologi. Pareto si concentra sulle politiche e su chi ha in mano il potere politico in una società.
- Herbert Spencer: pioniere della sociologia ma si occupò anche di fenomeni politici e ebbe influenza su scienza politica successiva.
Nella storia breve della scienza politica interviene una forte cesura: a inizio del Novecento in Europa il positivismo entra in crisi, e anche la scienza politica viene accantonata per un ventennio.
L’accusa rivolta ai positivisti è di avere dato spiegazioni eccessivamente deterministe, di avere ricercato spiegazioni/leggi che tenessero conto di fattori biologici, ambientali, geografici, razziali ma non di fattori culturali e dell’influenza che i singoli individui possono avere nelle vicende storiche; non tenevano conto quindi dell’influenza della cultura, e quindi della variabilità della cultura nei diversi luoghi ed epoche. Il grande critico italiano del positivismo è Benedetto Croce.
Questa critica al determinismo colpisce le scienze sociali in Europa ma non negli USA, dove l’influenza di idealismo è molto più debole; la storia breve della scienza politica conosce una nuova tappa che porta la disciplina ad affermarsi definitivamente negli USA.
Con delle anticipazioni negli anni Venti e Trenta del Novecento, negli anni Quaranta e Cinquanta la scienza politica neo-positivista o comportamentista si afferma negli USA, dove si consolida una disciplina accademica che studia scientificamente i fenomeni politici tramite il ricorso al metodo delle scienze empiriche.
- Harold Lasswell (1902-1978): più noto esponente della scuola politologica di Chicago, che si afferma negli anni Venti e Trenta. Nel dipartimento di scienza politica dell’Università di Chicago si definiscono i cardini metodologici della scienza politica.
- Robert Dahl (1915-2014)
A partire dagli anni Quaranta e Cinquanta, quando la scienza politica nordamericana si sta già definendo come una realtà importante, si diffonde questo modello anche nel resto del mondo occidentale. La scienza politica torna anche in Europa.
Alcuni politologi italiani degli anni Cinquanta e Sessanta:
- Giovanni Sartori: ha una importante influenza nel trasferimento del modello statunitense in Italia.
- Gianfranco Miglio: si rifà più ai modelli di Mosca e Pareto.
- Bruno Leoni e Norberto Bobbio: filosofi della politica ma che legittimano la necessità di uno studio scientifico dei fenomeni politici.
Una mappa della scienza politica oggi
Scienza politica: studio dei fenomeni politici basato sui fatti, che ricorre per quanto possibile al metodo delle scienze empiriche e che ha l’obiettivo di individuare delle spiegazioni di carattere generale. Formula ipotesi di carattere generale e universale e ne cerca una conferma empirica nello studio della realtà.
La scienza politica si divide, a seconda dei campi di studio, in settori:
- Teoria politica: costruzione dei concetti finalizzati alla ricerca empirica.
- Politica comparata: studio di ciò che avviene all’interno dei singoli sistemi politici e quindi dei singoli Stati (processi di democratizzazione, regimi non democratici, sistemi di partito, partiti politici, comunicazione politica, ecc.). Compara ciò che avviene in diversi stati.
- Politiche pubbliche: studio dei processi con cui vengono formulate e implementate le politiche (dei rifiuti, pensionistiche, sanitarie ecc.) da parte dei livelli di governo. Studia quindi i meccanismi con cui vengono prese e implementate (realizzate) le decisioni.
- Relazioni internazionali: studio delle relazioni tra Stato, delle politiche estere degli Stati, dei conflitti internazionali, studi strategici, geopolitica, ecc.
Un quadro minimo della scienza politica
L’oggetto della scienza politica
La politica è un oggetto di studio multiforme: non identifica qualcosa di ben definito, poiché i confini dell’ambito politico sono storicamente mutevoli. Negli ultimi 2500 anni la politica si è occupata di qualsiasi tema (regole che disciplinano i matrimoni, tasse, leggi che disciplinano i commerci ecc.), per cui non è definibile sulla base dei temi di cui si occupa.
La politica non è circoscrivibile a ciò che fanno e alle decisioni che prendono i governi; anche il cittadino stesso può svolgere un’azione politica. Una delle grandi manifestazioni della politica è inoltre la guerra.
La scienza politica studia i fenomeni politici. Bisogna considerare le modalità in cui si manifestano i fenomeni politici.
Obiettivo della scienza politica
L’obiettivo specifico della scienza politica è quello di spiegare i fenomeni politici. In questo si differenzia sia dalla storia dei fenomeni politici sia dalla filosofia dei fenomeni politici.
Si possono individuare tre grandi obiettivi che lo studio della politica in generale può perseguire: la descrizione dei fenomeni, la spiegazione dei fenomeni e la prescrizione (indicazione di un dover essere, di una serie di indicazioni di carattere morale o pratico da seguire).
L’elemento che caratterizza in modo specifico la scienza politica è la spiegazione; la scienza politica fornisce una spiegazione di carattere universalizzante e generale, che vada bene per molti casi analoghi e non per un singolo caso specifico.
Questa distinzione fra gli obiettivi consente anche di comprendere la differenza tra la scienza politica e la storia politica e tra la scienza politica e la filosofia politica. La storia politica si occupa specificamente della descrizione accurata dei fatti; talvolta anche lo storico si pone l’obiettivo di fornire una spiegazione, ma non giungerà ad una spiegazione di carattere generale bensì specifica, centrata sul singolo caso.
Proprio perché puntano a spiegare una pluralità di casi simili, i politologi devono semplificare la descrizione da cui partono: se lo storico punta a descrivere in maniera accurata i fatti, il politologo parte da una descrizione affidabile ma deve semplificare il quadro; il suo sguardo deve essere riduzionista: lo scienziato politico, nel formulare delle spiegazioni, deve eliminare dalla spiegazione una serie di dati che a suo avviso sono poco rilevanti (evita di considerare, ad esempio, la personalità dei singoli individui che entrano in gioco, le peculiarità culturali dei contesti studiati), altrimenti non potrebbe considerare una serie di casi come casi simili.
L’ultimo obiettivo che può essere perseguito è la prescrizione, cioè la fissazione di una serie di ideali normativi. In questo caso, lo studioso dei fenomeni politici non punta a spiegare ma punta a prescrivere dei comportamenti, delle ricette che dovrebbero essere seguite. Questo obiettivo caratterizza la filosofia politica.
Questo è uno dei grandi temi discussi dalla filosofia politica occidentale: caratteristiche dell’ottimo governo; come dovrebbe essere organizzata una comunità politica per essere stabile e per garantire il benessere degli individui ecc. → Obiettivo di carattere prescrittivo perché viene fissato un ideale normativo che dovrebbe essere perseguito.
Anche gli scienziati politici si possono porre obiettivi prescrittivi: Machia
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