Le componenti e le funzioni della comunicazione
Definizione di comunicazione
La comunicazione viene definita in base a due caratteristiche fondamentali:
- La comunicazione è un processo: ogni scambio comunicativo è definibile come un sistema complesso che coinvolge più soggetti sociali e che si articola in una serie di fasi e di eventi. Il fuoco dell’analisi non va indirizzato sul singolo atto comunicativo come avulso dal contesto, ma bisogna tenere conto del fatto che ci sono più soggetti sociali che partecipano alla comunicazione e che tra questi soggetti c’è un’interazione reciproca. Non si può prescindere dalla relazione reciproca che esiste tra gli interlocutori.
- La comunicazione è intenzionale: risale ad un’intenzione dell’interlocutore. Ci sono alcuni paradigmi teorici che ipotizzano che, perché ci sia comunicazione, ci debba essere un certo grado di intenzionalità di chi comunica; altri paradigmi teorici non sono concordi: ritengono che non è detto che debba esserci intenzionalità perché ci sia comunicazione (es. approccio pragmatico alla comunicazione).
C’è una proprietà del comportamento che difficilmente potrebbe essere più fondamentale e proprio perché troppo ovvia viene spesso trascurata: il comportamento non ha il suo opposto. In altre parole non esiste qualcosa che sia “non comportamento” o, per dirla più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. Ora se si accetta che l’intero comportamento in una situazione di interazione (tra persone, esseri viventi, ecc.) ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. Pragmatica della comunicazione umana, [Warzlawick P., Bravin I., Roma, astrolabio, 1971]
Siccome non esiste l’opposto di un comportamento, tutto ciò che facciamo durante la quotidianità è comunicazione; non necessariamente ci deve essere un’intenzione. Qualsiasi azione che le persone fanno, anche inconsapevolmente, comunica qualcosa (es. scelta dell’abbigliamento, scelta di un acquisto ecc.). Tutto il comportamento è comunicazione, quindi non è detto che l’intenzionalità sia una caratteristica definitoria della comunicazione.
Rispetto a questo secondo criterio di definizione della comunicazione, cioè l’intenzionalità, ci sono quindi diverse visioni.
Una prima possibile definizione di comunicazione
La comunicazione umana può essere descritta come un “processo di scambi di messaggi in un ambiente sociale, che implica attività cognitive, stati emotivi, ed esiti comportamentali”. [Geiger e Bradac 1996, Enciclopedia Blackwell]
La comunicazione è un processo (sistema complesso che si articola in più fasi e che coinvolge più soggetti sociali); alla base della definizione di comunicazione c’è l’idea dello scambio reciproco; è importante il contesto sociale all’interno del quale le persone comunicano, dove sono fondamentali i ruoli sociali rivestiti dalle persone mentre comunicano; la comunicazione implica attività cognitive, stati emotivi, ed esiti comportamentali (azioni).
Ottica psicosociale di studio della comunicazione: tiene conto delle caratteristiche psicosociali (come percepiamo, ragioniamo, trasmettiamo e recepiamo le emozioni altrui, come ci comportiamo e che azioni facciamo).
Le componenti dell’atto comunicativo
Atto comunicativo: unità minima di analisi della comunicazione; più piccola parte di uno scambio comunicativo che è suscettibile di essere studiata. Esempio: un gesto, uno sguardo, una parola.
L’atto comunicativo può essere scomposto in varie componenti: fonte, messaggio, ricevente, canale, contesto, codifica, decodifica.
- Fonte: colui che produce la comunicazione, da cui parte la comunicazione. La fonte può essere facilmente identificabile, ma anche non chiaramente identificabile (es. in uno spot pubblicitario la fonte non è la persona protagonista dello spot bensì il brand, chi ha creato lo spot). In alcuni casi la fonte è riconducibile ad una persona fisica, in altri casi ad un gruppo, ad un’istituzione.
- Messaggio: è il contenuto della comunicazione, che deve passare da fonte a ricevente.
- Ricevente: colui o coloro che ricevono e devono recepire/interpretare/comprendere la comunicazione.
Molto importanti sono le fasi di codifica e di decodifica:
- Codifica: fa riferimento alla fase di trasformazione di un contenuto cognitivo, emotivo o affettivo in un fatto, in un segnale concreto (una parola, un gesto, un’azione). È il processo attraverso il quale ciò che la fonte vuole trasmettere viene trasformato in qualcosa di concreto, in un insieme di simboli, che possono essere verbali, sonori o visivi (es. comunicazione non verbale); questi simboli hanno un significato che deve essere condiviso da fonte e ricevente perché possa essere compreso. Quando si codifica un messaggio bisogna tenere conto del punto di vista dell’altro: è necessario eseguire la fase di trasformazione dei contenuti emotivi o cognitivi in modo efficace, tenendo conto delle conoscenze del destinatario. Importante, nella fase di codifica, è il concetto di feedback da parte del ricevente: quando una fonte codifica un messaggio deve tenere conto del feedback dell’interlocutore (attraverso il feedback si capisce se il messaggio è compreso dal destinatario); il feedback può derivare da segnali non verbali (sguardo, annuire con la testa ecc.). Durante la fase di codifica possono esserci degli ostacoli, quali gli errori di codifica che coincidono con le scelte sbagliate che la fonte può fare relativamente, ad esempio, alle scelte linguistiche utilizzate per fare passare un messaggio, oppure alla scelta sbagliata del mezzo attraverso cui far passare il messaggio, o ad un uso non competente del canale di comunicazione utilizzato.
- Decodifica: è il secondo momento dell’atto comunicativo, e consiste nella ricezione del messaggio trasmesso. È un processo che comporta non solo una elevata attenzione da parte del ricevente ma anche un certo sforzo per raccogliere tutti i dati necessari alla comprensione di un messaggio. La fase di decodifica può essere a sua volta scomposta in una serie di sottofasi:
- Percezione del messaggio: il messaggio deve essere innanzitutto percepito dal punto di vista sensoriale. Ad esempio, deve esserci una ricezione uditiva dei suoni, o visiva dei gesti o delle espressioni del viso.
- Riconoscimento dei segni: fonte e ricevente devono condividere un codice, per esempio la lingua, che si basa sulla conoscenza condivisa dei simboli che passano.
- Interpretazione del messaggio: il ricevente deve interpretare il significato del messaggio attraverso un processo di continua costruzione e ricostruzione dei significati che vengono trasmessi. Il ricevente deve quindi mettere in atto un processo interpretativo del significato che gli viene passato. Questo è un processo continuo e complesso, poiché via via che lo scambio comunicativo procede il ricevente ha modo di continuare ad aggiustare l’interpretazione del significato. Più le informazioni si accumulano, più il ricevente ha elementi per dare un’interpretazione corretta del messaggio. Persone diverse e con diverse caratteristiche possono interpretare diversamente uno stesso messaggio: a seconda delle disposizioni, degli atteggiamenti e delle caratteristiche di personalità l’interpretazione di uno stesso messaggio può essere diversa; le caratteristiche del ricevente influenzano il modo in cui il ricevente interpreta e quindi decodifica il messaggio.
Gli errori di decodifica sono i cosiddetti fraintendimenti (misunderstandings): il ricevente può fraintendere il messaggio e interpretarlo in modo diverso da quelle che erano le intenzioni della fonte.
Canale e contesto
Importanti sono anche il canale e il contesto.
- Canale: mezzo fisico/ambientale che rende possibile la trasmissione di un messaggio. Si distingue tra canale verbale e canale non verbale, o fra codice analogico (coincide con la comunicazione non verbale: il segnale codificato ha una certa analogia con ciò che rappresenta) e codice digitale (il canale verbale: combinazione di alcuni elementi discreti, come le lettere, che in modo arbitrario costituiscono le parole). Si fa riferimento a due caratteristiche:
- La capacità del canale, cioè la quantità di informazioni che il canale può trasmettere in una certa unità di tempo. Il canale verbale, che ha un’elevata specificità comunicativa, ha una elevata capacità: rispetto al canale non verbale, che ha una gamma più ristretta dal punto di vista dell’articolazione, le parole e le combinazioni sintattiche tra le parole permettono di avere una elevata ricchezza e complessità comunicativa. Il canale verbale ha una capacità più elevata rispetto al canale non verbale.
- L’immediatezza del canale: rapidità attraverso la quale le informazioni passano dalla fonte al ricevente (rapidità del messaggio). Spesso il canale non verbale risulta essere più immediato rispetto al canale verbale: uno sguardo e un’espressione sono molto immediati e danno subito l’idea dell’atteggiamento di una persona.
Nelle interazioni comunicative, canale verbale e non verbale non vanno considerati come due sistemi separati fra di loro: vi è una costante interazione fra le informazioni provenienti dai due canali. Canale verbale e canale non verbale sono strettamente connessi e vanno studiati in interazione reciproca tra di loro (es. la gestualità ha una connessione con il parlato).
- Contesto: si distingue, in primo luogo, fra gli aspetti concreti del contesto spazio-temporale. Se gli interlocutori si trovano nello stesso tempo e la comunicazione si svolge nello stesso tempo si parla di comunicazione sincrona; quando le persone comunicano in tempi diversi, cioè quando la comunicazione avviene in tempi diversi, si parla di comunicazione asincrona (es. via mail).
Si parla inoltre di contesto psicologico: quando si comunica si distingue fra il contesto esplicito della comunicazione e il contesto implicito. Il contesto esplicito si riferisce a tutto ciò che ha a che fare con i significati e la comunicazione verbale e non verbale che passa tra emittente e ricevente (i contenuti del messaggio); il contesto implicito è invece un contesto di significati più ampi, a cui possono fare riferimento sia emittente sia ricevente, che entra in gioco quando si comunica attraverso il ‘non detto’ (es. se si fanno battute ironiche si presuppone che il ricevente abbia gli elementi per capirne il sotteso; anche le caratteristiche della voce possono veicolare significati che vanno al di là di quello che viene detto). Comprendersi dal punto di vista del ‘non detto’ significa comunicare tenendo in conto anche il contesto implicito della comunicazione. Spesso questo aspetto è influenzato dalla relazione esistente tra gli interlocutori. Si presuppone che l’atto comunicativo è efficace nel momento in cui l’emittente passa non solo il contenuto esplicito ma anche il sottinteso, che se viene condiviso dall’interlocutore fa sì che l’atto comunicativo sia veramente efficace.
Sviluppi teorici della concezione di comunicazione
Comunicazione come trasferimento di informazione
Modello di Shannon e Weaver (1949)
Questo modello ha iniziato a scomporre l’atto comunicativo nei suoi elementi principali; è stato criticato e superato da altri modelli, ma ha il pregio di avere iniziato a concepire la comunicazione come un processo e a focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche di ogni singolo elemento della comunicazione.
Primo modello a parlare di processo comunicativo.
Questo modello è stato fortemente influenzato dagli sviluppi tecnologici dell’epoca, ad esempio dall’invenzione del calcolatore. È stato introdotto lo studio del passaggio dell’informazione: si ipotizza che la comunicazione possa essere concettualizzata come un passaggio di un’informazione. Questa nozione deriva dall’informatica, perciò questo modello viene definito anche come modello matematico dell’informazione.
La fonte, attraverso una fase di codifica (produzione del messaggio; trasformazione dei contenuti in segnali concreti), produce un segnale (il messaggio) attraverso un trasmettitore (nel caso del parlato, l’apparato fonatorio). Il segnale viene recepito da un recettore (nel caso della parola, l’apparato uditivo). Il recettore percepisce il segnale dal punto di vista dei sensi; ha luogo la fase di decodifica (percezione e interpretazione del messaggio), che trasforma il segnale in un messaggio che ha un significato che arriva al destinatario.
Si ipotizza che il segnale, quindi la comunicazione, passi attraverso un canale (verbale o non verbale) e si fa riferimento ai possibili segnali di disturbo della comunicazione, cioè i cosiddetti rumori (rumori fisici o interferenze che possono distrarre l’attenzione del destinatario verso il messaggio).
Questo modello ha attirato numerose critiche:
Il modello di Shannon e Weaver è un modello molto semplificato della comunicazione:
- Fonte e destinatario sono concettualizzati come due sistemi “meccanici”, collegati tra loro da un canale unidirezionale (la comunicazione ha una direzione: c’è comunicazione solo se l’informazione passa da una fonte a un destinatario). La comunicazione è vista come un processo lineare.
- Al destinatario viene attribuito un ruolo passivo (aspetta semplicemente il messaggio).
- Alcuni elementi aggiunti successivamente al modello dagli stessi suoi autori: feedback (risposta da parte del destinatario al messaggio che servirebbe al mittente per capire se la comunicazione è efficace ed eventualmente rimodularla), ridondanza (ripetizione continua del messaggio: es. comunicazione pubblicitaria. Se un messaggio viene ripetuto è più probabile che riceva l’attenzione del destinatario), rumore/disturbo (l’idea di rumore non è limitata solo a tutto ciò che impedisce fisicamente di dare attenzione al messaggio, ma è ampliata anche ai rumori intesi in senso psicologico, ad esempio la mancata abilità di esprimere o di ricevere un messaggio come la povertà lessicale).
Successivamente questa concezione è stata superata. Un’idea più condivisa rispetto al processo comunicativo può essere rappresentata dallo schema seguente.
Comunicazione bidirezionale
La fonte, attraverso un processo di codifica, produce un messaggio che arriva al destinatario attraverso un canale; attraverso un processo di decodifica il destinatario recepisce e interpreta il messaggio. Si presuppone però che il destinatario dia una risposta, verbale o non verbale, che si può trasformare in un feedback che permette alla fonte di capire se la comunicazione è stata efficace ed eventualmente rimodularla. Questo processo di risposta e feedback viene definito circuito di risposta, o feedback loop; questo processo aggiunge dinamicità e un carattere interattivo allo scambio comunicativo: la comunicazione non è un passaggio di informazioni unidirezionale, ma è un processo circolare e dinamico.
Questo schema aggiunge due ulteriori concetti:
- Campo d’esperienza della fonte.
- Campo di esperienza del destinatario.
Il messaggio è inserito nell’area di sovrapposizione fra le due aree: il messaggio passa efficacemente attraverso il canale scelto solo se c’è una condivisione del campo di esperienza della fonte con il campo di esperienza del destinatario. Deve esserci un’area, nello scambio comunicativo, in cui le conoscenze, il background, i valori (il campo di esperienza) dei due attori si intercettano; il messaggio passa efficacemente solo se c’è questa area di sovrapposizione; se non c’è questo match la comunicazione non passa, passa parzialmente o può essere fraintesa. La sovrapposizione dei due campi di esperienza, che garantisce l’efficacia della comunicazione, si traduce in una condivisione di significati.
L’approccio pragmatico introduce il concetto di conoscenza enciclopedica: conoscenza dei significati impliciti di cui si parlava precedentemente. Se non c’è questo match la comunicazione non passa.
La comunicazione non è più concepita come unidirezionale ma come circolare; il destinatario non è più concepito come attore passivo della comunicazione, ma può dare una risposta; ci deve essere un’area di significati condivisi tra fonte e destinatario.
L’importanza del contesto: approccio pragmatico (scuola di Palo Alto)
La comprensione di un’espressione/comunicazione avviene sulla base di assunzioni di background circa il contesto in cui essa viene pronunciata, facendo interagire due tipi di conoscenza: conoscenza linguistica e conoscenza enciclopedica.
Assunzioni di background: campo di esperienza; quando comunico devo far sì che il mio campo di esperienza e quindi le mie conoscenze di background si avvicinino il più possibile a quelle del destinatario (devono condividerle con il destinatario e capire quali sono quelle del destinatario).
Contesto: non si può studiare la comunicazione e l’atto comunicativo come avulso dal contesto in cui avviene. Il contesto viene determinato dall’interazione tra i due tipi di conoscenza.
La conoscenza linguistica è la conoscenza dei significati che vengono associati ai segni (parole, gesti); quando si comunica, innanzitutto, gli interlocutori devono attribuire lo stesso significato ai segni. La conoscenza linguistica deve interagire con la cosiddetta conoscenza enciclopedica (definita anche come conoscenza d
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