Riassunto lezioni
1.1 Gli archivi nella percezione comune
Secondo l'opinione comune, gli archivi sono:
- Mucchi di carte
- Mostre ed esposizioni
- Scaffali
- Luoghi inaccessibili
Il concetto di archivio nella sua accezione più ampia (voc. Treccani) è raccolta di atti, testi, foto che possono avere valore documentario, catalogati in modo da rendere agevole la consultazione e il reperimento. Gli archivi sono variati nel tempo con l'avvento di internet e non esistono solo quelli cartacei e fisici ma anche quelli digitali. Ci focalizzeremo sul concetto di archivio in senso proprio, è un concetto in base al quale non solo vengono definiti in base alla forma ma allo scopo degli oggetti prodotti, accumulati e conservati. La definizione stessa parte dall'origine, dal processo che origina l'accumulazione degli archivi. Gli archivi non vengono catalogati, quelli sono i libri (come vedremo archivi e biblioteche sono due concetti ben distinti), ma vengono descritti e inventariati. Costituiscono una presenza nel nostro quotidiano e sono il frutto di ogni nostra attività e nascono per soddisfare esigenze pratiche. Possono poi diventare testimonianze storiche e culturali.
1.2 La definizione di archivio, le sue caratteristiche e le sue valenze
Documento Archivistico
Per Documento Archivistico intendiamo ogni mezzo che consente di tramandare la memoria di un fatto, provandone l'esattezza e le modalità, soprattutto concretizzato con la scrittura (atto giuridico). Dati e informazioni non sono sinonimi di documenti ma sono rapportati con esso perché solo una parte di dati (immagini, suoni, simboli) interpretati generano conoscenza che viene trasformata in informazione (attraverso lo scambio di pareri). Una parte di queste informazioni può essere resa documento, digitalmente o testualmente, con lo scopo di prova e testimonianza di eventi, esperienze e idee. I documenti elaborati da un soggetto non sono a sé stanti ma a un dato documento ne seguono altri interconnessi per rendere il tutto più chiaro.
Il documento archivistico non vive di vita propria ma in relazione al soggetto produttore e agli altri documenti prodotti, e solo così ne permette la sua totale interpretazione. Il documento archivistico è una rappresentazione memorizzata in forma stabile su un supporto, prodotta e conservata da una persona fisica o giuridica nel corso di un'attività pratica nell'esercizio delle sue funzioni di atto/fatto rilevante per lo svolgimento di tale attività. Un documento va analizzato e interpretato nella sua capacità di rappresentare nel tempo l'atto all'interno di un sistema di sedimentazione documentaria di un determinato soggetto (Archivio) e legati tra loro in relazione ad altri documenti (Vincolo Archivistico).
Archivio
Il concetto di archivio è poliedrico e ambiguo. Ci sono ben tre concetti:
- Archivio in senso proprio: va oltre alla definizione di raccolta di oggetti. Infatti è la connotazione fisica e materiale della memoria umana e ha senso di esistere solo grazie ai rapporti vicendevoli tra i documenti, in quanto considerato un complesso organico di documenti. È l'insieme di documenti prodotti da un soggetto durante l'esercizio della sua attività, trasmesso o conservato da lui o da altri che gli siano subentrati. Rappresenta la traccia materiale lasciata dal soggetto produttore durante le sue attività.
- Archivio in senso lato: responsabile dell'acquisizione, conservazione e consultazione degli archivi.
- Archivio in senso fisico: è l'edificio o parte di esso in cui sono conservati e dati in consultazione gli archivi.
Fasi dell'archivio
Esistono tre età dell'archivio (si prende in esame lo stesso archivio):
- Archivio corrente: relativo agli affari in corso.
- Archivio di deposito: relativo agli affari che non hanno più utilità pratica (entro un certo numero di anni).
- Archivio storico: relativo agli affari che non hanno più utilità pratica (oltre un certo numero di anni) e che hanno valore storico.
Archivio come bene culturale
Gli archivi possono essere considerati beni culturali e quindi parte del patrimonio culturale. La locuzione bene culturale riconduce sotto di sé molte tipologie di beni che in virtù dei loro interessi diventano da cose a beni. Un bene culturale è tutto ciò che costituisce testimonianza avente valore di civiltà.
Fasi della tutela dei beni culturali in Italia
- 1865: Prima legge per la tutela degli archivi.
- 1909: Legge Rosadi N.364 Prima normativa dei beni culturali post Unità, introduce il diritto di prelazione di un bene (divieto di esportazione).
- 1939: Legge Bottai.
- 1954: Convenzione per la protezione in caso di conflitto armato.
- 1956: La commissione Franceschini introduce la locuzione di Bene Culturale.
- 1988 e 1971: Altre due commissioni fanno istituire il Ministero dei Beni Culturali nel 1975.
La struttura dell'archivio
Risulta diversa a seconda del tempo e del soggetto produttore. È analizzabile attraverso l'analisi di modi di produzione e accumulazione dei documenti e dei legami che si sono determinati nel corso dell'attività, nello svolgimento delle funzioni del soggetto produttore. Per studiare l'archivio dal punto di vista della sua struttura bisogna individuare i modi specifici della sua formazione e definire gli elementi strutturali che lo costituiscono.
Si distinguono diverse tipologie di unità di aggregazione dei documenti. Criteri distintivi riguardano in primo luogo il livello di aggregazione:
- Unità archivistiche di base: l'unità minima indivisibile di un archivio che può aggregare più documenti o essere formata solo a uno.
- Serie: struttura articolata in cui risulta strutturato logicamente e strutturalmente l'archivio, riflettono in vario modo le funzioni e le attività svolte e le modalità di sedimentazione dei documenti. Alcune tipologie di serie sono:
- Stessa tipologia formale
- Genere di corrispondenti
- Riferita allo stesso argomento anche se documenti di tipologia diversi
- Atti con lo stesso redattore ma eterogenee nella natura
- Documenti di natura e produzioni eterogeni collegate da comunanza di contenuti, ovvero per materia.
- Fondo Archivistico
L'Archivistica
La produzione e l'accumulazione sempre più consistente di documentazione nel corso dei secoli ha portato allo sviluppo e all'adozione di tecniche sempre più raffinate di gestione degli archivi sia quelli in formazione sia quelli già formati. Queste tecniche hanno favorito a formare fin dal passato un patrimonio di prassi e metodologie sviluppate dai professionisti della conservazione (archivisti). Tale patrimonio nel XIX secolo ha consolidato una disciplina specifica, l'archivistica, che guarda agli archivi per:
- Organizzarli e gestirli nella loro formazione
- Descriverli, ovvero per identificarli, localizzarli e illustrali una volta formati
Plessi dice: “L’archivistica studia quei particolari complessi documentari, denominati archivi, che si formano come memoria oggettivata in relazione ad attività pratiche, svolte da un soggetto. Essa ne studia la struttura, la tipologia, l'ordinamento, la composizione, ne esamina le modificazioni causali o deliberate, indaga sulla necessità degli sfoltimenti o sulla legittimità di quelli effettuati, elabora tecniche di conservazione e suggerisce modalità di ricerca storica o amministrativa. La conoscenza esatta di un archivio, ovvero della sua formazione e dei mezzi di ricerca che permettono il suo studio, è insomma l’obiettivo dell’archivista.”
L’ordinamento è quella gamma di azioni che gli archivisti mettono in atto per ristabilire l’ordine del soggetto produttore. La ricerca archivistica intesa come identificazione e localizzazione di specifici nuclei documentari e come reperimento all’interno di questi documenti che possono le esigenze informative e gli interessi dei ricercatori, è un processo tutt’altro che lineare e pieno di insidie, sia che venga svolto in ambito analogico sia online.
Le variabili che possono condizionare in maniera più o meno evidente la nostra ricerca sono:
- La morfologia delle fonti archivistiche
- La disponibilità di fonti archivistiche
- La geografia conservativa
- La disponibilità e la qualità degli strumenti di ricerca
- Il tempo a disposizione
- La consuetudine con le fonti documentarie
In mezzo alle tante variabili rimane la costante che la documentazione archivistica è prevalentemente di natura pratica e connessa ad attività svolte dai vari soggetti che l’hanno creata al fine di soddisfare proprie specifiche esigenze. Non è stata creata per essere usata come fonte storica.
La morfologia delle fonti archivistiche
I fattori che determinano le alterazioni della documentazione sono:
- Il trascorrere del tempo: oggetti fisici che si deteriorano, Obsolescenza dei supporti
- L’uso che ne è stato fatto in quanto memoria-autodocumentazione da parte dei soggetti produttori nella sua fase corrente
- Particolare eventi attribuiti a cause umani o naturali: Dolose(luogo umido) colpose(Scarti)
- Modi e criteri che possono aver influenzato la relativa conservazione e trasmissione: si lega al fattore n°2. Sul finire del 18° secolo (Napoleone) le riforma dello Stato portarono alla scomparsa delle istituzioni che prima avevano il controllo degli Archivi e ci fu uno scarto di una buona parte della documentazione archiviata.
Il materiale archivistico è quindi segnato da determinate vicende storico-archivistiche che lo hanno nel corso del tempo trasformato. Oggi possediamo gli archivi nella misura in cui sono sopravvissuti all’usura del tempo o a distruzioni accidentali o dolose, nella misura in cui sono stati tramandati dal soggetto produttore e da chi abbia ritenuto utile conservarli. Bloch diceva: “I documenti non saltano fuori per effetto di chissà quale imperscrutabile volere degli Dei. La loro presenza o la loro assenza, in un fondo archivistico, dipendono da cause umane che non sfuggono affatto all’analisi, e i problemi posti dalla loro trasmissione, nonché non essere soltanto esercizi per tecnici, toccano essi stessi nell’intimo la vita del passato, perché ciò che si trova così messo in gioco è nientemeno che il passaggio del ricordo attraverso le successive generazioni.”
Le disponibilità delle fonti archivistiche
Le disponibilità variano a seconda del periodo storico:
- Dall’Alto Medioevo al XII secolo: ci sono scarse sopravvivenze limitate e giunte a noi solo tramite Istituzioni Ecclesiastiche. Età dell’Archivio Tesoro (tesauro) in cui si conserva la documentazione giuridicamente importante. Si tratta di documentazione sciolta scritta su pergamena quasi unicamente in latino o greco, è scarsa la quantità perché la scrittura era poco sviluppata e riservata agli ecclesiastici. Questi documenti si trovano nel Fondo di Stato degli Archivi.
- Basso Medioevo secoli XII-XV: Età del Sedimento, si infittiscono e si creano anche gli archivi dei privati (mercanti), in maniera maggiore sono documenti di notai. Non vengono scritti solo su pergamena ma anche su carta e si iniziano a vedere i primi registri. Vengono redatti per la prima volta gli Inventari.
- Età Moderna secoli XVI-XVIII: Moltiplicazione di strutture burocratiche che emettono documenti, c’è una maggiore consapevolezza della conservazione. Ci sono tentativi da parte dello Stato di controllare al meglio gli archivi, in questo periodo gli archivi vengono visti come masse grezze da disassemblare e riassemblare secondo le norme amministrative. Molti vengono così organizzati per materia. Nel ‘700 si conosce ciò che è stato fatto nel passato per riformare il presente.
- Età contemporanea secoli XIX-XX: Età dell’Invasione cartacea e non solo, la documentazione si quantifica in km di estensione. Assistiamo anche al Policentrismo conservativo.
1.3 La ricerca in archivio
È suddivisa in cinque fasi:
- Individuazione dell’esigenza informativa da soddisfare e formulazione del proprio questionario di ricerca: Bisogna capire cosa vogliamo fare nella nostra ricerca, quali domande fare ecc. Deve essere una scelta consapevole e dobbiamo avere una base di preparazione adeguata sulla letteratura-storiografica del periodo in esame.
- Traduzione del questionario di ricerca in questionario archivistico: Bisogna adottare un algoritmo e individuare gli archivi che potrebbero contenere ciò che ci domandiamo. È possibile che non si trovino in un unico archivio e che non sia organizzato per programmi/materie come l’archivio di Torino, Bonaini scrisse che “Entrando in un archivio, l’uomo che già non sa tutto quello che c’è, ma quanto può esserci, comincia a ricercare non le materie ma le istituzioni” ovvero si parte sempre dal soggetto produttore. Ogni archivio è il residuo dell'attività di un soggetto e per identificare la natura e analizzare la struttura e conoscere la qualità dei suoi documenti è necessario conoscere la natura del soggetto produttore e il tipo di attività svolto. La distinzione principale è tra soggetti di natura pubblica e soggetti privati (distinzione difficile da fare per il periodo preunitario). I tre grandi produttori di archivio in cui possiamo imbatterci sono:
- Persona fisica
- Famiglia: insieme di persone fisiche legate da vincoli di sangue che danno luogo a conseguenze giuridiche per il mantenimento del proprio patrimonio
- Enti: persona giuridica pubblica o privata
- Identificazione dell’archivio o degli archivi che possono dare risposte positive e valutazione della loro effettiva pertinenza: Spesso, soprattutto se pubblica, la documentazione rimane o dove è stata prodotta o nel contesto al quale appartiene. Vedremo che in base alla natura giuridica ci potrebbero essere delle differenze di localizzazione e potrebbero essere affidati a istituzioni che si prendono cura della loro conservazione che non sono monotematici (Archivi di Stato, archivi di enti pubblici, archivi ecclesiastici). Distinguere la natura dei soggetti produttori e conservatori ci permette di identificare le condizioni di accesso e consultabilità dei documenti archivistici. Ci sono due ambiti nei soggetti pubblici:
- Enti pubblici Statali: Amministrazioni centrali (Ministeri, Senato, Parlamento, Corte costituzionale) e periferiche organizzate in circoscrizioni territoriali (Questure, Prefetture)
- Enti pubblici non statali:
- Enti pubblici non statali territoriali: Operante in un determinato territorio (Comuni, Province, Regioni)
- Enti pubblici non territoriali: esteso a tutto il territorio nazionale (Inps)
- Privati (Persone, famiglie e enti)
- Ecclesiastici
- Archivi statali: comprendono molte istituzioni conservative di cui fanno parte gli Archivi di Stato. Sono organi periferici del Ministero della Cultura e hanno sede in ogni Capoluogo di Provincia, escluso Aosta. Possono esistere sezioni di archivi di stato nei comuni rilevanti per qualità e quantità, fino a un massimo di 40 (oggi sono 33). A Roma, oltre l'archivio di stato di Roma ha sede anche l’Archivio centrale dello Stato. Sono 101 in Italia. Gli archivi di Stato si sviluppano sulla rete di quelli già presenti nello stato preunitario:
- Regno di Sardegna: Torino, Genova e Cagliari
- Lombardo-Veneto: Milano , Brescia, Mantova e Venezia
- Ducati Austro-estensi: Parma e Modena
- Granducato di Toscana: Firenze, Lucca, Pisa e Siena
- Regno delle due Sicilie: Napoli e Palermo
- Gli archivi degli Stati italiani Preunitari (Archivi di Corte, Archivi Camerali, Casa di Sua Maestà)
- Organi Centrali (Ministero dell'Interno, di Giustizia) e Periferici dello stato unitario (Prefetture, Procure) che versano i primi nell’Archivio Centrale dello Stato e i secondi negli Archivi di Stato
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