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Lezione 24.04.2026

Nel 1860 Mommsen pubblicò Geschichte des Römischen Münzwesen (“Storia della monetazione romana”).

Pur dedicando più spazio alla moneta vera e propria, elaborò una ricostruzione storica completa delle fasi precedenti alla moneta romana, destinata ad avere enorme influenza.

Il suo schema seguiva l’idea evolutiva già diffusa da Smith e Turgot, ma la rendeva più dettagliata e storicamente datata.

Secondo Mommsen, Roma passò attraverso varie fasi:

  • Baratto: la fase più antica, precedente alla stessa Roma. Gli scambi avvenivano senza un mezzo di pagamento fisso.
  • Bestiame come denaro (pecus): La prima vera forma di “moneta” sarebbe stato il bestiame: buoi, pecore, maiali. Mommsen pensava che nelle società pastorali e nomadiche il bestiame fosse il principale mezzo di ricchezza e di scambio.

Per questo sosteneva che il denaro romano nacque dal bestiame, non dal metallo.

L’idea derivava anche dal lessico latino:

  • Pecunia (“denaro”) sarebbe collegata a pecus (“bestiame”).

Secondo Mommsen questa fase sarebbe durata fino al 430 a.C. circa, quando il bestiame iniziò a essere sostituito dal bronzo.

Con il passaggio a una società agricola stabile, il metallo iniziò a essere usato negli scambi. Comparve così l’aes rude:

  • Bronzo grezzo;
  • Pezzi irregolari;
  • Nessun simbolo;
  • Valore stabilito a peso.

Mommsen lo considerava la forma più antica di denaro metallico romano.

La novità più importante del suo modello riguardava i lingotti bronzei contrassegnati, cioè l’aes signatum.

Prima di lui molti studiosi pensavano che il re Servio Tullio avesse introdotto la moneta vera e propria.

Mommsen reinterpretò il famoso passo di Plinio il Vecchio:

Servius rex primus signavit aes

(“Servio fu il primo a segnare il bronzo”). Per Mommsen, “signare” non significava coniare monete, ma semplicemente imprimere simboli sul bronzo. Quindi Servio Tullio non avrebbe creato monete, ma lingotti contrassegnati.

In tale modo, Mommsen assegnò una data assoluta d’inizio, cioè il regno di Servio Tullio stesso (578-535 a.C.), a una categoria di oggetti (le barre contrassegnate) per le quali gli archeologi non avevano preso ancora posizioni chiare e omogenee, limitandosi solitamente a collocare «stratigraficamente» tali prodotti dopo l’aes rude e prima della moneta di forma circolare.

Mommsen collegò questa interpretazione ai ritrovamenti archeologici di lingotti con immagini di: buoi, pecore, simboli animali.

Secondo lui ciò confermava il racconto antico: il bronzo sarebbe stato contrassegnato con immagini di bestiame. L’idea sembrava coerente con la fase precedente del bestiame-moneta.

Tuttavia Mommsen aveva dubbi: pensava che i lingotti più raffinati con immagini naturalistiche (come i buoi) fossero troppo avanzati stilisticamente per appartenere davvero all’età monarchica.

Per questo immaginò una successione interna:

  1. Lingotti rozzi a “ramo secco” → più antichi;
  2. Lingotti con immagini realistiche → più recenti.

Mommsen fu il primo a dare date precise alle varie fasi.

Secondo lui:

Fase Cronologia
Baratto Epoca pre-romana
Bestiame come moneta Dalle origini fino al 430 a.C.
Aes rude a peso Fino al V sec. a.C.
Aes signatum Da Servio Tullio (578–535 a.C.) fino al 450 a.C.
Moneta bronzea fusa Dal 450 a.C. in poi

La grande svolta sarebbe stata la Legge delle XII Tavole (451-450 a.C.).

Mommsen sosteneva che:

  • Prima le multe erano pagate in bestiame;
  • Poi vennero convertite in bronzo;
  • Proprio in questo momento sarebbe nata la moneta romana.

Quindi per lui la monetazione romana nasceva molto presto, già nel pieno V secolo a.C.

Il modello fu accolto quasi universalmente per circa mezzo secolo, perché:

  1. Era chiaro e ordinato;
  2. Combinava fonti storiche e archeologia;
  3. Proveniva da uno studioso molto autorevole.

Lo schema diventò praticamente il modello standard:

baratto → bestiame → aes rude → aes signatum → moneta

Le critiche del Novecento: Mommsen aveva datato tutto troppo presto

Nel XX secolo molti studiosi iniziarono a mettere in discussione non il modello evolutivo, ma soprattutto le date proposte da Mommsen.

Il problema principale era: i reperti archeologici sembravano molto più recenti di quanto Mommsen pensasse.

Herbert Grueber (1910): abbassare le date

Il numismatico britannico Herbert Grueber continuò a credere nella sequenza evolutiva di Mommsen:

baratto → bestiame → bronzo grezzo → aes signatum → moneta

Ma rifiutò la sua cronologia.

Secondo Grueber:

  • I lingotti figurati non appartenevano al VI-V secolo a.C.;
  • Erano molto più tardi;
  • La moneta romana vera iniziava circa nel 338 a.C., oltre un secolo dopo Mommsen.

La critica più influente arrivò da Ernst Haeberlin.

Nel 1910 pubblicò Aes Grave, studiando sistematicamente i ritrovamenti archeologici. Analizzando i depositi di monete e lingotti, concluse che:

La prima moneta romana (aes grave) non nasce nel 450 a.C., ma circa nel: 335 a.C.

L’aes grave era:

  • Moneta di bronzo fusa;
  • Molto pesante (un asse = circa 327 grammi);
  • Destinata a circolazione locale.

Questa datazione cambiò radicalmente il quadro storico: la moneta non apparteneva più alla Roma arcaica, ma alla Roma medio-repubblicana.

Nuova datazione dell’aes signatum

Anche i lingotti con immagini naturalistiche vennero ridatati. Poiché nei depositi archeologici si trovavano spesso insieme alle prime monete, Haeberlin concluse che fossero:

  • Contemporanei alle prime monete;
  • Oppure leggermente anteriori.

Quindi non del VI-V secolo a.C., ma tra: fine IV e inizi III secolo a.C.

Successivamente gli studiosi notarono che alcune immagini sui lingotti sembravano riferirsi a eventi storici specifici.

Per esempio:

  • Elefanti → forse collegati alla guerra contro Pirro (280-275 a.C.);
  • Prue di nave → forse legate ai primi successi navali romani.

Ciò confermava una cronologia molto più tarda rispetto a Mommsen.

Harold Mattingly e il nuovo consenso (anni ’40)

Il numismatico Harold Mattingly collegò quattro fenomeni:

  1. Produzione dei lingotti figurati romani;
  2. Nascita dell’aes grave;
  3. Istituzione dei magistrati monetari (tresviri monetales);
  4. Guerre pirriche (280-275 a.C.).

Da qui nacque un nuovo consenso: lingotti figurati e prime monete romane sarebbero comparsi quasi insieme, tra il 290 e il 270 a.C.

Alla metà del XX secolo gli studiosi arrivarono a una conclusione importante:

Mommsen aveva ragione sulla sequenza evolutiva cioè:

baratto → bestiame → aes rude → aes signatum → moneta

Ma aveva sbagliato le date.

Per lui: moneta = V secolo a.C.

Per gli studiosi del Novecento: moneta = fine IV / inizi III secolo a.C.; lingotti figurati = quasi contemporanei alle prime monete.

Questo cambiò profondamente l’immagine della Roma arcaica: i primi secoli di Roma apparvero molto più “poveri” di strumenti monetari metallici di quanto Mommsen avesse immaginato.

Mommsen - la moneta sarebbe introdotta all’epoca della legge delle XII tavole, quindi in un momento di svolta giuridica molto importante della storia romana e per rafforzare la sua teoria, Mommsen si avvale di un passo di questo erudito, Festo, questo autore imperiale, che si dice che sostanzialmente prima della legge delle dodici tavole ci sarebbero delle norme, delle leggi che prevedevano le multe in bestiame, mentre dopo la legge delle dodici tavole, soprattutto con questa Lex Iulia Papiria del

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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