Capitolo 1 - Introduzione
Definizioni
La politica è la scienza e l'arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello Stato e della vita pubblica. Più concretamente, l'attività svolta per il governo di uno Stato, il modo di governare, insieme dei provvedimenti con cui si cerca di raggiungere determinati fini; con riferimento alla natura dei vari problemi presi in considerazione, avremo la politica economica, sociale, industriale, sanitaria etc.
Modo con cui uno Stato, un governo, un capo di governo imposta e cerca di risolvere l'insieme dei problemi politici di varia natura, specialmente quelli di maggior portata e gravità [politica italiana; politica espansionistica degli Asburgo; politica di Cavour, di De Gasperi, di Draghi, di Meloni].
Attività di chi partecipa alla vita pubblica, come membro del governo, del parlamento, di un partito, di un sindacato, di un movimento [politica attiva, darsi alla politica; entrare in politica; fare politica].
Qualsiasi argomento/fatto/questione che riguardi (più o meno direttamente) il governo e l'amministrazione di uno Stato, l'operato dei partiti, quando diventa oggetto di discussione e/o conversazione [intendersi di politica; discutere di politica; occuparsi di politica].
Movimenti antipartitici/anti-establishment (venivano chiamati "antipolitici" ma non ha senso) = forze politiche status quo), che si pongono in antitesi a quelle che esistono, ritenute responsabili di una determinata situazione (con la volontà di cambiarla.
"Anthropos zoon politikon esti" = Aristotele → "l'uomo è un animale politico", e in quanto tale è spinto per natura a unirsi ai propri simili e formare delle comunità.
Nascita dei concetti di "rappresentanza" e dell'"agire per".
Politica = attività che uomini e donne svolgono per tenere insieme un gruppo, proteggerlo, organizzarlo e allargarlo, per scegliere chi prende le decisioni e come, per distribuire risorse, prestigio, fama e valori.
Scienza politica = studio di questa attività attraverso un metodo scientifico, cioè in modo da formulare generalizzazioni e teorie, e consentire la verifica e la falsificazione.
Riflessioni su di essa partono dalle città Stato fino ai processi di unificazione sovranazionale.
L'evoluzione della disciplina
L'evoluzione della scienza è difficile da delineare:
- La sua storia si intreccia inevitabilmente con quella di altre discipline (filosofia politica, storia delle dottrine, diritto costituzionale, sociologia politica).
- Avviene congiuntamente alla (ri)definizione del suo oggetto di analisi e dei metodi utilizzati per esplorarlo.
L'evoluzione della disciplina attraverso l'oggetto di studio
Élites, potere → Stato → potere: precursori da Aristotele, Machiavelli, Hobbes fino ai pensatori contemporanei come Weber, Lasswell.
Oggetto di analisi per la sua acquisizione, la sua concentrazione e distribuzione.
- La problematica era quella di creare un ordine politico attraverso il controllo del potere all'interno di confini ben definiti.
- Modernizzazione sociale e culturale + differenziazione strutturale hanno portato a una più grande separazione tra il potere politico e le altre forme di potere.
- Fu poi nei tempi moderni sostituito dallo Stato: filosofi politici come Locke, Tocqueville, Hegel, Kelsen.
- Qua il problema può essere la creazione di uno Stato pluralista (Locke), democratico (Tocqueville e i federalisti statunitensi), forte (Hegel), capace di assicurare un compromesso tra le classi sociali (Kelsen), in grado di decidere in situazioni di emergenza (Schmidt).
Da qui nascono due tradizioni:
- Anglosassone: il diritto costituzionale non trova mai posto a vantaggio invece delle consuetudini, delle common law.
- Continentale: diritto costituzionale come elemento dominante - rischio però di concentrarsi solo su analisi politiche entro determinati confini nazionali.
Élites: i classici del primo Novecento (Mosca, Pareto e Michels).
Una volta consolidati gli Stati, gli studiosi si spostarono sullo studio della formazione/ricambio/sostituzione delle classi dirigenti.
Classe politica → oltre le problematiche dello Stato.
Obiettivo di studiarla il più oggettivamente possibile.
Problematica del metodo
Ci si chiedeva anche attraverso quali modalità si dovevano raccogliere le informazioni.
Prima avevamo avuto come fonte di ogni dato la storia politica, interpretata e utilizzata diversamente.
Con Machiavelli abbiamo la rottura, in quanto egli non vuole solo soffermarsi alla storia, ma anche all'osservazione il più oggettiva possibile - dallo studio della storia all'osservazione della "realtà fattuale" (Machiavelli).
Il metodo scientifico si è evoluto negli anni ma soprattutto negli ultimi due secoli (creazioni di ipotesi verificabili sulla base di dati empirici).
Scienza politica contemporanea è il prodotto di insieme di analisi maturate dall'esperienza politica occidentale.
È importante sottolineare il fatto che gli studiosi, molti di essi, non hanno mai saputo e neppure voluto tenere distinti gli elementi descrittivi da quelli prescrittivi (i fatti dai valori).
La scienza della politica viene detta scienza poiché si basa sul metodo scientifico.
Tra 1800 e i primi del 1900:
- Rivoluzione scientifica (Einstein, Freud) influenzarono anche la scienza politica.
- Le innovazioni nelle scienze naturali generano volontà di imitazione: sperimentazione tecniche di indagine quantitativa, produzione di spiegazioni e generalizzazioni, basandosi tutto sul principio di causa-effetto (Weber).
Il positivismo nelle scienze sociali (Durkheim):
- Dall'osservazione della realtà alla formulazione di leggi sociali.
Il neo-positivismo e la critica dell'induttivismo ingenuo (K. Popper).
Falsificabilità dell'ipotesi = criterio scientifico (in filosofia della scienza) per distinguere le asserzioni scientifiche da quelle che non lo sono, perché le prime sono, in linea di principio, suscettibili di essere dimostrate come false (teoria è vera solo se è falsificabile!).
Primi 1900:
- La scienza politica rischia la scomparsa causa dittature quali nazismo e fascismo che schiacceranno ogni riflessione politica.
- Inoltre in questo periodo si voleva l'unificazione delle scienze sociali intorno a un metodo condiviso → in questo modo la scienza politica avrebbe perso l'autonomia.
- L'autonomia verrà ripresa dopo l'innegabile manifestarsi dell'autonomia del politico in esperienze molto importanti: New Deal, stalinismo e nazismo → tutte bisognose di un'analisi specificamente politologica.
Bisognava quindi ridisegnare l'oggetto della scienza politica (il potere non poteva rimandare tautologicamente allo Stato, poiché nella società senza Stato vi sono lo stesso attività politiche).
Di qui la nuova definizione di politica: "attività di assegnazione imperativa di valori per una società".
Scienza politica come studio del sistema politico
David Easton (1965) definisce il sistema politico come "un sistema di interazioni, astratte dalla totalità dei comportamenti sociali, attraverso le quali i valori vengono assegnati in modo imperativo per una società".
L'analisi sistemica della politica si fonda su un modello con:
- Inputs: domande e sostegni provenienti dalla società.
- Outputs: risposte e decisioni che possono avere effetti sulle nuove domande attraverso un processo di conversione che fa parte di un sistema politico.
Le componenti del sistema politico
- Comunità politica - composta da tutti coloro che sono esposti a procedure, norme, regole, istituzioni (quindi al regime) del sistema politico.
Elemento del sistema che cambia più raramente, solo nei casi di secessioni e annessioni, quando viene dato il via a un altro sistema politico/quando un sistema politico riesce ad annetterne un altro.
- Regime → il regime può avere componenti democratiche/totalitarie/autoritarie.
I cambiamenti di regime sono rari ma tutt'altro che inesistenti - nb: il cambiamento del sistema elettorale non consente di individuare un nuovo regime.
Il regime è composto da:
- Principi (norme, regole, procedure, valori, Costituzione).
- Istituzioni (strutture di rappresentanza, di governo, di amministrazione).
- Rendimento: l'attività effettuata nell'ambito e nei limiti dei principi.
- Autorità - detentori del potere politico, coloro che sono autorizzati da procedure, norme, regole e istituzioni a produrre assegnazioni imperative di valori.
In ciascuna società alle autorità viene riconosciuta la facoltà e il diritto di decidere in che modo le risorse prodotte da quella società /lavoro/ricompense monetarie/prestigio ecc. devono essere distribuite a seconda di determinate valutazioni/considerazioni.
Imperativa perché le autorità sono in grado di ottenere il rispetto delle loro decisioni e possono farle valere anche contro resistenza e opposizioni.
Le autorità democratiche cambiano periodicamente in seguito alle procedure elettorali, gli altri tipi di autorità hanno durata più o meno lunga.
Nb → non esiste necessariamente una coincidenza fra Stato e sistema politico.
Alcune organizzazioni (partiti, sindacati → sottosistemi politici) possono essere analizzati anch'essi facendo riferimento ai concetti di autorità/regime/comunità di inputs e outputs.
Quindi le conclusioni di Easton
La politica non può essere solo potere perché:
- Bisogna innanzitutto differenziare queste forme di potere e quindi definire l'attributo politico.
- La politica non può essere esaurita unicamente nell'analisi dello Stato.
- Il potere conduce a un ambito troppo vasto quando non è specificamente politico.
- Vi è però anche l'ambito troppo limitato → la politica non consiste solo in conflitti risolti dal ricorso al potere, ma anche da collaborazione, coalizione, consenso.
Lo Stato
- È una forma di organizzazione che è apparsa negli ultimi secoli e può benissimo sparire → la politica esisterà ed è esistita anche senza lo Stato.
- Vi è politica anche ai livelli inferiori dello Stato (sottoinsieme partitico, sindacale ecc.).
Sistema politico
Easton lo definisce prima (vedi su).
La scienza politica è quindi: lo studio delle modalità, complesse e mutevoli, con le quali i diversi sistemi politici procedono all'assegnazione imperativa dei valori.
Quanto imperativa è questa modalità e quali valori vengono assegnati?
Il discorso di Easton si vuole muovere alla ricerca di elementi che rendano l'analisi politica il più scientifica possibile, in questo cammino troviamo il comportamentismo.
Il comportamentismo
Il concetto di comportamentismo nasce in psicologia, ma si diffonde (negli USA) anche in politica.
Esso necessita di osservare i comportamenti degli attori politici (individui, gruppi, movimenti, organizzazioni…), elaborarli e ricorrendo a tecniche specifiche di analisi (interviste, sondaggi, analisi del contenuto, simulazioni etc.).
Solo così la scienza politica può essere davvero scienza, secondo Easton.
Gli obiettivi del comportamentismo sono:
- Rilevare regolarità nei comportamenti politici studiati (generalizzazioni e teorie) - regolarità che si prestino ad essere espresse in generalizzazioni/teorie con valore esplicativo/predittivo.
- Verifica: confrontare queste regolarità con comportamenti e attività simili per saggiarne la capacità esplicativa.
- Tecniche rigorose di osservazione: raccolta e registrazione dei dati.
- Quantificazione: misurare i fenomeni per avere maggiore precisione.
- Distinzione tra valori e fatti: valutazione etica vs spiegazione empirica. Lo scienziato della politica può comunque servirsi di entrambe le cose.
- Sistematizzazione delle conoscenze (teoria attraverso la ricerca) → in una interconnessione tra teoria e ricerca.
- Mirare alla scienza pura: perché comprensione comportamento politico > applicazione del sapere.
- Operare per una integrazione fra le scienze sociali: ciò contribuirà a far riavere alla scienza politica la posizione centrale che aveva nel passato.
Vediamo quindi come grazie a Easton molti cultori della scienza politica prestano maggiore attenzione nei procedimenti per assicurarsi la scientificità della ricerca.
Dall'altra parte però troviamo l'iperfattualismo: raccolta di dati sempre più abbondanti e confusi.
Infine dobbiamo dire che la politica si trova a dover indagare fenomeni sempre più pervasivi e diffusi → causa ampliamento, nascita di nuovi Stati post decolonizzazione + si estende ambito dello Stato nell'economia e nella società.
Nonostante ciò, 2 finalità sono condivise a livello globale:
- Offrire ai cittadini e ai decisori una visione dei fenomeni politici, delle loro cause e dei loro potenziali effetti, de-ideologizzata ed empiricamente fondata.
- Educazione alla democrazia, "svelando" come funziona la politica, facendone emergere qualità e vizi/problemi.
La scienza politica, in definitiva, dovrebbe aiutare la democrazia a correggere i propri errori e a migliorarsi, per quanto possibile.
L'approdo contemporaneo
Almond e Powell rimproveravano 3 difetti alla scienza politica nel 1950:
- Provincialismo: analisi è concentrata su pochi sistemi area europea e occidentale, sulle grandi democrazie e sull'Unione Sovietica.
- Descrittivismo: limitazione alla mera descrizione di sistemi politici, senza alcuna preoccupazione teorica.
- Formalismo: troppa attenzione su variabili formali → istituzioni, norme, procedure e poca sul funzionamento reale dei sistemi politici (interazione fra strutture, processi, mutamenti).
Questi studiosi non andavano verso il comportamentismo, bensì verso la politica comparata.
Nb: Almond e Powell ce l'avevano soprattutto con scienza della politica degli Stati Uniti - Europa molto meno formale.
Negli anni 60 del XX secolo ci fu un cambiamento radicale nella scienza della politica → verranno infatti combinati un oggetto (sviluppo politico), un campo analitico (la politica comparata) e un metodo di studio (metodo comparato).
/Classificazione di Almond del 1956 fa vedere i limiti di quegli anni/.
Il comportamentismo e oltre
Le due direttrici fondamentali della scienza politica (sviluppo politico - studio processi di democratizzazione) e politica comparata → individuarle non significa che tutti gli elementi di SDP siano contenuti al loro interno.
Nel terzo millennio abbiamo infatti un pluralismo di approcci, non c'è più un'unica interpretazione, una singola teorizzazione.
Tuttavia, la SDP ha fatto grandi passi avanti, valutati anche da Almond e Powell nella revisione sostanziale del loro volume sulla politica comparata.
I passi avanti
- Meno euro-americanocentrica.
- Tiene + conto delle politiche non occidentali.
- Più realistica e più attenta alla sostanza della politica al di là del formalismo.
- + Rigorosa e precisa.
- + Disponibile, + capace di teorizzare.
I passi avanti non sono ancora finiti, e inoltre bisogna ricordare (dice anche Almond) che neppure le teorizzazioni + originali e fantastiche devono continuare a riconoscere i meriti dei precursori, anche se non è facile mettere in ordine un campo vastissimo, nel quale i cultori, soprattutto accademici, sono tanti e in + ci sono altrettanti libri e articoli collegati uno con l'altro.
Se vogliamo però partire da una singola linea interpretativa, oppure utilizzare alcuni criteri analitici sufficientemente precisi ma elastici → un gran punto di partenza è considerare gli obiettivi di Easton del comportamentarismo e combinarli ai "cinque frammenti in cerca di unità" di Dahl. I frammenti sono:
- Quantificazione: introduzione di tecniche quantitative, rigore analitico - diffidenza verso queste tecniche è diminuita, ma molte volte è usata fine a se stessa, portando a semplici generalizzazioni - rischiano di rimanere confinate all'analisi e alla soluzione di un numero di problemi limitato se non vengono collegate a nuove teorizzazioni.
- Scienza politica empirica: grazie al comportamentarismo abbiamo di solito ricerca di regolarità nei comportamenti politici e dalle quali si sviluppano generalizzazioni.
La descrizione dei fenomeni + raccolta dati + accumulazione e utilizzazione è stata più congeniale in certi settori.
Ad esempio quello elettorale → analisi dei comportamenti elettorali hanno portato a integrazione tra discipline (sociologia, religiosità, psicologia sociale, storia..) → queste aiutano a plasmare interpretazioni approfondite dei comportamenti elettorali e le loro variazioni nel tempo.
La scienza politica quindi, in collegamento anche alla quantificazione, ha accentuato e consolidato il ricorso alle tecniche empiriche di ricerca → osservazione, partecipare alla ricerca sul campo, interviste, sondaggi, ma in maniera frammentaria e non sistematica.
Ci sono stati però due punti importanti - due cambiamenti:
- Ricomparsa di un dibattito metodologico: + ripensamenti e + consapevolezza nell'uso di tecniche.
- Affermazione SDP empirica come obiettivo.
Se la SDP empirica si limitasse a individuare, descrivere e valutare l'esistente senza fare altro, essa coinciderebbe con scienza pura. Paradossalmente dalla SDP empirica sono venuti stimoli all'analisi applicata -> creazione di un nuovo settore di studi → analisi delle politiche pubbliche → settore in crescita dagli anni 80 → consiste analisi processi decisionali, assetti istituzionali, e la loro influenza sui processi decisionali, individuazione dei partecipanti e delle loro coalizioni, dell'incidenza/effetti delle coalizioni, dei policy networks/issue netwo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti lezione Scienza politica
-
Appunti di scienza politica
-
Appunti di Scienza politica
-
Scienza politica - Appunti