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Letteratura portoghese: le origini

Dove è nata la letteratura portoghese?

A nord del regno del Portogallo si trova la regione della Galizia, che appartiene alla Spagna. Il luogo in cui ha origine la lingua portoghese è nella parte nord-occidentale della penisola iberica. Inizialmente nel territorio della Galizia e nel nord del Portogallo si parlava la stessa lingua e, quando nasce la letteratura portoghese nel 200, non era ancora avvenuta una separazione fra la lingua parlata nella Galizia e quella nel nord del Portogallo: si parla perciò di lingua galego-portoghese.

Nel corso dei secoli, una parte del territorio dove è nata la lingua portoghese entra a far parte del regno del Portogallo, mentre la Galizia rimane sempre sotto il dominio spagnolo: questa separazione politica porta al distanziamento fra la lingua parlata in Galizia e quella parlata in Portogallo. La lingua che nasce in questo territorio, quella portoghese, andrà espandendosi.

Di seguito troviamo dei versi dell’opera Os Lusiadas, poema epico scritto in lingua portoghese da Luis Camões. All’interno di questo poema, Camões dà una definizione poetica di dove si trova il regno del Portogallo:

“eis quase cume da cabeça de Europa toda o reino lusitano, onde a terra se acaba e o mar começa e onde Febo repousa no oceano.”

Camões, Os Lusiadas, Canto III

Camões immagina l’Europa come una figura umana: la penisola iberica rappresenta la testa e il regno lusitano è posizionato all’estremità della testa, dove la terra finisce e il mare comincia. Il tema centrale di questo poema epico è il viaggio compiuto a fine 400 da Vasco da Gama che, circumnavigando l’Africa, giunse in India, iniziando così il commercio delle spezie.

L’autore utilizza abbondantemente la mitologia greco-romana: per parlare del sole utilizza l’epiteto Febo (dio Apollo); vuole indicare che il Portogallo è volto verso occidente, poiché è lì che Febo, ovvero il sole, si riposa nell’oceano (tramonto). La visione antropomorfa dell’Europa era già presente in carte geografiche.

Quando è nata la letteratura portoghese?

All’inizio c’è una distinzione fra la letteratura prodotta in Portogallo e quella prodotta nelle regioni limitrofe; in una prima fase, si parla di letteratura galego-portoghese. Questa sarà la lingua associata alla lirica. Ciò avviene a partire dal ‘200; in questo periodo era già nata un’entità politica, ovvero il Regno del Portogallo. Il primo re del Portogallo, Afonso Henriques, diventa re nel 1139; possiamo prendere questa data come la data di nascita del regno.

Durante il regno di Afondo Henriques, c’è ancora il dominio arabo-musulmano, arrivati nel 711 passando per lo stretto di Gibilterra. Nel corso di un secolo, fra il 1139, data di nascita del regno del Portogallo, e il 1249, il Portogallo si espande verso sud, assumendo i confini attuali.

La letteratura portoghese nasce quindi in questa regione della penisola iberica e nasce in un momento in cui già esiste un regno del Portogallo, che sta acquisendo i confini attuali, ed è impegnato nella lotta della Reconquista contro i musulmani.

Inizi delle letterature romanze

Cosa avviene a livello europeo per quanto riguarda le letterature? Per capire le origini della letteratura portoghese, bisogna inquadrarla in un contesto più ampio delle letterature romanze. Possiamo collocare le letterature romanze fra il XI e XII secolo.

In questa fase iniziale, si hanno alcuni generi letterari che si affermano con più evidenza. I tre generi che hanno maggiore importanza sono: l’epica, il romanzo e la lirica. In una fase iniziale quello più attivo è il territorio dell’attuale Francia, territorio che all’epoca era diviso dal punto di vista linguistico fra l’antico francese nel nord (d’oil) e il provenzale a sud (d’oc).

Tradizione epica, di romanzo e di lirica

Nel caso del Portogallo, esiste una tradizione epica e una tradizione di romanzo. Per quanto riguarda la tradizione epica, uno studioso portoghese, Antonio José Saraiva, si chiede se sia esistita in Portogallo una tradizione epica con il testo A épica medieval portuguesa. Molti testi scritti non sono arrivati fino ai nostri giorni, quindi ciò che conosciamo è pressoché frammentato.

Per quanto riguarda l’epica, non si hanno testi come la Chanson de Roland scritti in galego-portoghese, ma il fatto che non sia giunto fino a noi non significa che non sia esistita. L’autore ipotizza che sia esistita una canzone di gesta con protagonista Afonso Henriques; questa però sarebbe andata perduta, ma ne avremmo una traccia in alcune cronache, Crónicas breves de Santa Cruz: questo nome poiché erano state prodotte presso il monastero di Santa Cruz, a Coimbra.

L’ipotesi di Saraiva è che una di queste Crónicas, la quarta, sia la traduzione in prosa di un cantare epico ormai perduto; si narrano una serie di episodi leggendari legati alla vita di Afonso Henriques: si narra ad esempio del discorso che avrebbe fatto il padre, Enrico di Borgogna, sul letto di morte al figlio Afonso Henriques, affidandogli la contea portucalensa. Afonso Henriques eredita dal padre questa contea, si scontrerà poi con la madre su cui avrà la meglio. Nel 1149 Afonso Henriques si autoproclamerà re del Portogallo.

Per quanto riguarda la tradizione di romanzo, anche qui si può notare una simile assenza come per l’epica. Anche qui non si hanno romanzi scritti in lingua portoghese in una prima fase, ma si hanno testimonianze indirette che ci indicano che gli argomenti della materia di Bretagna erano conosciuti anche in Portogallo. Il primo genere che si afferma in Portogallo è la lirica: nella poesia lirica dei trovatori portoghesi si trovano accenni alla materia di Bretagna. Un’altra testimonianza è più di tipo storico che letterario: nel 300 è attestato in Portogallo la presenza di persone con nomi che facevano riferimento agli eroi della materia di Bretagna (Tristano, Isotta, Artù, etc.), ma solo a partire dal 400 inizieranno ad apparire traduzioni vere e proprie.

La prima forma letteraria di cui abbiamo dei testimoni è la lirica.

L'epica: La Chanson de Geste

  • Chanson de Roland (1070 circa, in lingua francese): i fatti raccontati in questo testo risalgono all’epoca di Carlo Magno. Tratta della sfortunata incursione dell’esercito franco guidato da Carlo Magno nel 778 d.C. nella penisola iberica, in particolare parla dell’attacco subito al ritorno verso il regno Franco dalla retroguardia dell’esercito guidata dal condottiero Orlando a Roncisvalle. Orlando e i suoi vengono accerchiati dalle truppe saracene e si trovano in netta minoranza numerica, a questo punto l’amico di Orlando Oliviero cerca di convincerlo a chiedere aiuto suonando il suo corno magico ma Orlando pensa che sia disonorevole chiedere aiuto, perciò lancia il segnale d’allarme ormai troppo tardi. Ferito a morte, Orlando compiange la sorte della sua spada, poiché sa che cadrà in mano ad un cavaliere meno valoroso di lui.
  • Cantar de Mio Cid (1140-1200, in lingua spagnola): il testo racconta la storia di un personaggio realmente esistito, Rodrigo Diaz, conosciuto con il nome di Cid Campeador. C’è un intervallo temporale molto breve fra l’esistenza di questo personaggio e la stesura del poema: Rodrigo Diaz muore nel 1099 e la stesura del poema è datata fra il 1140 e il 1200.

I versi sono composti in lasse, ovvero strofe composte da versi legate da assonanze. All’interno del Cantar de Mio Cid possiamo individuare due blocchi principali: il primo ha basi storiche più solide e racconta di come Rodrigo viene mandato in esilio dal re Alfonso VI di Castiglia e Leon ed insieme ai suoi uomini riesce a strappare ai mori la città di Valencia, mentre il secondo blocco ha un rapporto più labile con la realtà storica e racconta del matrimonio delle due figlie del Cid con due nobili che però avrebbero mancato loro di rispetto, perciò il matrimonio sarebbe stato annullato.

In sintesi, il tema di contrasto fra musulmani e cristiani è presente in entrambi i testi. Nell’epica non interessano tanto i destini individuali, ma interessa più il senso di appartenenza ad una comunità. C’è anche un rapporto fra i fatti che vengono raccontati e il presente: anche se l’episodio è antico, viene attualizzato.

Ciò che è caratteristico dell’epica è che essa non si rivolge ai singoli individui, ma ad una comunità a cui viene mostrato il fondamento della propria identità e a cui viene data la possibilità di riconoscersi come membri di un gruppo. Ha inoltre una funzione di incitamento a riconoscersi in un modello. Ciò distingue l’epica dal romanzo e dalla lirica, poiché questi possono essere considerati generi più individualisti, dove conta più il singolo anziché la comunità.

Il romanzo: la materia di Bretagna

Si sviluppa nel nord della Francia, e quindi alla lingua d’oil. Anche qui si hanno episodi d’armi, scontri e combattimenti, ma qui contano più gli eroi individuali. Alle origini dell’epica romanza c’è la Chanson de Roland; in questo caso, alle origini del romanzo prevale la materia di Bretagna. L’autore di romanzi più importante è Chrétien de Troyes (1135-1190 circa): le storie sono quelle di re Artù, Tristano e Isotta, i cavalieri della tavola rotonda.

La lirica trovadorica

Il territorio dell’attuale Francia fa da centro da cui si propagano questi fenomeni letterari: se il romanzo e l’epica nascono nel nord della Francia, e quindi sono legati alla langue d’oil, la lirica nasce nel sud della Francia ed è legata alla lingua provenzale, o occitano. Chiamiamo questa produzione lirica trovadorica, poiché è legata alle figure dei trovatori.

In quel periodo, come circolavano i testi? Essi venivano eseguiti da giullari e da cantastorie per un pubblico che si riuniva per ascoltare le vicende: si trattava quindi di una trasmissione orale dei testi. Il testo letterario, quindi non era concepito per essere letto silenziosamente, ma anzi aveva come finalità un’esecuzione orale che spesso contava anche su un accompagnamento musicale. Il trovatore era una persona colta che era capace di comporre testi poetici ma anche la melodia su cui questi testi venivano cantati.

Si trattava di un canto con una sola voce, accompagnato da strumenti musicali. Con la lirica provenzale nasce la poesia così come noi la conosciamo ai giorni nostri.

  • Caratteristiche della lirica provenzale:
    • Isosillabismo: versi composti dallo stesso numero di sillabe;
    • Rima: presenza della rima;
    • Musica: i testi erano legati ad una melodia (questo elemento ormai si è perso: c’è stato un divorzio fra la poesia e la musica).

Dal punto di vista formale, la lirica provenzale ha fornito un modello molto importante per tutta la lirica successiva.

  • Temi della lirica provenzale:
    • Amore cortese: con i trovatori provenzali si afferma come tema prediletto della lirica il tema amoroso, e in particolare quello dell’amore cortese (Gaston Paris), o fin’amor, un amore perfetto, fino, che purifica l’animo e nobilita chi avverte questo sentimento.

L’innamorato, il poeta maschio, non è all’altezza della donna amata, non è un rapporto egualitario, ma il rapporto fra l’amante e l’amato è assimilato al rapporto fra il vassallo e il proprio signore. L’amore che viene codificato nella lirica provenzale nasce nell’ambito delle corti feudali, e l’oggetto d’amore di norma è una dama di alto rango, una donna sposata, che il trovatore ama pur sapendo che sia un amore impossibile.

Una conseguenza di questo rapporto non egualitario è l’idea del servizio amoroso, ovvero il poeta offre obbedienza e fedeltà all’amata in cambio della sua benevolenza. Un primo dovere di questo servizio era legato al fatto che si trattasse di una passione che nasceva al di fuori dell’ambito coniugale, e quindi una prima conseguenza di questo servizio era quella di serbare il segreto: il trovatore, quindi, dava un nome in codice all’amata, celando così la sua vera identità (senhal).

Leo Spitzer parla del paradosso amoroso dei trovatori provenzali: da un lato è un amore rassegnato all’irrealizzabilità, ma allo stesso tempo non è un amore astratto, anzi molto sensuale, è un amore di chi desidera possedere l’oggetto del desiderio ma sa che non lo potrà avere. Questo sentimento amoroso era una sorta di educazione per il poeta a controllare il proprio comportamento e i propri impulsi, lo rendeva migliore e lo avvicinava all’oggetto del desiderio, nobilitandosi. Il sentimento amoroso ha quindi una funzione di purificazione e nobilitazione per il poeta, il quale si avvicina alla sua amata, ma non la raggiunge.

Denis de Rougemont scrive che nelle mani dei provenzali questo sentimento amoroso diventa una melodia del desiderio inappagato. Il perfetto amante deve assumere un certo comportamento, seguendo certi valori: la cortesia, la misura (equilibrio), la ragionevolezza e l’assennatezza. Questo modello nato nel sud della Francia acquista grande successo, diffondendosi in tutta Europa.

La diffusione del modello provenzale (secondo Giuseppe Tavani)

Giuseppe Tavani indica tre livelli della lirica provenzale, attraverso cui questo modello si è diffuso a livello europeo.

  • Massima prossimità: contesto sociale affine, stesso registro linguistico; questo modello riesce ad affermarsi senza che ci sia un cambiamento del contesto sociale e linguistico.
    • Trovatori della Catalogna (dal 1150) e dall’Italia settentrionale (dopo il 1200)
  • Posizione intermedia: contesto sociale affine, cambiamento del registro linguistico
    • Trovieri del Nord della Francia (dal 1150 circa)
  • Maggiore allontanamento: contesto sociale differente, cambiamento del registro linguistico
    • Trovatori galego-portoghesi (1200-1350)
    • Scuola siciliana (che sorge presso la Corte di Federico II di Svevia: 1230-1250): il regno di Sicilia comprendeva la Sicilia e tutta la parte meridionale dell’Italia

La lirica trovadorica nella penisola iberica del Duecento

I primi centri di produzione poetica della lirica trovadorica e galego-portoghese sono proprio le corti dei re:

  • Corte di Alfonso X il Saggio a Toledo (1252-1284)
  • Corte di D. Dinis re del Portogallo (1279-1325): questo re avrà un ruolo molto importante, poiché sarà egli stesso poeta

I trovatori della lirica galego-portoghese facevano parte della nobiltà, e componevano le loro poesie come forma di divertimento e diletto personale. Affianco a questi trovatori che scrivono poesie per svago, si ha anche una figura più umile, ovvero quella del giullare, che si esibiva in cambio di denaro: anche i giullari contribuivano a diffondere la poesia trovadorica. La differenza era che il trovatore era sia un compositore sia esecutore, nel caso dei giullari, essi erano solo esecutori di poesie scritte da altri. Vi era anche la figura del segrel, giullare di estrazione più umile, ma di livello più alto poiché scriveva le proprie composizioni.

Perché viene scelto il galego-portoghese?

I trovatori che scrivevano in galego-portoghese erano di diversa provenienza geografica: chi proveniva dalla Galizia, chi dal Portogallo, chi dalle Asturie, dall’antico regno di León. Tutti però adottavano come lingua letteraria il galego-portoghese. Fra tutte le varie lingue che si parlavano in quei territori, non si sa perché proprio il galego-portoghese, ma si possono proporre ipotesi.

Tavani prova a rispondere a questo quesito. Secondo lui, il motivo per cui si afferma una produzione lirica in questi territori che ha come lingua letteraria il galego-portoghese è perché una primissima fioritura di poesia lirica sarebbe nata intorno alla località di Santiago de Compostela, sede di un importante santuario in cui si dice sia conservato il corpo dell’apostolo Giacomo. Per questo motivo, Santiago de Compostela diventò un’importante meta di pellegrinaggio che portava fedeli giunti da varie parti d’Europa. Questo luogo era una sorta di mix di diverse culture e lingue, proprio grazie ai milioni di pellegrini, che portavano anche consuetudini e pratiche e modelli culturali. Questa ipotesi è abbastanza convincente, e spiegherebbe quindi la scelta del galego-portoghese come lingua.

Cancioneiros – Lirica trovadorica galego-portoghese

Ci concentriamo sulla lirica trovadorica profana (esiste anche quella religiosa, che tratteremo separatamente poiché ha avuto una storia diversa). Abbiamo circa 1680 componimenti poetici attribuiti a diversi autori portoghesi. Questi testi li conosciamo grazie a tre testimoni, manoscritti. Questi tre manoscritti vengono detti Cancioneiros, ovvero raccolte di componimenti poetici.

  • Cancioneiro da Ajuda (fine 200): unico manoscritto redatto all’epoca dei trovatori portoghesi. Si tratta di un manoscritto incompleto, e contiene liriche che appartengono ad un unico genere, ovvero le Cantigas de Amor. È illustrato attraverso piccole miniature, dove spesso vengono rappresentati anche trovatori raffigurati intenti a eseguire le loro poesie. Alcuni spazi bianchi sopra le parole, dove sarebbe stata inserita la notazione musicale, ma è incompleto.

Uno dei figli del re dom Dinis, Pedro conte di Barcelos, cercò di organizzare un Livro das Cantigas per raccogliere buona parte dei componimenti galego-portoghesi; purtroppo, questo Livro è andato perduto, però attraverso copie di questo manoscritto arrivate fino in Italia, si ha la produzione nel 500 di due canzonieri redatti in Italia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/08 Letteratura portoghese e brasiliana

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