NEOREALISMO
1945: industrializzazione e migrazione interna. Per l’Italia è il periodo del neorealismo. Esplode
come un bisogno di raccontare dopo esperienze tragiche vissute nella 2° GM.
LA NARRATIVA MERIDIONALISTICA
Si interroga sulle difficili condizioni del popolo, in particolare quello contadine. Carlo Levi era
un pittore torinese, che fu mandato al confine in un paese della Lucania. Scrisse “il cristo si è
una specie di reportage narrativo in cui ci riporta gli episodi dei quali fu
fermato a Eboli”,
testimone o protagonista, in chiave di interpretazione antropologica (insiste sulle feste, il ruolo
della donna, le rivalità), senza un motivo di immedesimazione.
Gli altri scrittori che parlano del sud sono per lo più meridionali e cercano di mettere in luce la
diversità culturale, che emerge innanzitutto nell’uso del dialetto. Sciascia e Camilleri si sono
formati in questa stagione, ma prima di loro, già i grandi scrittori del verismo si erano
interrogati su queste condizioni. Alla radice di questa questione vi è il termine populismo, per il
quale si intende una valutazione positiva del popolo in quanto tale. Il populismo in Italia del
secondo 800 è stato protesta contro le condizioni inaccettabili in cui era tenuto il popolo
contadino a causa di una situazione sociale ancora feudale, in particolare al sud.
La situazione cambiò radicalmente nel 1956, quando finisce il decennio del Neorealismo e
comincia una stagione più sperimentale, durante la quale scrittori/cineasti raccontano della
gattopardo”, romanzo di Tommasi di
storia appartenente a uno stato più lontano: 1958 “il
Lampedusa, che riporta una realtà sociale diversa da quella degli anni 50.
Tutti gli scrittori siciliani sono riusciti a essere universali, senza perdere il loro specifico
regionale e Sciascia ha notato come questi autori forniscano tre temi fondamentali, legati alla
sicilia:
● sociale;
La Sicilia come luogo dell’ingiustizia
● bellezza classica: poesie di Salvatore Quasimodo;
La Sicilia come luogo di
● La Sicilia come luogo della commedia, in particolare erotica: “Don Giovanni in Sicilia” di
Brancati.
Si parla spesso di sicilitudine, parola coniata da Sciascia, che rimanda all’idea di una
condizione d’animo prettamente siciliana. Sciascia dice che la storia di questa regione ha finito
con influenzare nei secoli i comportamenti delle persone: vi è questo senso di diffidenza nei
confronti delle istituzioni pubbliche, del potere statale.
LA VITA DI LEONARDO SCIASCIA
Nasce a gennaio 1921 a Racalmuto. Maggiore di tre figli, apparteneva a una famiglia della
piccola borghesia locale: figlio di una casalinga e un impiegato delle zolfare e il nonno era
riuscito a passare da Caruso (chi lavorava nelle miniere), a Capomastro, abbandonando il
lavoro manuale. Amava la letteratura e cultura francese, in particolare l’illuminismo. Negli anni
30 la sua famiglia si trasferisce a Caltanissetta, dove si iscrive all’istituto magistrale. Incontra qui
Vitaliano Brancati. Prese poi il diploma magistrale a inizio 2°GM, diventando così maestro e
inizia a lavorare come impiegato all’ammasso del grano. Si sposa con una maestra da cui avrà
due figlie.
QUASIMODO ELIO VITTORINI: era interessante per Sciascia, in quanto guardava alla cultura
americana: Hemingway, Steinbeck.;
LE OPERE
Sciascia pubblica (anni 50-60), il suo primo libro, intitolato “Favole della dittatura”: raccontini
ironici, sentenziosi di animali, che alludono al passato regime fascista. Un grande tema di
Sciascia, fondamentale ne “Gli zii di Sicilia” e “il giorno della civetta”, è il rapporto tra il cittadino
e le istituzioni, tra la cultura e il potere. Pubblicò un libro di poesie nel 1952, che si intitola “La
sicilia e il suo cuore” che mette a fuoco il panorama della Sicilia aspra.
LE PARROCCHIE DI REGALPETRA
Negli anni 40, Sciascia aveva cominciato a lavorare anche come maestro elementare, da qui ne
esce un libro fondamentale “le parrocchie di regalpetra”, libro in cui mette in scena la realtà
sociale e culturale in cui si trova immerso, perchè gli pare che facendolo, possa aiutare a capire
meglio la sicilia. Regalpetra era per non scrivere Racalmuto, perché sennò avrebbe messo alla
gogna tutti i problemi del suo paese, invece lui voleva dare un significato universale (stessa
strategia che Camilleri userà con il paese di Vigata ne “il commissario Montalbano”. L’idea di
scrivere una vera e propria cronaca scolastica (il capitolo centrale di questo libro è intitolato
“cronache scolastiche”). Questo libro ci fa notare come Sciascia ami giocare con i generi:
● Vi è una componente narrativa, con avvenimento che sono successi in paese;
● Una componente saggistica in cui fa delle considerazioni;
● Ve n’è anche una sociologica in cui fa delle riflessioni sulle dinamiche della società che
ha di fronte.
Sciascia tratta anche il tema del rapporto con i genitori e la violenza familiare. Nota anche le
ingiustizie nel sistema scolastico (i ragazzi gli portano un bastone perché per loro era una cosa
scontata che i maestri usassero pene corporali). Nel 57-58 va a lavorare a roma, poi torna a CL
e si trasferisce a palermo, dove visse fino alla sua morte. 1961 scrive il giorno della civetta (giallo),
sorprendente perché si trattava di un genere popolare;1966 scrive “A ciascuno il suo”, la storia di
un professore solitario che cerca di fare il detective, perché è stato ammazzato un farmacista e
quando viene trovata la soluzione lui viene tolto di mezzo e considerato come un cretino.
Sciascia riteneva che il giallo fosse la forma di letteratura più onesta, perché al lettore si chiede
un esercizio intellettuale pari a quello di chi ha scritto la storia. Nel 1965, Italo Calvino, scrisse
una lettera in cui gli diceva che fosse impossibile ambientare una storia gialla sicilia, perché
questa è prevedibile come una partita a scacchi. Camilleri disse che probabilmente Calvino non
sapeva giocare a scacchi e non conosceva la sicilia e i siciliani.
Scrisse negli anni 60 anche un romanzo storico, intitolato “il consiglio d’egitto”, storia di una
congiura nella palermo del 700. Scrisse anche “morte dell’inquisitore”, nel quale denuncia gli
orrori del potere ecclesiastonella sicilia del 600, con fra diego (davvero esistito), frate di
racalmuto, che venne inquisito dagli spagnoli come eretico, e dopo infinite torture, afferra il suo
inquisitore massacrandolo. Viene torturato ancora, non abiura e finisce al rogo (accaduto
davvero nel 1958).
Negli anni 70 inizia la fase del pessimismo. Negli ultimi anni scrive “Occhio di capra” sui modi di
dire conosciuti a racalmuto, poi muore di leucemia nel 1989.
I racconti degli zii di sicilia (1958):
Sciascia non era convinto del titolo gli zii di Sicilia, che invece piaceva a Calvino, che pensava
che gli zii fossero il filo conduttore di questo libro. In ogni racconto ci sono delle figure di
riferimento, che possiamo chiamare zii. Come Stalin nel secondo racconto, Garibaldi nel terzo e
nell’ultimo racconto è piu difficile individuare la figura dello zio, che potrebbe sembrare un
personaggio ambiguo, con tratti positivi, ma anche negativi, di nome Ventura.
Sono quattro. Il primo racconto a primavera del 56 è la zia d’america, inizia il 2° racconto “la
morte di stalin”, prepara il 3° “il 48”, cambia editore, andando da Einaudi, che li riunisce in una
collana, chiamata “collana dei gettoni”, diretta da Elio Vittorini. Si aggiunge poi “l’antimonio”,
dedicato alla guerra di spagna, pubblicato dopo il 1960. Sono racconti di formazione, perché
condotti in 1° persona, da un narratore interno tranne “la morta di stalin”, con narratore esterno
solitamente giovane (un adolescente in la zia d’america, un giardiniere ne il 48, un 28enne ne
l’antimonio).
LA ZIA D’AMERICA
Un racconto che consente di ragionare sul tema dell’emigrazione degli italiani. Destinazioni: le
americhe (prima metà 900-necessità di manodopera); Causa: condizioni socio economiche
inaccettabili. All’inizio vi furono molti episodi di razzismo. C’erano anche migrazioni interne
all’italia, contadini che diventavano negozianti a Torino o Milano.
Il racconto insiste su:
● Rapporto tra sicilia e USA;
● Tema dello sbarco degli americani in sicilia;
● Nascita della Repubblica;
Tutto questo dal punto di vista di un ragazzo di un paese povero, siamo in un paesaggio tipico
siciliano in cui tutti gli abitanti stanno sulle spine perchè c'erano ancora i tedeschi in giro, per
l’arrivo degli americani (sbarco del 10 luglio del 1943). Siccome c’erano molti migranti siciliani tra
le truppe americane decisero di attraccare in sicilia. Cominciano ad apparire dei manifesti,
firmati dal generale Alexander, perché la sicilia andò sotto occupazione armata degli stati uniti;
l’unica cosa che chiesero era quella di consegnare le armi, suscitando proteste da parte dei
siciliani.
In Sciascia il dialetto si insinuava, come in camilleri, anche nella lingua del narratore
(sicilianismi lessicali e a livello sintattico con il verbo a destra).
Vi è un’altra componente, che è quella dell’inglese sicilianizzato e per capire questo, vi è la
figura di un soldato, che in realtà è di origine calabrese, Toni, che usa termini. Vi era anche la
malavita organizzata, rappresentata dalla figura del bandito Salvatore Giuliano, che divenne
poi colonnello di questo esercito per l’indipendenza della sicilia, ma in realtà era a capo di una
banda che terrorizzava i contadini e in particolare lui fu responsabile della strage di Portella
della Ginestra del 1 maggio 1947, quando gli uomini di Giuliano spararono contro i contadini che
festeggiavano. Nel 1948, la Sicilia diventa una regione autonoma italiana, il bandito Giuliano
viene ucciso da uno dei suoi sottoposti.
Nel frattempo arrivano le lettere della zia d’america (sorella della madre del narratore), nella
quale se la prende con il duce, poiché andava contro gli stati uniti, insieme a queste manda dei
pacchi. E’ il momento in cui si deve scegliere tra repubblica e monarchia, anche la zia è per il re,
vince la repubblica e si temevano i comunisti. La zia, prima di arrivare, aspetta l’esito delle
elezioni del 48, tra DC e PC (Partito Comunista); vince la DC con De Gasperi, amico degli
americani e la sicilia tornerà a essere una base militare americana.
La zia inserisce nella propria parlata dei termini inglese ma sicilianizzati (orrait=alright). Il
ragazzo è stranito, in questa scena non mangia perchè i suoi parenti sono diversi da come se li
era immaginati. La famiglia della zia resta in visita per 5-6 giorni a Palermo, arriva il momento di
prendere il treno per andare al paese, il narratore fa amicizia con la cugina e rivede insieme al
lettore, il paese con gli occhi degli americani venuti in visita e teme che rimangano delusi e si
vergogna. Questi parenti immigrati quando venivano in visita dovevano fare il giro, per salutare
quelli che avevano conosciuto da ragazzi e vi era la distribuzione della roba, perchè si trattava
anche di esibire la propria ricchezza.
Abbiamo poi Cardella, un uomo potete, un malavitoso che però la zia definisce con un
galantuomo. Inizia a lamentarsi del paese, delle mosche però è anche interessante notare come
per la zia, questi parenti non siano poveri come aveva immaginato.
Poi c’era la cugina molto più emancipata rispetto alle ragazze del paese (fuma e beve liquori).
La zia vuole uno sposo per sua figlia,allora posa gli occhi sullo zio, che sarebbe contento di
lasciare il paese. Il ragazzo è furibondo, perché si era invaghito della cugina, ma la zia prepara
le carte e si sposano in municipio (si sarebbero sposati in chiesa in america). Prima di partire la
zia vuole risolvere la questione dell’eredità, vuole vendere la sua metà della casa alla sorella,
che però non ha soldi per pagarla, vi è un litigio, ma poi si mettono d’accordo, pagando un
biglietto di prima classe per il viaggio dello zio. Il racconto finisce con l’abbraccio tra le due
sorelle, che nasconde un fondo di amarezza: questo grande sogno che riguardava l’america si
era infranto al contatto con la realtà per il narratore, che termina il racconto con una battuta
sarcastica, dice “camperà cornuto”, ricevendo uno schiaffo dal padre.
LA MORTE DI STALIN
L’unico racconto in cui abbiamo un narratore esterno che ci racconta il rapporto di un
calzolaio siciliano con Giuseppe Stalin. Siamo nel 1948, alla vigilia delle elezioni; guardiamo
all’urss, al mito comunista, ma anche qui abbiamo a che fare con un sogno che si infrange
contro la realtà. Stalin ha rappresentato un’idea di giustizia, una speranza per i contadini
siciliani oppressi, che non conoscevano la realtà culturale e sociale tipica dell’urss.
Unico dei racconti in cui non troviamo un processo di formazione ed emancipazione: il
narratore non è un giovane, è un calzolaio, Calogero, che si è già formato, rigido ma generoso
(figura negativa e positiva allo stesso tempo).
Questo racconto venne scritto all’indomani della denuncia del suo successore Krusciov, che
aveva denunciato le malefatte di Stalin.
Siamo al 18 aprile del 1948, alla vigilia delle elezioni, tra DC e PCI. La visita nel sonno di Stalin,
cambia l’umore a Calogero, perchè stalin gli aveva preannunciato la vittoria della DC, troveremo
in questo racconto altri sogn.
Questo racconto si basa su un flashback e scopriamo che Calogero era stato mandato al
confino a Lampedusa dai fascisti, a causa della guerra di spagna. Tornato aveva saputo di
questo patto tra Stalin e Hitler (Molotov Von Ribbentrop 1939). Calogero aveva sostenuto le sue
idee nel momento del trionfo del fascismo, infatti molti non portavano più le scarpe da riparare
nella sua bottega, perché erano intimoriti.
Quando vede cadere Parigi è sconcertato e va a parlare con dei vecchi compagni, come un
vecchio socialista che però lo liquida in fretta, perché teme che sia una spia dell'OVRA (Polizia
segreta del fascismo). Va da un altro compagno, un orologiaio, Fiandaca, si chiacchiera, viene
nominato Pompeo Colajanni, che era una figura nominata per l'antifascismo siciliano, che era
stato anche partigiano, quest’ultimo dice che presto la russia si getterà contro i tedeschi e
bisogna creare un grande fronte socialista, cercando di reggere l’urto devastante dell’apparato
fascista. Furono i tedeschi però a invadere l’unione sovietica, portando alla morte di migliaia di
italiani, che parteciparono alla spedizione in Russia. Quando l’URSS si muove contro i nazisti,
Stalin riprende le sembianze di leader del popolo.
Nascono i comitati di liberazione nazionale, si fanno sempre più aspri i litigi con l’arciprete,
perché Calogero mette un ritratto di Stalin nella sua bottega. Cominciano a moltiplicarsi i
dubbi, nella mente di Calogero, perché vede sparire un generale dell’armata russa (Calogero
aveva diffidenza nei generali che portavano il pizzetto, perché considerato segno dei fascisti).
Non si sapeva allora delle purghe di stalin, con le quali faceva sparire i suoi avversari politici
(fucilati o messi nei gulag). Negli anni 50 diventa partigiano della pace, perché dopo Hiroshima
e Nagasaki, si diffuse un movimento pacifista.
Stalin muore nel marzo del 1953, Calogero è sconvolto, ragiona sul modo in cui Stalin rimarrà
nella storia, sulle parole di Togliatti (capo del PCI). Quando arriva krusciov 8suo successore) che
denuncia le azioni di Stalin, Calogero rimane del tutto sconcertato e si estranea dalla vita
politica. Calogero legge su “l’espresso”, il rapporto di Krusciov su Stalin, esce anche la notizia
che Stalin aveva ucciso la moglie. Terzo e ultimo sogno di Stalin nella bara, corpo viene
imbalsamato, pratica contraria al comunismo. Calogero ha l'impressione che si animi e che gli
dica “mi hanno ammazzato un’altra volta”. Chiude il racconto un dialogo con l’arciprete
(dovrebbe avere pietà nei confronti del prossimo).
IL QUARANTOTTO ( quarantottu, in siciliano disordine)
Intitolato così perché indica confusione e rivoluzione. Ci riporta al processo del risorgimento,
intentato da molti scrittori siciliani, ovvero i romanzieri che potremmo definire del disinganno,
delle speranze che si sono dissolte. Raccontano come il passaggio dal mondo feudale allo
stato italiano non avesse cambiato nulla, anzi le condizioni del popolo erano addirittura
peggiorate (aumento tasse, leva, crisi economica). Per raccontare tutto questo, Sciascia, decide
di insistere su due figure:
● il narratore, che è un ragazzo che vuole ribellarsi allo status quo che non lo soddisfa;
● una figura malefica, disposto a cambiare partito per difendere i suoi privilegi
Sciascia insiste sulla figura di questo barone e sulla sua famiglia, la moglie religiosissima,
tradita dal marito, la figlia, il vescovo. Ci sono anche personaggi positivi: narratore, Don Cecè,
Don Paolo (vecchio precettore). Il narratore è un vecchio patriota, che, solo in un secondo
momento, si scopre rifugiato in un casolare in campagna, perché braccato dai carabinieri (fine
800) e quindi ha il tempo di ricordare le vicende della propria vita e di scriverle; questo ricorda
lo schema del romanzo “le confessioni d’un italiano” di Ippolito Nievo, in cui egli immagina che
un 80enne racconti le vicende della sua vita. Questo non è causale, perché tra i personaggi del
racconto c’è Ippolito Nievo, che oltre che scrittore, è stato anche soldato, in particolare, tra i
mille, che insieme a Garibaldi salparono nel maggio del 19860 per raggiungere la Sicilia.<