Modulo 53: siti di infezione della ferita chirurgica, broncopolmonare e pneumococciche – diagnosi, epidemiologia e prevenzione
Infezioni da ferite chirurgiche
Infezioni da ferite chirurgiche: rappresentano il 20% di tutte le infezioni ospedaliere. Seguono le infezioni delle vie urinarie (infezioni per eccellenza da contrarre in ospedale). Le infezioni postoperatorie possono essere superiori al 10%.
I fattori che possono causare infezioni chirurgiche sono: età, obesità, presenza di processi settici, prolungata degenza prima dell’intervento, lunga durata dell’intervento e i drenaggi.
Riducono il rischio invece: l’accurata disinfezione della pelle nel sito di incisione, il contenimento dei tempi dell’intervento, la sterilità degli oggetti e il giusto posizionamento dei drenaggi.
Infezioni ospedaliere broncopolmonari
Infezioni ospedaliere broncopolmonari: sono al 3° posto, sono il 15%-20% di tutte le infezioni ospedaliere. La gravità della loro evoluzione è superiore a quella delle altre. Nel 30% infatti causano morte del paziente.
Fattori di rischio sono: età avanzata, ventilazione meccanica, tracheostomia, intubazione endotracheale e nasogastrica, processo neoplastico, immunosoppressione e leucopenia.
Misure di prevenzione sono: lavaggio mani frequente + uso dei guanti, accurata decontaminazione delle apparecchiature e isolamento protettivo dei pazienti a rischio.
Batteriemia e fungemia
Presenza e moltiplicazione di batteri nel sangue = batteriemia. + fungemia. Esse possono essere primitive quando avvengono in assenza di localizzazione in altri siti o secondarie se conseguenti ad altre localizzazioni come cistiti, infezioni chirurgiche o broncopolmoniti.
La coinfezione è pericolosa. Primitive solitamente hanno origine da cateteri endovasali, a causa di contaminazione delle mani del personale di assistenza o per uso di disinfettanti anch’essi contaminati o ancora per colonizzazione del catetere con microrganismi provenienti dalla pelle del paziente o dall’ambiente.
Si può ridurre il tempo di permanenza del catetere come atto preventivo.
Infezioni pneumococciche
Infezioni pneumococciche: pneumococco responsabile del 50% delle polmoniti, del 20% delle meningiti batteriche e del 10% delle setticemie, con alto indice di mortalità (rispettivamente 20%, 30%-40% e 50%-60%).
È patogeno non solo per l’uomo ma anche per topi e conigli. Di forma ovale con estremità affusolata, in genere disposto in coppie. È Gram +, immobile, non sporigeno.
Nell’ambiente esterno si verifica l’autolisi. Non resiste al calore e ai disinfettanti. È sensibile ai chemio-antibiotici. Trasmissibile per via aerea, nelle mucose respiratorie. Non manifesta manifestazioni cliniche fin da subito, si sviluppano in seguito.
Altre infezioni virali, accumulo di muco, alcolismo, fumo, alterazioni circolatorie e sindromi nefrosiche sono fattori che favoriscono l’insorgere di malattie da pneumococco.
Le più importanti sono:
- Polmonite franca lombare;
- Meningite pneumococcica;
- Altre forme cliniche localizzate o generalizzate es. otiti, stati setticemici e broncopolmoniti.
La diagnosi di laboratorio si basa sulla ricerca e sull’isolamento del pneumococco. Esame microscopico diretto del materiale patologico. Anche ricerca colturale con isolamento dello stipite. Si utilizzano terreni di coltura idonei.
Altre metodiche che rivelano presenza di antigeni polisaccaridici capsulari: metodo radioimmunologico e metodo immunoenzimatico.
Il pneumococco è al primo posto nella causa delle polmoniti (50%), al secondo posto nelle meningiti batteriche (dal 12% al 30%). La via di penetrazione è aerea, la modalità di trasmissione è per contagio tra umani.
In Italia dal 1980 un programma di sorveglianza delle infezioni pneumococciche per identificare i sierotipi prevalenti e definire i soggetti esposti al rischio. Il tasso di morbosità è 200-250 per 100.000 abitanti, la frequenza di isolamento sarebbe del 3%-11% nei liquor, 18%-20% negli espettorati e 15% nelle emocolture positive.
Non è necessario l’isolamento. Sono disponibili dei vaccini, fatti con polisaccaridi capsulari purificati ottenuti da diversi sierotipi scelti tra quelli responsabili di oltre 80% delle infezioni.
In commercio ci sono vaccini polivalenti contenenti 23 sierotipi, e un vaccino eptavalente coniugato con proteina di trasporto. Dose per via intramuscolare. Vaccinazione non è obbligatoria.
Negli USA è raccomandata per le persone a rischio. In Italia un programma di vaccinazione è in associazione con quello antiinfluenzale. Sorveglianza epidemiologica è importante.
Modulo 54: Neisseria meningitidis e le infezioni meningococciche
L’infezione meningococcica si presenta con manifestazioni infiammatorie delle prime vie aeree, con meningite cerebro-spinale e con forme settiche fulminanti.
Nella meningite cerebro-spinale il ruolo fondamentale è l’uomo portatore sano perché la trasmissione per via indiretta è remota rispetto al contagio interumano.
Il meningococco è un batterio che appartiene al genere Neisseria (famiglia Neisseriaceae). Due specie patogene per l’uomo: N. meningitidis e N. gonorrhoeae.
Batterio rotondeggiante, appaiati a formare coppie, non produce spore, aerobio ed è Gram -. All’esterno della parete cellulare è presente un complesso polisaccaridico.
Scarsa resistenza verso luce solare, essiccamento e disinfettanti comuni. Scarsamente patogeno per gli animali da laboratorio. La via di ingresso è la mucosa rino-faringea.
Il batterio può rimanere nascosto per lungo tempo = portatore sano. L’evoluzione eventuale della malattia è legata alla recettività del soggetto.
La penetrazione provoca la formazione di anticorpi circolanti e l’immunità gruppo-specifica di incerta durata che conferisce al soggetto resistenza all’infezione. Alla malattia segue uno stato di immunità di lunga durata.
Periodo di incubazione da 2 a 10 gg. Febbre elevata + brividi, cefalea, vomito, agitazione motoria e segni meningei (rigidità in cui il collo non si riesce a piegare, posizione a cane di fucile degli arti inferiori e paresi e paralisi dei muscoli estrinseci dell’occhio).
Decorso è influenzato dalla terapia e dalla tempestività, ma il batterio può portare alla morte (5%-10%).
L’indagine batteriologica è importante. Il materiale può essere prelevato dal sangue, dal liquor o dalle petecchie cutanee. L’indagine di laboratorio deve essere effettuata subito dopo il prelievo. Esame microscopico eseguito sullo strisc
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