Estratto del documento

Psicologia dello sviluppo

Istinto vs pulsione

“La specie umana è caratterizzata da uno sviluppo singolare delle relazioni sociali, sostenute dalle sue capacità eccezionali di comunicazione mentale e, correlativamente, da un’economia paradossale degli istinti, i quali si mostrano essenzialmente suscettibili di conversione e inversione, tanto che i loro effetti sono isolabili solo in modo sporadico. Viene così permessa una varietà infinita di comportamenti adattativi. La loro conservazione e il loro progresso, visto che dipendono dalla comunicazione, sono anzitutto opera collettiva e costituiscono la cultura. Questa introduce una nuova dimensione nella realtà sociale e nella vita psichica. Tale dimensione specifica la famiglia umana come, del resto, tutti i fenomeni sociali nell’uomo” (I complessi familiari, pag. 3)

Cosa ci dice della psicoanalisi di ciò che può interessare a un educatore:

  • “La specie umana” in differenza con le altre specie animali mostra delle eccezionali capacità di comunicazione. Va considerata la particolarità dell’essere umano, fra le altre specie animali, in termini qualitativi: per l’uomo la comunicazione reciproca attraverso il linguaggio ha un’importanza tale da produrre un’economia paradossale di ciò che negli animali è definito istinto e che può arrivare a deviarlo.
  • “Economia paradossale degli istinti”: per l’uomo i bisogni del corpo, pur esistendo, non trovano soddisfazione automatica, viceversa richiedono di trovare la via del desiderio e della pulsione che li muove.
  • “Cultura”.

La psicoanalisi ha definito “pulsione” ciò che per l’essere umano è il corrispettivo dell’istinto. Freud, inventore di questo concetto, ha precisato che col termine pulsione intende qualcosa che è al “limite tra psichico e somatico” e ne ha individuato quattro parti:

  • Drang = spinta
  • Quelle = fonte somatica
  • Ziel = meta che corrisponde alla soddisfazione
  • Objekt = oggetto

Sebbene qualcosa di somatico sia in causa come fonte, la spinta che si determina può essere amplificata o diminuita a seconda di fattori psichici; la meta non è determinata a priori, ma è legata alla percezione psichica di soddisfazione e può essere ottenuta attraverso un oggetto come un altro, a sua volta determinato da fattori psichici.

Lacan afferma che l’oggetto verso cui il soggetto si dirige è, e contemporaneamente non è, quello della realtà. Gli oggetti della realtà sono importanti ma al contempo l’oggetto della pulsione non è esattamente quello della realtà, che è solo un sostituto continuamente scambiabile dell’oggetto che sta dietro che è insostituibile.

La pulsione è la traduzione umana dell’istinto, cioè di qualcosa che parte dal corpo ma che si trasforma per mezzo dell’impatto con il linguaggio sul vivente (Lacan lo definisce “mistero del corpo parlante”).

L’apporto di Lacan alla psicoanalisi è stato quello di attribuire al linguaggio l’effetto di negativizzazione che lo stesso opera sul corpo del vivente. Afferma anche che “il linguaggio è la condizione dell’inconscio”, senza un uomo che parla non ci sarebbe l’inconscio.

La pulsione secondo Lacan può essere orale, anale, scopica e invocante, secondo gli oggetti che essa investe e che derivano dai fori della superficie del corpo attraverso cui il soggetto umano entra in contatto con l’esterno. Attraverso le pulsioni è possibile anche soddisfare i bisogni del corpo.

Governare, educare e psicoanalizzare

“Ogni formazione umana ha per essenza, non per accidente, di frenare il godimento” (Lacan)

Freud afferma che ci sono tre mestieri impossibili: educare, governare e psicoanalizzare. Ha messo nella stessa categoria i mestieri che si occupano, da angolazioni diverse, della stessa questione: il problema del freno al godimento dell’umano parlante. Il godimento, in psicoanalisi, non è inteso solo come piacere in senso stretto ma tutto ciò che porta soddisfazione.

Freud sottolinea che sono mestieri impossibili perché attengono tutti all’intimità umana e alla deviazione della cosiddetta norma. La norma è necessaria ma solo nella misura: il porla produce una mancanza che è il ‘non si può’, che apre al desiderio e al godimento.

In quanto pratiche, pedagogia e psicoanalisi si collocano sul medesimo piano problematico: entrambe sono chiamate a confrontarsi con un impossibile strutturale, per cui l’istituzione della norma produce inevitabilmente una deviazione, ossia una declinazione singolare del godimento o del rapporto del soggetto con il desiderio.

In ogni atto educativo andrebbe intesa la sua portata di umanizzazione che va oltre ciò che è manifestato. In ogni atto si tengono insieme due questioni fondamentali: porre un limite e il desiderio. Ogni acquisizione implica anche ciò che resta escluso o non conoscibile, ma rimane il desiderio di conoscere e partecipare.

Ognuno segue un percorso personale, pur condividendo con gli altri questa esperienza. Lacan ha definito il desiderio del soggetto come il “desiderio dell’Altro”, ci si appoggia sull’altro per desiderare e costruire inconsciamente la propria via di desiderio. La presenza dell’altro è benefica, importante e fondamentale, ma mai sufficiente perché il soggetto prenda la via di desiderare, questo passo è sempre personale.

Freud pensava ai genitori come primi educatori: i genitori sono anche educatori ma gli educatori non sono anche genitori. Il desiderio dell’educatore nei confronti dell’educando non è lo stesso di un genitore verso i figli.

D’altronde uno degli obiettivi dell’educazione è quello di favorire l’estensione degli scopi pulsionali e di proporre altri oggetti oltre a quelli di piacere immediato. Le pulsioni sono le prime modalità di conoscenza del mondo, a metà tra organico e psichico, dal momento che si appoggiano sul bisogno, utilizzano il corpo per la soddisfazione primitiva, poi si inscrivono nella psiche, da dove possono tendere verso altri bersagli. (Il bambino e il sapere, pag. 51)

Menes vede l’educazione come “estensione degli scopi pulsionali”, quindi ogni acquisizione è legata alla pulsione e al desiderio. Si agisce perché qualcosa spinge verso una meta: questo è simile alla motivazione, ma non è la stessa cosa. La motivazione riguarda ciò che il soggetto enuncia consapevolmente, è il lato conscio, l’Io che parla. Il desiderio e la pulsione, invece, riguardano ciò che non si vede e non si esprime chiaramente.

L’educatore ha a che fare con il proprio inconscio e con quello degli educandi. La formazione umana tende a porre un freno alla pulsione, al godimento, che altrimenti porterebbero ai confini del dolore e dell’autodistruzione. La formazione umana inizia fin dalla nascita: attraverso le cure e il contatto fisico, la madre erotizza il corpo del bambino e proprio questa esperienza di soddisfazione incompleta introduce il bambino al desiderio. Da questa mancanza nasce anche la curiosità infantile: qualcosa spinge il bambino verso la ricerca di una soddisfazione che però non è mai pienamente raggiunta.

Parl-essere

L’essere umano: un animale “a nascita prematura”

L’essere umano, come specie, nasce prematuro: cerebralmente (il cervello finisce il suo sviluppo neurobiologico nell’adolescenza), nella coordinazione (non cammina e per imparare necessita di sorveglianza) e da solo sarebbe destinato a morire in breve tempo.

Freud ha definito questo stato: Hilflosigkeit = senza aiuto, senza risorse.

Il periodo in cui il cucciolo d’uomo necessita di sorveglianza arriva fino all’adolescenza; dal punto di vista psichico c’è un’anticipazione continua sul biologico.

Es. osservazioni di Spitz sui bambini istituzionalizzati in orfanotrofio e privati di cure affettive ma con nutrizione e accudimento adeguati → rifiuto a mangiare, fino ad ammalarsi e morire.

Le cure umane dell’infante in stato di Hilflosigkeit, non sono semplici cure del corpo, ma cure umanizzate del corpo date da natura e cultura. Il bambino e la madre sono già in un mondo umano relazionale attraversato da un linguaggio: questo è ciò che è mancato ai bambini osservati da Spitz (cure del corpo sufficienti ma mancanza di cure umane).

L’essere umano come “parl-essere”: natura e cultura

Lacan utilizza il neologismo “parl-essere” per indicare l’essere umano: il fatto di parlare per un umano è talmente strutturante da definire il suo essere.

Il bambino è immerso nel linguaggio fin da subito che per lui risultano come suoni, quasi come una musica che Lacan chiama lalangue (lalingua): termine che suona simile alla lallazione, cioè il primo scambio tra madre e bambino (suoni che mimano il linguaggio e sono fonte di godimento). La lallazione inizia intorno ai 6 mesi, insieme alla costituzione dell’Io nello Stadio dello Specchio. Il bambino inizia a scambiare una forma di comunicazione con la madre, attraverso suoni ancora disarticolati. In questo periodo compare anche il gesto dell’indicare, segno dell’attenzione condivisa.

Questi passaggi mostrano come comunicazione, linguaggio e relazione con l’altro siano strettamente interrelati. Non esistono linguaggio e comunicazione senza l’altro e viceversa. Il linguaggio, da cui si sviluppano anche le capacità cognitive e il pensiero, non è qualcosa di separato dalla relazione e dagli affetti ma ne costituisce un intreccio inscindibile.

A un certo punto, per il bambino, il linguaggio diventa uno strumento per rappresentare la realtà. Questo potere della parola, secondo Lacan, “uccide la Cosa”, interrompendo il rapporto diretto e immediato con il corpo.

In realtà, il bambino è immerso nel linguaggio fin dall’inizio, attraverso le cure materne mediate dalle parole con cui la madre interpreta i suoi bisogni. Gli errori e le assenze materne sono importanti quanto la presenza: introducono una discontinuità benefica, aprendo il bambino alla percezione della mancanza, che potrà poi essere rappresentata.

Qui il bambino inizia a parlare, cioè ad articolare suoni sotto forma di parole distinte, con l’intenzione di comunicare qualcosa.

Lacan utilizza il termine significante per indicare la parola, distinguendo le due componenti che la costituiscono: il suono e la forma (il significante) e il significato.

Ritiene che il significato non è mai completamente afferrabile: resta “sotto la barra”.

Vedi quando impari una lingua straniera: non tutto è perfettamente traducibile, spesso si ricorre a spiegazioni e sinonimi senza cogliere pienamente il senso originario.

Il senso quindi emerge dall’insieme delle differenze tra i significanti, e questo incide profondamente anche sul pensiero: ciascuno di noi pensa in una lingua, solitamente quella materna.

Linguaggio

La linguistica di De Saussure

Secondo De Saussure, il segno linguistico è un’entità psichica a due facce: il significante (immagine acustica) e il significato (concetto mentale associato). Entrambi sono astratti e uniti arbitrariamente.

Punti chiave della teoria saussuriana:

  • Significante (piano dell’espressione); è la parte sensibi
Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Appunti finali Psicologia dello sviluppo Pag. 1 Appunti finali Psicologia dello sviluppo Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti finali Psicologia dello sviluppo Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti finali Psicologia dello sviluppo Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher megghi.04 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Bucciol Annalisa.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community