Storia economica d’Europa
Definizione di Europa: tra mitologia e geografia
La Grecia può essere considerata la culla del concetto di Europa. Uno dei primi riferimenti all’Europa, infatti, è costituito dal mito del ratto di Europa; le prime testimonianze scritte del mito risalgono ad Omero ed Esiodo nell’VIII secolo a. C.
Il racconto mitologico narra che Europa era figlia del re dei Fenici, Agenore, e di Telefessa; dunque, era la principessa di Tiro. Dopo averla vista in spiaggia a raccogliere fiori insieme alle sue ancelle, Zeus se ne invaghisce; quindi, chiede ad Ermes di far avvicinare i buoi del padre di Europa alla spiaggia e, trasformatosi in un bellissimo e bianco toro, si mischia ad essi per non insospettire nessuno. Quando la fanciulla ritorna in spiaggia, Zeus si avvicina a lei e si stende ai suoi piedi; ammirandone la mansuetudine e non pensando minimamente che dietro potesse esserci un inganno, Europa gli salì sul dorso; così Zeus la rapì e, attraversando il mare, la trasportò a Cnosso, sull’isola di Creta, dove si unì con lei. Dalla loro unione nacquero tre figli: Minosse, re di Creta, la cui moglie fu costretta ad accoppiarsi con un toro e dalla loro unione nacque il Minotauro, poi rinchiuso nel labirinto e sconfitto da Teseo e Arianna; Radamanto, giudice degli inferi; infine, Serpedonte. I tre figli vennero adottati dal marito “mortale” della giovane, che era Asteriore, re di Creta; tuttavia, prima di tornare sull’Olimpo, Zeus lasciò tre doni ad Europa: Talos, un gigante di bronzo guardiano di Creta; Lealaps, un cane addestrato; infine, un giavellotto dalla mira infallibile. Il mito continua con il racconto dei fratelli di Europa che vagano per ritrovarla, tra cui Cadamo, che durante il viaggio trova le lettere dell’alfabeto (dunque, a lui è attribuita la trasmissione dell’alfabeto dalla Fenicia alla Grecia), poi giunge nella Grecia continentale e fonda Tebe.
La mitologia ha importanti riflessi sulla cultura; per i greci, infatti, il concetto di Europa era molto particolare, perché si ricollegava alla loro visione del mondo: al centro di tutto vi era la Grecia, ad est di essa c’era l’Asia, e tutto ciò che non apparteneva alla Grecia né all’Asia era Europa; in particolare, gli studiosi hanno rilevato che il concetto greco di Europa si adatta bene a quelle zone che attualmente corrispondono alla Grecia settentrionale e alla Macedonia (alla zona dei Balcani in generale). Successivamente, attraverso la colonizzazione e la creazione della Magna Grecia, il concetto di Europa si estese anche al di fuori delle zone inizialmente concepite - comprendeva, infatti, anche il mezzogiorno italiano; tuttavia, non arrivò mai oltre le colonne d’Ercole (attuale stretto di Gibilterra, “hic sunt leones”).
Inoltre, i greci utilizzavano altri due criteri per dividere le zone del mondo e le popolazioni:
- Tutti coloro che non erano greci venivano considerati “barbari” (termine che, letteralmente, vuol dire “coloro che balbettano”, ovvero che non parlavano il greco);
- Distinguevano tra chi viveva in città e chi, invece, al di fuori; infatti, coloro che vivevano all’interno della polis erano considerati civili, tutti gli altri no. Tuttavia, nella logica della mitologia greca e romana, i fondatori delle città sono maledetti, poiché con le loro gesta sfidavano gli dèi (l’unica eccezione è Enea). Inoltre, la città è un luogo particolare: infatti, è un luogo in cui si vive male, ma dove tutti vogliono andare a vivere. La costruzione e la relativa presenza di città è un elemento che caratterizza la cultura europea dalla nascita fino ai giorni nostri; la politica è l’arte o la scienza di saper governare la città, e cioè di saper dare da mangiare ai cittadini (poiché la città non è autosufficiente): un buon politico è colui che ti fa vivere meglio al minor costo possibile.
L’orizzonte si ampliò ulteriormente quando il concetto di Europa derivante dalla cultura greca incrociò l’espansione dell’Impero Romano; a seguito di ciò, i romani si appropriano della cultura greca.
L’impero romano
Nella mitologia romana, una fonte importante è costituita dall’Eneide, in cui Virgilio costruisce il mito fondativo di Roma. Enea, personaggio principale, era sicuramente l’eroe più importante tra i nemici degli Achei (dopo Ettore): nell’Iliade, Omero ne fa una narrazione approssimativa; nell’Eneide, Virgilio lo mette alla base della costituzione di Roma.
Questo è un punto molto importante: infatti, quando Virgilio scrive l’Eneide, l’Impero Romano si era già consolidato; dunque, portare un troiano in occidente significava dimostrare la fusione tra le diverse parti dell’Impero, est e ovest che si uniscono e si fondono in un’unica entità, di cui Roma è il punto di congiunzione. L’Eneide, dunque, sancisce l’inizio della costruzione di un’identità nuova e comune: quella mediterranea nel suo complesso.
L’Impero Romano è un’area economica, culturale, sociale, politica e commerciale che si costruisce sulle sponde del Mediterraneo; tuttavia, non si limita ad esse: infatti, arriva fino alla Gallia/Britannia, comprende tutta la parte dell’attuale Europa centrale, dell’Europa Balcanica e orientale, fino ad arrivare alla Turchia.
Inoltre, in questo periodo il concetto di Europa si amplia ulteriormente, anche grazie alle nuove scoperte geografiche: infatti, la conoscenza del territorio dei romani era abbastanza dettagliata. Come i greci, i romani credevano che in tutti i territori non popolati da loro ci fosse l’inciviltà.
Un punto molto importante nel mondo romano era l’agricoltura; i romani, infatti, erano principalmente agricoltori e pastori (erano anche navigatori ma lo diventano in guerra, in contrapposizione a Cartagine). I romani consideravano il territorio che veniva arato, seminato e raccolto il principale punto di differenza tra loro ed il resto del mondo, dove questo modello di agricoltura organizzato e pianificato non si era ancora consolidato e diffuso. Il mondo civile, dunque, è strettamente correlato alla presenza di campi lavorati; dove non ci sono i campi lavorati c’è inciviltà.
Tuttavia, nel mondo romano il rapporto tra bosco, campo e pascolo era molto complicato:
- Il campo veniva arato e seminato, ed il raccolto serviva a sfamare la popolazione;
- Il pascolo serviva a far brucare gli animali, che poi potevano essere sia utilizzati per agevolare il lavoro nei campi, sia uccisi per ricavarne la carne;
- Il bosco forniva materiali (legno e pietra) e lavoro.
Per i romani era importante cercare un equilibrio tra i tre ambienti: infatti, nel caso in cui uno di essi avesse sopraffatto gli altri, non ci sarebbe stata gestione e governo del territorio e, di conseguenza, in quella zona non ci sarebbe stata la civiltà. Es. quando cade l’Impero Romano il bosco dilaga, poiché non c’era più nessuno che coltivava i terreni e faceva pascolare le greggi. Per questo motivo, i romani definivano “barbari” coloro che non erano capaci di pianificare ed organizzare lo sviluppo del territorio.
Nascita e diffusione del Cristianesimo
Mentre Roma si consolida ed amplia la sua area di influenza, si verificano alcuni macro-eventi che hanno delle conseguenze enormi. Il primo di questi eventi è sicuramente la nascita e la diffusione del Cristianesimo all’interno del mondo romano: non è possibile comprendere lo sviluppo del Cristianesimo se non lo si colloca all’interno di esso.
Nel loro credo, i cristiani assorbono molte delle pratiche romane:
- Pane e vino sono al centro del sistema alimentare romano (poiché coltivavano, per la maggior parte, grano e uva); la condivisione del pane e del vino (rispettivamente, corpo e sangue di Cristo) durante la comunione è il momento più importante all’interno della funzione cristiana.
- L’olio era un fattore molto importante nel sistema economico romano (oltre che nell’alimentazione); viene utilizzato dai cristiani in diversi sacramenti (es. cresima, estrema unzione, etc.).
- I romani consideravano i pasti come una sorta di sacrificio agli dèi: infatti, spesso veniva lasciato del cibo ai sacerdoti, oppure veniva consumato attraverso pratiche particolari; i cristiani estremizzano questa pratica, poiché si cibano dello stesso corpo di Cristo.
Il successo dei cristiani all’interno dell’Impero Romano ha una serie di conseguenze anche di carattere politico: infatti, inizialmente i cristiani vengono perseguitati, ma nel IV secolo Costantino riconosce il Cristianesimo come religione di Stato. L’affermazione del Cristianesimo come religione di Stato cambia molte cose: in particolare spezza l’unità del mondo romano, poiché a seguito di essa si verifica la divisione tra Impero Romano d’Occidente ed Impero Romano d’Oriente, sancita dalla fondazione di Costantinopoli da parte di Costantino.
La divisione tra le parti dell’Impero porta delle conseguenze in tutti gli ambiti (politico, religioso, culturale, alimentare, etc.); tuttavia, una delle ripercussioni più importanti è quella linguistica: infatti, nella parte orientale dell’Impero si parla il greco; in quella occidentale, invece, si continua a parlare il latino. A seguito di ciò, Roma e Bisanzio (Costantinopoli) diventano grandi nemiche.
Si verifica quindi la contrapposizione tra:
- Il mondo occidentale, che ha come punto di riferimento Roma, che parla il latino ed è cristiano (in particolare cattolico, con la presenza del Papa);
- Il mondo orientale, che ha come punto di riferimento Bisanzio, che parla il greco ed è ortodosso.
Tra questi due mondi si verifica un progressivo allontanamento, che sfocerà nel non riconoscimento reciproco e nella separazione definitiva intorno al 1100.
Caduta dell’Impero Romano d’Occidente
La caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d. C. porta delle importanti conseguenze disgregatorie.
Già prima del 476 l’Impero risultava fortemente indebolito: per sopravvivere a se stesso, infatti, aveva progressivamente incorporato i popoli che premevano ai confini (dato che non aveva più abbastanza forze per contenerli), aveva attribuito loro delle forze di tipo militare e ciò aveva provocato il progressivo logoramento di questa grande istituzione (era già diventato, dunque, terra di conquista). Dal punto di vista sostanziale, quindi, la caduta dell’Impero non fu un evento improvviso e repentino: si concretizzò nel corso dei secoli (circa 150 – 200 anni), anche successivi al 476, attraverso la continua disgregazione di tutte le strutture che lo componevano, ad es. i romani hanno progressivamente smesso di utilizzare le terme, poiché non vi erano più le competenze e le capacità di gestirle (non c’era più manutenzione o cura); questo ha fatto sì che sparissero nel giro di qualche decennio. Lo stesso vale per le strade, il cui decadimento ha portato alla cessazione degli scambi commerciali. Dal punto di vista formale, tuttavia, si fa convenzionalmente coincidere la caduta dell’Impero Romano d’Occidente con il 476 d. C. perché in quell’anno si verificò la deposizione di Romolo Augusto (da parte di Odoacre), a seguito della quale non fu più nominato alcun imperatore.
Quando l’Impero cade, l’Occidente finisce in una grande anarchia: l’imperatore d’Oriente pretende di avere il controllo anche sulla parte caduta e si verifica un arretramento di tutto il sistema e la struttura economica nelle zone che componevano l’Impero (attuale Europa occidentale). Il mondo occidentale si disgrega: cade l’unità creatasi fino a quel momento e si genera una divisione sempre più forte (che in seguito porterà alla nascita degli Stati nazionali e a tutti i conseguenti conflitti); dall’altro lato, invece, il mondo orientale mantiene la sua unità, che diventa sempre più complessa (anche se si riduce progressivamente; tuttavia, resta in piedi fino al 1453).
L’Impero Romano d’Occidente, dunque, passa dall’essere un’area commerciale integrata all’essere un territorio frammentato in tante piccole realtà, più arretrate ma autosufficienti (non vi erano scambi commerciali); anche dal punto di vista dell’urbanistica, dal V secolo fino all’anno 1000 le città subiscono un processo di decadimento e svuotamento, e le uniche che sopravvivono – anche se con dimensioni inferiori – ruotano intorno ad un elemento di carattere religioso che le amministra (di solito un vescovo e una diocesi). Si crea, dunque, un nuovo mondo: quello dell’Europa occidentale, che è molto complesso, articolato e conflittuale.
Il ruolo della Chiesa dopo la caduta dell’Impero
Mentre tutto si disgrega, c’è una sola entità in grado di rappresentare ancora l’unità di ciò che era stato l’Impero: la Chiesa. La Chiesa cattolica, infatti, diventa l’erede della cultura romana e tiene in piedi la sua memoria, la letteratura e l’economia (es. amanuensi che ricopiano i testi e monasteri che gestiscono terreni e costruiscono opere); tuttavia, aveva obiettivi diversi rispetto a quelli dell’Impero (cioè salvare le anime).
L’Europa, dunque, esiste perché esiste il Cristianesimo (cattolico, quindi con il riconoscimento del Papa) che fa sopravvivere la cultura precedente. Infatti, anche la narrazione biblica incrocia il concetto di Europa, quando nella Genesi viene raccontato l’episodio della nudità di Noè. Terminato il diluvio, Noè pianta una vigna, da cui raccoglie l’uva per produrre il vino. Avendone bevuta una quantità eccessiva, Noè si ubriaca e si addormenta nudo davanti alla sua tenda. Uno dei suoi tre figli, Cam, vide la nudità del padre, rise di lui e corse a comunicare la cosa ai suoi fratelli, Sem e Iafet. Tuttavia, Sem e Iafet decidono di rispettare il padre e di non schernirlo; così, prendono una coperta, la posizionano sulle loro spalle e, all’indietro, la gettano sul corpo di Noè, in modo da non vederlo nudo. Quando Noè si riprende e si rende conto della situazione, maledice Cam che lo ha visto nudo e si è preso gioco di lui, dicendogli che da suo figlio (Canaan) sarebbe derivata una stirpe di schiavi; invece, decide di premiare Sem e Iafet per il rispetto dimostratogli, benedicendoli: da Sem nascerà la stirpe degli ebrei (semiti) e da Iafet la stirpe degli europei.
Questo episodio spiega le gerarchie tra le popolazioni presenti nel mondo ebraico o cristiano. Prima dell’arrivo degli ebrei, gli abitanti della Palestina e dell’Africa erano i discendenti di Cam e Canaan, il figlio e il nipote maledetti. Ciò spiega, dunque, la posizione di dominanza degli ebrei e degli europei.
L’Europa cristiana nel Medioevo 1
Dal punto di vista economico e culturale, l’Europa che si sta sviluppando è molto diversa da quella del mondo romano: in particolare, si compone dei tanti regni barbarici che si erano affermati in seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo. Quando parliamo di regni, però, dobbiamo pensare ad un sistema diverso da quello che conosciamo attualmente: infatti, non si tratta di regni istituzionalizzati, ma di aree più o meno omogenee dal punto di vista culturale dove esiste una forma di riconoscimento reciproco.
1 In senso ampio, anche in riferimento all’alimentazione: infatti, coloro che rimangono nei territori dell’ex Impero Romano d’Occidente cambiano il modello agricolo; i romani si sostentavano con la pastorizia e con i cereali, mentre i barbari con la caccia e lo sfruttamento dei boschi. Quando questi due sistemi si fondono, l’equilibrio tra essi diventa un fattore decisivo per bilanciare il sistema demografico.
Il Sacro Romano Impero
Le spinte verso una ricostruzione dell’unità ed una nuova organizzazione con base territoriale più ampia, che trovi anche una legittimazione del potere (anche rispetto all’imperatore romano d’Oriente), portano all’affermazione dei Franchi. L’ultimo re dei Franchi, Carlo Magno, si legittima a livello continentale come imperatore di un “nuovo impero romano”, con base religiosa che si concretizza con l’investitura e l’incoronazione da parte del Papa. Nasce così il Sacro Romano Impero: per una serie di conquiste militari e di circostanze fortunate, Carlo Magno si trova ad avere potere ed egemonia politica su una zona che corrisponde in buona misura a quella che oggi definiamo Europa (a parte la penisola iberica, che era divenuta un possedimento arabo).
Il sistema feudale
Il Regno dei Franchi ha la caratteristica di aver istituzionalizzato il sistema feudale. Anche prima del Sacro Romano Impero, l’amministrazione (anche dal punto di vista politico) e il controllo dei territori si basavano sul sistema feudale; tuttavia, nel regno franco il rapporto tra sovrano e feudatario diventa più dinamico e regolato. In base a tale sistema, il re dava in concessione una parte di territorio ad un suo suddito, a condizione che egli gli fosse fedele e che scendesse in battaglia nel caso in cui egli avesse deciso di iniziare una guerra; il feudatario (colui che riceveva il terreno) aveva in gestione il territorio ma non ne era proprietario (infatti, alla sua morte, la terra non passava in eredità al figlio, ma ritornava al re). Dal punto di vista amministrativo, il feudo si divideva in due parti:
- Pars dominica: dominio, tenuto in coltivazione diretta dal feudatario;
- Pars massaricia: massaricio, suddiviso tra coloni per la coltivazione, in cambio di canoni e prestazioni.
Il sistema feudale era un sistema abbastanza chiuso e impermeabile; nell’“economia curtense” le
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