Sociologia
Che cos’è la sociologia?
La sociologia è lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali.
Di conseguenza, deduciamo che la sociologia si concentra su tre livelli: Società, Istituzioni e Rapporti Sociali.
Questi tre livelli apparentemente diversi sono in realtà la stessa cosa. Possiamo però porli su piani analitici diversi.
- Piano analitico macro sociale (società)
- Piano analitico meso sociale (istituzioni)
- Piano analitico micro sociale (rapporti sociali, interazioni, relazioni)
Facciamo un esempio.
Che cosa può essere oggetto di ricerca della sociologia? La lezione.
- Da un punto di vista macro sociale, la lezione appartiene ad una grande istituzione, che è quella dell’istruzione.
- Questa lezione però viene erogata all’interno di un’organizzazione specifica, che è l’Università Sapienza, che è un’istituzione, dunque possiamo anche scendere ad un livello meso sociale.
- Tuttavia, con questa lezione si esauriscono delle interazioni sociali, dunque si parla di un piano estremamente concreto, che è appunto un livello micro sociale. È importante sottolineare però che il livello micro sociale si riferisce a cornici più ampie: la lezione che permette gli scambi sociali, è fatta perché fa parte dell’istituzione Università Sapienza che risponde all’istituzione dell’istruzione. Questo discorso vale anche dall’altro punto di vista: gli oggetti macro sociali non esistono senza le interazioni sociali che fanno parte del piano micro sociale.
La sociologia tratta di studi scientifici. Noi infatti possiamo distinguerla dalla filosofia per via della ricerca. Si applica un metodo scientifico. In che cosa consiste questo metodo scientifico?
- I ricercatori formulano delle ipotesi
- Vengono raccolti dei dati
- I dati sono confrontati con le ipotesi
- Le ipotesi vengono confermate o confutate
Possiamo dire che la sociologia è una disciplina empirica. Studia con metodo scientifico le diverse forme di vita umana associata allo scopo di costruire un sapere teorico, razionale e sistematico sulla società.
La sociologia si occupa anche delle azioni più piccole della vita, che però vengono studiate dal punto di vista scientifico. Si occupa di pratiche quotidiane (mangiare, dormire, ecc.).
Il lavoro del sociologo segue quindi sì il lavoro scientifico, ma esso dipende anche dall’immaginazione sociologica. Che cos’è? (Charles Mills): l’immaginazione sociologica è la capacità di riflettere su se stessi cercando di trascendere le abitudini della vita quotidiana al fine di guardare la realtà con occhi diversi.
Da ciò, deduciamo che: il sociologo deve rendersi consapevole dei condizionamenti che ciascuno di noi ha per via della nostra storia e cultura. Ad esempio, il rito del dormire è cambiato nel corso della storia, anche gli stessi letti hanno subito delle differenze; inoltre, presenta delle differenze sostanziali anche dal punto di vista culturale. Ad esempio, noi siamo abituati a dormire o in letti singoli o in letti matrimoniali, mentre in Messico si è abituati a dormire in amache singole o amache familiari, in cui ci si corica con tutta la famiglia. In Scandinavia invece, esistono anche dei letti singoli per le coppie.
A che cosa serve la sociologia?
La sociologia serve a rendersi conto delle mutazioni sociali e al ricercare le ragioni di alcuni elementi (perché dormiamo in questa maniera, perché ci si sposa, perché si prega, perché si fa la guerra ecc.).
La sociologia ha comunque delle implicazioni pratiche:
- Ci dà consapevolezza sulle differenze culturali
- Ci dà la grammatica delle altre scienze sociali
- Ci dà un’autocomprensione di sé e del collettivo (la psicologia invece insegna solo l’autocomprensione di sé)
- Aiuta le politiche pubbliche
Quando nasce la sociologia?
La sociologia nasce intorno alla fine del ‘700 e inizio ‘800 in Europa. La società in quell’epoca stava cambiando e dunque vi era bisogno di una disciplina che riflettesse su questi cambiamenti in atto.
Quali erano questi cambiamenti?
- Rivoluzioni politiche (Rivoluzione francese a fine ‘700). Queste rivoluzioni hanno cambiato il rapporto tra il cittadino e le istituzioni. Queste rivoluzioni hanno portato a due grandi cambiamenti:
- Nascita dell’individuo, portatore di diritti e doveri
- Nascita dello Stato-Nazione, l’istituzione col quale il cittadino si confronta
- Rivoluzioni industriali. Si sono formate grandi città, di cui se ne occupa principalmente Marx (urbanizzazione) e si ha dato maggior attenzione alle architetture.
- Rivoluzione scientifica.
Dove nasce la sociologia?
I luoghi più importanti per la nascita della sociologia furono la Francia e la Germania.
La Francia:
- Emile Durkheim, il padre fondatore (positivismo)
- Comte (positivismo)
- Montesquieu e Saint-Simon (illuminismo)
La Germania:
- Max Weber, il padre fondatore (scuola post Hegeliana)
- Karl Marx, il padre fondatore (scuola post Hegeliana)
Successivamente, la sociologia si diffuse anche in Gran Bretagna. Come precursori vediamo Ferguson, Smith e Spencer (moralisti).
Inoltre, la sociologia ebbe anche degli sviluppi oltreoceano. I primi sono stati Ward e Small e i consolidatori della Scuola di Chicago.
Émile Durkheim
Emile Durkheim fu uno dei più importanti padri fondatori della sociologia.
Quando visse Durkheim, la Francia stava attraversando un periodo complicato. Ci troviamo comunque dopo la Rivoluzione Francese, quindi è anche un periodo di restaurazione. Egli infatti cresce nella Francia che da poco era passata dalla corrente illuminista a quella positivista.
Che cos’è l’illuminismo? L’illuminismo fu un movimento ideologico culturale del ‘700 che aveva come obiettivo quello di portare i lumi della ragione in ogni campo dell’attività umana e soprattutto all’interno della società.
Il positivismo invece si affermò in Europa nella seconda metà dell’Ottocento ed ebbe come fulcro l’idea che la conoscenza positiva è una conoscenza anti metafisica. August Comte fu una figura importantissima: oltre ad essere padre fondatore del positivismo, fu anche uno dei precursori della sociologia (coniò infatti proprio il termine “sociologia”).
In questo contesto si sviluppa il pensiero di Durkheim, che si pone due questioni:
- L’ordine sociale
- Com’è possibile la società?
Durkheim è definibile come il padre della sociologia macro sociale (istituzione). Non a caso infatti le domande sono proprio riferite al livello macro sociale.
La sua idea è che ciascuno di noi sia il prodotto della società in cui vive: la società quindi ci costringe a fare delle cose, ci educa a comportarci in una certa maniera ecc.
Le regole del metodo sociologico
Il metodo di Durkheim è pubblicato nel libro “Le regole del metodo sociologico” del 1895.
Questo libro è fondamentale.
All’interno dell’opera, Durkheim chiarisce qual è l’oggetto di studio della sociologia. Egli infatti ritiene che l’oggetto di studio della sociologia siano i fatti sociali.
Cosa sono i fatti sociali? Essi sono degli oggetti di studio specifici. Egli li definisce come modi di agire, pensare e sentire, ed hanno la proprietà di esistere al di fuori delle coscienze individuali.
Che cosa significa? Significa che i miei modi di agire, pensare e sentire (quindi anche emozioni e sentimenti) sono educati fin dalla mia nascita sulla base del contesto sociale in cui io vivo. Il contesto sociale insegna al bambino fin da subito a canalizzare le emozioni, a come relazionarsi con gli altri, anche con un sistema di premi e punizioni. La società quindi ci condiziona.
I fatti sociali sono esterni e oggettivi:
- Preesistono all’individuo: prima che io nasca, questo modo di pensare già esiste e mi viene poi inculcato dopo la mia nascita.
- Esistono e funzionano indipendentemente dal significato che ciascuno di noi ne fa.
- Anche se sono interni a ciascuno di noi, sono anche esterni. Cosa significa? Significa che l’individuo li sente interni perché sono conformi ai propri sentimenti, ma in realtà sono esterni perché sono stati inculcati fin da piccoli.
I fatti sociali inoltre sono anche coercitivi, si impongono al soggetto. Durkheim fa degli esempi:
- Le norme formali (il diritto): io posso fare delle cose ma non posso farne altre. Un esempio sono le norme giuridiche. Se io mi oppongo a queste norme, ci sono delle sanzioni che possono essere amministrative, civili o penali.
- Le norme informali (le convenzioni): la società infatti impone tutta una serie di regole non scritte su moltissimi aspetti della vita. Ad esempio il modo di vestire (se vengo vestita all’esame in pigiama non mi sto comportando in maniera consona), dunque si applica una sorta di controllo sociale.
- Le convenzioni sociali: la coercizione si esprime attraverso la resistenza all’innovazione. Degli esempi sono la lingua e la moneta. Un esempio concreto è la banca del tempo, che però non supera e non sovrasta l’utilizzo della moneta, dell’euro. Un altro esempio è l’esperimento dell’esperanto, una lingua europea che presentava un miscuglio delle varie lingue europee.
I fatti sociali sono inoltre studiati come cose, cioè “come se fossero delle cose”.
Il ricercatore infatti deve porsi in maniera oggettiva, scartando tutti i pregiudizi che può avere sull’oggetto di studio. Bisogna però distinguere il fatto sociale dalle manifestazioni individuali.
Per questo motivo questi oggetti devono essere studiati come delle manifestazioni sovraindividuali.
Un esempio trattato approfonditamente da Durkheim è il suicidio, che può sembrare il fenomeno più personale di tutti, eppure egli lo studia come fenomeno che invece ha delle cause comuni a tutti e cause sociali appunto.
Il metodo del sociologo
Come studiare il metodo sociologico? Secondo Durkheim, il metodo del sociologo deve essere quello di:
- Spiegare: ogni fatto sociale ha delle cause che a loro volta sono sociali. L’obiettivo del sociologo è proprio quello di trovare cause sociali a fatti sociali.
- Trovare la funzione che questi fatti sociali hanno all’interno della società. Durkheim non è solo il padre della sociologia macro sociale (istituzioni, la società che si impone all’individuo), ma è anche il padre del funzionalismo. La scuola funzionalista ritiene che la società sia un’entità organica, come il corpo umano, in cui ogni elemento, ogni fatto sociale (quindi ogni modo di sentire, agire e pensare di tipo collettivo) risponde ad una funzione importante.
I fatti sociali devono essere studiati attraverso i numeri: ecco che la statistica diventa fondamentale. Per Durkheim, la metodologia più adatta per studiare i fatti sociali è studiarli dal punto di vista collettivo, dunque studiarli attraverso i tassi (tassi di matrimonio, di natalità, di suicidio).
La divisione del lavoro sociale
Un altro libro di Durkheim è “La divisione del lavoro sociale” del 1893.
Perché quest’opera è importante? Perché egli studia e analizza la società non solo dal punto di vista sociologico, ma anche storico. Egli infatti, ricordiamo, vive in un’epoca in cui ci furono numerosissimi cambiamenti.
Egli parla prima di tutto di integrazione. L’integrazione è un aspetto decisivo della solidarietà organica che si contrappone alla primitiva solidarietà meccanica. L’integrazione sociale è comunque uno stato della società in cui tutte le sue parti, ovvero i singoli individui membri, sono collegate tra di loro formando in tal modo una totalità.
Ecco che prendono il nome di solidarietà.
Durkheim parte da delle domande fondamentali: com’è possibile far stare insieme due uomini? Com’è possibile l’ordine sociale?
Esistono due tipi di solidarietà: la solidarietà meccanica (società premoderna) e la solidarietà organica (società moderna).
Solidarietà meccanica
- È caratteristica delle società semplici.
- Manca la divisione del lavoro, ci sono pochi ruoli e la gerarchia del potere è molto forte.
- Non c’è spazio per le individualità, la coscienza collettiva prevale su quella individuale.
- Le unità sociali stanno insieme perché sono simili e tutte ugualmente sottoposte all’unità di grado superiore di cui fanno parte (individuo alla famiglia, famiglia al clan, clan alla tribù e così via).
- La religione ammanta tutte le sfere del sociale.
- Nei sistemi giuridici, per coloro che violano le leggi, prevalgono sanzioni dure e pene esemplari.
La solidarietà organica
- È caratteristica delle società complesse.
- Alta differenziazione dei ruoli lavorativi, ogni individuo e gruppo svolge funzioni diverse.
- C’è spazio per la coscienza individuale.
- Le unità sociali stanno insieme perché tutti dipendono da tutti, nessuno è più autosufficiente (ogni persona, ricoprendo un ruolo diverso, è importante nella propria individualità).
- La religione non è più così importante, è fondamentale tuttavia l’insegnamento della storia.
- Nei sistemi giuridici, per coloro che violano le leggi, prevalgono pene che ristabilizzano l’ordine turbato dalla violazione, prevalgono norme che regolano i contratti, quindi non ci sono più sanzioni esemplari.
Il suicidio. Studio di sociologia
Il Suicidio. Studio di sociologia, è un’opera del 1897.
In questo libro difende l'idea che il suicidio sia un fatto sociale a sé stante - esercita sugli individui potere coercitivo ed esterno - e, in quanto tale, può essere analizzato dalla sociologia.
Questo fenomeno, che si potrebbe pensare a prima vista causato da ragioni intime e psicologiche, è anche determinato da cause sociali.
Perché Durkheim tratta di suicidio?
- All’epoca c’erano molti trattati a riguardo.
- Il suicidio era un tema molto sentito ai tempi, i tassi di suicidio stavano aumentando.
- Egli vuole dimostrare il fatto che il suicidio sia un fatto sociale, e dunque oggetto di studio della sociologia.
Cosa fa Durkheim? Egli prima di tutto compie delle analisi statistiche.
La struttura del testo
- Introduzione con definizioni generali
- Libro 1: i fattori extra sociali
- Libro 2: le cause sociali e i tipi sociali
- Libro 3: il suicidio come fenomeno sociale
L’introduzione con definizioni generali
Durkheim definisce il suicidio.
Il suicidio è ogni caso di morte che risulti direttamente o indirettamente da un atto positivo o negativo che viene compiuto dalla vittima, consapevole di produrre il risultato del suicidio per l’appunto.
Il suicidio dunque non è compiuto necessariamente da una persona infelice, ma può essere anche compiuto, ad esempio, per salvare la vita di un figlio o di un caro.
Libro 1: i fattori extra sociali
Sostanzialmente, Durkheim si chiede: perché si ricorre al suicidio?
Egli ricerca dei fattori, che vengono tuttavia scartati tutti. Ad esempio egli pensò a fattori di tipo psico-patologici (tuttavia sono fattori estremamente individuali, come la follia), oppure a fattori legati alla razza e l’ereditarietà. Altri fattori che Durkheim prende in considerazione sono i fattori cosmici, come il buio, il freddo ecc. Se ci si pensa, anche oggi ci sono dati che riportano un incremento del tasso di suicidio nelle stagioni invernali e nei paesi nordici. Si presenta poi un’altra tesi, quella dell’imitazione.
Ma quindi, se tutti questi fattori sono scartati e quindi ritenuti non validi, come procede Durkheim? Se vogliamo ritenere il suicidio un fatto sociale, dobbiamo spiegarlo con altri fatti sociali, dunque bisogna trovare dei fattori dal punto di vista sociale, spiegare, appunto, il fatto sociale con cause sociali.
Libro 2: le cause sociali e i tipi sociali
Egli prima di tutto fa un “recap” dei dati finora ottenuti:
- Il suicidio è un fatto sociale.
- Essendo un fatto sociale deve essere spiegato con altri fatti sociali.
- Esiste un tasso di suicidio considerato normale, dunque ogni paese ha una tendenza a suicidarsi più o meno stabile.
- Esistono anche dei tassi patologici, dunque parliamo dell’incremento dei tassi di suicidio (analizzando i dati, si è scoperto che l’Austria, la Francia e la Sassonia presentano un incremento spaventoso del tasso).
Vedi dispensa il suicidio, differenza tra normale e patologico.
Quali sono dunque le cause sociali del suicidio?
- Integrazione sociale
- Regolazione sociale
L’integrazione sociale
Un basso tasso di integrazione sociale porta ad un certo tipo di suicidio, quello che Durkheim chiama suicidio egoistico.
Dove si può trovare il suicidio egoistico?
- La religione. Questo tipo di suicidio è possibile ritrovarlo, ad esempio, nelle società protestanti piuttosto che in quelle cattoliche. Questo è spiegabile perché il protestantesimo dà un ruolo molto importante all’individuo (ad esempio l’individuo può leggere e interpretare per conto proprio il vangelo, dunque non ha bisogno della mediazione del sacerdote, inoltre c’è un ruolo preminente della società, della famiglia ecc.). Dunque, è una società in cui il grado di integrazione sociale è più basso rispetto alle società cattoliche o
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