Il concetto di comunicazione
Il concetto di comunicazione prevede una sorgente (emittente) che deve dare un messaggio a un ricevente. Il messaggio deve essere codificato per essere trasmesso, deve cioè significare qualcosa per cui lo codifica. I comportamenti comunicativi, a differenza del linguaggio, non sono una prerogativa della specie umana—> ci sono codici di comportamenti comunicativi complessi di esseri viventi molto lontano dall’uomo. Un esempio è la danza delle api: le api sono in grado tramite la danza, di acquisire e codificare informazioni sulla distanza e sulla direzione di volo per raggiungere il cibo in base alla direzione del sole e alle energie spese; ci sono almeno due tipi di danza diversi: la danza dell’addome (per segnalare la presenza di cibo) e la danza circolare (segna la distanza). Proseguendo nella scala logenetica troviamo altri esempi di complessità comunicativa, per esempio i segnali referenziali nei cercopitechi (scimmie). Hanno almeno tre tipi di segnali di allarme, tanti altri tipi di segnali, di stati d’animo, emozioni, ma tre tipi codificati di segnali di allarme:
- Un tipo di abbaiare: suono intenso e prolungato; segnala la presenza di leopardi
- Segnale più corto e secco (simile alla tosse): segnala la presenza di un’aquila
- Suono ripetuto stridente: segnala la presenza di un serpente
Definizione del linguaggio
Capacità umana di utilizzare un codice arbitrario e convenzionale per esprimere, comunicare e rappresentare la realtà interna ed esterna. Arbitrario perché questa capacità è quasi un istinto di sviluppare la lingua parlata e ha come realizzazione pratica moltissime sfumature, che sono le diverse lingue. Il cervello fornisce la capacità di sviluppare il linguaggio, ma il tipo di lingua che il soggetto impara dipende da una serie di circostanze che sono quelle che determinano lo sviluppo del linguaggio verbale. Ci sono almeno tre condizioni necessarie affinché la lingua udita e parlata venga messa in atto:
- Contesto comunicativo: è necessario essere esposti ad un determinato contesto dal punto di vista della comunicazione; bisogna essere esposti ad una lingua. Il neonato può imparare con la stessa facilità tutte le lingue del mondo, dipende esclusivamente dalla lingua alla quale è esposto.
- Integrità dei sistemi di input e output: è necessario che ci sia un sistema uditivo intatto; i bambini che nascono con delle sordità profonde o che le acquisiscono subito dopo la nascita, non acquisiscono un normale linguaggio, anche se il loro cervello è, da un punto di vista del genotipo e di tutte le capacità, intatto.
- Integrità dei sistemi di uscita: la laringe per la produzione del suono e il tratto sovra laringeo per l’articolazione del suono.
Lingue storico-naturali
Quando parliamo di lingue storico-naturali, facciamo riferimento alla lingua udita e parlata e al fatto che una determinata lingua è immersa in un contesto storico, nel senso che cambia in relazione ai cambiamenti sociali. Proprietà delle lingue storico-naturali:
- Utilizzo del canale uditivo-vocale: utilizza questi due canali di ingresso e di uscita per essere messa in atto. Nel caso delle lingue parlate esiste un sistema per produrre il messaggio, che in primo luogo è un codice acustico ma che diventa leggibile solo quando interpretato. Quindi c’è un sistema che fornisce energia, un sistema che produce il suono e un sistema che lo modula. I polmoni lo producono, la laringe fa da sorgente e il tratto sopra la laringe lo articola. Vi è poi un sistema di trasmissione del linguaggio: viene prodotta un’onda sonora che assomiglia a suoni complessi, che devono subire una serie di trasformazioni. Il sistema di uscita è composto da uno spettro sonoro che si propaga in genere nell’aria e che viene recepito e codificato da un altro parlante che estrae alcune proprietà di base (altezza, intensità e timbro della voce).
- Duplicità di struttura: esistono due piani di articolazione della lingua (prima e seconda articolazione). Il linguaggio si basa sull’esistenza di unità non significanti che sono in un numero finito (fonemi) (tra 20 e 30 nella maggior parte delle lingue, solo alcune lingue africane tra 100 e 150), che di per sé non vuol dire nulla, ma se combinato variamente a formare unità significanti (parole) acquista significato. Le parole vengono a loro volta combinate in frasi, che sono il fondamento della comunicazione orale e scritta delle lingue storico-naturali.
- Creatività o apertura della lingua: capacità di un nativo di una determina cultura linguistica di interpretare e produrre enunciati mai uditi o mai formulati prima. Questa proprietà è esclusiva della lingua storico-naturale perché i codici animali sono fondamentalmente sempre gli stessi, mentre il modo con cui noi comunichiamo è continuamente inventato e rifatto.
Le prime due proprietà non consentono di distinguere come unico la lingua storico-naturale (linguaggio umano), perché sia l’utilizzo del canale uditivo-vocale che la duplicità di struttura possono essere rinvenute anche in codici animali.
Filogenesi del linguaggio
Con il termine ontogenesi si fa riferimento allo sviluppo di un organismo vivente (per es. lo sviluppo dell’uomo dalla fase embrionale, feto, infante, bambino...). La logenesi trae invece riferimento tra le varie specie, cioè indica il cambiamento da una specie all’altra fino ad arrivare in un’ottica un po’ antropocentrica all’uomo, quindi le varie specie.
È possibile rinvenire l’esistenza di un linguaggio simile alle lingue storico-naturali in altri animali, e nell’uomo non come nella forma attuale, in altre epoche storiche? Guardare i calchi nella parte interna del cranio degli uomini preistorici mostra le impressioni dei cervelli degli uomini che hanno avuto quel cranio; questo porta ad un indizio, seppur indiretto, di come poteva essere il cranio. È stato visto che c'è una differenza tra parte destra e parte sinistra nelle impressioni dentro le volte endocraniche a partire dall’Homo Sapiens, non prima. Siccome si pensa che il linguaggio in forme simili a quelle attuali risalga a Homo Sapiens con alcuni antecedenti, questa differenza per maggiori impressioni nel cranio sinistro rispetto al cranio destro fa pensare che già allora ci fosse una proprietà che ritroveremo nell’uomo attuale, cioè una asimmetria degli emisferi cerebrali, con la parte sinistra in certe zone più sviluppate della parte destra, e guarda caso in zone che hanno a che vedere con la messa in atto di comportamenti linguistici. Quindi sembra di poter dire che non tutte le specie precedenti all'uomo e all’Homo Sapiens avessero queste differenze e in modo indiretto possiamo dire che c'è una relazione con il linguaggio.
Diversi studi condotti per indagare l’esistenza di linguaggi simili a quelli delle lingue storico-naturali, hanno portato alla definizione della categoria delle scimmie alfabete.
Esperimento:
Alcuni psicologi hanno preso con sé degli scimpanzé dalla nascita, allevati in famiglia, parlando come si parla ad un bambino, cercando di osservare se questi animali fossero in grado di sviluppare un codice linguistico simile a quello dell'uomo, in termini di complessità e creatività. Sono stati usati vari sistemi, ad esempio dei simboli visivi per cercare di associare a un simbolo visivo un prodotto sonoro. Sono state trovate varie altre modalità compresa quella di cercare di far riprodurre le parole tipo “mamma”, “papà”, “cane” proprio come se fossero dei bambini e i risultati sono stati che questi animali hanno dimostrato tutta la loro complessità cognitiva e la loro intelligenza sul piano emozionale, mostrando comportamenti molto simili all'uomo, ma non nel linguaggio.
Però sul piano della comunicazione linguistica questi studi convergono nell’indicare 2 cose:
- La prima è che le scimmie antropomorfe sembrano essere poco interessate al linguaggio come istinto
- La seconda è che non sono in grado di sviluppare tutta la complessità che vedremo costituire la lingua storico-naturale sui vari piani del linguaggio, il significato delle parole, il modo con cui le parole si combinano e anche dal punto di vista delle sonorità del linguaggio.
Quindi questo genere di esperienza suggerisce che c’è qualcosa di molto speciale nell’istinto che il bambino ha verso lo sviluppo della lingua storico-naturale. Un altro aspetto riguarda il fatto che le abilità linguistiche hanno consentito di sopravvivere più agevolmente.
Perché le scimmie antropomorfe non sono in grado di sviluppare il codice complesso che chiamiamo lingua storico-naturale? Ci sono diverse idee:
- Il cervello delle scimmie non è complesso come quello dell’uomo.
- Vi è una proprietà del tratto sovra-laringeo diversa nello scimpanzé e nell’uomo; nello scimpanzé ci sono due canali separati, uno per la respirazione e uno per la deglutizione, che consentono di fare due cose contemporaneamente, mangiare e respirare ma non consentono di produrre dei suoni complessi che sono alla base del linguaggio vocale. Questa è una conformazione che è presente anche nel bambino, e nel bambino la laringe discende come nell’uomo adulto, si sposta in basso rispetto al palato molle intorno all’undicesimo diciottesimo mese. Prima di allora il bambino può succhiare, nutrirsi e respirare, ma non produce una grande varietà di suoni.
Consideriamo adesso il fatto che nell’uomo, e quasi esclusivamente nell’uomo, i due emisferi cerebrali sono specializzati; sembrano simili ad occhio nudo, ma un occhio esperto è capace di dire che sono diversi anche morfologicamente e non solo funzionalmente.
In particolare, nell’uomo il linguaggio è legato ad attività di alcune strutture che sono lateralizzate all’emisfero sinistro. Quando si svolge un compito linguistico c’è una attività che in generale è lateralizzata all’emisfero sinistro, tranne che in una piccola minoranza di soggetti che vengono detti dominanti destra per il linguaggio.
Il linguaggio e genetica
C’è un filone di studi molto attuale che riguarda i rapporti tra il linguaggio e la genetica che si collega alla questione di quale specie nella logenesi ha prodotto un linguaggio più simile a quello attuale, dal punto di vista dei suoni, dal punto di vista dell’organizzazione della complessità dei concetti veicolati.
Le moderne indagini genetiche si sono focalizzate su un particolare gene, chiamato gene FOXP2, che codifica per delle proteine, molto importanti per lo sviluppo della corteccia cerebrale. È un gene presente in tante cellule: non solo in quelle del cervello ma anche in quelle del fegato e nei polmoni, ma anche in tante specie. Per esempio c’è nel topo, nello scimpanzé, nelle scimmie anche non antropomorfe e nell’uomo. Una particolarità di questo gene è che è cambiato pochissimo: circa 4 milioni di anni fa, quando si è differenziata la linea scimmie dalla linea scimmie antropomorfe a cui è legato l’uomo, i cambiamenti sono stati piccolissimi, solo 2 aminoacidi; è quindi un gene che è rimasto assolutamente simile nel corso della logenesi.
È un gene che fa parte del cromosoma 7 che ha piccoli cambiamenti logenetici attraverso diverse specie. Quindi questo gene che codifica per delle proteine molto simili, fondamentali per lo sviluppo della corteccia, che cosa ha a che vedere con il linguaggio? La risposta ci viene da una serie di studi molto recenti che riguardano la cosiddetta famiglia KE: i ricercatori hanno notato che c’era una famiglia i cui membri presentavano una serie di problemi linguistici, riguardanti soprattutto la sintassi.
Quando sono andati a vedere questa famiglia da un punto di vista genetico, i genetisti e i neuroscienziati hanno notato che in questa famiglia c'era una mutazione del gene FOXP2, che sembra essere legato alla discesa della laringe rispetto al tratto sovra-laringeo, che come già detto è una proprietà importante per la produzione di suoni del linguaggio. Questa famiglia aveva sia problemi linguistici che problemi di movimento del distretto buco facciale, che comportava una alterazione della capacità di produrre i suoni del linguaggio. Quindi i ricercatori hanno concluso che è possibile non trovare il gene del linguaggio data la complessità, il gene della sintassi o il gene del significato delle parole, però è possibile trovare un gene che codifica per la posizione oppure lo sviluppo normale del cervello e del tratto sovra-laringeo.
Quindi, per riassumere, è chiaro che l'ipotesi che le differenze uomo-scimpanzé siano esclusivamente legate al tratto sovra-laringeo non regge, ci saranno certamente delle differenze cerebrali; ma è senz'altro importante considerare che un corretto sviluppo fonologico è legato anche ad un corretto posizionamento, non solo della laringe, ma anche del rapporto tra la laringe e il tratto sovra-laringeo, rendendo possibile la produzione di suoni nel linguaggio.
La linguistica
La linguistica è la disciplina generale che descrive il linguaggio, ed è composta di sotto-discipline:
- Sociolinguistica: descrive, studia i cambiamenti e l’evoluzione del linguaggio in relazione ai vari contesti sociali. Questo nell’idea che parlando di lingue storico-naturali c’è un’influenza del contesto culturale, del contesto ambientale, sul modo con cui si produce e si usa il linguaggio. Per esempio, dalla considerazione dell’accento di una persona voi facilmente riuscite a capire se ha studiato ad Harvard o se non ha studiato tanto. Questo è uno degli aspetti di cui si occupa la sociolinguistica, non solo sul piano della fonologia, ma anche sul piano delle espressioni utilizzate.
- Interlinguistica: si occupa di paragonare le varie realizzazioni della forma del linguaggio e della lingua storico-naturale, di paragonare il modo in cui le varie lingue utilizzano espressioni, accenti, inflessioni.
- Psicolinguistica: si occupa dei processi inerenti al linguaggio, senza interessarsi al cervello e alle strutture anatomiche connesse al linguaggio, solo ed esclusivamente ai processi.
- Neurolinguistica: si occupa del modo con cui il linguaggio viene messo in atto, viene compreso e prodotto, ma sempre con un occhio alla struttura nervosa sottostante, nell'assunto condiviso da tutte queste discipline che comunque il linguaggio sia legato al cervello. (Anche gli psicolinguisti lo riconoscono, ma sono meno interessati al cervello e più al processo)
- Fonetica e Fonologia: si occupano di studiare i suoni del linguaggio, cercando di caratterizzare le unità minime dei suoni del linguaggio, ricordando e tenendo presente che a questo livello i suoni linguistici non hanno ancora un loro significato.
- Semantica: si occupa di studiare il significato delle parole, che sono già le unità significanti del linguaggio.
- Morfologia: si occupa di studiare la concordanza fra genere e numero delle parole; riguarda già aspetti grammaticali della lingua.
- Sintassi: si occupa di studiare le regole con le quali le parole e le parti del discorso vengono combinate tra di loro.
- Pragmatica: si occupa dei significati che vanno al di là dell’espressione linguistica, per esempio le ironie, le metafore e i significati implicati. La competenza pragmatica consente il corretto sviluppo delle informazioni inferenziali attivate da una certa frase (es. metafora) e la presupposizione di ciò che è condiviso tra emittente e ricevente.
- L'analisi del testo: la ricerca psicolinguistica si occupa anche di studiare che cosa si capisce da un testo complesso. Cioè, come è possibile non solo leggere, ma capirne il significato, la coerenza interna, la coesione (questo è possibile in soggetti senza particolari patologie, ed è per questo che la psicolinguistica ha studiato in profondità questi aspetti; più complesso invece in pazienti che hanno lesioni cerebrali e disturbi linguistici).
La fonetica
L’unità minima e non significante del linguaggio è il fonema, vale a dire la proprietà di un suono linguistico di essere distinto da un altro che ci somiglia molto. Se consideriamo le parole “belle” e “pelle”, sono parole totalmente diverse sul piano del significato, ma differiscono per un preciso fonema, il fonema b dal fonema p, che sono entrambi dei fonemi che si ottengono chiudendo le labbra (fonemi di tipo occlusivo). Questa differenza, piccola sul piano acustico, ma fondamentale sul piano del significato, ci consente di distinguere le parole. Questo è quello che i fonetisti chiamano “fonema”. In realtà può sembrare contraddittorio ma non lo è, perché il fonema è una cosa astratta; ciò che esiste davvero è l’allofono, ovvero la realizzazione fonica di un certo fonema. Questo è molto importante, ha un significato decisivo per comprendere il fatto che il linguaggio è organizzato e percepito per categorie.
Se io voglio produrre il fonema b, auspicabilmente gli altri lo capiranno b, questa mia b ha delle precise caratteristiche sul piano acustico. Se gli altri producono la b, il suono sarà molto diverso sul piano acustico a seconda del loro sistema di produzione, laringe, tratto sovra-laringeo, ma auspicabilmente io lo capirò sempre come una b. Cioè, i diversi parlanti di una stessa lingua, in condizioni diverse, per esempio emotive (tesi o rilassati) producono suoni differenti, ma se vogliono produrre una b, sarà sempre una b quella che io capirò.
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