Dalla comunicazione al linguaggio
Introduzione
Il pregiudizio antropocentrico che governa la visione che gli umani hanno di se stessi si sposa
alla perfezione con la concezione cartesiana: la tesi della differenza qualitativa giustifica la
posizione degli umani nella natura in un modo che ci appaga e ci rassicura. Diversamente dagli
animali, gli esseri umani non sono macchine: ciò che distingue i comportamenti meccanici degli
animali dall'agire libero e indeterminato degli umani, in effetti, dipende dal fatto che la capacità
di pensiero permette agli esseri umani di agire in modo flessibile e creativo.
Proprio a questo proposito Noam Chomsky negli anni 50 del 900 ha spiegato come gli esseri
umani siano qualitativamente superiori, data la capacità di utilizzare il linguaggio in modo
creativo.
QUESTO E’ UN GIUDIZIO ANTROPOCENTRICO AMPIAMENTE CRITICATO NEL LIBRO.
Partendo dal linguaggio, interpretato come spartiacque insuperabile tra l’animale e l’uomo.
In opposizione al cartesianismo militante, c’è la posizione darwiniana che considera l’uomo
come animale tra gli altri animali, interpretando le differenze in termini di grado, non di qualità.
Il libro, profondamente anticartesiano sostiene una tesi comune riguardo la flessibilità e la
creatività del linguaggio umano, ma porta a conseguenze teoriche differenti.
Nel libro non c’è interesse alla comunicazione animale in quanto tale, né al linguaggio umano in
quanto tale: l'oggetto di indagine delle pagine che seguono è piuttosto il tema del «punto di
contatto» (o, per meglio dire, del «punto di passaggio») tra la comunicazione animale e il
linguaggio umano.
Verrà fatto in due diversi modi :
1. attraverso lo studio della filogenesi del linguaggio nel percorso evolutivo del genere
Homo.
2. Analizzando le capacità comunicative di una particolare classe di animali: le scimmie
«culturalizzate», le grandi scimmie (scimpanzé, oranghi, bonobo, gorilla) allevate in
ambienti umani e sottoposte a un tipo di comunicazione «artificiale» inter specifica.
Il punto epistemologicamente rilevante degli esperimenti con le scimmie culturalizzate è
che questi animali (esattamente per il loro carattere di organismi «ibridi», che molti
contestano) si prestano bene ad esemplificare quella situazione di contatto e di
passaggio tra la comunicazione animale e il linguaggio umano che, come abbiamo
detto, rappresenta il fuoco di attenzione principale in questo libro.
Studiare l’avvento del linguaggio a partire dall’analisi delle scimmie apre la strada ad un modello
interpretativo in grado di tenere insieme tanto gli elementi di continuità, quanto i caratteri di
specificità del linguaggio umano (senza i quali sarebbe impossibile distinguere le capacità
linguistiche della nostra specie dai sistemi di comunicazione animale) che sono appunto
creatività e flessibilità del pensiero.
Prima parte: Scimmie.
Una delle idee comuni e teoriche più forti è che gli animali non siano in grado di produrre
espressioni linguistiche in senso proprio, ovvero, connettere il linguaggio al pensiero. Non
hanno connessione tra la fisica dei suoni e la psicologia del significato come nel caso del
linguaggio umano.
Alcuni animali sono in grado di riprodurre dei suoni solo in modo meccanico :
Gérard de Cordemoy (1600, un fedele sostenitore di Cartesio) → carattere meccanico e
obbligato dei suoni riprodotti dai pappagalli, rende la loro comunicazione del tutto diversa da
quella umana, che invece è libera e creativa.
↓
Pappagallo = fenomeno dell’eco
Ripetono una serie di parole, così come gli sono state insegnate. NON PENSANO DUNQUE
NON PARLANO.
Argomenti empirici a sostegno della tesi : “effetto Clever Hans”
Il cavallo che faceva esibizioni in cui dimostrava di essere bravo in matematica. Il cavallo
rispondeva alle domande del suo addestratore e apparentemente sembrava quindi, che
comprendesse ciò che gli veniva richiesto.
MA
Nel 1907 venne istituita una commissione di psicologi, con a capo Stumpf, con il compito di
verificare scientificamente il caso di Hans : il suo padrone, inconsapevolmente, influenzava
Hans ad indicare la risposta corretta quando vi si avvicinava, attraverso le espressioni facciali e
la postura.
Hans, dunque, non comprendeva le domande che gli venivano proposte: il comportamento
dell'animale era spiegabile in termini di una regola (meccanica) molto semplice «ferma la zampa
quando l'espressione facciale è di un certo tipo».
e creatività = esclusiva del comportamento dell’uomo.
↳libertà
La svolta : Le capacità comunicative di Alex (un pappagallo cenerino allevato alla Harvard
University da Irene Pepperberg [1999, 2005, 2006]).
La questione se Alex padroneggiasse in senso proprio le espressioni che proferiva ha
rappresentato la sfida concettuale con cui Pepperberg ha dovuto confrontarsi nel corso degli
anni.
Secondo un articolo di Johnson sul Times del 2007, Alex, in accordo con l’effetto “Clever Hans”,
le espressioni degli animali non hanno lo stesso significato che noi gli attribuiamo, sono solo un
modo per ottenere una certa risposta nell’interlocutore.
Secondo Pepperberg invece, il suo pappagallo diceva veramente quello che pensava : si
appella all’esempio dell’uva. Fosse stato un bambino nessuno avrebbe messo in dubbio il fatto
che egli volesse l’uva = il bambino è dotato di pensieri e desideri che esprime attraverso il
linguaggio.
Il criterio per stabilire uno stato mentale interno di un essere umano è il fatto che pronunci una
frase del tipo "voglio l’uva” e poi la mangia con soddisfazione e quindi perchè se lo fa Alex, non
viene creduto?
antropologico (=ti pare che pensano).
↳giudizio
Questo concetto non può essere soltanto un’intuizione ma ha bisogno di fare appello a buoni
argomenti teorici e dati empirici. Per capire se anche gli animali utilizzino il linguaggio in senso
proprio c’è bisogno di un criterio più pertinente di analisi che arriveremo a delineare partendo
dalle basi :
Capitolo 1 →Non pensa dunque non parla: la tradizione cartesiana.
1.1 I cartesiani di ieri.
Cartesio nel 1649 scrive una lettera al suo amico Henry More, presentando un argomento
importante ai fini di quanto discusso fin qui.
Gli esseri umani sono superiori agli animali grazie ad una differenza qualitativa dovuta all’anima
razionale che possiede solo l’uomo e ci accorgiamo della sua presenza grazie al fatto che
l’uomo non si limita all’istinto naturale ma riesce ad esprimere i suoi pensieri attraverso l’uso
creativo del linguaggio. “La parola, infatti, è l'unico segno certo del pensiero nascosto nel corpo
e di essa si servono tutti gli uomini.”
Secondo il “problema delle altre menti” di Cartesio, possiamo riconoscere un altro uomo, al di là
delle fattezze fisiche, attraverso il linguaggio e attraverso l’azione libera.
L’animale è una macchina che eccelle in alcune cose solo grazie alla disposizione interna degli
organi mentre gli esseri umani hanno un agire libero e creativo (far fronte a problemi nuovi
perché dispongono della ragione e non sono dell’istinto che fa agire l’animale).
Quindi la differenza qualitativa tra umani e animali-macchine dipende dalla relazione tra
pensiero e linguaggio.
La tradizione cartesiana prevede il dualismo tra anima e corpo : gli esseri umani hanno
esclusivamente entrambi, grazie alla capacità di linguaggio (per questo sono qualitativamente
superiori).
Nonostante oggi ci sia la prevalenza di approcci scientifici e naturalistici che sottolineano una
continuità evolutiva tra comunicazione animale e mente/linguaggio degli esseri umani, la visione
cartesiana, secondo cui il linguaggio sia il vero tratto distintivo tra umani e non umani rimane
nella scienza cognitiva moderna.
1.2 I cartesiani di oggi.
Chomsky, un neo-cartesiano, quando presenta la sua tesi, fa riferimento agli argomenti di
Cartesio e Cordemoy nella distinzione tra linguaggio umano e comunicazione animale. Alla
base di tale distinzione c’è l’uso creativo del linguaggio : la possibilità di parlare
indipendentemente dagli stimoli interno o esterni, ha la capacità di pensiero simbolico.
Mentre gli animali, la comunicazione è totalmente sotto il controllo degli stimoli: per i
neo-cartesiani, Alex dice “voglio cracker” quando lo vede, oppure, quando ha lo stimolo interno
della fame alla quale ha associato una sequenza di suoni che ha imparato ad associare in
modo diretto e univoco all'oggetto desiderato.
Animale = macchina, costretta ad agire in una certa maniera con i suoi componenti disposti in
un certo modo.
Essere umano = solo incitato ad agire in un certo modo, ma ciascuno di noi sa di avere
un’ampia scelta.
Secondo Chomsky, lo studio del linguaggio animale e la continuità tra i due non è di alcun aiuto
per comprendere quello umano, poiché esso ha delle peculiarità del tutto diverse.
Quindi più che guardare ciò che accomuna i due linguaggi, dovremmo guardare a ciò che li
distingue.
L'idea che il linguaggio umano sia interpretabile solo ammettendo uno scarto di ordine
«qualitativo» tra gli umani e gli altri animali.
Come è possibile ciò? Bisogna chiamare in causa un “salto” (elemento di rottura), che pone
l’essere umano in una posizione del tutto distinta dal resto del mondo animale.
Una concezione di questo tipo, salvaguarda la specificità delle caratteristiche verbali umane e
garantisce specialità in natura all'uomo.
All'interno di un quadro continuista nessuna delle proprietà peculiari degli esseri umani può
essere interpretata come una differenza di ordine qualitativo.
Capitolo 2→ La complessità del linguaggio.
Se il linguaggio è completamente diverso dalla comunicazione animale, allora bisogna
rinunciare ad ogni forma di continuismo. Il rapporto con Darwin allora risulta compromesso.
Infatti, il modello di Chomsky, non si presta ad essere spiegato nei termini di quelle
modificazioni numerose, successive e lievi che costituiscono l'ossatura dell' evoluzione
governata dalla selezione naturale.
Questo modello presenta diversi problemi, ma Chomsky invoca Alfred Russel Wallace
(co-inventore della teoria dell'evoluzione) per sostenere l'idea di un cambiamento improvviso
nell'avvento delle capacità verbali.
Infatti per il carattere tutto o nulla che sembra caratterizzare l'idea del linguaggio come un
organo estremamente complesso, quello che serve a Chomsky è un modello del processo
evolutivo in linea con l’idea dell'avvento delle capacità verbali in termini di un cambiamento
improvviso.
Per Wallace, la facoltà di linguaggio è costituita da tutte quelle capacità complesse dell’uomo
(simbolismo, immaginazione creativa…), cristallizzate abbastanza di recente. Un complesso
che contraddistingue gli esseri umani abbastanza nettamente dagli altri animali, inclusi altri
ominidi, a giudicare dai reperti archeologici. (Molti scienziati concordano con il paleoantropologo
Ian Tattersall, il quale scrive dì essere «quasi sicuro che fu l'invenzione del linguaggio» a
costituire quell'evento «improvviso ed emergente» che fu «lo stimolo scatenante» per la
comparsa della capacità umana nella cronaca evolutiva).
QUESTO SIGNIFICA CHE LA DIFFERENZA QUALITATIVA NON E’ IN CONTRASTO CON LA
TEORIA DELL’EVOLUZIONE.
Gli autori del libro, rivelano un duplice equivoco nell’argomentazione di Chomsky su Wallace :
Primo equivoco→Il mutamento di prospettiva di Wallace.
Chomsky si appoggia a Wallace per l'idea di un cambiamento improvviso nell'avvento delle
capacità verbali umane, quasi come un evento "tutto-o-nulla" che si è "cristallizzato abbastanza
di recente", forse 50.000 anni fa, distinguendo nettamente gli esseri umani dagli altri ominidi.
Wallace infatti, inizia a sostenere che esiste una "natura morale e intellettuale dell'uomo" (di cui
gli animali inferiori non fanno uso). Questo è dovuto alla sua successiva adesione allo
spiritismo, arrivando a sostenere la necessità di un "qualche nuovo potere diverso da quello
che ha guidato lo sviluppo degli animali inferiori" per spiegare alcune capacità umane,
basandosi su "fenomeni straordinari, fisici e mentali...non ancora riconosciute dalla scienza.
Secondo equivoco→ La natura del dissidio tra darwin e Wallace.
Chomsky interpreta il riferimento di Wallace come una prova che la tesi della "differenza
qualitativa" umana non sia in contrasto con la teoria dell'evoluzione.
In realtà, il dissidio tra Darwin e Wallace non era su due modi distinti di intendere le strategie
evolutive (che per entrambi rimanevano legate alla selezione naturale), ma su due modi
diversi di intendere la natura umana :
per Darwin gli umani sono animali tra gli altri animali e tutte le proprietà che li riguardano
devono essere analizzate in termini di selezione naturale; per Wallace l'evoluzione umana deve
far riferimento a non meglio precisate «forze e influenze non ancora verificate dalla scienza».
In sintesi, gli autori argomentano che Chomsky utilizza una citazione decontestualizzata e
fraintendente la vera ragione del cambiamento di pensiero di Wallace, il quale non era in
disaccordo con Darwin sui meccanismi dell'evoluzione in sé, ma sulla possibilità di applicare la
selezione naturale a tutte le facoltà umane, finendo per invocare spiegazioni non scientifiche
per alcune di esse. Questo rende l'argomento di Chomsky a favore di una "differenza
qualitativa" del linguaggio umano, e la sua incompatibilità con il gradualismo darwiniano, privo
del supporto che egli cerca di attribuirgli attraverso Wallace
Le difficoltà del modello di Chomsky dipendono dal fatto che esso non si accorda con l’ossatura
del gradualismo darwiniano e mai riuscirà a trovare sostegno in termini di evoluzione proprio a
causa dello specifico modello teorico che porta avanti: la grammatica universale.
2.1 Il primato della grammatica.
La competenza linguistica umana è retta da principi totalmente differenti dalla comunicazione
animale. Ovvero dalla grammatica universale (GU) un insieme di conoscenze innate che sono
alla base dei processi di produzione, comprensione e apprendimento del linguaggio umano.
Lashley e Lenneberg → il linguaggio appare come una successione regolare e lineare di
suoni, ma in realtà è governata da un complesso piano gerarchico difficilmente interpretabile
in termini associazionistici. Lenneberg utilizza la metafora della “tabella oraria delle partenze
alla stazione dei treni” : Secondo la teoria della catena associativa i movimenti dei singoli treni
sono i segnali per il movimento dì altri treni. Secondo la teoria del meccanismo centrale né i
singoli treni né i loro movimenti hanno, di per sé, influenza sui movimenti di altri treni che li
seguono nel tempo; è la tabella oraria delle partenze che regola l'insieme delle varie attività. I
singoli treni e le loro corse possono essere parte di più programmi indipendenti. Secondo la
prima teoria il macchinista di un treno B incomincia a muoversi dopo che ha visto arrivare il
treno A. Secondo l'altra teoria, invece, il macchinista B può non utilizzare affatto l'informazione
che gli viene da A dato che questa può essere parte di un programma differente in cui B non
segue A; egli deve necessariamente ricevere i segnali dal regolatore centrale.
La dipendenza dai piani gerarchici è un aspetto assolutamente generale di tutti i sistemi che
hanno a che fare con il problema delle sequenze ordinate: l'idea che il linguaggio risponda a un
complesso piano di gerarchie è in effetti alla base del carattere creativo delle produzioni verbali,
uno dei tratti più tipici della linguistica cartesiana.
Ci sono due aspetti alla base di quest’idea :
- L’INFINITA’ PRODUTTIVA : La capacità di generare infinite combinazioni utilizzando un
numero finito di elementi di base e principi di organizzazione.
- CONNESSIONE TRA PENSIERI E LINGUAGGIO : L'uso creativo del linguaggio implica
un dispositivo di produzione-comprensione delle espressioni verbali guidato dalla
sintassi.
«la differenza essenziale tra l'uomo e l'animale è rilevata nel modo più chiaro ( ... ) dalla
capacità umana di formare proposizioni nuove che esprimono pensieri nuovi e che sono adatte
a situazioni nuove».
La dipendenza dalla struttura : La critica più serrata all’ordine seriale del linguaggio, Chomsky
la fa a Skinner, portando argomenti contro il comportamentismo e più nello specifico al
linguaggio come “stimolo”, “risposta” e “rinforzo”, attraverso il principio della dipendenza dalla
struttura.
Questo principio dimostra che l'organizzazione sintattica di un enunciato non è semplicemente
una sequenza di risposte sotto il controllo di stimoli esterni o associazioni.
↓
“povertà dello stimolo” = l'idea che lo stimolo ambientale sia povero e che dunque ogni tentativo
di fondare sull'esperienza le capacità verbali umane sia votato al fallimento.
↓
L’analisi delle interrogative in inglese si presta ad esemplificare il punto.
Poiché il principio di dipendenza dalla struttura non è derivabile dall'esperienza e i bambini lo
applicano correttamente senza averlo udito prima, si deduce che esso è un principio innato
della facoltà del linguaggio = dispositivo innato adibito in modo specifico all'analisi sintattica
degli enunciati, un
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