Sociologia generale
Prof.ssa Fucci Stefania
Introduzione: la sociologia nel mondo globale
Che cos'è la sociologia?
Non esiste un’unica definizione di sociologia, esistono di fatto una pluralità di definizioni, anche molto simili tra loro, che presentano degli elementi comuni. Una prima definizione, abbastanza ampia, definisce la sociologia come lo studio scientifico dei comportamenti degli esseri umani all’interno di una società. Questo significa che occuparsi di sociologia non significa solamente studiare con metodo scientifico i comportamenti dei diversi esseri umani, ma anche indagare le relazioni tra gli uomini, le collettività e le norme che questi stessi uomini e queste stesse collettività si danno per vivere all’interno di una medesima società. La definizione, inoltre, sottolinea come per vivere all’interno di una società gli individui si debbano dare necessariamente delle regole: le cosiddette norme necessarie per convivere. Un’altra definizione di sociologia potrebbe essere quella presentata dal nostro manuale: la sociologia è lo studio sistematico, continuativo, del rapporto fra individui e società.
Elementi comuni
Gli elementi su cui bisogna porre attenzione sono che entrambe queste definizioni parlano di interazioni o di relazioni, tra individui, tra gruppi e tra collettività, introducendo un concetto fondamentale: la società. Volendo definire la sociologia in maniera più ampia possibile, possiamo dire che la sociologia è quella scienza che si occupa di studiare le società. Ma allora cosa sono le società a cui si fa riferimento?
Esistono una pluralità di società (per esempio società orientali, società italiana, ecc.). La società può essere definita come un insieme organizzato di individui e di gruppi uniti da relazioni di tipo morale, giuridico e culturale. Quindi la società è un insieme organizzato, non è un qualsiasi insieme di individui, di gruppi e affinché si possa parlare di società le relazioni devono essere delle relazioni di tipo morale, giuridico e culturale. Per esempio, le classi universitarie sono contraddistinte da gruppi di persone, ma queste non identificano una società perché non è uno stare insieme organizzato. Vero è che qualsiasi relazione esiste in capo a delle regole che possono essere rispettate, intorno alla classe non troviamo valori condivisi da norme per questo non possiamo parlare di società.
La cultura come pilastro fondamentale
Questa idea di cultura come pilastro fondamentale che tiene insieme gli individui all’interno in un contesto, che viene definito come società, può assumere due funzioni:
- Funzione descrittiva: La cultura può avere una funzione descrittiva, cioè spiega in che modo sono concepite le realtà naturali e sociali. Quindi ci serve per comprendere, capire come funziona una società attraverso le concezioni di realtà, sia essa realtà naturale che sociale.
- Funzione prescrittiva: La cultura ha anche una funzione prescrittiva, cioè determina le norme e i valori che ciascun componente della società deve rispettare per riuscire a rimanere, a stare all’interno di quella società. Ad esempio, i valori di una società come quella occidentale possono essere individuati nell’uguaglianza, nell’onestà, o ancora nel rispetto dell’altro.
La nascita della sociologia
Auguste Comte, Alessandro Cavalli, sociologo, afferma che il termine sociologia è stato coniato da un filosofo francese, che primo fra tutti all’interno di una delle sue lezioni di filosofia positiva ha utilizzato il termine sociologia proprio per indicare lo studio della società, cioè delle interazioni fra gli individui e i gruppi all’interno di una stessa società. Il termine sociologia è in realtà un termine ibrido, in quanto unione di due parole diverse: una di origine latina e una di lingua greca - socios-logos.
Il contesto storico e le tre rivoluzioni
Si inizia a parlare di sociologia nella cultura europea a partire dalla metà dell’800, XIX secolo. Di fatti, nei decenni successivi sempre più studiosi si autodefiniscono, si riconoscono nel ruolo di sociologi. Quindi definiscono quella che sono le loro produzioni scientifiche, le loro produzioni intellettuali come riflessioni riferenti alla scienza della sociologia. L’esigenza di una disciplina scientifica, separata dalla filosofia, che studi in modo sistematico i fatti sociali nasce in questo periodo proprio perché la sociologia è il frutto dell’influenza di tre differenti rivoluzioni che si sono verificate più o meno nell’arco di 200 anni, tra il 600 e l’800. Le tre rivoluzioni alla base del mondo moderno sono:
- Rivoluzione scientifica: Avvento della scienza moderna;
- Rivoluzione industriale;
- Rivoluzione francese.
Rivoluzione scientifica
Grazie all’avvento della rivoluzione scientifica si erano registrati una serie di successi nell’ambito delle scienze naturali, cioè scienze che si basano da un lato sul metodo sperimentale e dall’altro sull’osservazione empirica. Inizia così a farsi largo l’idea che se i metodi utilizzati avevano avuto così tanto successo nello studio della natura, allora forse se si fossero applicati questi stessi metodi allo studio dell’uomo si sarebbero potuti registrare importanti passi avanti nella conoscenza dell’uomo e del modo in cui l’uomo si relaziona con gli altri uomini. Possiamo quindi affermare che il dominio della scienza moderna a un certo punto si estende ai fatti sociali. Sicuramente già precedentemente al XIX secolo si era posta attenzione allo studio dei fatti sociali, basti pensare a filosofi illuministi come Hobbes, Montesquieu, Locke o Hume. Ma proprio in questo periodo con gli effetti della rivoluzione scientifica, l’adozione degli stessi principi e degli stessi metodi dello studio delle scienze naturali allo studio dell’uomo diventa la regola. La nascita delle scienze sociali si inserisce all’interno di un movimento culturale molto più ampio che porta ad affermare l’idea che la scienza possa davvero portare alla conoscenza e quindi al dominio del mondo.
Rivoluzione industriale
La seconda rivoluzione a cui è strettamente legata la nascita della sociologia è la rivoluzione industriale. Le scienze sociali sono un insieme di scienze tra cui si colloca la sociologia. Ma prima ancora dello sviluppo della sociologia a un certo punto l’economia politica inizia a distaccarsi, a prendere uno spazio autonomo di riflessione rispetto anch’essa alla filosofia. In generale infatti le scienze sociali sono fortemente debitrici alla filosofia, nel senso che nascono tutte dalla filosofia stessa. L’economia politica, prima ancora della sociologia, riesce a ritagliarsi uno spazio autonomo dalla filosofia. I primi economisti politici-classici, come Adam Smith, possono essere considerati non soltanto fondatori dell’economia politica ma possono anche essere definiti come dei precursori della sociologia. Ad un certo punto, infatti, gli economisti politici-classici iniziano ad analizzare e studiare le trasformazioni sociali che nel XVIII secolo stavano avvenendo in Inghilterra, con il fermento che poi porterà alla rivoluzione industriale. Si dedicano allo studio del contesto dell’Inghilterra del XVIII secolo, osservando ciò che cambia a livello sociale. Cercando di inquadrare le trasformazioni sociali alla luce di un modello in grado di cogliere quelle che sono le interdipendenze tra i vari gruppi sociali coinvolti all’interno di questo processo economico.
La sociologia è strettamente connessa alla storia, non si può capire che cosa succede alle società se non si contestualizza il periodo storico nel quale si collocano queste società. Di conseguenza, gli economisti classici iniziano a studiare i vari gruppi sociali che vivono all’interno della prima società industriale inglese ed individuano diverse categorie di soggetti, categorie economiche, dedicandosi poi allo studio delle interdipendenze che si creano tra questi.
Le categorie economiche
- Terra, capitale e lavoro, ovvero le tre risorse economiche che caratterizzano la società di quel periodo. A ciascuna categoria economica appartengono gruppi sociali diversi:
- I proprietari terrieri, che hanno come risorsa economica la terra;
- Gli imprenditori capitalisti, che detengono il capitale, di conseguenza i mezzi di produzione;
- I lavoratori salariati, quei soggetti che non posseggono nulla se non la loro capacità di lavoro.
Una volta individuate queste categorie di soggetti, gli economisti classici iniziano a studiare le interdipendenze, i comportamenti dei singoli gruppi sociali in iterazione con gli altri. Scoprendo che queste categorie, questi gruppi sociali, sono legati sostanzialmente dai rapporti di scambio. Di fatto i tre gruppi sociali individuati entrano in iterazione per scambiare le risorse che hanno a loro disposizione. Il fulcro, il luogo protagonista di questi scambi è il mercato. Il mercato è quindi definito come l’elemento che mette in connessione questi tre gruppi di soggetti.
Ciascuno di questi gruppi all’interno del mercato cerca di perseguire il proprio obiettivo egoistico, poiché ciascuna categoria cercherà di collocarsi sul mercato per vendere al prezzo più alto possibile le risorse a sua disposizione. Quindi i proprietari della terra cercheranno di vendere al prezzo più alto possibile i terreni che hanno a disposizione o di farli fruttare il più possibile, i capitalisti cercheranno di vendere i loro beni e i lavoratori salariati cercheranno di vendere la propria manodopera, la propria capacità lavorativa a un prezzo che sia il più alto possibile. Dall’altro lato, questi stessi gruppi cercheranno di acquistare dagli altri, al prezzo più basso possibile, i beni e servizi che questi metteranno a disposizione.
Gli economisti scoprono così che esiste un concetto fondamentale negli scambi di mercato che prende il nome di meccanismo di concorrenza, si tratta di un meccanismo fondamentale che assicura che a prevalere sia l’interesse collettivo alla massima produzione di ricchezza. Questo è possibile poiché ciascuno dei soggetti cerca di massimizzare il proprio interesse egoistico, significa che ciascuno cercando di massimizzare il proprio interesse egoistico nello scambio con gli altri gruppi sociali, secondo Adam Smith, di fatto viene spinto da quello che lui chiama la mano invisibile, il meccanismo della concorrenza che aiuta la società a raggiungere l’interesse collettivo.
Di fatto, quindi, questi economisti che studiano le dinamiche del mercato sono dei sociologi perché, per arrivare a capire come funziona un mercato, studiano in che modo si relazionano gli individui, i gruppi sociali appartenenti alle diverse categorie. Adam Smith, uno degli economisti classici di più rilievo, era consapevole che lo studio della società non potesse essere limitato solo allo studio del mercato, ma lo studio del mercato allo stesso tempo rappresenta in piccolo uno studio delle dinamiche sociali, quindi di una società che è la società del mercato.
Prospettive critiche
Di fronte a questi studi e agli interessi degli economisti classici e quindi all’avvento dei primi sociologi con la rivoluzione industriale, possiamo dire che la sociologia nasce proprio da un atteggiamento ambivalente nei confronti dei risultati portati dai precursori, dagli economisti classici.
- Da un lato vi erano sociologi che ritenevano che i risultati a cui pervengono gli economisti classici, e la rivoluzione industriale, rappresentino una tappa fondamentale nel progresso della società che porta poi alla realizzazione dei valori di libertà e uguaglianza. Lo sviluppo provocato dalla rivoluzione industriale ha portato sempre più persone ad uscire dallo stato di povertà, dalla fame, dalla miseria perché garantisce un salario anche a coloro che prima non lo avevano.
- Altri però iniziano ad interessarsi a questi temi e capiscono che invece lo sviluppo del libero mercato, della mano invisibile che dovrebbe portare a migliorare lo stato di benessere della collettività, quindi in generale la rivoluzione industriale, ha in realtà portato a delle trasformazioni che avrebbero rischiato di stravolgere l’ordine politico, sociale, morale sul quale si era basata fino a quel momento la vita sociale degli individui, perché cambia radicalmente il contesto. Fino a quel momento i rapporti gerarchici che tenevano insieme la società erano rapporti consolidati sulla tradizione (es. monarchie), cioè si basavano tutti sull’idea che vi fosse un ordine superiore, molto spesso religioso, che attribuiva, conferiva il potere a una persona di gestire anche gli altri. Ma questi rapporti gerarchici, che sicuramente non garantivano l’uguaglianza degli individui, erano costruiti su un rapporto che si basava sicuramente sul dominio, un dominio definibile come temperato dalla solidarietà e dalla protezione che il monarca garantiva ai suoi sudditi. Quindi i sudditi in quanto tali erano protetti dal monarca. Questo equilibrio viene rotto dalla rivoluzione industriale, perché a quel punto la società cambia, si modifica molto rapidamente.
Inoltre i sociologi critici agli studi di Adam Smith si rendono conto che la rivoluzione industriale aveva completamente trasformato le relazioni famigliari. Perché aveva sradicato intere masse di popolazione dai loro luoghi di origine, tendenzialmente dalle campagne, e li aveva sradicati dalle loro abitudini, dai loro contesti famigliari, portandoli a trasferirsi di massa in città per lavorare e garantirsi un reddito all’interno delle industrie. Indebolendo i rapporti tra le generazioni, perché mentre prima si viveva tutti insieme e si garantiva una solidarietà intergenerazionale, i giovani aiutavano gli anziani e gli anziani aiutavano i giovani, a un certo punto se i giovani si allontanano dalla campagna, gli anziani non hanno più la stessa solidarietà, si rompe il rapporto tra le generazioni. Anche i bambini vivono la stessa situazione, perché i genitori sono costretti a lasciarli per molte ore per lavorare in fabbrica, dove i bambini o non potevano entrare o a volte lavoravano anche loro. Viene a meno anche il rapporto fiduciario tra le persone, perché mentre prima le persone vivevano in contesti molto piccoli, dove tutti si conoscevano e dove vi era un comune sentire, a un certo punto le persone si trovano ad avere vicini di casa che non conoscono, a stare in fabbrica tutto il giorno con persone che non conoscono e delle quali non si fidano.
Quindi l’avvento della rivoluzione industriale, nella quale dominano dei rapporti interpersonali di scambio, viene interpretato come distruttrice di legami sociali in origine autentici, si va a sostituire ciò che prima era considerato naturale e organico con ciò che invece è artificiale e meccanico.
Rivoluzione francese
La terza rivoluzione legata allo sviluppo della sociologia è la rivoluzione francese. Non è in sé la rivoluzione da sola a costruire le basi della sociologia, quanto piuttosto il significato simbolico che questa rivoluzione ha avuto nella storia dell’Europa e dell’intero Occidente. Infatti, in origine le società erano rette da dei rapporti gerarchici consolidati dalla tradizione, e fino a quando la società era retta proprio da questo ordine gerarchico non si avvertiva l’esigenza di una vera e propria scienza della società, perché come si può studiare in modo scientifico una società quando è diffusa la credenza secondo la quale il sovrano esercita il suo potere in forza di un diritto di origine divino. Quando però invece si riconosce l’uguaglianza di tutti gli individui e si sanciscono quindi dei diritti di cittadinanza, in capo a tutti, risulta evidente collocare il fondamento del vivere associato e quindi anche la legittimazione all’esistenza di gerarchie sociali, non in qualcosa di esterno alla società ma all’interno della società. Diventa quindi importante studiare dove nasce la legittimazione del vivere associato, la legittimazione che fa sì che alcuni vivano in gerarchie superiori e altri in gerarchie inferiori (prima era invece un dato di fatto come conseguenza divina).
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino
Da questo punto di vista, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 diventa il documento al quale si rifanno tutte le costituzioni dei moderni stati democratici e acquisisce un’importanza simbolica cruciale nella genesi del mondo moderno. Quindi possiamo sicuramente dire che la sociologia è figlia del mutamento. Nasce e si diffonde perché a un certo punto qualcosa cambia, e a partire da quel momento è in continuo cambiamento. Banalmente io sono nata in una società che è radicalmente cambiata rispetto a quella in cui vivo oggi. Le epidemie del passato arrivavano, passavano e lasciavano abbastanza inalterata la società, i cambiamenti che si registravano erano rilevanti più che altro dal punto di vista demografico, ma le regole del vivere associato, i valori rimanevano gli stessi. Pensiamo invece all’epidemia che ha colpito il mondo in questi anni, ha prodotto le stesse conseguenze delle epidemie del passato? No, perché noi oggi, due anni dopo, viviamo in una società completamente diversa dove è cambiato il nostro modo di vivere in iterazione con gli altri, di comunicare. Possiamo dire che in soli due anni la società ha affrontato dei cambiamenti che non passeranno. Certe abitudini, certi modi di relazionarci con gli altri non cambieranno perché ormai la pandemia ha cambiato radicalmente la società e quindi non si tornerà più alla situazione pre-pandemica.
La società come oggetto di studio
La società diventa oggetto di studio quando:
- Vengono messi in discussione i suoi fondamenti;
- Non appaiono più stabili i suoi ordinamenti.
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