Massimizzazione del profitto monopolista
Livello ottimale di produzione
Per massimizzare il profitto, un’impresa deve produrre una quantità tale per cui il costo marginale dell’ultima unità di bene prodotta è uguale al ricavo marginale di tale bene.
R’ = C’
Per il monopolista è diverso, la curva di domanda con cui interagisce la singola impresa che opera in un mercato concorrenziale.
a. La curva di domanda di mercato ha sempre una pendenza negativa, le singole imprese costituiscono un mercato perfettamente concorrenziale e interagiscono con una curva di domanda orizzontale e perfettamente elastica.
Se l’impresa cerca di imporre un prezzo superiore a quello di mercato perderebbe tutti i clienti, al prezzo di mercato si può vendere la quantità di bene che si desidera.
Il ricavo marginale di un produttore in un mercato concorrenziale corrisponde al prezzo di mercato (R’ = P).
↪ Il livello ottimale di produzione dell’impresa price-taker è realizzare una produzione tale per cui il costo marginale dell’ultima unità prodotta è uguale al prezzo di mercato.
b. Un monopolista è l’unico fornitore del bene che produce → la curva di domanda coincide con la curva di mercato, con una pendenza negativa.
Data la pendenza negativa esiste un divario tra il prezzo del bene e il ricavo marginale, la variazione del ricavo generata dalla produzione di un’unità aggiuntiva.
Dopo il primo diamante, il ricavo marginale che riceve dalla vendita di un’unità è minore del prezzo a cui è venduta tale unità.
Es. il decimo diamante viene venduto a 500 euro, la variazione di ricavo totale che si ottiene aumentando la produzione di diamanti da 9 a 10 è solo di 50 euro.
L’aumento della produzione da parte di un monopolista genera due effetti.
| Effetto quantità | Effetto prezzo |
| La vendita di un’unità aggiuntiva di bene fa aumentare il ricavo totale, nella misura del prezzo al quale l’unità è venduta; | Per vendere un'unità aggiuntiva di bene, il monopolista deve ridurre il prezzo di mercato di tutte le unità vendute, facendo diminuire il ricavo totale. |
Un aumento della vendita di diamanti comporta un movimento lungo la curva di domanda da A a B, che fa diminuire il prezzo da 550 a 500.
La curva di ricavo marginale del monopolista è sempre sotto la curva di domanda → effetto prezzo, il ricavo marginale è sempre minore del prezzo ricevuto per la vendita dell’ultima unità (per poter vendere un diamante in più l’impresa deve diminuire il prezzo di mercato di tutte le unità venduta).
Per l’impresa il potere di mercato significa interagire con una curva di domanda con una pendenza negativa, di conseguenza un aumento della produzione porta sempre un effetto di prezzo.
In un mercato concorrenziale, un aumento della produzione non genera nessun effetto prezzo, in questo caso il ricavo marginale è sempre uguale al prezzo di mercato.
| Per bassi livelli di produzione l’effetto quantità prevale sull’effetto prezzo; all’aumentare della quantità venduta, il monopolista deve ridurre il prezzo soltanto di una piccola unità; | Per alti livelli di produzione, l’effetto prezzo prevale sull’effetto quantità; all’aumentare della produzione il monopolista deve ridurre il prezzo di parecchie unità di prodotto. |
Ipotesi: l’impresa monopolista non ha costi fissi, il costo marginale per la produzione di un diamante è di 200 euro.
↪ Il costo marginale è sempre uguale al costo medio totale.
Per massimizzare il profitto, il monopolista mette a confronto il costo marginale e il ricavo marginale.
- Se R’ > C’ l’impresa può aumentare il profitto producendo di più.
- Se R’ < C’ l’impresa si produce di meno.
R’ = C’
Nel calcolare il ricavo marginale, il monopolista tiene conto dell’effetto prezzo, per cui il prezzo è maggiore del ricavo marginale: P > R’ = C’
A: punto di massimizzazione del profitto rispetto al mercato concorrenziale il monopolista:
- Produce una quantità minore, Q < QM c.
- Pratica un prezzo maggiore, P > PM C.
- Realizza un profitto positivo.
→ Se i costi marginali sono costanti e i costi fissi nulli, la linea di costo marginale è una linea orizzontale.
Applicando la regola della massimizzazione del profitto (R’=C’), il punto di massimizzazione è A.
La quantità ottimale è QM e il prezzo del monopolista è PM. C è il punto ottimale del costo medio fisso del monopolista.
Profitto, Π: (PM ー CMTM) × QM pari all’area del rettangolo verde.
Un monopolista realizza profitti positivi sia nel breve che nel lungo periodo rispetto ad un'impresa price-taker del mercato concorrenziale, perché quest’ultima nel breve periodo non realizza profitti positivi poiché il prezzo può eccedere rispetto al costo medio totale ma questa situazione non dura per sempre.
Man a mano che entrano imprese nel mercato i profitti del settore perfettamente concorrenziale diventano nulli.
Politiche pubbliche
Il monopolio è causa di inefficienza, le perdite inflitte ai consumatori dal comportamento del monopolista sono maggiori dei benefici che questi ne trae.
Dal momento che il monopolio causa una perdita netta all’economia, i governi spesso cercano di impedire l’emergere di monopoli o di limitarne gli effetti.
Gli effetti del monopolio sul benessere
Limitando la produzione ad un livello inferiore a quello in cui il costo marginale è uguale al prezzo di mercato, il monopolista aumenta il proprio profitto ma danneggia i consumatori.
Come vedere se ciò è una perdita per la società?
➭ Confronto tra il beneficio del monopolista con la perdita dei consumatori, se la perdita è maggiore del beneficio del monopolista il monopolio impone una perdita netta secca al sistema economico.
a. Surplus del consumatore in concorrenza perfetta.
QC è la quantità di equilibrio, mentre PC pari al costo marginale che è anche uguale al costo medio totale (no costi fissi).
Il guadagno della singola impresa coincide con il suo costo unitario, il surplus del produttore è nullo.
b. Surplus totale in regime di monopolio.
Il monopolio riduce la quantità (QM), il ricavo marginale è uguale al costo marginale in cui coincide il prezzo (PM).
Il profitto/surplus (SPM) del monopolista corrisponde al rettangolo verde, esso è sottratto ai consumatori (SCM).
Nel regime monopolista il surplus totale è minore rispetto al surplus totale nel mercato concorrenziale.
Il monopolio genera una perdita secca di benessere → si verifica perché alcune transazioni reciprocamente vantaggiose non hanno luogo.
Impedire il monopolio
I provvedimenti legislativi riguardanti il monopolio dipendono in maniera determinante dal fatto che il settore in questione sia o meno un monopolio naturale, nel quale per via dei rendimenti di scala crescenti, un produttore di maggiore dimensioni ha un costo medio totale minore.
Se non è naturale: impedire la formazione di monopoli o smantellarli nel caso esistano.
Provvedimenti del governo → politica antitrust.
Gestione del monopolio naturale
Se venisse smantellato il monopolio naturale, i costi di produzione per piccole e grandi imprese si alzerebbero.
Nel monopolio naturale, un monopolista potrebbe massimizzare il profitto in modo da causare inefficienze, facendo pagare ai consumatori un prezzo maggiore del costo marginale ostacolando così scambi vantaggiosi.
Tipi di intervento pubblico
| Proprietà pubblica | Regolamentazione dei prezzi |
| Il bene viene offerto dal governo o da un’impresa di proprietà pubblica. | Limita il prezzo che un monopolista può praticare (livello massimo di prezzo). |
| Vantaggio → un monopolio controllato dallo Stato può fissare i prezzi sulla base del criterio dell’efficienza al posto della massimizzazione del profitto. | L’imposizione di prezzo non sempre genera una penuria, il monopolista anche se è costretto a praticare un prezzo più basso, ha comunque un incentivo a produrre la quantità domandata a quel prezzo. |
| Non sempre è una buona soluzione: le imprese statali sono meno disposte rispetto a quelle private a tenere sotto controllo i costi o offrire beni di quantità elevata; le imprese pubbliche finiscono spesso per servire interessi politici. |
Monopsonio
Monopsonio → mercato che è caratterizzato dalla presenza di molti venditori ma di un solo compratore di quel determinato bene.
L’imprenditore può modificare i risultati di mercato al fine di appropriarsi una maggiore quantità di surplus totale; ciò avviene attraverso la regolamentazione della quantità acquistata e il prezzo applicato al bene.
Il monopsonista ha un atteggiamento simile a quello del monopolista (diminuisce la quantità e alza il prezzo del bene), ma in aggiunta riduce il numero di lavoratori al fine di ridurre i salari e aumentare i profitti.
↪ Perdita secca di benessere dovuta alla quantità insufficiente di lavoratori.
Il monopsonio si genera nei mercati in cui i lavoratori sono specializzati e c’è un unico datore di lavoro che assume lavoratori con quella competenza.
L’oligopolio
Settore in cui è presente un numero ridotto di imprese; un caso particolare all’interno dell’oligopolio è il duopolio in cui sono presenti solo due aziende di grandi dimensioni.
Forma di mercato caratterizzato da una concorrenza imperfetta → le imprese competono tra di loro (come nella concorrenza perfetta) ma hanno potere di mercato, le imprese sono coscienti del fatto che le loro decisioni di produzione possono influire sul prezzo di mercato.
Come si sono creati oligopoli?
Le barriere all’entrata sono in grado di bloccare le imprese, ma riescono comunque a far entrare alcune imprese.
- Rendimenti di scala crescenti: conferiscono ai produttori di maggiori dimensioni un vantaggio su quelli più piccoli;
- Scarsità di produzione: essendoci poche imprese a detenere il fattore di produzione scarso, molte imprese non entrano nel settore;
- Barriere legali: lo Stato limita il numero di imprese all’interno di un determinato mercato.
Come massimizzare il profitto nell’oligopolio
Utilizzo dell’ipotesi del duopolio, presenza di due imprese nel mercato della lisina (ADM e Ajinomoto).
I costi fissi vengono sostenuti e il costo marginale di chilogrammo sia pari a zero.
↪ Nella massimizzazione del profitto le imprese devono occuparsi solo del ricavo marginale.
Se il settore fosse perfettamente concorrenziale, ciascuna impresa è incentivata a produrre finché C’=R’ o il profitto sarebbe nullo (nell’esempio è produrre una quantità pari a 120).
Nel caso dell’oligopolio il continuo produrre porterebbe a spingere verso il basso il prezzo di mercato; ognuna delle due imprese sa di poter realizzare un profitto maggiore limitando la produzione.
Π, profitto: (P ∙ Q) - CT (dipende dalla quantità prodotta, la massimizzazione del profitto coincide con quella del ricavo totale).
Collusione
Collusione → i venditori cooperano per tenere alti i profitti.
| Esplicita | Tacita |
| Accordo verbale o scritto. | Non si ha contatto tra le imprese, tentativo di arrivare a profitti più elevati, cercando di segnalare con le proprie azioni la volontà di collusione. |
| Cartello: accordo esplicito tra i diversi produttori teso ad aumentare il loro profitto complessivo, stabilendo quote di produzione per ciascuna impresa; |
↪ Anche se ci fosse una normativa antitrust, ciascuna delle due imprese avrebbe comunque un incentivo a deviare il cartello.
➭ Anche se le due imprese raggiungessero un accordo, potrebbe presentarsi l’incentivo di violare l’accordo e produrre una quantità maggiore; ma se tutti violano il contratto la situazione peggiora di quella precedente (si guadagna di meno).
La massimizzazione del profitto per le imprese è a 60, se avviene la collusione entrambe produrrebbero 30 ciascuna con un guadagno di 180 milioni (30 x 6 che è il prezzo di mercato per la massimizzazione).
↪ Se uno dei due bara, l’aumento della produzione totale abbasserebbe il prezzo della lisina a 5 (per cui ADM guadagnerebbe 200 milioni e Ajinomoto 150 milioni).
Se la violazione del contratto si prolunga il prezzo di mercato diminuirebbe a 4 ed entrambe le imprese diminuirebbero il loro profitto.
Nel monopolio per la massimizzazione del profitto si pone il costo marginale uguale al ricavo totale, poiché la produzione di un’unità aggiuntiva ha due effetti.
| Effetto prezzo | Effetto quantità |
| Per vendere un’unità aggiuntiva, il monopolista deve abbassare il prezzo di mercato di tutte le unità vendute; | Quando viene venduta un’unità aggiuntiva, incrementa il ricavo totale in misura pari al prezzo al quale quell’unità viene venduta. |
↪ Considerato dall’impresa per decidere se deve produrre una unità di bene in più solo per sé stessa, per cui l’effetto ha un peso in misura minore rispetto al monopolista (R’ duopolista > R’ monopolista).
Qualunque oligopolista troverà più redditizio aumentare la produzione, anche se questo riduce i profitti del settore nel suo complesso; ma se tutti la pensano così tutti avranno una diminuzione del profitto.
Comportamento non cooperativo → le imprese ignorano gli effetti prodotti dalle proprie azioni sui profitti dei concorrenti.
Gli attori in campo sono pochi e la collusione è una possibilità reale, ma è difficile stabilire se accade.
➭ I contratti nelle economie attuali sono illegali, le pratiche collusive le quali generano riduzione del benessere sono vietate e perseguite dai governi (politiche antitrust).
Il sistema ferroviario nacque come monopolio, una limitazione dei mercati avrebbe portato ad un profitto maggiore all’impresa per cui vennero creati dei cartelli (non vincolanti davanti al tribunale) all’interno del mercato petrolifero (OPEC).
1881, Rockefeller trust: gli operanti mettono le loro azioni in una trust che va nelle mani di un consiglio di amministratori, che poi successivamente va a creare un monopolio.
1890, Sherman Act: attraverso l’opposizione pubblica per la preoccupazione economica nella tendenza costruire trust vengono eliminati tutti i monopoli attuali e quelli sul nascere.
1993, trattato di Maastricht: in Europa vengono considerate illegali tutte le attività di collusione e la creazioni monopoli.
Collusione tacita → quando pur non avendo stretto un accordo formale, le imprese limitano la produzione e alzano i prezzi in modo tale da aumentare i reciproci profitti.
Nella maggior parte dei mercati oligopolistici, il più delle volte sembra che i venditori riescano a mantenere il prezzo al di sopra del livello non cooperativo.
Fattori che rendono difficile la collusione
| Bassa concentrazione del settore | Prodotti complessi e strategia di prezzo | Interessi divergenti | Potere negoziale dei compratori |
| Essendoci poche imprese, esse hanno l’incentivo ad attuare un atteggiamento di tipo non cooperativo, perché violando il contratto ha un profitto maggiore rispetto agli altri. | Gli oligopolisti vendono migliaia di prodotti differenti, per cui è difficile tenere sotto controllo le decisioni di produzione e di prezzo delle altre imprese; | Le imprese hanno spesso opinioni diverse su cosa sia giusto e rispondente ai loro veri interessi. | Gli oligopolisti vendono i propri beni a grandi compratori che a loro volta negoziano con le imprese per avere un prezzo più basso. |
| Barriere all'entrata deboli; | Anche se riuscissero ad accordarsi, ci sarebbero comunque divergenze sul livello di produzione che massimizza il profitto; | Guerra di prezzo → viene infranta la collusione e i prezzi crollano (predatory-pricing). |
I giochi degli oligopolisti
Interdipendenza → le decisioni di un’impresa hanno un’influenza significativa sul profitto di un’altra e viceversa.
“Gioco” nel quale il profitto di ogni giocatore dipende non solo dalle proprie azioni ma da anche quelle degli altri.
↪ Teoria dei giochi: disciplina che studia il comportamento in situazioni di interdipendenza.
Dilemma del prigioniero
| Payoff | Matrice dei payoff |
| Beneficio tratto dal partecipante ad un gioco. Es: profitto oligopolista; | Mostra come i payoff di ogni partecipante in un gioco a due dipende dalle decisioni di entrambi i giocatori; utilizzata per analizzare i comportamenti in situazioni di interdipendenza. |
Presenza di due alternative sia per ADM che Ajinomoto: produrre 30 o produrre 40 milioni di chilogrammi di lisina.
Vengono riportate le conclusioni dei payoff: il profitto congiunto delle due imprese è massimo se entrambe producono 30 milioni di chilogrammi di lisina.
Singola impresa: può accrescere il proprio profitto producendo 40 milioni di chilogrammi di lisina, purché la produzione del concorrente rimanga invariata a 30 milioni di chilogrammi.
Se entrambe espandono la produzione realizzano un profitto minore di quello che otterrebbero contraendola.
Equilibrio di gioco → situazione in cui nessuna delle due imprese ha interesse a modificare la sua scelta nonostante non si conosca la situazione degli avversari.
Dilemma del prigioniero: tipo di gioco in cui la matrice dei payoff ha due implicazioni.
| Ogni giocatore ha un incentivo a tradire il compagno, a prescindere dalle sue azioni, cioè a intraprendere un’azione che lo avvantaggia a spese dell’altro; | Se entrambi i giocatori tradiscono il compagno, tutt'e due si trovano in una condizione peggiore di quella in cui si troverebbero se nessuno dei due lo facesse. |
Originaria: storia
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