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Lezione 1 del 21/09 - Introduzione

Definizioni

Economia internazionale = si interessa delle interazioni economiche dei paesi e dell’effetto delle questioni internazionali sulle attività economiche. La disciplina si suddivide in due “branche”:

  • Commercio internazionale = riguarda lo scambio che intercorre tra residenti in due nazioni diverse, e l’oggetto di questo scambio è rappresentato sia da beni che da servizi (beni intangibili: lavoratore all’estero, studente all’estero, servizi bancari, ecc.);
  • Economia monetaria internazionale (aspetti legati alla formazione dei tassi di cambio).

Globalizzazione = concetto fondamentale che rappresenta il fenomeno grazie a cui vi è una sempre più stretta interazione e connessione tra tutti i paesi del mondo; ciò comporta un conseguente aumento degli scambi, quindi, del commercio internazionale di beni e servizi (scambi commerciali).

  • Flussi internazionali di beni e servizi;
  • Flussi di persone e imprese (investimenti);
  • Diffusione della cultura e delle idee tra Paesi;
  • Stretta integrazione dei mercati finanziari.

Quando si parla di commercio internazionale i due termini principali sono quelli che riguardano le importazioni e le esportazioni → quando un prodotto viene scambiato tra due nazioni esso costituisce un’importazione per la nazione che acquista il prodotto e un’esportazione per quella che lo vende. Si tratta di un concetto relativo proprio per questo motivo (ogni volta che uno esporta c’è qualcuno che importa).

Bilancia commerciale = differenza tra il valore di quanto un paese esporta e il valore di quanto importa; se è positiva, vi è un surplus, se è negativa vi è un deficit (più importazioni rispetto alle esportazioni).

Domande del corso

  • Quali sono le determinanti del commercio internazionale?
  • Quali sono i prodotti scambiati e chi li scambia? [Perché l’Italia esporta formaggio e la Germania no?]
  • In quali quantità e a quali prezzi vengono scambiati?
  • Quali sono i costi e i benefici del commercio?
  • Quali strumenti di policy (politica commerciale) possono essere utilizzati dai governi per condizionare i flussi di commercio?

Alcuni dati

  • 17 mila miliardi di dollari: valore del commercio mondiale di beni
  • 5 mila miliardi di dollari: valore del commercio mondiale di servizi

Si suddivide tra nord e sud del mondo quando si parla di commercio. Partner di commerci principale per l’Italia è la Germania.

Trade openness index = quanto un Paese è coinvolto nel commercio: si prende la media delle esportazioni e delle importazioni e lo si divide per il GDP.

Caso 2018 della guerra commerciale di Trump con la Cina

Nel 2018 gli USA avevano un deficit commerciale con la Cina di 420 miliardi di dollari, ovvero la differenza tra le esportazioni americane verso la Cina e le importazioni era molto alta. Ma cosa rappresenta questo numero? Lo si spiega prendendo ad esempio l’iPhone X; infatti, nel 2018 gran parte della produzione di quest’ultimo veniva fatto in Cina fino ad arrivare ad un valore aggiunto cinese del 25.4%. Ciò significa che le aziende cinesi guadagnano il 10.4% del valore aggiunto di ogni iPhone venduto sul mercato globale.

Le ragioni del commercio

Perché due paesi commerciano?

  • Un primo motivo potrebbe essere che due paesi hanno un differente accesso alle tecnologie, e quindi differenze nella capacità di ciascun paese di fabbricare prodotti; queste differenze potrebbero rendere un paese adatto alle esportazioni di un certo bene per cui ha un vantaggio produttivo rispetto ad altri;
  • Un secondo motivo riguarda le differenze nella disponibilità di risorse in ciascun paese (inclusi lavoro, capitale e terra);
  • Differenze nei costi di “offshoring”, produrre le varie parti di un bene in diversi paesi e poi assemblarlo e distribuirlo in diversi mercati;
  • La vicinanza dei paesi, in quanto bisogna considerare il ruolo dei costi di trasporto (paesi più vicini geograficamente sono portati a commerciare di più); inoltre, si deve considerare anche la vicinanza da un punto di vista culturale e valoriale.

Spiegazione primo motivo (differenze tecnologiche)

Il modello Ricardiano consente di definire due concetti fondamentali per determinare l’andamento del commercio:

  1. Il vantaggio assoluto = un paese possiede un vantaggio assoluto quando è più efficiente nel produrlo (ad un costo inferiore) rispetto a qualsiasi altro paese, ad esempio perché possiede un vantaggio tecnologico. Ciò comporta che il paese in questione esporta il bene per il quale ha un vantaggio assoluto.

Esempio: consideriamo due paesi A e B che producono lo stesso bene F usando come input il lavoro L. Nel paese A servono 120 ore di L per produrre F, mentre nel paese B ne servono 80: il paese B ha un vantaggio assoluto nella produzione perché è più efficiente, dunque, B esporterà F. Però, non si possono spiegare i flussi di commercio basandosi solo su questo concetto. Infatti, lo stesso Ricardo ha elaborato questo pensiero per sviluppare quello di vantaggio comparato, che sta alla base del modello Ricardiano stesso.

  1. Il vantaggio comparato = il modello Ricardiano è basato sulle differenze tecnologiche tra paesi. Il modello assume delle semplificazioni:
  • Considera due paesi (A e B), 2 prodotti (F e M), 1 input (L, lavoro), andando a creare una matrice 2x2x1 (2 paesi, 2 prodotti e 1 fattore produttivo);
  • I paesi possono commerciare in merci e si ipotizza che il fattore lavoro venga utilizzato completamente all’interno di ogni paese, non esiste la disoccupazione;
  • Vi sono ritorni di scala costanti → se si raddoppia la quantità di lavoro allora raddoppia anche la produzione;
  • C’è concorrenza perfetta, quindi il prezzo è uguale al costo di produzione;
  • C’è una tecnologia semplice, ma diversa da paese a paese ecco perché il modello di Ricardo spiega il commercio semplicemente sulla base delle differenze tecnologiche tra paesi;
  • Infine, si ipotizzano costi di trasporto nulli.

Il vantaggio comparato è un concetto simile al costo opportunità (valore dell’alternativa a cui si rinuncia). Il Paese con il costo opportunità più basso possiede il vantaggio comparato → vedi esempio. Non esiste vantaggio comparato nei due paesi quando i costi opportunità sono uguali: attenzione questo non significa che la produttività nei due paesi sia la stessa; rimane, però, il vantaggio assoluto nel paese B.

La FPP è detta anche curva di trasformazione tra i due prodotti.

Frontiera delle possibilità produttive [FPP]

Concetto per rappresentare la produzione di un paese e le sue potenzialità produttive. Si suppone di avere una quantità totale di lavoro in un paese, utilizzata per produrre due beni, F e M. Per sapere la quantità di lavoro totale necessaria a produrre M si moltiplica la quantità da produrre per il coefficiente a (ovvero la richiesta di lavoro per ogni unità). Ad esempio, se si producono 10 unità di M e le M si moltiplicano per 100 vuol dire che per produrre 10 M servono 1000 unità di lavoro. Lo stesso ragionamento vale per trovare la quantità di lavoro totale necessaria a produrre F. Sommando questi due valori si ha come risultato la quantità di lavoro totale di un paese [supponendo che tutto il lavoro venga impiegato].

Agendo su questa formula si possono trovare rispettivamente le quantità del bene M e F. La frontiera delle possibilità produttive può anche essere rappresentata graficamente: la frontiera rappresenta qual è la combinazione di produzione dei due beni dato il lavoro disponibile totale.

  • Se un paese si trova in un punto sopra la FPP (1) significa che non c’è abbastanza lavoro per produrre quelle quantità di beni. Questo vale per tutti i punti sopra la frontiera;
  • Se un paese si trova in un punto sotto la FPP (2) può raggiungere questi livelli di produzione, però, non sfrutta tutto il lavoro a sua disposizione. Questo vale per tutti i punti al di sotto.

La frontiera comunica che ogni Paese, sfruttando a pieno il suo lavoro, può posizionarsi in uno qualsiasi dei punti che si trovano su questa retta; solo così le risorse sono utilizzate completamente. La pendenza della frontiera, inoltre, è rappresentata dal negativo del costo opportunità del paese A nel produrre F: riprendendo l’esempio precedente allora la pendenza del paese A è -1.2.

Spiegazione autarchia

Per spiegare il commercio si confrontano due situazioni:

  • AUTARCHIA = un paese non commercia. In autarchia ogni paese può consumare soltanto quanto viene prodotto all’interno del paese stesso. In questo caso un paese decide il suo posizionamento della FPP in base alle preferenze del mercato/gusti consumatori: se preferiscono più il bene F rispetto ad M il paese si posizionerà più in alto e viceversa.

In assenza di commercio la FPP definisce le possibilità di produzione del paese, e costituisce dunque un vincolo ai consumi del paese (vincolo di bilancio). Quindi il problema è trovare l’ottima combinazione produttiva (qF, qM), cioè quella che consenta il massimo benessere sociale agli abitanti del paese. Quindi, si produrrà nel punto in cui l’utilità sia massima (parliamo di utilità o benessere del paese, e di curve di indifferenza).

Lezione 2 del 28/09

Si deve considerare, ora, il concetto di prezzo: ovvero il prezzo di un bene F dipende dal lavoro usato per produrre un’unità e dal suo costo, cioè il salario [aF*w]; la stessa cosa vale per M. Quello che conta, però, non è tanto il prezzo assoluto ma il prezzo relativo, ovvero il prezzo di F rapportato a M, o viceversa; esso si riconduce ancora una volta a:

Si può, inoltre, concludere che il salario è unico (non è diverso tra i due settori), in quanto l’equilibrio vi è soltanto se è indifferente per un lavoratore stare su un settore piuttosto che un altro (se, ad esempio, il settore alimentare dà un salario più alto allora le persone vorranno spostarsi lì). In conclusione, i prezzi relativi nei due paesi in autarchia (due paesi producono ma non commerciano, ognuno fa per sé stesso) sono diversi.

Quindi, i vantaggi comparati, i costi opportunità, determinano all’interno di un Paese, anche quello che è il rapporto tra il prezzo di un bene e quello di un altro.

Cosa succede, invece se consentiamo ai due Paesi di scambiarsi prodotti?

COMMERCIO. Succede che questa differenza tra prezzi relativi guida lo scambio. In questo caso abbiamo che il prezzo del bene f, anche se in termini relativi, è più alto nel Paese A che nel Paese B; quindi, mi aspetto che poiché il prezzo del relativo di F è più alto in A, F si muova dal Paese B al paese A. Infatti, avevamo visto che il Paese B aveva il vantaggio comparato. Analogamente mi aspetto che il bene M si sposti dal Paese A al Paese B.

In generale, quindi, il prodotto si muove dal Paese in cui il prezzo è più basso, anche se in termini relativi, al Paese in cui il prezzo è più alto. In questo modo cosa ci aspettiamo succeda ai prezzi? Cosa succede ai prezzi relativi una volta che consentiamo il commercio; quando raggiungiamo un equilibrio (una volta determinato quanto si commercia)?

Cosa succede al prezzo? Si troverà tra i due estremi (1.2 e 0.89), in quanto se si prende il prodotto del Paese in cui il prezzo è più basso e lo porto nel Paese in cui è più alto, allora nel primo si crea una certa carenza e il prezzo tende ad alzarsi; mentre nel Paese in cui il prezzo è più alto in cui si sposta il prodotto il prezzo tende ad abbassarsi, perché c’è più prodotto. Perciò, si abbassa il prezzo nel Paese che importa e si alza nel Paese che esporta.

In conclusione, il prezzo sarà uguale nei due Paesi e il suo valore sarà tra i due estremi (potrebbe essere una media semplice ma potrebbe essere semplicemente anche un altro valore compreso trai due estremi).

Conviene commerciare?

Intuitivamente abbiamo detto che se i due prezzi relativi sono diversi questo dovrebbe spingere due Paesi a commerciare; dobbiamo però chiederci se effettivamente questa diversità si traduce in un vantaggio per i due Paesi. Vediamo un esempio:

Perciò, c’è una maggiore convenienza a produrre M, scambiandolo con F che non a produrre F direttamente. Se è vero che produrre F è meno conveniente rispetto che produrre M e scambiarlo con F, allora la logica porta a degli estremi, ovvero si pensa di non produrre completamente F.

Si spinge la conclusione di questo esempio all’eccesso e si arriva alla teoria di specializzazione completa del modello di Ricardo. Infatti, il modello di Ricardo ci dice che la conseguenza dell’esistenza dei vantaggi comparati è che ogni Paese si specializza completamente, ovvero sfrutta al massimo il suo vantaggio comparato. Specializzarsi completamente vuol dire che il Paese produrrà soltanto uno dei due beni e potrà ottenere l’altro attraverso il commercio. In base a ciò, nel nostro esempio, avremo che il Paese A produce soltanto il bene M (bene per il quale possiede il vantaggio comparato), e il Paese B produce soltanto il bene F [il vantaggio comparato ci dice quale sarà il bene che il Paese specializzato produce].

Conclusione del modello di Ricardo

Ora possiamo mettere insieme tutto quello che ci dice il modello di Ricardo:

  1. Definisce i vantaggi comparati e il commercio dipende proprio da questi. I vantaggi comparati dipendono dalle differenze nelle tecnologie. Inoltre, ciò che determina un vantaggio comparato è la combinazione di produttività e salari.
  2. Questi portano un paese a specializzarsi completamente nella produzione del bene per il quale detiene il vantaggio comparato, e un paese esporta il bene per il quale detiene il vantaggio comparato;
  3. L’esistenza di ciò produce un vantaggio per entrambi i paesi → il commercio si traduce in un aumento del benessere e delle condizioni di vita di tutti i paesi.

Il modello di Ricardo dice che commerciare fa bene. Concludiamo la nostra discussione formale del modello introducendo gli ultimi concetti di: offerta e domanda relativa (curve).

Fino ad ora noi abbiamo considerato le curve di domanda e di offerta che mettono in relazione la quantità consumata o offerta di un prodotto con il suo prezzo. Le curve di offerta e domanda relativa mettono in relazione la quantità relativa di un prodotto con il suo prezzo relativo. È una relazione tra quantità e prezzi dove però i valori sono relativi. Come abbiamo già visto:

  • Prezzo relativo = rapporto tra i prezzi di due prodotti;
  • Quantità relativa = rapporto tra le quantità di due prodotti. Ad esempio, se consideriamo qF/qM = 2 (domanda), significa che per ogni unità del bene M che si vuole consumare, si consumano due unità del bene F. In altre parole il consumo di F è il doppio di quello odierno.

Le curve di offerta e domanda relativa che si usano nell’analisi del commercio del modello di Ricardo sono molto particolari:

Se vogliamo sapere qual è l’equilibrio nel commercio mettiamo assieme i due paesi: F.B.L.

Il modello Ricardiano prevede soltanto una completa specializzazione?

Supponiamo che A e B siano due paesi di dimensione diversa: il paese B è molto più grande del paese A (quindi con una dotazione di lavoro molto più grande, e dunque una popolazione molto più grande):

  • È immaginabile che i due paesi commercino? Se esistono dei vantaggi comparati sì
  • È immaginabile una specializzazione completa, con un paese che produce un solo bene e ottiene l’altro dal commercio? Questo presupporrebbe che un paese di piccole dimensioni, e dunque di ridotta disponibilità di lavoro, fosse in grado di produrre il bene per il quale detiene il vantaggio comparato in quantità sufficienti per soddisfare la domanda di entrambi i paesi!!

La completa specializzazione si potrebbe avere solo nel Paese grande. Perciò, si capisce che esistono 3 ragioni principali per cui la specializzazione nell’economia reale non è così comune ed estrema:

  1. L’esistenza di più di un fattore di produzione riduce la tendenza alla specializzazione;
  2. I paesi a volte proteggono i settori dalla concorrenza straniera;
  3. È costoso trasportare beni e servizi; in alcuni casi il costo del trasporto è sufficiente per portare i paesi all’autosufficienza in determinati settori (impedire il commercio).

Svolgimento test: per calcolare costi opportunità e via dicendo si deve sempre stare attenti ai valori di partenza presenti nella matrice; infatti, essi devono essere espressi in modo tale da sapere la quantità necessaria di lavoro per produrre 1 prodotto. Vedi risposte test.

Applicazioni empiriche: le misure del commercio

Per avere dei dati sull’import-export di un Paese si utilizzano diverse fonti. Innanzitutto, per import-export intendiamo quantità/valori delle esportazioni e importazioni prodotti da ogni paese verso altre destinazioni del mondo; si intende lo scambio tra paesi. Perciò, si parla di gruppi di prodotti, c’è una sorta di classificazione + prendiamo in considerazione il loro valore monetario. La base di dati che fa riferimento all’International trade center è quella un po' più user friendly.

Esempio: vogliamo ottenere le esportazioni di formaggi dell’Italia negli ultimi 5 anni. Per procedere apro questo link: https://www.trademap.org/Index.aspx

Ogni prodotto ha un suo codice per indicare la categoria di cui fa parte (+ si usa l’inglese) e quando il codice si allunga si individuano prodotti più specifici.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiaghiggi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Moro Daniele.
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