La convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
La Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza è un documento di primaria importanza per il suo contenuto, per i decisori politici, per gli educatori e gli operatori sociali; è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge n. 176 del 27 maggio 1991. Essa è composta da un Preambolo e da 54 articoli e riguarda i diritti del fanciullo intendendo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, per questo si parla anche di Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, o dei diritti del minore.
Il preambolo
Il Preambolo delinea le coordinate di fondo su cui si basano gli articoli della Convenzione, che sono:
- La dignità di ogni persona è inviolabile, qualunque sia l’età e la condizione;
- L’infanzia ha diritto a un aiuto e a un’assistenza particolari;
- Il fanciullo deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione;
- La cura del minore e la cura della famiglia vanno di pari passo per garantire questo clima qui descritto;
- Il fanciullo va educato in uno spirito di pace, dignità, tolleranza, libertà, uguaglianza e solidarietà;
- Il fanciullo va educato tenendo conto dell’importanza delle tradizioni e dei valori culturali di ogni popolo.
Gli articoli della Convenzione
Gli articoli della Convenzione sono 54 e delineano i principi fondamentali della Carta, i singoli diritti e i ruoli di promozione e tutela dei singoli Stati; questi principi e diritti rappresentano un quadro di riferimento necessario per l’azione educativa dei genitori, degli educatori e degli insegnanti. Da una lettura della Convenzione si può notare come i primi articoli, spesso scontati per noi: nondiscriminazione, superiore interesse del minore, alla vita, al nome, all’identità. Dall’articolo 12, invece, si presentano articoli che spesso dimentichiamo come il diritto ad essere ascoltato, alla libertà di espressione, alla libertà di pensiero, all’associarsi, protezione dallo Stato.
Il diritto all'educazione
Tra i tanti articoli quello sul quale ci siamo soffermati è l’articolo 28 dedicato proprio al diritto all’educazione cioè il diritto ad un’educazione formale, un’istruzione, una crescita di competenze, nel quale vi sono elencate le strategie che vanno attuate a supporto di questo diritto:
- Rendono l’insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti;
- Incoraggiano l’organizzazione di varie forme di insegnamento secondario sia generale che professionale, accessibili a ognuno, con misure adeguate (gratuità, sovvenzioni finanziarie);
- Garantiscono a tutti l’accesso all’insegnamento superiore;
- Fanno in modo che l’informazione e l’orientamento scolastico e professionale siano aperte e accessibili a ogni fanciullo;
- Adottano misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola.
Per garantire il diritto all’istruzione di tutti, occorre rafforzare i sistemi scolastici, questa idea, nella società moderna parte da Comenio e si afferma nella sua struttura nel '900, dove si ha l’esplosione dei sistemi scolastici a servizio di questo diritto. Altrettanto importante, per il campo pedagogico, è l’articolo 29 dedicato alle finalità dell’educazione (formale) che si occupa di:
- Favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo e delle sue facoltà, attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità;
- Sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite;
- Sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nazionali;
- Preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, pace, tolleranza, uguaglianza tra i sessi e amicizia tra tutti i popoli;
- Sviluppare nel fanciullo il rispetto per l’ambiente naturale.
L'ultima parte della Convenzione
L’ultima parte della Convenzione è dedicata agli strumenti e ai processi per l’implementazione e il monitoraggio dei principi e dei diritti affermati nella Convenzione. In conclusione, la Convenzione rappresenta, per coloro che sono impegnati nel campo educativo con i bambini e i ragazzi, un punto di riferimento fondamentale dal punto di vista valoriale e dal punto di vista degli aspetti che l’azione educativa deve promuovere e salvaguardare.
Il valore pedagogico del diritto all'educazione
Infanzia e educazione
Il termine "infante" deriva dal greco e significa non-parlante, da qui il rischio di vedere l’infanzia come una realtà priva di risorse, debole e fragile, nel quale l’adulto tende a non guardare alle potenzialità del bambino, puntando solo sull’idea di custodia e di controllo. Nel contesto attuale invece, si tende a considerare l’infanzia come un’età ricca di risorse, dove l’azione educativa tende non al controllo ma all’espressività dei bambini, alla valorizzazione delle loro capacità, correndo il rischio di sottovalutarne i bisogni più profondi.
Affermare il diritto all’educazione è importante perché ci aiuta ad evitare di considerare il bambino solo come un soggetto a cui manca qualcosa, o a cui non manca niente; per questo, il diritto all’educazione si esprime come diritto del bambino ad essere aiutato nel suo sviluppo riconoscendo che egli ha bisogno di essere supportato e che possiede risorse e potenzialità che chiedono un ambiente idoneo per svilupparsi. In sintesi si può allora dire che: il diritto all’educazione presuppone un’idea dinamica di bambino come soggetto in crescita, le cui potenzialità vanno riconosciute e fatte sviluppare attraverso comunicazioni, relazioni e contesti promuoventi.
Il diritto all'educazione
Il diritto all’educazione, cioè il diritto ad essere accompagnato e supportato nella crescita, si traduce concretamente nella Convenzione come il diritto del bambino di accedere all’educazione formale e avere ambienti educativi attenti allo sviluppo della persona. L’affermazione di questo diritto inoltre responsabilizza perciò tutta la società a pensarsi come realtà comunitaria educante, ad innalzare la possibilità di accesso e la qualità dell’educazione formale.
Comenio
All’accesso all’istruzione e al rinnovamento dei metodi didattici dedica gran parte della sua opera Comenio, una delle centrali della pedagogia e della didattica dell’epoca moderna (periodo nel quale visse). La sua preoccupazione principale è quella di trovare metodi adatti allo sviluppo integrale di ogni bambino, e quella di permettere a tutti di formarsi. Tutta la sua opera si basa però su un ideale di infanzia (Ideal-tipo) e di educazione del bambino.
La prospettiva pedagogica di Comenio può essere sintetizzata in alcuni concetti chiave:
- Il concetto di Sincretismo: termine che richiama l’unità delle parti in un tutto, cioè l’Importanza di tenere sempre presente l’insieme, per Egli infatti il sapere ha una natura unitaria e organica;
- Il concetto di Pansofia: termine che richiama l’idea della conoscenza del tutto che può essere promossa a tutte le età della vita rispettando il criterio della gradualità e dell’unitarietà del sapere;
- Il concetto di Ciclicità: termine che richiama la necessità di riprendere tutti i contenuti della conoscenza in età diverse, secondo un criterio Pampedia di temi a complessità crescente;
- Il concetto di Pampedia: termine che richiama il valore di un’educazione universale di tutta l’umanità.
Secondo Comenio, la natura umana è già predisposta verso l’apprendimento che va sviluppato non forzando i dinamismi evolutivi ma cogliendo il momento migliore per sviluppare determinate conoscenze, bisogna partire dai sensi, in particolar modo dal senso della vista e quindi dall’utilizzo di immagini; inoltre secondo l’autore l’azione educativa deve essere fondata sulla calma e la dolcezza, richiede gradualità ed equilibrio.
Grazie ad alcuni passaggi tratti dalla “Grande didattica” si deduce come tutti hanno bisogno di essere educati, di istruzione, persino una mente brillante, se non è occupata in cose utili, si occupa da sé in cose inutili e dannose. Si evince anche l’importanza di educare nell’infanzia, grazie alla similitudine che Comenio fa tra la condizione dell’uomo e l’albero, il quale, solo se piantato, irrigato, potato da un esperto agricoltore potrà produrre frutti dolci e maturi, così l’uomo da se stesso non può elevarsi ad animale razionale, sapiente, onesto, pio se prima non siano innestati i polloni della sapienza, dell’onestà, della pietà. Riguardo all’istruzione Universale, l’autore si esprime affermando come nelle scuole si debba insegnare tutto a tutti, intendendo con tutto, i fondamenti, le ragioni, il fine di tutte le cose principali, affinché gli uomini non si trovino di fronte a qualcosa di tanto sconosciuto da non saperne dare un giudizio.
John Locke
John Locke: uno dei più importanti filosofi dell’empirismo inglese del ‘600. Egli ha elaborato una propria riflessione in merito all’educazione dell’infanzia, raccolta nello scritto «Pensieri sull’educazione». Secondo l’autore, la mente del bambino, così come il suo comportamento, è plasmabile, ossia c’è nel bambino una forte recettività, è quasi come un foglio di carta bianca o uno strato di cera da poter foggiare o plasmare a piacimento. Il bambino ha bisogno di essere attivo, sollecitato ad acquisire abitudini corrette attraverso attività, richiamo dell’attenzione ed esercizio.
Per favorire l’apprendimento è importante che l’educatore sia attento a non sostituirsi all’allievo cioè a non renderlo passivo e a valorizzare anche il gioco poiché lo svago è necessario quanto il lavoro e il cibo, bisogna permettere ai bambini di divertirsi a modo loro. L’educazione del bambino comporta una cura del corpo che richiede l’acquisizione di buone abitudini, dove hanno un ruolo centrale la vita all’aria aperta e l’equilibrio tra il sonno e l’azione, la quale non va imposta ma va suscitato nel bambino il desiderio dell’attività.
Jean-Jacques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau: la sua riflessione pedagogica rappresenta un punto di riferimento per comprendere il valore attribuito all’infanzia, intesa come specifica stagione della formazione umana. Egli sostenne che l’infanzia ha una sua specificità e il bambino non può essere considerato un piccolo adulto; inoltre secondo Rousseau, la natura umana è buona, mentre sono le istituzioni umane e la vita sociale che la portano alla degenerazione. Il bambino ha precocemente la possibilità di imparare, l’educazione dell’uomo comincia già dalla nascita; prima di parlare, prima ancora di intendere. Dal momento che il bambino può imparare, occorre che l’educazione eviti di fare dei danni, cercando invece di lasciare agire la natura del bambino, preservandola.
Per l’autore la prima educazione dev’essere negativa, la quale consiste non tanto nell’insegnare virtù e verità, quanto nel preservare il cuore dal vizio e la mente dall’errore. La crescita del bambino ha bisogno di tempo e ha bisogno di spazi, principalmente quelli naturali, dove il bambino possa agire liberamente, esercitarsi, imparare non solo dagli uomini, ma soprattutto dalla natura e dalle cose, per questo egli scriverà «Non date al vostro allievo nessuna lezione a parole: deve riceverne solo dall’esperienza».
Per Rousseau l’educatore ha un ruolo fondamentale, nella misura in cui sia attento a osservare lo sviluppo del bambino e soprattutto maturo nella umanità. L’educatore deve essere un uomo prudente che sappia osservare bene l’allievo prima di rivolgergli la parola, che sappia lasciare che il germe del suo carattere si mostri in libertà. Rousseau ricorda come prima di tentare l’impresa di formare un uomo, occorre essere uomini; bisogna trovare in sé l’esempio che l’altro deve prefiggersi, è il tempo, l’attenzione, l’affetto, è l’educatore stesso che si deve dare.
Pestalozzi
Pestalozzi: Il suo pensiero pedagogico si colloca tra l’Illuminismo e l’età romantica, è una figura molto importante in quanto la sua riflessione culturale è andata intrecciandosi con un impegno educativo diretto sul campo. Per Pestalozzi, l’educazione dell’infanzia è condizione necessaria per poter permettere all’uomo di sviluppare le proprie potenzialità, a differenza di Rousseau per l’autore non basta la natura poiché non tutti a livello naturale possiedono le stesse potenzialità e inoltre senza alcuna guida o supporto culturale, il potenziale umano è destinato a rimanere inattuato. Per Pestalozzi il nucleo di riferimento per ogni azione educativa è rappresentato dall’educazione domestica, la casa e in particolar modo dalla relazione madre-figlio.
Egli non solo afferma l’importanza dell’educazione di tutto il popolo, ma si attiva concretamente nella costituzione di istituzioni educative, finalizzate a garantire accoglienza, istruzione ed emancipazione ai fanciulli, principalmente quelli più in difficoltà. Le istituzioni educative da lui fondate sono: Neuhof; Stans; Burgdorf e Yverdon. Le esperienze sul campo attivate, ruotano attorno a tre principi:
- Famiglia (Familie): ossia l’attenzione ad un ambiente possibilmente familiare;
- Scuola (Schule): ossia la promozione dell’istruzione;
- Comunità (Gemeinschaft): ossia l’attenzione alla convivialità tra le persone, alla loro vita in comune.
Il metodo educativo di Pestalozzi trova i suoi fondamenti nella sua concezione dell’uomo e sulla necessità di umanizzarsi attraverso il criterio dell’integralità, impersonata dal trinomio Testa, Cuore, Mano. L’educatore, per Pestalozzi è colui che prova, sperimenta, documenta, lascia traccia, riflette cioè impara dalle cose che raccoglie, è quindi una persona intelligente non un semplice esecutore.
In sintesi, dai suoi testi si evince che l’idea dell’educazione elementare non è altro che l’idea della conformità a natura nello sviluppare e perfezionare le attitudini e le facoltà del genere umano; Ne consegue che l’idea dell’educazione elementare va considerata come l’idea dello sviluppo e del perfezionamento conforme a natura delle facoltà e delle attitudini del cuore, della mente e delle pratiche dell’uomo. Solo ciò che interessa all’uomo, nella sua totalità della natura umana, cioè in quanto cuore, mente e attività pratica, è formativo; tutto ciò che non lo impegna nella totalità del suo essere non lo è.
Froebel
Froebel: Il suo pensiero sull’infanzia e sull’educazione va strettamente collegato alla sua visione complessiva dell’esistenza umana e della vita, nutrita dalla sensibilità del Romanticismo; infatti secondo l’autore, in tutte le cose è, agisce e domina una legge eterna, la quale si rivelò e si rivela in modo chiaro e determinato, nel mondo esteriore della natura ed in quello interiore dello spirito e nella vita, che riunisce questi due mondi.
Froebel attribuisce all’infanzia un valore altissimo, perché in essa si coglie l’unità e il dinamismo della vita, che chiede di essere promosso attraverso l’educazione. L’infanzia, dunque, in Lui diviene emblema di un dinamismo da promuovere, integralmente, dall’interno, favorendo il libero dispiegarsi delle energie riposte embrionalmente nell’umano. L’infanzia chiede un’attenzione specifica verso i suoi dinamismi di crescita e verso i suoi bisogni che sono di natura fisica, intellettuale, ma anche spirituale e affettiva; perciò la lettura attenta dei suoi bisogni affettivi diviene così la condizione affinché la sensibilità del bambino non sia turbata dai condizionamenti ambientali non adeguatamente filtrati nelle loro risultanze educative.
L’oggetto e lo scopo delle cure verso il bambino da parte della madre e del padre, nella casa e nella famiglia, è quello di stimolare, sviluppare tutte le forze e disposizioni del bambino stesso; inoltre è necessario che la madre, come essere cosciente faccia tutto questo con una certa intima, viva e cosciente connessione.
Il gioco
Per Froebel il dinamismo di crescita del bambino ha nel gioco il suo punto focale. Attraverso il gioco il bambino si sviluppa e impara. Egli identifica nel gioco, il punto di equilibrio tra libertà e spontaneità dei processi (auto)formativi, proprio il gioco, concilia gli aspetti intuitivi, ideativi, motivazionali con quelli di carattere più cognitivo e socializzante. Distogliere il bambino dal gioco, deviarne le sue energie vitali, non fornirgli quella progressione di materiali che lo accompagnino nell’intellezione del mondo, costituisce la cifra del potenziale de-formante di un’educazione sbagliata e intempestiva. Il gioco rappresenta il grado più alto dello sviluppo infantile poiché esso è libera manifestazione ed attiva rappresentazione del mondo interiore; è il prodotto più puro e più spirituale dell’uomo in questa età, esso procura gioia, libertà e soddisfazione, dona tranquillità in sé e fuori di sé, e pace con il mondo, da esso scaturiscono le sorgenti di ogni bene. Un bambino che gioca con tranquillità, calma, e costanza, diverrà un uomo più tranquillo, più calmo e più costante, cioè più disposto a promuovere con personale sacrificio il bene proprio e altrui.
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