Psicologia dinamica
Università degli Studi Guglielmo Marconi
Anno 2022/2023
12 CFU
Fiumana Sara
Indice
- L1/L2. I fondamenti teorici della psicoanalisi classica .................................................................. 3
- L3. La psicoanalisi come cura ..............................................................................................................11
- L4. Teoria psicoanalitica di Melanie Klein .........................................................................................15
- L5. Scuola inglese delle relazioni oggettuali .................................................................................19
- L6. Psicologia dell'io .............................................................................................................................24
- L7. Psicologie dell'identità e del sé ...................................................................................................29
- L8. Dalle pulsioni alle relazioni ..........................................................................................................35
- L9. Teoria intersoggettiva e concezione della mente nella psicoanalisi contemporanea ...40
- L10. Psicoanalisi e psicologia empirica ..............................................................................................45
- L11. Teoria dell’attaccamento ...........................................................................................................48
- L12. Prime ricerche sull’attaccamento ............................................................................................53
- L13. Ricerca contemporanea sull’attaccamento ...........................................................................59
- L14. L’osservazione del bambino in psicoanalisi .............................................................................65
- L15. Infant research ..............................................................................................................................70
- L16. Regolazione emotiva nella prima infanzia ..............................................................................76
- L17. La regolazione del sonno nella prima infanzia ......................................................................81
- L18. Psicoanalisi e neuroscienze: introduzione al sistema nervoso ..........................................88
- L19. Psicoanalisi e neuroscienze: emozioni e memoria ..................................................................91
- L20. Correlati neurobiologici dell’attaccamento .........................................................................95
- L21. Psicofisiologia del sonno: dai sogni al sonno REM ..............................................................100
- L22. Studio dei sogni: dal sonno REM ai sogni ...............................................................................104
- L23. Teoria della cura .........................................................................................................................109
- L24. L’azione terapeutica nella psicoanalisi contemporanea ...................................................113
- L25/L26. Diagnosi in psicologia dinamica ........................................................................................118
- L27. Ricerca in psicoterapia ................................................................................................................130
- L28. Ricerca in psicoterapia dinamica ..............................................................................................136
- L29. Rassegne sistematiche .................................................................................................................142
- L30. Esempio di rassegna sistematica: intervento per migliorare la qualità del sonno in gravidanza ...........................................................................................................................................147
Modulo 1: le teorie, dalla nascita della psicoanalisi classica ai principali orientamenti della psicoanalisi contemporanea
L1/L2. I fondamenti teorici della psicoanalisi classica
La psicologia dinamica si occupa dello studio dei modelli teorici derivanti dalla psicoanalisi sul funzionamento della mente e sui legami interpersonali, da quelli più fedeli alla teoria classica di Freud a quelli che sembrano distaccarsene totalmente. Lo studio di questa disciplina si riferisce anche agli sviluppi di ricerca e alle tecniche cliniche derivate da questi modelli.
La psicoanalisi di Sigmund Freud: le 3 definizioni
La teoria psicoanalitica di Freud ha una triplice definizione, da lui stesso data. Inizialmente definisce la psicoanalisi come un procedimento per l’indagine di processi psichici altrimenti inaccessibili, cioè un procedimento per l’indagine dell’inconscio per riportare il materiale psichico inconscio alla coscienza. La seconda definizione afferma che la psicoanalisi è un metodo terapeutico per il trattamento dei disturbi nevrotici, sostenendo che riportare il contenuto inconscio alla coscienza abbia fini psicoterapeutici. Infine, per Freud la psicoanalisi non si limita ad essere un nuovo metodo terapeutico per i disturbi nevrotici, ma si espande ad una gamma di conoscenze psicologiche ottenute tramite l’indagine dell’inconscio che confluiscono in una nuova disciplina. Freud parte dall’idea di creare nuove tecniche per curare i disturbi nevrotici, ma poi allarga le sue teorie al funzionamento umano in generale.
L’inconscio prima di Freud: la psichiatria dinamica francese
Freud è stato influenzato dalla cultura presente nella sua epoca. Molti dei concetti che ha presentato sono state rielaborazioni di concetti già presenti nella medicina psichiatrica dell’epoca. Non tutto ciò che sostiene è quindi totalmente nuovo. In particolare, il movimento “psichiatria dinamica francese” aveva già iniziato a parlare di inconscio e dei disturbi isterici e nevrotici caratterizzati da una serie di ricordi traumatici di cui il paziente non era cosciente. Per Charcot e Janet, maggiori esponenti di questo movimento, l’obiettivo principale era trovare nella storia di vita dei pazienti con disturbo di isteria o nevrotico un trauma esterno, dando quindi un’importanza fondamentale ai fattori ambientali. Il trauma esterno portava all’isolamento di alcuni contenuti psichici: il ricordo del trauma veniva mantenuto lontano dal resto della coscienza portando i sintomi psicopatologici a presentarsi. Charcot, prima di Freud, sosteneva che erano le idee (non i nervi danneggiati) a essere responsabili dei sintomi nevrotici, in piena contrapposizione con le idee più riconosciute derivate da Kraepelin, che sosteneva che ogni disturbo mentale avesse una causa neurologica. Secondo Janet invece, le idee si isolavano dalla coscienza per via di una degenerazione ereditaria congenita del sistema nervoso.
L’inconscio prima di Freud: le idee ipnoidi di Josef Breuer (1842-1925)
Josef Breuer e Freud lavorarono insieme sul testo “Studi sull’isteria”, pubblicato nel 1895, in cui riportarono i propri casi clinici e fornirono la loro intuizione teorica sull’inconscio. Breuer sosteneva che le idee si isolassero dalla coscienza quando i pazienti si trovavano in stati di assenza mentale. Per esempio, una sua paziente si trovò ad assistere il padre malato, dovendo sostenere forti momenti di stress. In questi momenti di forte sovraccarico mentale, si presenta uno stato di assenza mentale e l’informazione che viene registrata non viene associata al resto dei contenuti che sono poi invece accessibili alla coscienza. Su questo punto, Freud e Breuer non si trovarono d’accordo, motivo di lite non solo professionale.
Sigmund Freud e la nascita della psicoanalisi
Molti degli argomenti della teoria di Freud sono stati negati e messi in discussione da lui stesso durante i suoi studi sulla psicoanalisi. Le prime considerazioni di Freud sono state sull’isteria e sui disturbi nevrotici, integrate poi in una teoria molto più ampia con l’obiettivo di descrivere il funzionamento umano, non solo patologico, ma generale. I primi concetti sostenuti da Freud sull’inconscio, condivisi con i suoi precursori, implicavano che esistessero delle idee che rimanevano estranee alla coscienza (inconscio). Questi contenuti psichici isolati e non integrati nella personalità rappresentavano elementi patogeni. L’idea dell’epoca era quindi che esistesse un inconscio, ma solo nella psicopatologia, cioè che la persona sana avesse a disposizione tutti i suoi contenuti psichici. Rispetto ai colleghi introdusse però nuovi concetti. Sosteneva che ogni esperienza fosse accompagnata da una quantità di affetto, dando quindi importanza alla componente emotiva dell’esperienza umana. Ogni volta che si ha un’esperienza rispondiamo con un aumento di eccitamento e nelle situazioni traumatiche che portano alla patologia, i contenuti psichici che vengono isolati dalla coscienza non vengono isolati da soli, ma insieme all’affetto associato, che Freud chiamò affetto incapsulato. Inoltre, introdusse il concetto che le idee inconsce erano prima consce. Questo implicava che le idee non venissero isolate né per una debolezza neurologica congenita come sostenuto da Janet, né perché il paziente si trovava in quel momento in uno stato di assenza mentale, ma piuttosto che venissero isolate attraverso un processo volontario, attivo e conscio del paziente perché ritenute troppo dolorose o troppo in contraddizione con il resto della propria personalità. A questa azione Freud diede il nome di rimozione.
Principio di costanza
Il principio di costanza è una concezione fondamentale della psicoanalisi classica, che rimane in tutte le esposizioni della teoria freudiana. Per Freud, l’essere umano non può convivere con livelli troppo alti di eccitamento e sostenendo che ad ogni esperienza ne consegue un aumento, la funzione e scopo principale della mente è riportare l’organismo ai livelli di base necessari per un buon funzionamento, cioè per una buona salute mentale.
Associazione ideativa: come viene scaricato l’ammontare affettivo
Secondo Freud, il modo principale con cui la mente scarica l’ammontare affettivo e riporta ai livelli base di eccitamento è l’associazione delle idee (associazione ideativa), che significa collegare l’esperienza vissuta ad altri contenuti mentali. Esempio: esperienza che comporta un’emozione negativa, comporta un aumento dell’eccitazione che dovrà essere scaricata. Se si riesce a valutarla all’interno di una prospettiva più ampia (collegarla appunto ad altre esperienze vissute), si riuscirà a dargli un altro senso e a ridimensionare la sua valenza negativa. Le funzioni dell’associazione ideativa sono quindi: ridurre la forza affettiva di un’idea (quindi permettere la scarica di un ammontare di affetto) e correzione cognitiva, per cui entrando nell’associazione ideativa il contenuto psichico viene messo a confronto con gli altri contenuti psichici (“vedere le cose da un’altra prospettiva”).
L’affetto incapsulato e i sintomi psicopatologici
Per Freud il patologico non è dimenticarsi l’evento traumatico e isolare il ricordo, ma è isolare l’affetto ad esso associato. Il potenziale patogeno dei contenuti psichici isolati risiede nella scarica inadeguata dell’ammontare di affetto connesso all’esperienza originaria. Il problema quindi è che l’affetto legato al contenuto psichico non è stato scaricato. Riportare il trauma inconscio alla coscienza può portare a benefici a livello terapeutico che permettono la scarica dell’ammontare affettivo attraverso la correzione associativa. L’affetto incapsulato, facendo pressione sulla mente, si trasforma in sintomi psicopatologici con un processo non spiegato da Freud. Non essendo scaricato trova sfogo nella formazione di sintomi psicosomatici. Il trauma viene definito come un’esperienza in cui la quantità di affetto generata è troppo elevata per essere scaricata, a cui l’individuo associa troppo dolore e sofferenza e per questo con la rimozione lo sposta nell’inconscio insieme all’affetto collegato, portando alla formazione dei sintomi psicopatologici.
L’isolamento dei contenuti psichici: rimozione e resistenza
L’isolamento dei contenuti psichici è un atto attivo, volontario e conscio dell’individuo, di esclusione dalla coscienza di ricordi perturbanti inaccettabili e in conflitto con il resto delle idee e sentimenti. Il contenuto psichico del trauma viene inviato dal conscio all’inconscio attraverso la rimozione. Questo contenuto avrà difficoltà a tornare nel sistema conscio per via di un altro processo attivo del paziente, che è la resistenza, attraverso cui l’individuo tiene sotto controllo il materiale inconscio per non farlo riemergere nel sistema conscio.
Effetti della rimozione: contenuti psichici isolati come elementi patogeni
Se il contenuto psichico traumatico viene spostato nell’inconscio non può essere associato al resto delle idee e ricevere correzione associativa. Gli effetti della rimozione sono quindi dannosi. Inoltre, assumendo l’inconscio come patologico come inizialmente sostenuto da Freud, la rimozione impedisce la correzione associativa (l’eccesso di eccitamento non viene scaricato e l’idea rimane isolata dal possibile confronto con gli altri contenuti psichici dell’individuo), divide e indebolisce la personalità (l’individuo persegue contemporaneamente scopi contraddittori) e aumenta la forza della fantasia (rimanendo nell’inconscio, il contenuto psichico isolato dalla coscienza non viene contraddetto e rimane legato all’affetto incapsulato, ciò determina un aumento della potenza del contenuto e aumenta la valenza negativa).
La concezione della mente: il modello topico
Freud definì il primo modello della mente come modello topico, caratterizzato da un sistema conscio e uno inconscio. Si accorse che non tutto l’inconscio era patologico e attuò una riformulazione della prima teoria, per cui esisteva un inconscio non patologico presente anche nelle persone sane contenente contenuti accettabili, ma non utili nell’esperienza quotidiana e non utilizzati per non sovraccaricare la mente, immagazzinandoli nel preconscio. Il sistema conscio include le rappresentazioni che sono presenti nella coscienza e di cui si ha percezione, il preconscio include idee e sentimenti accettabili che possono diventare coscienti nel momento in cui dovessero servire e l’inconscio contiene contenuti difficili da recuperare, idee e sentimenti inaccettabili che conviene tenere fuori dalla coscienza.
Determinismo psichico
Un altro principio fondamentale è il determinismo psichico. Secondo Freud, ogni azione mentale, anche inconscia, ha una causa (motivazione) o più cause (determinazione multipla) e un obiettivo o più obiettivi (funzione multipla).
Le cause delle azioni
Le cause delle azioni mentali vengono definite da Freud come pulsioni, originate fisiologicamente ma che arrivano alla psiche. Nascono quando i bisogni corporei motivano l’individuo a soddisfarli così che il corpo possa tornare a livello iniziale (principio di costanza).
La prima teoria delle pulsioni
Inizialmente, Freud definì 2 pulsioni fondamentali: pulsioni di autoconservazione, per la sopravvivenza dell’individuo e le pulsioni sessuali, a servizio della sopravvivenza della specie. Le pulsioni hanno prettamente natura psicobiologica e sono caratterizzate da 4 dimensioni fondamentali: fonte (segnale corporeo che indica il bisogno), obiettivo (soddisfazione del bisogno), impeto (spinta che fa agire l’individuo, dimensione principale, motivazione) e oggetto (verso cui l’azione è diretta, il mezzo con cui si soddisfa il bisogno). Aggiungendo dettagli al principio di costanza, inserisce fra i principi fondamentali quello del piacere. La funzione primaria della mente è la scarica o la gratificazione delle pulsioni, che rappresentano la fonte più importante di eccitamento prodotto dall’interno. Gli affetti negativi sono associati all’accumulo di eccitamento, mentre gli affetti positivi alla scarica di eccitamento, quindi se si scarica e si soddisfa il bisogno pulsionale si avranno delle emozioni positive, al contrario emozioni negative. Freud riconobbe però che in alcuni momenti della vita, un livello di eccitamento elevato potrebbe essere collegato ad emozioni positive, quindi il principio di piacere potrebbe essere contraddetto in alcune situazioni. Si è inoltre chiesto come mai a volte non riusciamo a soddisfare i nostri bisogni pulsionali e proviamo emozioni negative. La ragione è che per soddisfare la pulsione va trovato l’oggetto. L’esempio del neonato che ha lo stimolo della fame e che deve rivolgersi alla madre per ottenere il cibo, è secondo Freud la prima esperienza di frustrazione di una pulsione. Dovendo rivolgersi a qualcun altro, in questo caso la madre, deve rispettare dei tempi e non soddisfa il bisogno pulsionale nel momento in cui si presenta adeguandosi a dei tempi di relazione non decisi da lui. Questo è alla base di un altro principio fondamentale del funzionamento della mente umana, chiamato principio di realtà, cioè al fine di vivere in società, ma anche per soddisfare i propri bisogni, l’individuo deve rinunciare, almeno parzialmente, al soddisfacimento immediato delle pulsioni.
La teoria della sessualità infantile
In accordo con Janet, la prima teoria di Freud riconosceva nella causa della psicopatologia un trauma reale. Basandosi sulla propria esperienza clinica, si convinse che gli episodi traumatici causa dei sintomi nevrotici erano episodi di tipo sessuale legati alla prima infanzia (prima dei 6 anni), dando vita alla teoria della seduzione. Alla radice di ogni nevrosi, quindi, c’è l’introduzione prematura della sessualità del bambino. Stupito però dalla frequenza dei sintomi nevrotici, iniziò a mettere in dubbio la teoria della seduzione. Non era convinto che così tan...
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