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Introduzione alla civiltà bizantina

Beatrice Della Torre
27/02/23

Testi

  • Obbligatorio: Cyril Mango - La civiltà bizantina (obbligatorio)
  • Facoltativo: Lo stato bizantino (Silvia Ronchey) / Breve storia di Bisanzio / Storia di Bisanzio (Warren Treadgold) / Bisanzio, Storia di un impero (secoli IV-XIII) (Mario Gallina)

Fasi della storia bizantina

La storia bizantina si divide in 3 fasi fondamentali sia cronologiche sia geografiche, perché nel corso dellungo millennio bizantino l'estensione territoriale dell'impero varia.

Fase proto-bizantina

La fase proto-bizantina dura 3 secoli, dal IV al VII secolo d.C. L'impero, dal punto di vista geografico, comprendeva l'Anatolia, la Palestina, la Siria, il Libano, l'Egitto e poi tutta la fascia costiera del nord Africa, una parte della Spagna, l'Italia, la Grecia e dalla zona balcanica (Croazia, Bosnia, Montenegro...).

Seconda fase

La seconda fase va dal VII al XII secolo. L'impero si riduce fortemente dal punto di vista dell'estensione. Rimane l'Anatolia, si perde la Siria, la Palestina in gran parte, l'Egitto, rimangono ancora i Balcani e la Grecia e l'Italia solo la parte meridionale (Puglia, Calabria e parte della Sicilia).

Fase tardo bizantina

La fase tardo bizantina va dal XII al XV e vede pochi elementi: non è più bizantina nemmeno l'intera Anatolia e rimangono Creta e il Peloponneso. Il XIII secolo è una cesura fondamentale nella storia di Bisanzio, che non esiste più. Gli storici dicevano che era una testa senza corpo, ovvero Costantinopoli e poi non c'era più altro.

Marc Bloch (1886-1944)

È uno dei più grandi storici del XX secolo, che è stato anche partigiano nella resistenza contro i nazisti in Francia, ha lavorato a lungo all'università di Strasburgo ed è stato fucilato dai nazisti. Ha scritto il libro Apologia della storia, materia che da alcuni era considerata inutile. In questo libro scrive come se un bambino (ipotetico figlio) gli chiedesse il senso della sua scelta di aver dedicato la sua vita allo studio della storia medievale.

«Papà, a cosa serve la storia?»

Senza dubbio, anche se la storia dovesse essere giudicata incapace d'altri compiti, rimarrebbe da far valere, in suo favore, ch'essa è divertente. Ö, per essere più esatti - dal momento che ognuno cerca le sue distrazioni dove gli piace -, ch'essa, incontestabilmente, pare esser tale per un gran numero di esseri umani. Personalmente, per quanto all'indietro me ne rammenti, mi ha sempre divertito molto, come tutti gli storici, penso. Altrimenti, per quali motivi avrebbero scelto questo mestiere? Per chiunque non sia completamente sciocco, tutte le scienze sono interessanti. Ma ogni studioso non ne trova se non una sola la cui pratica lo diverta. Scoprirla per consacrarvisi è, propriamente, quel che si chiama “vocazione”. D’altronde, questo innegabile fascino della storia merita già in sé di attirare la riflessione.

Se tuttavia la storia, verso cui tanto ci attira un fascino pressoché universalmente sentito, non avesse che ciò per giustificarsi, se essa non fosse, insomma, altro che un amabile passatempo, come il bridge o la pesca alla lenza, varrebbe tutta la pena che ci prendiamo per scriverla?

Ha poi scritto anche un libro sul problema delle false notizie nel contesto di guerra. Tra i motivi principali della diffusione di esse è che in tempo di guerra (e non solo) i mezzi di comunicazione di massa ufficiali diventano poco credibili agli occhi del pubblico.

Jacques Le Goff (1924-2014)

È uno storico che ha scritto pagine fondamentali sui documenti: per lui il documento, come un testo storico, una cronaca, o racconto di un episodio, è come un monumento dell'antichità che va compreso e analizzato.

Memoria culturale

La memoria storica non è la semplice facoltà mnemonica di ricordare un evento. La memoria è una sorta di negoziazione tra lo storico e la politica che dà degli indirizzi. La memoria culturale seleziona la memorizzazione di alcuni eventi importanti, perché non si può ricordare tutto. In ciò ci guidano la tradizione, la cultura dello scritto (la memoria culturale nasce quando nasce la scrittura). Attraverso la trasmissione della memoria si forma perciò l'identità di un popolo.

Ci sono 2 categorie fondamentali della storia: la memoria e la storia in senso stretto.

  • La memoria è un vissuto soggetto a manipolazioni (anche semplicemente dall'inconscio, che tende a rimuovere elementi problematici). La memoria semplifica, trascura i particolari e cerca il consenso. Esiste una memoria legata al proprio gruppo di appartenenza. Ha un fondamento religioso. La memoria è esclusiva ed è un assoluto.
  • La storia è una raccolta di memorie con cui si ricostruisce criticamente il passato, fondata su analisi e competenze specifiche (ad esempio linguistiche per affrontare un documento in una lingua non più parlata ma studiata). La storia è fondata sul concetto di verità, studiando i particolari, le complessità e le contraddizioni. Non è mai completamente oggettiva e spesso contraddittoria (per l'interpretazione diversa degli stessi avvenimenti). La storia è critica, laica e non deve prendere posizioni sugli eventi, ma solo ricostruirli e raccontarli. La storia è inclusiva perché include tutto nella ricostruzione e non conosce che il relativo.

Attraverso il controllo del passato (chiave) si può controllare il futuro e lo sviluppo delle civiltà nel futuro.

Aleida Assmann

Si è dedicata al problema del meccanismo dell'oblio, cioè la dimenticanza, che è una funzione della memoria, che è selettiva (non possiamo ricordare tutto ciò che accade). Secondo lei ci sono vari tipi di dimenticanza:

  • La dimenticanza selettiva, per cui si sceglie cosa ricordare e cosa no, sia in maniera conscia sia inconscia.
  • La dimenticanza repressiva, che ci viene imposta da una situazione. È legata anche alla storia: ad esempio sotto certi regimi totalitari bisognava dimenticare alcune cose, come la storia greca, che era fatta di democrazie.
  • La dimenticanza costruttiva, quella utile, l'amnistia. Un esempio è la trattativa a seguito della fine di una guerra, dopo cui c'è bisogno di un oblio: certe cose vanno dimenticate per costruire un futuro di pace e collaborazione.

28/02/23

Croce sostiene che il modo in cui si racconta il passato dipenda dalla condizione presente. Lo storico impara dai dettagli (ek merous manthanomen). Egli si fonda soprattutto sui documenti e le piccole cose che se interpretate nella maniera giusta possono cambiare grandi cose.

Auerbach (metà XX secolo ca)

Sostiene che ciascuno di noi abbia assimilato intimamente una mentalità storicistica che non scale assolute di valori ma si sforza di spiegare i diversi fenomeni storici sulla base delle loro specifiche premesse. La storiografia dipende dall'esperienza storica di chi la esercita. È lontano dalla globalizzazione, fenomeno che tende a omologare tutte le culture, unificandole fino ad un'unica civiltà globale perdendo però costumi, conoscenze, modi di vita. Il vero storico dell’arte è colui che riesce a partire dalla tecnica, dall’ottima conoscenza delle basi e delle fonti su cui poi è in grado di costruire discorsi. Egli dev’essere tecnicamente ineccepibile.

06/03/23

Cosa significa “Bizantino” e “storia bizantina”?

Storia bizantina significa banalmente “storia dell’Impero Romano d’Oriente”. Questo termine, però, è artificiale, perché non era effettivamente utilizzato nell’epoca di coloro che chiamiamo bizantini. Quando volevano definire il popolo o l’impero che noi chiamiamo bizantino, loro lo chiamavano “romano”.

Fino all’epoca di Costantino, che poi darà il suo nome alla città (Costantinopoli) sul modello di Alessandro Magno, la città si chiamava Bisantion, da cui deriva il termine “bizantino”, una città che però non era bizanstina.

Bisantion viene fondata dai greci nel VII secolo a.C. È una colonia fondata da Megara, non lontana da Atene. I megaresi, coloni che commerciavano con l’Asia Minore, fondano questa città proprio dove sorgerà Costantinopoli. Non è chiaro perché si chiami Bisantion. L’ecista, fondatore mitico delle città, della città nella tradizione greca posteriore, è Bizas, da cui deriva Bisantion. Il luogo però poi scompare perché viene sostituito da Costantinopoli, ma il nome si ritrova dal IV secolo d.C. in poi a volte. Gli abitanti di Costantinopoli vengono indicati come bizantini, mentre i sudditi dell’impero in generale vengono chiamati romaioi.

Il mondo occidentale e quello orientale, per quanto riguarda l’impero, ad un certo punto si separano. Sono ancora unificati dopo il IV secolo d.C. dalla comune religione cristiana, perché l’impero diventa cristiano dopo il 313, caratteristica fondamentale dell’impero bizantino, che esiste solo cristiano dall’inizio alla sua fine. Questa unione religiosa si spezza con lo scisma delle poche chiese nel 1054. Le sue conseguenze enormi durano fino ad oggi: la chiesa orientale nota come ortodossa è ancora separata oggi dalla Chiesa cattolica. Si tenta varie volte al riunificazione delle due chiese, ma i tentativi falliscono sempre. Dal 1054 in poi in Occidente i romani d’oriente vengono considerati eretici, come una popolazione che segue il cristianesimo ma non la retta dottrina cristiana, venendo anche in parte considerati nemici dell’impero formatosi nel frattempo in occidente, ovvero il sacro romano impero e poi i grandi stati nazionali cristiani.

Tra gli studiosi cattolici dell’Occidente viene a imporsi l’uso di definire i romani d’Oriente non come romani, perché questo termine indicava una condizione diversa da quella eretica orientale.

Si utilizza per primo la terminologia “bizantino”, definendo i bizantini tali. “Romani” non poteva essere utilizzato perché avrebbe comportato un riconoscimento di una parentela tra 2 mondi che si volevano contrapposti, e nemmeno il termine “greci” era adatto perché era riservato alla grecità antica, con i suoi attributi positivi.

Vengono rifiutati sia il termine romani sia il termine greci, ma questo nuovo termine artificiale volto a creare una distanza tra il mondo occidentale e quello orientale con una cultura greca però corrotta, presentando questo in decadenza e vedendolo in maniera negativa. C’è un aspetto connesso alla cultura illuministica.

Edward Gibbon

Uno dei più grandi storici moderni ha scritto “Storia della decadenza e della caduta dell’impero romano” nel 700, riferendosi soprattutto all’impero d’occidente, che cade nel 476 d.C. Per descrivere così questo mondo bizantino, scrive che “Questi annali devono continuare a ripetere una tediosa storia di debolezza...” Lo definisce misero. Il primo imperatore bizantino del VII secolo era Eraclio.

Il cristianesimo come una specie di peste avrebbe corrotto l’organismo dell’impero portandolo alla decadenza e poi alla caduta definitiva. Ma mentre in occidente questo fenomeno avviene in maniera rapida, in oriente il cristianesimo sopravvive per altri 1000 anni, pertanto l’impero bizantino viene visto come un continuo declino e un organismo malato che continua a sopravvivere in maniera catastrofica non riuscendo né a vivere né a morire. Ha una visione piuttosto negativa e limitata, perché non ha indagato sufficientemente ciò che era davvero la cultura bizantina.

La storia bizantina viene vista dagli storici occidentali dal 500 come una storia negativa, lontana dall’interesse reale del pubblico colto europeo, tant’è che molte università mettono un po’ ai margini questa disciplina, vista fino a pochi decenni fa anche con una sorta di snobismo da parte di coloro che studiavano il mondo classico, perché considerata una miniera da cui trarre i testi realmente interessanti, cioè quelli antichi: è il mondo bizantino ad aver tramandato i testi della cultura classica, copiati da copisti bizantini. Il mondo bizantino era visto come un mondo ausiliario alla sopravvivenza della cultura classica. In realtà quello bizantino è un mondo esotico e pieno di elementi interessanti e pare lontano sia fisicamente sia lessicalmente da noi.

L'impero bizantino e la religione cristiana

L’impero bizantino è un impero cristiano. Il discrimine dall’Impero Romano d’Occidente e l’Impero Romano d’Oriente è che il primo è nato pagano e morto cristiano, il secondo è nato già cristiano con però anche degli spazi pagani.

Religione e iconografia cristiana prima della Pace della Chiesa

Il cristianesimo nasce nell’ambito regionale della Palestina dopo la morte di Cristo, quindi nel I secolo. Questa religione tende subito a diffondersi in maniera capillare e rapida in tutto quello che viene chiamato l’Oikoumene, ovvero il mondo abitato, in un modo che non è quello ufficiale. Il cristianesimo delle origini è molto diverso da quello attuale.

Il cristianesimo per circa 3 secoli è una religione vietata, cioè clandestina, perché i romani non l’accettano tra le religioni consolidate all’interno dell’impero. Essenzialmente il motivo è legato al carattere esclusivo che pretendono di aver le religioni monoteistiche. Mentre i romani erano molto aperti verso le religioni straniere, e c’era il fenomeno dell’evocatio, per cui i romani chiamavano le divinità di un popolo sconfitto a far parte del pantheon romano.

Cristianesimo ed ebraismo non solo non vengono accettati, ma addirittura perseguitati all’interno dell’impero perché i membri di queste sette non riconoscevano le divinità dello stato romano, ponendosi come una sorta di nemico interno della religione dello stato. Il sistema religioso romano era fatto di riti particolari utili non solo nella vita privata e spirituale, ma era soprattutto un fatto comunitario: si compivano determinati riti per avere successo in guerra. Se una parte della comunità non avesse partecipato a questi riti si sarebbe creato un problema, perciò il cristianesimo è stato a lungo perseguitato con riti ad hoc da parte di alcuni imperatori romani, che hanno utilizzato la forza dello stato per tentare di sradicare quella che loro chiamavano superstitio, un qualcosa di assolutamente negativo dal punto di vista religioso.

Il cristianesimo si pone inizialmente in uno scontro frontale con lo stato romano, e ne veniamo a conoscenza da fonti letterarie di apologisti cristiani che raccontano delle condanne che hanno subito e dei loro argomenti contro lo stato romano, o dai testi che raccontano le vite dei santi morti come testimoni della vita cristiana.

Si può però anche interpretare l’iconografia cristiana (libro consigliato Clash of Gods).

L’immagine di Cristo si evolve da una prima presenza cristiana identificabile in ambito romano, fino alla “Pace della Chiesa”, cioè l’editto di tolleranza di Costantino, emanato nel 313 d.C., per il quale tutti all’interno dell’Impero Romano hanno il diritto di praticare la propria fede, qualunque essa sia. Le prime testimonianze iconografiche cristiane sono le catacombe, dei cimiteri scavati nel tufo su più piani (uno in superficie, gli altri sotterranei); queste vedono molte sepolture e piccole cappelle familiari. Questi edifici sono spesso ornati da pitture con rappresentazioni varie. L’arte delle catacombe ha i suoi soggetti, il suo stile e le pitture si collocano nel II e III secolo d.C.

Nelle catacombe, a differenza di quanto accade nelle chiese cristiane, non vengono rappresentati cicli completi. È già interessante che ci siano rappresentazioni, perché i primi padri della chiesa, cioè filosofi che avevano aderito alla religione cristiana, vescovi, uomini di cultura che analizzavano il testo sacro, non erano concordi sulla liceità di rappresentare immagini sacre, come il volto di Cristo o la Vergine Maria, perché se si rappresentano, si fanno come i pagani, si rappresentano immagini e le si venerano. Inoltre, si rischia di rappresentare solo la parte umana ad esempio di Cristo, che ha 2 nature, quella umana e quella divina. Se si rappresenta qualcosa, l’uomo può rappresentare solo la parte umana perché non in grado di cogliere quella divina. C’è quindi un dibattito che coinvolgeva vari intellettuali cristiani, ma nelle catacombe prevale l’idea di usare le immagini anche come metafora.

Un esempio è la raffigurazione del profeta Giona che viene buttato giù da una nave ed ingoiato da un mostro marino, un pistrice, che lo tiene nel suo ventre per 3 giorni per poi rigettarlo fuori; questa storia è una metafora della resurrezione di Cristo. Questo è uno dei modi rappresentativi per alludere alla vicenda cristiana senza utilizzare un linguaggio figurato esplicito, come la crocifissione.

Un’altra metafora è il Buon pastore. Cristo viene rappresentato anche attraverso la metafora che lui stesso in qualche modo aveva costruito in una delle celebri parabole, con il pastore alla ricerca delle pecore perdute. Cristo assume un’immagine giovanile, con delle caprette. In una prima fase si trovano questo tipo di scene nelle catacombe.

Ci sono anche statue del buon pastore (la statuaria turba i cristiani delle origini perché vivono in un mondo di statue però pagane), quindi c’è una prima statuaria cristiana abbinata sempre al mondo delle catacombe.

Sempre nel periodo precedente alla Pace della Chiesa, però, cominciano a comparire scene singole e isolate in cui una figura compie azioni ben precise: i miracoli. Abbiamo immagini che alludono a un fatto particolare,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/07 Civiltà bizantina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Beatrucedellatorre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla civiltà bizantina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Di Branco Marco.
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