Teologia: lezione n. 1 - Distinzione tra credente e non credente
Norberto Bobbio (filosofo che visse nel 1900, sempre aperto al dialogo) dice che la più grande differenza vige tra i pensanti e i non pensanti: i pensanti sono coloro che si lasciano interpellare dalla vita, coloro che non rimangono indifferenti.
I non pensanti, viceversa, sono coloro che si chiudono in qualche modo di fronte a ciò che accade, sono coloro che fanno tante cose (es. va a messa, ma il lunedì, martedì ecc. la sua vita è staccata dalla celebrazione eucaristica) in questo caso la fede non si impasta con la vita.
Il vero credente non teme di lasciarsi interpellare dalla vita, dalla storia; anzi la vera fede si vive dentro la storia, altrimenti non è fede. Un non credente può anche essere un pensante: una persona che non rimane indifferente di fronte a ciò che accade; che cerca le vie per rendere la società più umana.
Questa distinzione fatta da Norberto Bobbio è stata ripresa da Carlo Maria Martini (arcivescovo di Milano) il quale allestì all’Università Statale di Milano la cosiddetta cattedra dei non credenti: un luogo dove credenti e non si potevano confrontare. Il cardinale era moderatore. Vi era però una condizione per poter andare a parlare in quel luogo: essere persone pensanti.
L’aula era sempre colma e il cardinale riteneva che ognuno di noi abbia all’interno di sé un credente e un non credente che si interrogano e dialogano continuamente.
Il credente è un ateo che si sforza ogni giorno di cominciare a credere; il non credente pensante si riconosce come il credente che ogni giorno vive la lotta di cominciare a non credere – Carlo Maria Martini
Lezione n. 2 – L’importanza delle domande
Il confronto tra credenti e non credenti, entrambi pensanti, arricchisce entrambe le fazioni poiché aiuta ad andare in profondità, a sgretolare i pregiudizi.
Il credere non significa avere in tasca tutte le risposte, il vero credente è colui che ha il coraggio di porsi delle domande. È tipico dell’uomo porre delle domande ed esistono varie tipologie di domande (domande pretestuose) sono quelle domande che vengono poste come pretesto per nascondere le proprie intenzioni; domande superficiali; domande teoriche; domande che nascono nella carne domande che nascono di fronte alle contraddizioni della vita; di fronte a quelle che sono definite situazioni limite).
Sono proprio le domande che permettono all’uomo di progredire, ad esempio nella conoscenza (senza domande non ci si evolve, non si progredisce). Isaac Newton e la legge di gravità: perché la mela cade? Legge di gravitazione universale.
Quando si è interessati a qualcuno si fanno delle domande, si desidera conoscere l’altro: grazie alle domande si conosce l’altro. Nel momento in cui le domande non vengono più poste all’altro significa che qualcosa nella relazione si è spezzato.
Le domande hanno a che fare anche con le relazioni e con l’arte di vivere: “quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande” – Snoopy
Per me una persona eccezionale è una persona che si interroga di continuo, laddove gli altri vanno avanti come delle pecore – Fabrizio De André
Studiare senza riflettere è vano; riflettere senza studiare è pericoloso – Confucio
Tramite le domande procede nel processo di umanizzazione.
Lezione n. 3 – Il processo di umanizzazione e i limiti dell’uomo
L’uomo può essere disumano, l’animale non può essere disanimale. Essere uomini è un dono, ma umani lo stiamo diventando; è quindi un impegno, un compito.
Teologia: lezione n. 1 - Distinzione tra credente e non credente
Norberto Bobbio (filosofo che visse nel 1900, sempre aperto al dialogo) dice che la più grande differenza vige tra i pensanti e i non pensanti: i pensanti sono coloro che si lasciano interpellare dalla vita, coloro che non rimangono indifferenti.
I non pensanti, viceversa, sono coloro che si chiudono in qualche modo di fronte a ciò che accade, sono coloro che fanno tante cose (es. va a messa, ma il lunedì, martedì ecc. la sua vita è staccata dalla celebrazione eucaristica) in questo caso la fede non si impasta con la vita.
Il vero credente non teme di lasciarsi interpellare dalla vita, dalla storia; anzi la vera fede si vive dentro la storia, altrimenti non è fede. Un non credente può anche essere un pensante: una persona che non rimane indifferente di fronte a ciò che accade; che cerca le vie per rendere la società più umana.
Questa distinzione fatta da Norberto Bobbio è stata ripresa da Carlo Maria Martini (arcivescovo di Milano) il quale allestì all’Università Statale di Milano la cosiddetta cattedra dei non credenti: un luogo dove credenti e non si potevano confrontare. Il cardinale era moderatore. Vi era però una condizione per poter andare a parlare in quel luogo: essere persone pensanti.
L’aula era sempre co
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