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Tecniche di indagine sociale

Obiettivi della conoscenza

Chi studia la scienza? La filosofia della scienza la studia in quali casi il sapere scientifico prodotto è basato su criteri razionali, oggettivi e fondati.

Nella storia la filosofia della scienza ha usato molto la fisica come modello di scienza.

La filosofia affronta il problema da diversi punti di vista:

  • Ontologico: che cosa si studia?
  • Epistemologico: chi studia? Quale rapporto c’è tra chi studia e che cosa si studia?
  • Metodologico: come e con quale metodo si studia?

Noi ci occuperemo di statistica e metodologia della ricerca sociale.

Il concetto di metodo si pone a metà strada fra epistemologia e tecnica.

Anche se si tratta di una distinzione non universalmente condivisa, vi è una differenza fra metodi e tecniche legata alla presenza o meno di discrezionalità da parte del ricercatore: le tecniche non prevedono scelte, ma vengono direttamente applicate. Nel campo dei metodi è possibile dunque che ricercatori diversi arrivino a conclusioni diverse nello studio del medesimo fenomeno.

La ricerca sociale si concentra prevalentemente su problemi di tipo metodologico anziché tecnico, quest’ultimo aspetto è più tipico della statistica.

Che cosa distingue ciò che è scientifico da ciò che non lo è?

Una delle chiavi di lettura per risolvere il “problema della demarcazione”, ossia per capire se una scienza si può definire tale, è la disponibilità o meno di un metodo scientifico.

Storicamente l’unico motivo per cui la scienza è riuscita ad imporsi su ciò che non è scienza è il fatto che si è dimostrata utile.

Ma perché si fa ricerca scientifica?

Se la ricerca scientifica persegue obiettivi per la crescita della conoscenza, nel corso dei secoli tali obiettivi si sono evoluti in quanto la scienza stessa si è evoluta, così come anche i metodi e gli strumenti per studiare i fenomeni.

Tale evoluzione permette inoltre di distinguere le discipline scientifiche evolute/mature da quelle meno evolute/mature.

Gli obiettivi sono:

  • Descrivere = definizione degli oggetti di studio.
  • Spiegare = mettere in relazione due o più fenomeni tra di loro secondo il principio di causalità, la rilevazione degli effetti data una determinata causa è possibile mediante metodo sperimentale, attraverso il quale viene costruita una situazione ideale nella quale vengono eliminate tutte le variabili di disturbo che possono influire sull’esperimento; le scienze naturali nella costruzione di situazioni sperimentali per l'individuazione di nessi causali sono più avvantaggiate rispetto alle scienze sociali.
  • Generalizzare = estendere i risultati che ho analizzato in un insieme piccolo, campione, ad un’insieme più grande secondo ragionamento induttivo, questo è possibile quando si ha parità di condizioni, quando cioè non ci sono elementi che portano a credere che le condizioni possano cambiare nel passaggio dalla parte al tutto.
  • Prevedere = estendere quello che ho osservato oggi al domani, questo è possibile sempre a parità di condizioni, quando ho il motivo di credere che le cose osservate in un determinato momento non cambieranno in un periodo successivo.

Le scienze si distinguono in:

  • Scienze hard = fisica, matematica, chimica, biologia, scienze naturali.
  • Scienze soft = scienze sociali e umane.
  • Altre scienze come la medicina, l’ingegneria e la statistica.
  • Scienze neonate = neuroscienze e genetica.

Un solo metodo?

La scienza costruisce conoscenza adottando un metodo scientifico.

Da un punto di vista storico si può osservare che le scienze si specializzano e nascono filosofie per studiare le loro caratteristiche specifiche: filosofia della fisica, filosofia della matematica, filosofia della chimica ecc.

Tuttavia, anche all’interno della stessa scienza, non sempre viene riconosciuta l’esistenza di un unico metodo scientifico. Nelle scienze meno mature è già una conquista riuscire a riconoscere un metodo condiviso e ritenuto valido.

La scienza è diventata un modello di costruzione della conoscenza:

  • Razionale, valore della logica.
  • Oggettivo.
  • Fondato, valore dell’esperienza.

Un punto cruciale che distingue le scienze hard dalle scienze soft è il valore attribuito all’oggettività che può essere:

  • Assoluto = l’oggetto dell’osservazione è indipendente dal ricercatore e l’esperimento svolto è riproducibile.
  • Relativo = l’oggetto dell’osservazione non è indipendente dal ricercatore e la ricerca svolta non è riproducibile.

Le scienze sociali non possono contare sul valore assoluto dell’oggettività e le conoscenze vengono costruite sulla base di metodi riconosciuti dalla comunità scientifica come intersoggettivamente validi.

Nelle scienze sociali è sensato costruire conoscenza nonostante l’interazione con l’oggetto di studio, il quale è consapevole di essere osservato e può pertanto modificare il proprio comportamento.

La ricerca sociale è un percorso sempre originale:

  • Sono fissate alcune tappe.
  • Il percorso è libero.
  • Gli incidenti possono modificare modalità e obiettivi in corso d’opera.

La ricerca sociale opera per tappe, ovvero seguendo:

  • Strategia = le procedure generali di approccio allo studio, osservazionali o sperimentali, qualitative o quantitative.
  • Tattica = le regole di condotta che vanno dalla formulazione della domanda di ricerca e delle ipotesi fino alla precisazione dei concetti.
  • Attacco sul campo = le tecniche messe a punto per osservare, misurare, calcolare, condurre “esperimenti”.

La ricerca sociale è ricerca orientata alla crescita della conoscenza dei comportamenti degli individui, dei gruppi, delle istituzioni sociali:

  • Richiede approccio scientifico.
  • Si pone degli obiettivi.
  • Utilizza strategie diverse a seconda dell’obiettivo conoscitivo, a seconda del contesto in cui opera, a seconda delle condizioni di cui si dispone.
  • Si avvale di strumenti operativi coerenti con l’intero processo conoscitivo.

Dopo la fase dell’astrazione si deve affrontare il momento del metodo che prevede i seguenti punti:

  • L’eventuale definizione del disegno campionario.
  • La scelta delle modalità di contatto con le unità statistiche portatrici di informazione.
  • La scelta dello strumento di rilevazione, questionario o interviste.
  • La definizione delle più opportune modalità di somministrazione dello strumento.
  • La definizione delle principali tecniche di analisi dei dati che si vogliono adottare.

Le principali tecniche:

  • Osservazione guidata, anche etnografica = raccolta di dati che prevede il ricercatore in situazione, immergendosi completamente nel mondo della popolazione che vuole osservare nel caso dell’etnografia.
  • Intervista discorsiva o parzialmente standardizzata/strutturata con domande a risposta aperta.
  • Il questionario strutturato.
  • Uso delle fonti statistiche esistenti.

Ciascuna di queste tecniche ha vantaggi e svantaggi, condizioni d’uso specifiche, caratteristiche di costruzione particolari, modalità di verifica successiva pertinenti.

Si può ipotizzare un percorso canonico di ricerca sociale, che si declina attraverso i seguenti passi:

  • Osservazione non guidata della realtà, che porta a formulare nuovi interessi di studio.
  • Confronto con apporti teorici esistenti, letteratura scientifica, ricerche precedenti.
  • Selezione e circoscrizione del tema di ricerca, domanda di ricerca.
  • Formulazione delle ipotesi specifiche di ricerca.
  • Chiarificazione dei concetti e loro descrizione operativa, operativizzazione.
  • Individuazione dell’aggregato, popolazione, detentore/portatore delle informazioni.
  • Scelta degli strumenti di rilevazione e dell’insieme delle operazioni per l’osservazione guidata.
  • Discesa in campo.

Operativizzazione dei concetti

Operativizzare un concetto significa trasformarlo in qualcosa di operativo, ovvero trattabile in un progetto di ricerca sociale.

Un percorso di ricerca si può rappresentare come un loop che muove dalla teoria e, alla fine, ritorna alla teoria, poiché con la pubblicazione dei risultati di un’indagine scaturiscono sempre nuovi problemi di ricerca.

Una teoria si genera quando si arriva ad accumulare una quantità di sapere tale da poter generalizzare un determinato concetto.

Ogni disciplina ha:

  • Teoria = sistema coerente e intrecciato di affermazioni.
  • Leggi = asserzioni attestate di valore generale.
  • Concetti = costrutti logici assunti a simbolo dei fenomeni studiati.

Un’ipotesi muove dalla teoria ma è più specifica rispetto alla formulazione della teoria “generale” e va a specificarne un aspetto particolare.

Le ipotesi nascono:

  • Dalla considerazione di studi precedenti che si vogliono confermare, estendere, confutare.
  • Dall’importazione per analogia da altre discipline.
  • Dalla cultura, dalla sensibilità, dal sistema di valori del ricercatore.
  • Dall’intento di dare una formalizzazione a considerazioni di senso comune.

Le ipotesi si esprimono attraverso costruzioni:

  • Di relazione causale.
  • Di concomitanza.
  • Di successione temporale.
  • Di relazione funzionale.
  • Evolutive.

Nella ricerca sociale le ipotesi vengono verificate attraverso l’osservazione, cioè attraverso la raccolta dei dati, l’analisi dei dati, l’interpretazione dei risultati.

Le ipotesi si imprimono per concetti che sono costrutti logici che rappresentano un insieme di elementi che possono essere osservati e fanno parte dell’esperienza.

I concetti non sono veri o falsi, ma rappresentano una convenzione utile per comunicare in maniera chiara e univoca i contenuti della ricerca.

I concetti non sono definitivi, ma mutano nel corso del tempo perché mutano i fenomeni a cui si riferiscono ed evolvono e si precisano grazie al crescere della conoscenza e all’affinamento degli strumenti di osservazione/misurazione.

La definizione dei concetti:

  • Può generare conflitto.
  • Può aiutare a risolvere i problemi di incommensurabilità, ovvero quando si hanno concezioni diverse di un determinato elemento.

I concetti si caratterizzano per:

  • Estensione = grado di copertura, quantità di oggetti cui si riferisce il concetto.
  • Intensione = varietà, numero di proprietà, dimensioni, che tiene in considerazione il numero di dimensioni e opera una precisazione/delimitazione.

Vi è un rapporto di relazione inversa fra i due, in quanto più aumenta l’intensione, più diminuisce l’estensione.

I concetti possono essere:

  • Concreti semplici = spesso considerati concetti dotati di referenti empirici direttamente osservabili, immediati, ovvero caratteri, statura, peso, titolo di studio.
  • Astratti/teorici complessi = spesso considerati concetti per i quali occorre stabilire le regole di congiunzione con il reale con proprietà osservabili, religiosità, potere, conflitto, intelligenza, sviluppo.

Dai concetti alle variabili

Un concetto si riferisce al significato, contenuto semantico, di un segno linguistico, per esempio una parola, un termine, e alla sua immagine mentale.

Una variabile rappresenta la versione operativizzata di un concetto, o di una sua proprietà se un concetto è complesso. Rappresenta come il concetto viene rilevato/misurato. I concetti esistono indipendentemente dalle variabili.

Esempio:

  • Concetto: “fiore”.
  • Variabile: “tipo di fiore” = margherita, rosa, iris, violetta, gardenia...

Ogni teoria coinvolge uno o più concetti e li inserisce in costrutti, i quali rappresentano come il concetto viene usato nella teoria.

Esempio:

  • La teoria è una casa.
  • I concetti sono mattoni.
  • I costrutti rappresentano come vengono usati i mattoni.
  • Le variabili misurano/rilevano/classificano i mattoni, per numero, grandezza, peso, colore, qualità del materiale.

Delle osservazioni:

  • Lo stesso concetto può essere operativizzato in diversi modi.
  • Dallo stesso concetto si possono ideare diverse variabili.
  • I concetti astratti non sono direttamente osservabili.

Esempio: la “religiosità” è un concetto complesso non osservabile, mentre la “pratica religiosa” è un concetto semplice che potrei operativizzare con la variabile “frequenza alle funzioni religiose” che è osservabile.

  • Un concetto concreto è facilmente associabile a una proprietà osservabile e traducibile in una variabile.

Esempio:

  • Concetto: statura.
  • Proprietà osservabile: altezza.
  • Variabile: altezza in centimetri.

Per trasformare un concetto astratto in un insieme di variabili operative bisogna identificare delle proprietà osservabili e tradurle in variabili.

Esempio:

  • Concetto: successo professionale.
  • Proprietà osservabile: guadagno.
  • Variabile: reddito annuale netto in Euro.

Delle osservazioni:

  • Una variabile come il reddito non è sufficiente per comprenderne il valore, quindi servirebbe un indicatore, cioè una misura relativa, reddito/reddito medio.
  • Il concetto di successo professionale ha tante dimensioni, non si può ridurre tutto al guadagno e a un’unica variabile, quindi servirebbe un indicatore composito che mette insieme più variabili e più indicatori.
  • Quando una variabile coinvolge una misura, servono uno strumento di misura e un’unità di misura; il risultato di una misurazione è un numero privo di senso se non è accompagnato da unità di misura e anche se lo strumento è inaffidabile.

Esempio di articolazione in diverse proprietà/variabili:

  • Concetto: livello culturale.
  • Proprietà osservabile n. 1: livello educativo.
  • Variabile n. 1: titolo di studio = scuola elementare, scuola media, diploma di scuola superiore, laurea triennale, laurea magistrale, dottorato.
  • Proprietà osservabile n. 2: letture.
  • Variabile n. 2: numero di libri letti nell’ultimo anno.
  • Proprietà osservabile n. 3: cultura generale.
  • Variabile n. 3: risultato ottenuto in un test di cultura generale.

Operativizzazione di concetti astratti e complessi

Per trasformare concetti teorici in oggetti operativi occorre provvedere alla loro operativizzazione/operazionalizzazione.

Con l’operazionalizzazione il significato dei concetti viene ricondotto a un numero finito di operazioni empiriche.

Le variabili rendono operativi i concetti, pertanto l’operativizzazione può essere definita come il passaggio dai concetti alle variabili.

Operazionalizzazione e operativizzazione hanno due sfumature diverse ma, a fini pratici, possiamo considerarli quasi la stessa cosa perché fanno riferimento alla trasformazione dei concetti teorici in variabili operative.

Processo:

  • Individuare e selezionare le dimensioni, i temi, le aree di interesse del concetto.
  • Individuare le proprietà osservabili, caratteri osservabili.
  • Tradurre le proprietà osservabili in variabili.
  • Scegliere gli strumenti per la rilevazione delle variabili, stabilire le tecniche di osservazione.
  • Stabilire le regole di aggregazione dei dati elementari per avere una visione globale del concetto.

Esempio: produttività aziendale.

  • Concetto:
  • Dimensioni: individuali = efficienza-velocità, efficienza-risorse, efficacia/successo, competenze, innovazione; collettive.
  • Proprietà osservabili: n. operazioni, attività, progetti realizzati in un certo intervallo di tempo; tempo per realizzare un progetto; rapporto risorse/risultati; innovatività/idee innovative; aggiornamento; team building = valore aggiunto come persona capace di lavorare in gruppo; spirito di leadership.
  • Variabili: n. medio di mandati di pagamento per settimana; n. totale di progetti l’anno; n. idee sottoposte all’ufficio innovazione.

Fasi di una ricerca sociale

Il tema di ricerca origina da più vie:

  • Richiesta di un committente.
  • Curiosità intellettuale del ricercatore.

Il tema di ricerca:

  • Nasce da impressioni non ordinate e non organiche, osservazione non guidata che dipende dalla nostra esperienza.
  • È rivolto ad aumentare la conoscenza o a prendere decisioni.
  • Deve trovare sistemazione in un quadro organico, più preciso, più adeguato.

Spesso il ricercatore sociale deve applicare metodi, tecniche e strumenti in un’altra disciplina:

  • Ogni ricerca scientifica dipende dalla preliminare conoscenza delle radici scientifiche, storiche, sociali della disciplina.
  • Ogni disciplina ha una storia, ha un apparato di conoscenze, ha un patrimonio di definizioni concettuali, ha paradigmi interpretativi, ha un insieme di affermazioni sul dominio di studio in qualche modo verificate.

Una ricerca può essere:

  • Di base = non ha come obiettivo quello dell’applicazione immediata, non parte dal presupposto che i risultati verranno immediatamente utilizzati per fare qualcosa di concreto nel mondo produttivo e dell’industria, ad esempio una ricerca teorica.
  • Appli
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia.mazzaggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche di indagine sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Tuzzi Arjuna.
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