Introduzione: Perché studiare filosofia?
La filosofia e la psicologia hanno un rapporto molto stretto, in quanto la filosofia è il precursore ("la preistoria") della psicologia e la psicologia tratta temi che sono già stati trattati in filosofia. È nella filosofia che la psicologia nasce come scienza. I temi trattati dalla psicologia non "escono dal nulla", ma c'erano già in filosofia e a volte i vari pensieri corrispondono (ci sono delle cornici concettuali generali che compaiono in entrambe). Conoscere il passato, ci fa inoltre non "scoprire l'acqua calda" (se una determinata posizione ha già avuto delle confutazioni e un'analisi, è da lì che bisogna partire per andare avanti, non dall'inizio). In conclusione, la psicologia, come disciplina, ha delle radici antiche (nella filosofia).
Scuole di pensiero e filosofi
In particolare, andremo ad analizzare il pensiero di vari filosofi e scuole di pensiero:
- Filosofia antica (Il pensiero greco arcaico e i filosofi presocratici, Platone, Aristotele, Gli atomisti antichi), patristica e medievale (Agostino d'Ippona, Tommaso d'Aquino)
- Descartes, Spinoza, Hobbes
- Empirismo (Locke, Berkeley, Hume) e Kant
- Dall'Ottocento alla svolta linguistica (Wundt e James, Husserl, Circolo di Vienna, Carnap e Russell)
- Comportamentismo
- Fisicalismo
- Funzionalismo e Neodualismo
- Eliminativismo
Filosofia antica, patristica e medievale
Filosofia antica
- Il pensiero greco arcaico e i filosofi presocratici
- Platone
- Aristotele
- Gli atomisti antichi
Filosofia patristica e medievale
- Agostino d'Ippona
- Tommaso d'Aquino
Filosofia antica: Il pensiero greco arcaico e i filosofi presocratici
Come si pensava la "mente" (anima, spirito…) nel pensiero arcaico? Iniziamo il nostro percorso all'interno della storia della filosofia da un'epoca molto antica. È noto che la filosofia si sviluppa in Grecia e noi proviamo a partire dalle fonti del pensiero greco, in un periodo arcaico ancora precedente all'elaborazione della filosofia vera e proviamo a cercare di capire come si pensava e come si concepiva la mente intesa in termini molto generali (allora si preferivano altre espressioni quali l'anima o lo spirito per indicare l'ambito che oggi genericamente intendiamo col termine mentale).
Per indagare questo pensiero greco arcaico naturalmente abbiamo bisogno di qualche testo, qualche fonte da indagare e il testo che scegliamo di indagare è Omero (tralasciando però la questione omerica: Omero uno o tanti, in che epoca, quale stratificazione…). A noi interessa Omero come autore di una serie di testi che sono emblematici e rappresentativi di un modo di pensare. Ci rifacciamo soprattutto al testo più antico che ci è arrivato col nome di Omero, cioè l'Iliade. Nell'Iliade troviamo che il termine psyché (il termine greco per anima) non rappresenta affatto la sede dei pensieri e delle emozioni come noi possiamo immaginare oggi (l'idea della mente, l'idea dell'anima…), ma indica semplicemente la forza vitale. [Psyché = forza vitale, non sede pensieri ed emozioni.]
Alcune pagine di Julian James di "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" riguardano proprio il modo in cui nel pensiero greco arcaico e in particolare nell'Iliade di Omero si intende l'ambito del mentale. James scrive: "Non c'è un concetto di volontà, né una parola per designarlo: il concetto si sviluppò stranamente tardi nel pensiero greco." (i testi di James sono abbastanza provocatori e sono stati anche discussi da altri autori). Si può leggere l’Iliade guardando proprio all'idea di anima, all'idea dello spazio dell'interiorità, in cui si possono collocare secondo il modo comune di intendere, i pensieri, le volizioni e le emozioni degli individui.
Quest'ambito nell'Iliade semplicemente non c'è, manca. Gli uomini dell'Iliade e a maggior ragione le donne dell'Iliade non hanno una propria volontà, non hanno una nozione del libero arbitrio. Quando gli individui agiscono, non agiscono perché vogliono agire in un certo modo, ma c'è sempre un'altra motivazione dietro, c'è sempre qualcosa che li spinge ad agire in un modo o nell'altro. Possiamo allora chiederci se negli uomini e nelle donne dell'Iliade non esistono coscienza soggettiva, mente, anima o volontà.
Che cos'è che dà inizio ai comportamenti? Perché gli eroi greci dell'Iliade (ed anche gli eroi troiani) agiscono in un modo invece che in un altro? Che cosa li spinge? Facciamo un esempio: Nell'Iliade la scena di apertura non è all'inizio della guerra di Troia, ma è in medias res. Vi troviamo Achille adirato, che si ritira dalla battaglia e dal campo degli achei perché Agamennone lo ha offeso. Agamennone era stato costretto a cedere la sua schiava Criseide e allora si è preso in cambio Briseide, la schiava di Achille (che Achille amava e con cui intendeva continuare a convivere). Agamennone, successivamente, in molti canti dell'Iliade dopo (nel diciannovesimo canto) si trova a dover restituire Briseide ad Achille e prova a giustificare il perché l’abbia sottratta ad Achille:
"Con rimprocci ed onte / Spesso gli Achivi m’accusâr d’un fallo / Cui Giove e il Fato e la notturna Erinni / Commisero, non io. Essi in consiglio / Quel dì la mente m’offuscâr, che il premio / Ad Achille rapii. Che farmi? Un Dio / Così dispose, la funesta a tutti / Ate, tremenda del Saturnio figlia. / Lieve ed alta dal suolo ella sul capo / De’ mortali cammina, e lo perturba, / E a ben altri pur nocque."
Con rimproveri e offese, molto spesso gli achei (= i greci) mi hanno accusato di un peccato (di un gesto sbagliato) a cui però mi costrinsero Giove, il fato e le Erinni notturne. Sono loro ad avere commesso questo errore, non io. Perché sono loro che mi offuscarono quel giorno (in consiglio) la mente. Il giorno in cui rapì il premio che invece spettava ad Achille (la sua schiava Briseide). Che potevo fare quando era stato un Dio ad aver disposto tutto questo. Sono gli dèi a decidere i comportamenti degli esseri umani.
Ricollegandoci a questo esempio: Pensiamo se ai giorni nostri incontrassimo una persona per strada e questa persona fosse gentile con me. Io posso pensare che lo sia perché ha avuto una buona giornata, è di buon umore, è ben disposta nei miei confronti e molte altre possibili motivazioni. Attribuisco cioè il suo comportamento ad una serie di elementi che colloco in un certo senso all'interno di quella persona, nella sua disposizione individuale, nella sua personale psicologia. Se fossi un antico greco nella stessa situazione, invece, potrei altrettanto bene interpretare quel comportamento come una buona disposizione suggerita da un Dio. Analogamente potrei fare tutto ciò con una cattiva disposizione sei incontrassi un amico che mi tratta male e mi offende. Infatti, posso pensare che lo faccia perché è un Dio ad averlo spinto in questa direzione. Mi spiego lo stesso suo comportamento in termini molto simili, sia che io sia un individuo dell’epoca corrente, sia che io sia un antico greco.
Possiamo così notare che, alle origini stesse della nostra civiltà, troviamo un modo di intendere la mente totalmente e radicalmente diverso dal nostro. Noi diamo per scontato che esista un ambito interiore in cui esiste qualcosa che presiede al pensiero, alle emozioni, alle volizioni, ma in realtà quest’idea che è molto diffusa ha un'origine storica e non è sempre stata così, neppure all'interno della nostra civiltà. Eppure, a un certo punto nella nostra civiltà si è sviluppato un modo diverso di cercare di spiegare il mondo, le cose, l’essere umano, tutto. Questo modo di intendere e di interpretare il mondo, le cose, gli esseri umani dà proprio origine alla filosofia.
La filosofia
La filosofia si sviluppa in una zona precisa del mondo, che è la zona intorno al Mediterraneo, la Grecia, ma anche inizialmente e soprattutto l'Asia minore e le colonie greche dell'Italia meridionale. In questa zona geografica inizia e nasce la filosofia. Che nasce proprio come tentativo di spiegare il mondo cioè il tentativo di fornire delle spiegazioni delle cose che accadono, riportandole ad un’idea comune, ad una visione comune delle cose, a qualche principio, qualche elemento per spiegare il mondo.
In particolare, la filosofia che si sviluppa in questa zona del Mediterraneo viene definita filosofia presocratica, semplicemente perché esiste ad un certo punto della storia un personaggio storico, di cui per altro poco si sa, Socrate. I filosofi che lo hanno preceduto ricevono la denominazione comune di filosofi presocratici. Noi non ci occuperemo di tutti i filosofi presocratici, uno per uno, ma della questione in generale. Questi filosofi avevano scritto delle opere che per lo più sono andate perdute, ci sono rimasti solo dei frammenti e la testimonianza, la memoria di quei filosofi che hanno poi raccontato cosa sostenevano gli altri autori.
Filosofi presocratici
Tra gli autori, che ci forniscono dei resoconti del pensiero precedente al loro, è importante soprattutto Aristotele. Egli nel "De Anima", cioè nell'opera che raccoglie le sue riflessioni intorno al tema dell'anima, espone lo stato dell'arte, a che punto siamo che cosa hanno detto fin qui i filosofi che mi hanno preceduto (è un modo che ancora oggi si usa per affrontare un tema in modo scientifico).
Aristotele scrive: "La ricerca sull’anima richiede che, insieme all'esame delle difficoltà che si devono risolvere nel corso della trattazione, si raccolgano anche le opinioni dei predecessori che si espressero intorno ad essa, e ciò per accogliere quanto hanno detto correttamente ed evitare i loro eventuali errori".
Aristotele diventa quindi una fonte da cui ricostruire le opinioni e i problemi dei filosofi presocratici. Ci dice qual è il tema per cui viene elaborato il concetto in un modo diverso da quella forza vitale che abbiamo visto presente nei poemi omerici. Ci dice come si passa da quella semplice condizione della forza vitale all'idea invece di qualcosa più vicino a ciò che noi intendiamo per anima, ad un ambito del mentale.
Nell’uomo qui si sviluppa un qualcosa che ha a che fare col pensiero, con la volizione. Innanzitutto, il concetto di anima serve a spiegare la differenza tra gli enti animati (Es. gatto) e gli enti inanimati (Es. sasso). Proprio dal punto di vista etimologico, la parola anima serve a stabilire la differenza tra gli enti che hanno l'anima e quelli che non l’hanno. L’essere animato ha un movimento spontaneo (Es. Il gatto si muove da sé, quindi è animato. Mentre il sasso si muove solo se c'è qualcuno che lo lancia, quindi è inanimato.)
Nella nostra lingua, animato si dice degli enti che possiedono un’anima. L’essere animato (e quindi anche l’anima) viene introdotto da Aristotele proprio per spiegare due problemi fondamentali, il movimento e la sensazione. "Pare che l’essere animato si distingua dall’inanimato specialmente per due proprietà: il movimento e la sensazione. Ed in verità anche dai nostri predecessori, riguardo all’anima, si può dire che abbiamo appreso queste due sole caratteristiche".
La differenza sta quindi nel fatto che, gli esseri animati si muovono e il fatto correlativo che si muovono perché sentono il mondo orientandosi diversamente in base a cosa provano (avvicinandosi a ciò che dà loro piacere e allontanandosi da ciò che dà loro dolore). Così, l'anima diventa la motivazione, cioè la spiegazione di ciò che sta alla base della possibilità di essere animati.
Aristotele continua: "Infatti alcuni (dei presocratici) affermano che l'anima è principalmente e fondamentalmente la causa del movimento. Ritenendo però che ciò che non è esso stesso in movimento non può muovere un’altra cosa, sostengono che l’anima è un essere in movimento (…) (l’anima solo essendo in movimento può trasmetterlo al corpo, che di per sé non è in movimento. Così il corpo diventa animato.) quelli invece che si sono soffermati sul fatto che l’essere animato conosce e percepisce gli enti (ciò che esiste intorno a lui) (l’essere animato sembra muoversi nel mondo grazie alle proprie conoscenze e percezioni), affermano che l’anima è identica ai principi; se ne ammettono molti, la identificano con questi; se uno solo, con questo".
Secondo i filosofi presocratici il mondo viene ricondotto all’unità di alcuni principi fondamentali che lo costituiscono. Per qualcuno sarà per esempio l'acqua, secondo qualcun altro sarà il fuoco, per qualcun altro sarà una molteplicità di elementi ecc. Per alcuni filosofi il principio era unico, per altri c’erano più principi. Dato che l'anima concepisce e percepisce il mondo, per questi filosofi, l'anima deve essere fatta della stessa materia di quel mondo che percepisce. Quei filosofi che dicevano che il mondo era costituito da un solo principio, dicono che anche l'anima è costituita di quel singolo principio. Mentre quelli che invece consideravano una pluralità di principi identificano l'anima con la stessa pluralità di principi.
Quindi in conclusione, secondo i filosofi presocratici, l'anima può conoscere e percepire ed è sempre lei ciò che fa la differenza tra gli esseri animati e quelli inanimati. E per tutto ciò che può essere spiegato attraverso il concetto di anima sono fondamentali il movimento e la sensazione da cui deriva la possibilità della conoscenza.
Platone (427-347 a.C.)
Nell'antica Grecia, Platone è un autore famosissimo ed è anche l'autore da cui ricaviamo la maggior parte delle informazioni che riguardano il suo maestro Socrate. Di Platone ci interessa soprattutto il modo in cui ha ragionato intorno al tema dell'anima e qual è la concezione dell'anima che di Platone si elabora dai suoi lavori e dalle sue opere. La questione fondamentale è che il concetto di anima deve rispondere della distinzione tra esseri animati ed esseri inanimati e in particolare per quello che riguarda il tema/problema del movimento e della sensazione.
Tra gli autori venuti prima di Aristotele e che riflettono sulle questioni riguardanti l'anima si colloca anche Platone. Anche per Platone l'anima è innanzitutto il principio del movimento. [Anima = principio del movimento]
"Ogni corpo, che riceva dall’esterno il movimento, è inanimato, mentre ogni corpo, che lo riceva dall’interno, da sé stesso, è animato, in quanto è questa la natura dell’anima. Ma se le cose stanno così, ossia che ciò che muove sé stesso non è altro che l’anima, necessariamente l’anima deve essere ingenerata e immortale". (dal Fedro)
Platone muove oltre alla definizione data dai filosofi presocratici, fa un passo avanti ulteriore rispetto alla semplice indicazione dell'anima come principio del movimento. Platone dice se le cose stanno così, cioè se l'anima di sua natura è principio del movimento, cioè ciò che muove sé stesso, l’anima deve essere ingenerata ed immortale (non deve avere né un inizio né una fine).
"…se ciò che muove sé stesso non è altro che l’anima, necessariamente (= che non può essere se non così) l’anima deve essere ingenerata (= senza inizio) e immortale (= senza fine)"
Perché? Se l'anima è il principio del movimento, non potrà ricevere il movimento da qualcos'altro perché se ricevesse il movimento da qualche cos'altro sarebbe questo qualche cos'altro il principio del movimento e l'anima diventerebbe (secondo quanto detto prima) un corpo inanimato che riceve il movimento da qualcos'altro, dall'esterno. Se l'anima invece, avesse un inizio, vorrebbe dire che riceverebbe il movimento da qualcos'altro quindi non ne sarebbe la causa stessa quindi l'anima deve essere necessariamente ingenerata. Per lo stesso ragionamento, possiamo anche dire che è immortale. Nel senso che se l'anima è il principio del movimento, non potrà mai smettere di essere in movimento perché altrimenti non sarebbe più il principio del movimento. Per Platone quindi, l’anima è eterna.
Che cos’è l'anima secondo Platone?
Per spiegare che cosa si intende per anima e la sua natura Platone, nel Fedro, utilizza un mito. Dice: "definire quale sia (l'idea dell'anima) richiederebbe un’esposizione in ogni senso totalmente divina e ampia (= sarebbe molto complicato), mentre dire a che cosa assomigli, è proprio di un’esposizione umana (= sarà più facile da capire) e più breve".
Nella sua esposizione nel Fedro, Platone propone un mito che ci aiuta a capire com'è fatta l'anima e che cos'è. Il mito che propone è quello della biga alata. La biga è un carro alato trainato da due cavalli (alla guida del carro c’è un auriga, cioè il pilota). L'auriga deve tenere a bada due cavalli molto diversi fra loro, uno bianco e uno nero. Il cavallo bianco è buono, forte e vigoroso che conduce verso l'alto. Mentre, il cavallo nero è cattivo e disobbediente che trascina il carro alato verso il basso. Il compito dell’auriga è quello di tenere l'equilibrio tra questi due cavalli. Lo scopo della biga è quello di sollevarsi, di andare verso l'alto.
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