9 febbraio 2026: storia della filosofia
manuel.disegni@unito.it paolo.babbiotti@unito.it
Programma d’esame
Prima parte del programma: appunti + primi 3 capitoli del libro “L’anima e il corpo. Un’introduzione storica alla filosofia della mente” - Nannini + ultimo capitolo (dibattito contemporaneo) è facoltativo + testi caricati su Moodle.
Seconda parte del programma: appunti + libro “Mente e corpo. Dai dilemmi della filosofia alle ipotesi della neuroscienza” - De Palma.
La filosofia della mente è un settore, oggi in rapida crescita, della filosofia analitica e post-analitica che va diffondendosi da Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia anche nel continente europeo, dove viene a contatto con tradizioni filosofiche molto diverse dal suo terreno d’origine.
Fin dall’inizio della storia della filosofia il problema centrale, dal quale si è sviluppata tutta la riflessione, è il rapporto mente-corpo.
Mente: sede delle funzioni psichiche, cognitive, emotive dell’individuo. Concezione di un’anima individuale, appartenente all’individuo che identifica la persona.
Alle origini l’anima era intesa come uno spirito, poi si sviluppano tutte le riflessioni sull’anima intesa come componente cognitiva, quindi legata al cervello, ora ritorna ad essere intesa come forza spirituale soprannaturale (cultura).
La parola mente proviene dal latino classico mens come sinonimo dell'anima razionale di Aristotele. Anima, a sua volta, è traduzione latina del greco psychè. 'Mente' inoltre è termine strettamente legato a 'spirito', che proviene dal latino classico spiritus, a sua volta traduzione nel linguaggio filosofico del greco pnèuma. La mente rinvia perciò all'anima e allo spirito: alla psychè e allo pnèuma. I due termini, del resto, anche in greco sono legati, perché hanno in origine un significato simile: soffio, respiro, alito e perciò, per estensione, vita.
In Omero, sebbene l'anima sia l'ombra di questo o quel defunto, il concetto di anima individuale, intesa come quel soggetto che conferisce unità agli atti e ai pensieri di una singola persona, non esiste ancora! Pertanto, anche se già in Omero si possono trovare le lontane origini del nostro concetto di anima, è tuttavia solo con Platone che la psychè assume quel significato che, tramite il cristianesimo, ci è ancor oggi familiare. La psyché platonica è insieme principio vitale e centro della vita morale e spirituale dell’individuo. L’anima è la persona; secondo Platone non solo l’anima è distinta dal corpo, ma se ne separa anche effettivamente al momento della morte ed è immortale. Il concetto quindi di anima come noi oggi lo conosciamo, trova la propria origine in questo filosofo. La concezione platonica dell'anima, nella molteplicità delle sue varianti, deve essere vista però sullo sfondo di un generale disegno etico-politico che mirava a riscattare Atene dalla corruzione morale: essa è un elemento divino che risiede in noi, eterna e prigioniera del nostro corpo come in un carcere, dal quale può essere liberata solo dall’amore per il sapere, dalla filosofia e dalla ricerca della verità.
Come nasce e si sviluppa la filosofia?
Epoca arcaica (VIII - VI secolo a.C.)
Di solito si lega l’origine della filosofia a Talete, cioè quando gli umani iniziano a interessarsi all’archè, cioè il principio di tutte le cose, ritrovandolo nei vari elementi della natura.
Ma prima ancora dell’inizio della filosofia si iniziò a riflettere sulla mente.
Teoria di Julian Jaynes mente bicamerale: l’uomo ha la mente divisa in due, la parte che gli dà ordini e l’altra che li esegue, ma l’uomo antico non riconosceva che la prima fosse effettivamente nella propria mente, credeva che fossero gli dei che dessero ordini, che decidessero, es. nell’Iliade: sono gli dei che hanno influenzato Paride nel rapimento di Elena, lo hanno voluto loro e glielo hanno imposto.
In quest’opera infatti i personaggi non hanno una vita interiore, non hanno introspezione, una personalità, tutto questo sostituito dal volere degli dei. Non si pensava esistesse il libero arbitrio.
La mente nasce nel processo attraverso cui gli uomini iniziano a riconoscere questa voce come propria e non appartenente agli dei.
- νοῦς (nous): Aspetto razionale, sede di cognizioni, è l’origine di quello che poi diventerà sede di parte razionale, pensata all’epoca come corporeo.
- ψυχή (psiché): Pensata come forza vitale, fiato che è insito nel corpo degli esseri umani e che dà la vita.
- θυμός (tzumos): L'anima emozionale, l'ardore, il coraggio e la forza vitale.
Epoca presocratica (VI - V secolo a.C.)
È la fase arcaica di riflessione filosofica, fase di transizione tra epoca mitologica (eroi, dei, retori, poeti…) e vera e propria epoca filosofica. Gli autori presocratici sono legati ad un’indagine sistematica sulla struttura della realtà; le riflessioni intorno alla mente di questi filosofi sono comunque ancora legate al contesto metaforico di immagini concrete di elementi naturali (anima intesa come soffio vitale; Talete: acqua; Eraclito: fuoco…). È un pensiero ancora molto immaturo, inteso come elemento fisico che conferisce vitalità, ma si distingue dalla fase arcaica, perché mette in atto una riflessione sistematica. È inscritta in un tentativo di azione sistematica e razionale. La filosofia nasce quando gli umani iniziano a provare a dare una spiegazione di tutta la realtà, riconducendo tutto ad un principio, attraverso cui sono spiegabili tutti i fenomeni della realtà.
Tutto quello che precede questa fase comunque lo sappiamo tramite Aristotele, perché si tratta di saperi tramandati oralmente fino a questo periodo, in cui quindi il filosofo le mette per iscritto.
I filosofi presocratici cercano di rispondere a due domande, riguardanti i concetti di:
- Movimento: Si chiedono che cosa renda possibile il movimento di determinati corpi, dividendo così corpi animati da inanimati, che si muovono autonomamente oppure solo passivamente (essere umano vs roccia).
- Sensazione: Si chiedono che cosa renda possibile la sensazione e la percezione del corpo, in quanto ci sono corpi che percepiscono, altri no (essere umano vs roccia).
Queste domande portano alla formulazione del concetto di anima per trovare soluzioni.
Il concetto di anima quindi viene introdotto con la funzione di rispondere a queste domande.
10 febbraio
Epoca socratica: autori Socrate-Platone, Aristotele, materialismo (V - IV secolo a.C.)
Socrate - Platone
Socrate riteneva che la filosofia dovesse essere intesa come la ricerca del sapere, e che fosse un’attività da svolgersi in modo dialogico: ci devono essere due anime vive in un confronto diretto e personale, invece il testo è una lettera morta che mortifica il pensiero. Era contrario all’apprendimento passivo.
Ecco perché non scrive nulla, anche se il suo pensiero è stato tramandato da Platone; ovviamente non si sa quanto ci sia di Platone e quanto di Socrate in quei testi.
Uno dei temi centrali nella riflessione di Platone è indubbiamente l’anima, di cui parla in due importanti dialoghi: il Fedro e il Fedone. Il concetto di anima, come noi lo intendiamo oggi, trova la propria origine in Platone, ma questo non vuol dire che vi sia nei suoi dialoghi una “scienza o filosofia dell’anima”, una psicologia come troveremo in Aristotele. Non c’è nessuna teoria unitaria e coerente sulla natura dell’anima per due ragioni:
- Platone scrive dialoghi e non trattati. La filosofia per lui non è un insieme di conoscenze dogmatiche, bensì l’arte di “educare l’anima”, cioè formare intellettualmente e moralmente le persone, attraverso la libera discussione in comune. Bisogna arrivare ad acquisire una maggiore coscienza critica.
- Non esiste nel pensiero platonico una distinzione tra metafisica, teoria della conoscenza, etica, estetica e filosofia politica. Queste distinzioni saranno introdotte da Aristotele. Qui tutto si fonde e tutto si intreccia in uno sforzo di chiarificazione intellettuale, che è strumento di una rigenerazione morale.
Fedro
Dottrina delle idee
È il suo contributo più influente. Secondo Platone la realtà è divisa in due regni, mondi contrapposti: è una filosofia dualistica. Il primo è quello visibile, percepibile ovvero il mondo fisico, poi esiste un mondo separato, ma non meno reale e oggettivo, ovvero il mondo delle idee. Le idee per Platone sono realtà oggettive, esistono, non sono solo concetti nella nostra testa. È una sfera sopra-celeste, sopra il cielo, al di sopra del mondo fisico (definito iperuranio), qui si trovano le idee: enti perfettissimi, completi e reali, eterni e immutabili, a differenza di tutte le cose che ci sono nel mondo fisico, soggette invece al divenire, alla morte, instabili. Esiste poi una gerarchia di queste idee: la somma idea è quella del bene dal quale discende l’esistenza di tutte le altre idee, es. la bellezza, la grandezza, la cavallinità (ovvero l’idea del cavallo che si differenzia dal cavallo reale, empirico)…
Uno dei problemi principali è stabilire il rapporto tra questi due mondi, in quanto non comunicanti.
Qual è la relazione tra il cavallo posto di fronte a me e l’idea del cavallo?
Si può descrivere questo rapporto tramite 3 termini:
- μίμησις (mimesis) = “imitazione”; le cose del mondo fisico sono imitazioni mal riuscite, imperfette, ma che sono simili all’idea.
- παρουσία (parusia) = “presenza dell’idea nella cosa”, l’idea del cavallo è presente nel cavallo empirico.
- μέθεξις (metexis) = “partecipazione”; le cose del mondo fisico partecipano dell’idea. Un cavallo è tale nella misura in cui partecipa dell’idea di cavallo ideale. Ha qualcosa in sé che lo rende simile all’idea del cavallo.
Questa dottrina delle idee ha un valore non solo ontologico (ontologia: disciplina che studia la struttura ultima dell’essere), in quanto ci propone una sua visione dell’essere, diviso in questi due regni; ma anche gnoseologico (gnoseologia: disciplina che studia la conoscenza).
Per Platone la vera conoscenza è quella delle idee.
Ma come possiamo conoscere/arrivare alle idee?
La conoscenza empirica è imprecisa, non ci consente una conoscenza vera e stabile, dobbiamo arrivare alle idee, per raggiungere la vera conoscenza, la verità.
Attraverso ἀνάμνησις (anamnesi) = “reminiscenza”; ovvero il ricordo. Es. il cavallo empirico ci riporta alla mente l’idea del cavallo, ma questo presuppone che ad un certo punto abbiamo avuto contatto diretto con l’idea, poi ci siamo dimenticati di essa e qualcosa poi ce lo riporta alla mente. L’idea di Platone è che non ci può essere apprendimento di qualcosa se non era già presente in noi quella cosa, quindi in realtà si tratta solo di un processo di ricordo, di ripresa di quel concetto: nascendo abbiamo dimenticato tutto e il processo di apprendimento, in realtà, è un processo di reminiscenza, di ciò che abbiamo saputo prima della nascita e che ci siamo dimenticati nascendo.
Arte maieutica di Socrate: il vero filosofo è una sorta di ostetrica, l’arte della filosofia aiuta la mente a dare alla luce, a partorire idee di cui siamo gravidi.
Da qui si collega il concetto di anima.
Anima = esiste prima della nostra nascita ed è immortale; ne parla in due dialoghi platonici (Fedro e Fedone).
Platone parte dal tema del movimento come i presocratici: ci sono alcuni esseri in grado di muoversi da sé, definiti quindi “animati” e altri che non possono muoversi da sé come “inanimati” (concetto di anima presente), ma va oltre questo concetto.
Se l’anima è il principio di movimento, allora l’anima è ingenerata ed eterna, non ha inizio né fine. Il motivo lo definisce nel dialogo “Fedro”. Tutto ciò che nasce arriva indubbiamente da un principio, perciò se l’anima è capace di dare inizio a qualcosa di nuovo, allora l’anima è un principio, ma allora per definizione, essendo un principio, non può nascere da qualcos’altro, perciò è eterna, infinita, immortale.
Oltre a questa spiegazione legata al movimento, questa definizione e riflessione sull’anima serve anche come rassicurazione della morte: dopo di essa qualcosa continuerà a vivere, serve quindi a rassicurare le persone della morte che li attende, cercando quindi di non vederla come qualcosa di angosciante.
[Cebete nel Fedone, pone invece il problema della morte dell’anima: anche se non è generata da qualcos’altro, perché non si può presupporre che possa morire?
La spiegazione che viene proposta è che ogni cosa nasce dal suo contrario, facendo l’esempio del ciclo di sonno-veglia: nel processo di addormentamento si passa da veglia a sonno, quindi dalla veglia si genera il sonno, ma attraverso il processo di risveglio si passa da sonno a veglia, quindi la veglia nasce dal sonno. Con questo esempio spiega che se l’anima ingenerata smetterebbe di esistere, a parte il fatto che crollerebbe il mondo poiché deriva tutto dall’anima inteso come principio, tutte le cose morirebbero e la vita cesserebbe di esistere (in quanto tutti i vivi morirebbero e i morti non ritornerebbero in vita).
Noi quindi dopo la morte rivivremo per il fatto che prima della nascita eravamo morti. Da morte → vita, da vita → morte.
La morte perciò non viene negata, ma è concepita come separazione del corpo dall’anima, il corpo si decompone, ma l’anima permane, e sta nel mondo dei morti, cioè nel mondo della morte, ma tornerà a reincarnarsi, quindi a tornare alla vita].
Ma che cos’è l’anima? Qual è la sua natura?
Ne possiamo parlare solo per immagini o miti. In quest’opera per descrivere l’anima, Platone usa l’immagine della biga alata: carro trainato dai cavalli, per parlare dell’anima. Ci sono 3 componenti che formano l’anima:
- Auriga: Deve gestire l’equilibrio.
- Cavallo nero: Oppone resistenza violenta, e cerca di portare verso il basso l’anima.
- Cavallo bianco: Nobile, razza pura, punta verso l’alto, cerca di portare anima verso il mondo delle idee.
L’anima quindi viene vista come sede di conflitti, da una parte con la pulsione di ascendere verso l’alto e abbandonare il mondo dei fenomeni per conoscere la verità eterna e stare in compagnia degli dei e nel mondo delle idee, dall’altra con una pulsione opposta che trascina verso il mondo della carne, dei piaceri, della materialità e della corruzione.
Nel Fedro Platone dice che la verità non appartiene al mondo fenomenico, bensì a quello delle idee e la verità non ha colore, questo è solo un inganno percettivo del mondo fisico, l’uomo deve aspirare alla purezza e all’incontaminazione delle idee.
Descrive poi la presenza di anime più soggette alla decadenza, alle preoccupazioni terrene, ai piaceri terreni, altre più soggette al cavallo bianco, alla purezza. Durante la vita terrena l’anima è in comunione con il corpo, ma in base a come si comporta la persona in vita, l’anima si reincarnerà successivamente in una persona o in un’altra; c’è una vera e propria gerarchia definita da Platone, composta da 9 tipologie di uomini in cui ci si può reincarnare: il filosofo, il re, il politico, l’atleta, l’indovino, il poeta/artista (mimesi di mimesi, quindi molto criticato perché si allontana doppiamente dal regno delle idee), l’operaio/contadino, il sofista, il tiranno. Si parte dalla figura più alta secondo Platone, che intende il filosofo come figura suprema in cui ci si può reincarnare, mentre il tiranno inteso come chi si dedica solo ai piaceri della carne, formato quindi da un’anima appesantita, non pura, sono le persone che non si curano della propria anima, ma solo del proprio corpo.
Il piacere e il dolore sono entrambe negativi, chiodi che tengono l’anima inchiodata al corpo e non permettono di distaccarsi. Ovvero il più grande errore che gli uomini fanno è prendere per vero ciò che ci dicono i sensi: si considera come verità ultima ciò che si percepisce, perdendo consapevolezza del fatto che non c’è niente di vero nel dolore, non devo essere così inchiodato ai sensi che sono ingannevoli; tutto ciò che vedo, sento, percepisco, non è verità. Essa può essere conosciuta solo attraverso l’intelletto, non attraverso i sensi. Chi è contadino, tiranno… perde la consapevolezza della verità e della propria anima, rimanendo troppo legato al corpo.
Bisogna invece cercare di rendere questo legame anima-corpo più sottile, ed essere il più libero possibile dalle esigenze e richieste del proprio corpo.
Fedone
È un dialogo dentro ad un dialogo: i personaggi sono Fedone ed Echecrate, che chiede notizie sulla morte di Socrate a Fedone, il quale riporta diversi dialoghi tra Socrate e altri personaggi presenti in carcere negli ultimi momenti di vita di Socrate, come Critone. Si narra quindi dell’ultimo giorno di vita di Socrate, che muore nella primavera del 399 a.C. (era nato nel 427 a.C.); tutti i suoi amici sono disperati per la sua condanna a morte, al contrario del filosofo, che dall’esterno sembra quasi non accorgersi della sua imminente morte. Fedone è rasserenato dalla tranquillità c
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