Storia economica - Storia della banca
Economia reale ed economia monetaria
La ricchezza dell'Occidente
L'Europa (l'occidente) è vista oggi come un'isola felice, un faro di benessere, che tutti vogliono raggiungere. Inizialmente l'Europa era definita come l'Occidente. L'economia studia come si cercano in natura i beni (settore primario), come questi vengono trasformati (settore secondario) e come vengono redistribuiti (settore terziario). L'economia ha infatti studiato il percorso della crescita europea e le operazioni inimmaginabili, così definite da Smith, sono:
- Settore primario: il primario (in particolare l'agricoltura) è indispensabile per gli altri due e senza il quale il mondo non potrebbe vivere. L'uomo cerca di acquisire i beni sfruttando la natura in base al proprio interesse;
- Settore secondario: inizialmente viene considerato di secondo valore rispetto al primo ma con la rivoluzione industriale ci fu un cambio di pensiero perché si realizzò che il settore della trasformazione e della manifattura (tramite le industrie) sono molto proficui e permettono la creazione di nuove cose utili per aumentare e rendere più efficiente ogni cosa (es: macchinari). È per questo motivo che l'occidente si è sviluppato prima del resto del mondo;
- Settore terziario: comprende tutte le infrastrutture che permettono di far vivere i primi due settori; questa era l'idea iniziale. Col tempo si realizzò che il settore terziario era ancora più importante dei primi due perché garantiva di allocare beni e servizi nel modo più efficiente possibile e così il settore terziario avanzato (nuovo aggettivo: finanza) prese il sopravvento sugli altri.
In sostanza, l'occidente riuscì a diventare ricco perché è stato il primo a rivoltare il pensiero economico tramite delle rivoluzioni, facendo invertire l'ordine di importanza dei 3 settori (1° < 2° < 3° anziché 1° > 2° > 3°). Le rivoluzioni economiche sorte in occidente sono dovute ad una serie di relazioni causali, un insieme di concausalità. L'Occidente ha risolto i problemi fondamentali di sussistenza grazie alle rivoluzioni economiche (demografiche, agricole, infrastrutturali, industriali...), che hanno la caratteristica di avere un forte impatto sullo stile di vita della popolazione. Gli investimenti che hanno permesso di fare ciò e di innescare una rivoluzione economica sono realizzabili solo se è stato accantonato il capitale sufficiente. Marx ha detto che ad un certo punto, in una certa parte del mondo, c'è stata una accumulazione originaria. Gli uomini di quella terra hanno iniziato ad avere un surplus che hanno potuto accantonare e questo è stato fatto perché bisognava uscire dalla trappola fame-guerra-malattie: non bisogna solo avere quanto serve per vivere, ma anche essere in grado di poter accumulare risorse. Questo investimento può prendere il nome di "CAPITALE" CAPITALISMO. Il capitale è qualcosa che non si usa subito, che non si tesaurizza (non si tiene da parte, come per i risparmi), ma che si tiene lì pronto per essere utilizzato in futuro per generare qualcosa di utile (FUNDUS= fondo d'investimento).
La finanza come espressione dell'economia reale
L'economia reale e l'economia finanziaria sono facce della stessa medaglia (la finanza è un'espressione dell'economia reale). Per comprendere il significato di capitale, possiamo prendere come riferimento il modello di Fernand Braudel, storico francese del ‘900, che distingue tra:
- Chez autre (capitale a casa d'altri): fa riferimento ad una dimensione prettamente oggettiva, per cui la finanza serve per spostare in modo efficace ed efficiente la ricchezza al servizio dell'economia (un elemento indispensabile nelle attività economiche). Quindi finanza e capitale "lubrificano" l'economia reale rendendola più fluida grazie alla funzione allocativa delle risorse laddove vi sono dei bisogni;
- Chez soi (capitale a casa propria): fa riferimento ad una dimensione soggettiva, per cui la finanza permette di mettere in atto dei sistemi attraverso i quali si sfrutta una rendita di posizione, cioè ci si arricchisce senza contribuire al miglioramento dell'economia. Le conseguenze sarebbero depressioni e crisi economiche.
La moneta
- Etimologia della parola moneta:
- Verbo latino monere (avvertire): rimanda al Tempio di Giunone, perché Giunone era la divinità che avvertiva il popolo dei cambiamenti che potevano essere messi in atto;
- Dal greco monos (uno, uno tra tanti): per cui la moneta rappresenta parte di un tutto, è una porzione di ricchezza -> la moneta, inizialmente, aveva la funzione di deposito di ricchezza.
- Etimologia della parola economia:
- Ecos + nomo ecos significa casa ed è intesa come le persone che vi operano al fine di produrre, nel modo migliore possibile, quanto necessario per la propria sopravvivenza; nomo significa norma o legge. Il significato di economia è quindi quello di "gestione della casa".
- Etimologia della parola politica:
- Deriva da polis (città) o da polemos (conflittualità che avvengono dentro gli scambi).
L'evoluzione dei sistemi economici
Dunque, la moneta è la parte di un insieme, è un qualcosa che indica un valore ed è qualcosa che serve a rendere chiaro quello che è il valore di riferimento di un determinato bene. Però, un'economia può benissimo esistere anche senza moneta, tanto che senza l'uso di essa l'economia sarebbe migliore (come avveniva in passato). I casi in cui l'economia viene gestita senza l'uso della moneta sono:
- Economia di autosufficienza: si produce quanto effettivamente sia necessario per la propria sopravvivenza senza che vengano messi in atto degli scambi; la figura della moneta diventa quindi superflua. In passato questa visione era anche possibile ma oggigiorno è difficile che una singola persona riesca ad ottenere tutto quello di cui necessita per sopravvivere.
- Economie di scambio nella forma di baratto: lo scambio avviene nel momento in cui si produce più di quanto sia effettivamente necessario, per cui si instaura la possibilità di poter scambiare questo prodotto con beni di altri soggetti. Elementi necessari affinché possa avvenire il baratto sono abbastanza complessi:
- Deve esserci complementarità dei bisogni: se io ho una merce A in eccedenza rispetto ai miei bisogni, questa eccedenza la si può dare a qualcun altro, il quale deve però dare un qualcosa che ha in eccedenza e che sia compatibile con le mie necessità o i miei desideri;
- Tempo: è necessario che, al momento dello scambio, entrambe le parti abbiano simultaneamente disponibili le proprie eccedenze di prodotto;
- Spazio: è necessario che le parti si trovino ad una distanza geografica che permette questo scambio;
- Entrambe le parti devono essere d'accordo sull'equivalenza di valore delle due merci.
- Economie di scambio con uso di merce jolly: le condizioni per il baratto sono abbastanza complesse ed è difficile che vengano esaudite tutte, per questo motivo risulta più agevole l'utilizzo di merci jolly per regolare gli scambi. In questo caso si scambia una merce A per una merce jolly X, nel momento in cui la controparte non abbia disponibile la propria eccedenza o non sia compatibile con i bisogni altrui. Questa merce jolly X potrà poi essere utilizzata per regolare altri scambi con altre persone. La merce jolly deve essere qualcosa di universalmente accettabile e che vi sia un riconoscimento generale del suo valore (es: gregge di pecore o pelli). Le caratteristiche che la merce jolly deve possedere sono:
- Essere maneggevole, ossia utilizzabile nello spazio: deve essere facilmente divisibile e componibile nel suo valore (i greggi di pecore sono divisibili);
- Non deperibilità, ossia utilizzabile nel tempo (pecore possono essere sfruttate per la lana);
- Di valore immediatamente individuabile: merci riconoscibili subito e facilmente accettate.
Infine, ci sono le economie monetarie, dove si passa dalle merci jolly alla moneta merce di metallo prezioso, il che costituisce l'elemento che mette in atto la transizione dal baratto allo scambio attraverso intermediario. Anche la moneta merce ha le stesse caratteristiche della merce jolly: essere maneggevole, non deperibile (conservabile e resistente), di valore immediatamente individuabile. Si tratta di monete metalliche, costituite per la maggior parte di metalli preziosi, i cui vantaggi sono: bellezza e appetibilità, rarità (mantenimento del valore nel tempo) e divisibilità. La moneta metallica è la moneta per eccellenza.
Quando si parla di moneta metallica bisogna distinguere alcuni termini specifici:
- Unità monetaria: moneta con un certo peso e un certo contenuto di fino (metallo prezioso);
- Tipo monetario: indica il metallo di cui è fatta la moneta;
- Titolo monetario: indica il rapporto tra quantità di metallo prezioso ed amalgama (in millesimi o ventiquattresimi/carati).
Moneta-merce e moneta-segno
Inizialmente la moneta, quando nasce, è moneta-merce e poi si svilupperà nel tempo la moneta-segno. La moneta-merce è una moneta il cui valore è dato dal valore intrinseco della stessa, cioè dal proprio contenuto di metallo prezioso. La moneta-segno è una moneta il cui valore viene deciso da una convenzione sociale o politica. Il potere politico ha una grande importanza sia nel sistema della moneta merce, che in quello della moneta segno.
Nel caso della moneta-merce, il potere politico:
- Ha un ruolo di garante (garanzia valore nel tempo): deve garantire che il valore dichiarato dalla moneta corrisponda al valore di fino in essa contenuto e per farlo affligge il sigillo sovrano sulla moneta, affinché questa moneta venga considerata di valore dentro l'area in cui il potere politico ha la capacità di esercitare la propria autorità;
- Ha il potere di battere moneta (garanzia del contenuto di fino): questo permette all'autorità politica di mettere in atto anche delle operazioni di signoraggio, ossia delle operazioni attraverso cui vengono realizzate attività di natura fiscale, il che implica la decisione di emettere moneta metallica con una quantità di fino ridotta e un peso minore, dichiarando però un titolo o un peso più alto diverso dal valore intrinseco. Ritirare la moneta corrente e sostituirla con una di minor valore intrinseco genera un lucro molto elevato per la zecca che conia le monete ma al tempo stesso causa un processo di inflazione rispetto al valore commerciale che la moneta avrebbe dovuto esprimere. Con la moneta-segno si sono infatti facilitate molto le operazioni di signoraggio perché l'effettivo valore della banconota è bassissimo rispetto al suo effettivo valore commerciale.
Ad oggi si riconoscono diverse monete alle quali però ognuna viene attribuito un determinato valore e quasi mai il valore facciale corrisponde al valore effettivo; oggi si riconoscono le seguenti monete-segno:
- Moneta metallica
- Moneta cartacea
- Moneta scritturale o bancaria
- Moneta elettronica
Evoluzione dei sistemi monetari
Le prime monete metalliche
Le prime monete metalliche le troviamo in Cina, in Anatolia e in Lidia. In Cina, ad esempio, si hanno monete piatte e convesse uguali tra loro (sec. XI a.C.) e poi si passerà ai Sapechi, monete tonde con buco quadrato nel mezzo, così da poter essere impilate e facilmente trasportate (sec. III a.C).
Le monete greche e persiane
Nelle antiche città c'è un bimetallismo con oro e argento con rapporto 1/13,33. In Persia noi vediamo la prima grande moneta d'oro coniata da Dario il Grande, che si chiama Darico. Questa è la prima moneta grossa che si contrappone alle monete piccole e viene realizzata in oro, che vale più dell'argento. La moneta grossa, data l'espansione dell'impero, viene accettata e scambiata anche in ambiti internazionali (oggi, ad esempio, è il dollaro o l'euro). Le monete piccole girano in ambito circoscritto e sono in argento, rame, bronzo o ferro.
Moneta a valore pieno e monete divisionali
Prima grande distinzione tra monete evidenziata dall'evoluzione storica:
- Monete a valore pieno: monete forgiate in oro e argento (universalmente riconosciute come valore) che vengono usate per grandi scambi e universalmente accettate (oggi è la moneta cartacea);
- Monete divisionali: si tratta di monete forgiate con metallo più vile (spiccioli), ossia metalli poco preziosi (rame, bronzo o ferro). Sono monete riconosciute in aree più ristrette e usate per piccoli scambi.
Grecia "classica" – Atene e Sparta
Ad Atene, con la riforma di Solone (sec.VI a.C.), si stabilisce che la moneta deve essere:
- Zoccolo monetario: argento
- Moneta centrale di conto e di peso: Mina = quantità di argento intorno ai 36g e al tempo stesso è una moneta. Di fatto questa moneta non viene mai coniata ma serve solo per fare i conti.
- Moneta effettiva in circolazione: Dracma = 1/100 di Mina. Ha come contenuto di fino 985 millesimi di argento. Si coniano anche monete multiple come la Tetradracma (4 dracme) che si contende col Darico la funzione di moneta internazionale (diventa la seconda moneta grossa nel Mediterraneo).
- Moneta divisionale: Obolo moneta a circolazione locale, valore convenzionale, di ferro, di bassissimo valore, approssimativamente 1/6 di Dracma.
Per Sparta invece, per gli scambi locali, la moneta in circolazione è la moneta spartana (di ferro) che non ha valore al di fuori dello stato. È solo l'autorità dello Stato che dà valore alla moneta. Il valore quindi è convenzionale, ossia è dato dal potere statale. Per gli scambi internazionali si usano le monete ateniesi (tetradracma) o persiane (darico).
Epoca ellenistica
In epoca macedone le monete di Filippo II invadono la Grecia. Alessandro Magno fonda un impero molto grande dove la cultura greca si fonde con le culture locali. Alessandro Magno impone per l'impero lo Statere d'oro; per farlo: demonetizza le monete vecchie persiane (Darico), le fonde e le riconia apponendo il proprio sigillo con la famosa effigie di Alessandro. 1 statere = 20 dracme d'argento. Anche le monete di AM sono monete internazionali, monete grosse che vengono usate in tutto il bacino del Mediterraneo.
Le monete di Roma repubblicana
Mentre c'è splendore in giro per il mondo già in epoca ellenistica, Roma è una piccola realtà pastorale con le leggi delle 12 tavole e vende le merci con il pecus = capi di bestiame (sec.450 a.C.). Il termine "pecunia", che ancora oggi si utilizza per indicare il denaro, deriva da "pecus".
La moneta poi si espanse anche all'agricoltura fino ad arrivare alle monete metalliche. La prima moneta che viene adottata dai romani è l'AES: 1 AES corrispondeva a un lingotto di bronzo di peso 327g; più avanti verrà anche chiamato con il termine libra/libbra. Le monete che circolano inizialmente sono quindi piccole monete di bronzo fino a quando, dopo la vittoria su Pirro (III secolo a.C.), riuscirono a ricevere come indennizzo delle monete in argento; queste monete vennero fuse coniando poi monete simili alla dracma del valore di 10 Assi; "di 10 assi" si pronunciava dena, questa moneta viene comunemente poi chiamata con il termine Denarius -> denaro. Si chiama 10 Assi perché corrisponde a 10 libre di argento. Il Denarius rimarrà dentro i sistemi monetari europei fino al 1700. Nella Roma imperiale si vedono così circolare 2 tipi di monete: denarius e AES. Man mano che aumentano gli scambi commerciali vi è maggiore scambio di denaro e questo porta alla perdita di valore col tempo della moneta perché, per una questione di equilibrio, occorre che la moneta venga coniata con un peso sempre più basso e quindi si svaluta; per questo, l'AES perse sempre più valore fino a scomparire gradualmente, mentre il denarius iniziò a perdere valore gradualmente.
La Roma imperiale
Una volta che i romani riuscirono ad acquisire sufficiente oro grazie alle conquiste in oriente, iniziarono a coniare monete d'oro dalle monete persiane ed ellenistiche. La moneta augustea per eccellenza è l'Aureus che corrispondeva a 25 denari d'argento (1 aureus = 25 denarius). Il rapporto oro/argento è 1:12,50. Col passare del tempo, si mantiene comunque una stabilità molto forte del rapporto tra oro/argento e infatti oscillerà nel tempo solo tra 12 e 13,5 ma non di più.
Nel caso della Roma imperiale, l'oscillazione tra il valore dell'argento e dell'oro era dovuta:
- Scoperta di nuove miniere di oro (regione della Dacia) e i Romani imparano ad estrarlo in maniera più precisa e quindi circola più oro rispetto alle epoche precedenti;
- Attività commerciali intraprese da Roma con l'Oriente, il quale richiedeva argento come forma di pagamento: molte delle monete di argento circolanti in Europa finiscono in Oriente.
L'argento poi però subì una grande svalutazione e:
- Nel II secolo d.C. 1 libbra d'oro= 1.125 denari
- Nel III secolo d.C. 1 libbra d'oro= 50.000 denari
Gli Assi non hanno più motivo di esistere e i conti si fanno solamente con l'Aureus. Col tempo anche la moneta d'oro perse di valore e così, ai tempi di Nerone, il valore delle monete ebbe un valore intrinseco basso.
Legge di Gresham
Secondo la legge di Gresham, la moneta cattiva caccia la moneta buona. Se in una economia circolano due monete che dichiarano il medesimo valore ma hanno valore intrinseco diverso (ex: moneta di argento e moneta di oro che hanno lo stesso valore nominale):
- Moneta con maggior valore intrinseco (oro) viene tesaurizzata, fusa o...
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