Nuovi appunti e annotazioni di storia bizantina (riassunti del Varalda)
Introduzione
Come sappiamo, l'Impero Romano venne diviso in due parti: Impero Romano d'Oriente e Impero Romano d'Occidente nel 285 da parte dell'imperatore Diocleziano. Ma non era di certo la prima volta che l'impero veniva diviso in due, e per funzioni in realtà molto più logiche e funzionali, semplicemente perché ormai il territorio di conquista e da controllare era fin troppo grande per un uomo da solo. Tuttavia, ci sono delle motivazioni storiche e culturali molto più profonde. Sappiamo inoltre che dopo la caduta della parte occidentale, la parte orientale si considererà il vero Impero Romano e detentore della cultura e dell'identità dell'Impero Romano, che ormai era già diventata un'entità molto diversa dalla sua controparte occidentale e soprattutto si chiamerà solo Impero Romano. Non ci dobbiamo mai dimenticare che i bizantini non si sono mai considerati o chiamati bizantini; questo è un termine che viene coniato dagli storici della fine dell'Ottocento e inizio del Novecento per trovare un nuovo nome e denominazione alla parte orientale che era sopravvissuta alla caduta da parte dei barbari del nord.
Prima di tutto, dobbiamo vedere il fatto che viene eliminato qualunque riferimento alla città di Roma o alla romanità per non creare collegamenti tra la città eterna, Roma in quanto capitale della cristianità, e la parte orientale che aveva anche creato uno scisma religioso. Gli studiosi non erano tutti d'accordo sul nome da usare: prima venne pensato l'Impero di Costantinopoli, vedendo Costantinopoli come nuova Roma e capitale come si era fatto per l'Impero Romano, ma non sembrava andare bene e alla fine venne deciso di usare la denominazione di Impero Bizantino, riprendendo il nome della città ellenistica che era stata rifondata da Costantino nel 325, Bisanzio, e che poi venne chiamata Costantinopoli (la città di Costantino). Quindi, venne data anche una direzione molto più ellenistica che romana, appunto per porre una netta differenziazione. Ora non sappiamo se questo sia stato giusto o sbagliato, ma la denominazione è rimasta.
Sappiamo poi che se la parte occidentale è caduta ufficialmente, come vogliono le storiografie nel 476, quella orientale cadde nel 1453 da parte dei turchi ottomani di Maometto II. Su questa data gli studiosi sono tutti d'accordo, ma lo sono molti di meno per quello che riguarda la data d'inizio: si discute ancora e molti hanno le proprie opinioni e teorie. In questa edizione del Treadgold prenderemo in considerazione il 285, ovvero quando l'Impero venne diviso, ma valgono anche il 330, ovvero quando venne rifondata Costantinopoli. Molti altri proiettano il periodo tardo antico romano fino a dopo la dominazione di Giustiniano fino al VII secolo, visto che Giustiniano aveva dato un'impostazione molto romana antica al suo regno con il grande progetto di rifondare l'Impero Romano dal punto di vista della lingua e della cultura, riportando in auge il latino, dal punto di vista delle leggi con il suo Corpus Iuris legislativo civile, che viene studiato ancora oggi nelle facoltà di legge, e soprattutto dal punto di vista territoriale andando a riconquistare tutti i territori della parte occidentale che erano sotto la dominazione dei regni romano-barbarici. Inoltre, nel VII secolo, a causa delle conquiste arabe, l'impero perde alcune delle sue province più importanti come la Siria, l'Egitto e la Palestina, e da questo momento in poi l'impero sarà costretto a cambiare assetto e fisionomia politica per sopravvivere.
Sappiamo poi che spesso l'Impero Romano d'Oriente viene associato all'idea della decadenza, soprattutto in relazione al fatto che l'Impero Bizantino è stato fin da subito cristiano e non è stato convertito dal paganesimo. Ma queste considerazioni negative sono dovute allo storico Gibbon, che non aveva una buona idea della religione cattolica e considerava anche l'Impero Bizantino come l'incrocio strano tra la cultura greca e la cultura romana antica sotto la religione cristiana in un miscuglio senza senso. Sappiamo anche che i bizantini combattevano principalmente per ragioni dottrinali, politiche e per le squadre sportive. Tuttavia, le recenti scoperte storiche hanno dimostrato che le teorie di Gibbon sono troppo soggettive, anche perché anche la parte occidentale non era messa bene e forse era molto più decadente di quella orientale. Intellettualmente, non avevano nulla da invidiare alla parte occidentale e alla cultura precedente (neoplatonismo e dei olimpici), e tutti i bizantini erano fedeli alle concezioni che avevano del loro impero e alla religione cristiana. La decadenza che si associa all'impero non riguardò mai tutti gli aspetti di quest'ultimo; una sconfitta militare poteva coincidere con l'ascesa economica e culturale, mentre una parte dell'impero era in fase di decadenza, e viceversa.
Sotto questo aspetto, è probabile che una drastica caduta fu causata dall'aumento di semplici villaggi di agricoltori fuori dalle grandi città. Contrariamente al grafico di Gibbon, sappiamo che mentre l'Occidente stava tramontando, l'Oriente stava relativamente bene e subiva delle temporanee perdite. Tra il 450 ed il 550 aveva anche raddoppiato il suo territorio di conquista e negli anni successivi aumentò ancora di più in estensione territoriale. L'espansione economica continuò tra il 750 ed il 1204; anche nei momenti peggiori, fattori di tipo militare e burocratico continuarono a mantenere compatto l'impero. Bisanzio poi è stata una monarchia retta da un imperatore in linea di principio assoluto, ma anche da alti influenti dell'esercito, della chiesa e della burocrazia, ciò che determinò il corso della storia bizantina di fronte a queste.
Le origini
La caduta dell'Impero Romano nel III secolo, attribuita da alcuni alla morte di Marco Aurelio nel 180, inizia in realtà nel 165 con un'epidemia proveniente da Oriente. I Germani ed altri barbari danno inizio ad una massiccia invasione dell'impero, mentre l'uccisione del figlio di Marco nel 192 dà origine ad una serie di rivolte militari che portarono al trono Settimio Severo. Sappiamo poi che da questo momento in poi, dopo la morte di Commodo, si susseguirono più di venti imperatori in un orribile periodo di anarchia, in cui gli imperatori venivano eletti e deposti come se niente fosse. Questo portò ad un clima politico molto instabile, da cui l'impero non si riprese mai completamente. Quindi, sappiamo anche che adesso gli imperatori dipendono dal potere e dall'approvazione dell'esercito. Infatti, sono i militari ed i generali a eleggere gli imperatori, e molto spesso erano gli stessi generali ad essere eletti.
Con questo elemento del potere militare si andò ad aumentare l'inflazione economica, che fece nuovamente perdere il favore dell'esercito perché non si riusciva a comprare la lealtà dei soldati. Poi ci fu una nuova epidemia di peste nel 251, in cui l'Occidente ne uscì molto malridotto, mentre l'Oriente un po' meno. Ma poi ci furono anche delle invasioni dai Germani del nord e dall'Impero Persiano quasi nello stesso momento, e questi problemi durarono fino al 285 con Diocle che uccise e sconfisse i suoi avversari e ultimi predecessori, diventando l'unico imperatore con il nome di Diocleziano in un momento molto difficile per l'impero sia dal punto di vista territoriale, sociale ed economico, e soprattutto territoriale perché gli imperatori precedenti avevano perso la maggior parte dei territori che verranno quasi del tutto recuperati da Diocleziano, ad eccezione della Dacia. Mentre l'Impero Persiano continua ad essere una minaccia e non ci sono difese naturali abbastanza forti per difendere l'impero a nord.
L'unica soluzione ovviamente fu quella di schierare l'impero il più forte possibile, ma non ci dobbiamo dimenticare della grave situazione economica causata dall'inflazione, che era accompagnata da una grande mortalità, che rendevano difficile sia il reclutamento che la raccolta di imposte fiscali. Mentre una profonda crisi religiosa, dovuta al cristianesimo, dilaga molto rapidamente. Molti imperatori erano contro il cristianesimo, ma ormai era chiaro a tutti che i tempi stavano cambiando e i vecchi dei pagani non erano più in grado di soddisfare le esigenze della gente o di fornire un degno modello di comportamento. Anche perché ormai la gente pretendeva molta più serietà e moderazione, e il cristianesimo sembrava fornire il modello di comportamento ideale che il paganesimo e il neoplatonismo non riuscivano a fare, anche dal punto di vista di prospettive oltre la morte e di una vita migliore nell'aldilà.
Non ci dobbiamo dimenticare che tutto sommato la società non era compatta e l'impero era ancora diviso tra la parte latina e quella greca, e tutte le altre zone orientali che i greci non erano riusciti del tutto ad ellenicizzare. Nel 285, l'impero dunque si presentava ancora tutto sommato in buone condizioni e non c'era n'era un altro al suo pari se non forse per l'Impero Persiano. Vediamo che la parte orientale e della cultura orientale si presentava più vitale di quella occidentale, arrivando nel II secolo ad un nuovo splendore.
L'impero di Diocleziano
Sappiamo che Diocleziano è diventato imperatore sconfiggendo ed uccidendo tutti i suoi predecessori ed i suoi nemici, dimostrando di essere un militare eccellente. Conquistò prima l'Occidente e poi l'Oriente, e decise di dividere l'impero in due, ormai del tutto consapevole che un uomo solo non sarebbe stato minimamente in grado di governare un impero così vasto. Così adottò il suo braccio destro Massimiano e lo nominò anche suo Cesare, affidandogli il governo della parte occidentale. Anche se in realtà quello che fa Diocleziano non è poi così originale, perché già altri imperatori avevano concesso il governo di una parte dell'impero ai loro figli, il modello di Diocleziano si rivelerà vincente, come anche tutte le sue riforme militari e fiscali che dureranno nel tempo e permetteranno all'Oriente di prosperare oltre la caduta della parte occidentale in maniera quasi invariata.
Questa divisione mette bene in chiaro che la parte orientale era molto più forte e ricca dell'Occidente (vedi anche la divisione in quattro territori dell'Oriente, ovvero l'Egitto, l'Anatolia, l'Illirio e la Siria). Diocleziano, siccome Massimiano aveva problemi nel difendere la zona di confine del Reno e del Danubio dall'Occidente, affidò la responsabilità di queste frontiere a Costanzo, che divenne Cesare e figlio adottivo di Massimiano, e Galerio, che divenne lo stesso per Diocleziano. Si creò una tetrarchia con una divisione principale, quella tra Oriente e Occidente (Diocleziano continuava a mantenere la sua autorità al di sopra di tutto).
Per risolvere il problema dell’inflazione dell’impero, Diocleziano creò due nuove unità di misura, ovvero caput e jugum, sulla base delle quali veniva accettata la capacità di ciascuna famiglia di pagare le tasse in grano, natura o in denaro. Ogni anno il governo ordinava quanto grano raccogliere per ogni jugum e per ogni caput, permettendo allo stato di soddisfare le proprie necessità e di risolvere il problema dell’inflazione. Siccome poi l’esercito necessitava di essere ampliato e rinforzato, soprattutto per i problemi relativi all’Occidente e per contrattaccare sul fronte siriano, Diocleziano decise di modificare l’apparato burocratico: il prefetto del pretorio, l’organo che gestiva una burocrazia centrale, venne sostituito da quattro prefetti, uno per ogni imperatore. A loro volta i prefetti avevano alla loro dipendenza i vicari, responsabili per l'amministrazione dei governi principali. Si ottenne così maggiore stabilità per l’impero.
Diocleziano e Galerio ottennero una pace con i Persiani nel 298, che assicurava all’impero il controllo dell’Albania, della Georgia e dell’Armenia. Diocleziano tentò anche di risollevare l’inflazione aumentando la coniazione delle monete, non rendendosi conto che ciò non faceva altro che aggravare la situazione. La tassazione aumentò, anche se il popolo era ormai abituato a convivere con l’inflazione, cosa che giovò alla stabilità. Comunque, i benefici apportati dalle modifiche di Diocleziano compensavano le tassazioni. Tra i suoi provvedimenti importanti fu la persecuzione contro i cristiani: il cristianesimo venne abolito nel 303 con la distruzione di tutte le chiese, e tutti i sudditi vennero obbligati a sacrificare agli dei pagani.
Nel 306, Diocleziano decise di abdicare volontariamente persuadendo Massimiano a fare la stessa cosa. Galerio e Costanzo divennero nuovi imperatori, nominando a loro volta due Cesari, Massimino e Severo. Il sistema creato da Diocleziano era destinato a durare a lungo, sia per quanto riguardava la divisione permanente tra Oriente ed Occidente, sia per il sistema tributario, i confini provinciali e per il sistema burocratico.
L'ascesa di Costantino
Galerio sperava di ottenere la supremazia di Diocleziano una volta imperatore. Quando Costanza morì nel 306, non gli successe Severo, ma Costantino, suo figlio. Per evitare una guerra civile, Galerio riconobbe Costantino, ma promuovendo allo stesso tempo Severo alla carica di Augusto. Costantino accettò le condizioni, ma Massenzio, figlio di Massimiano, si ispirò al suo comportamento e si impadronì dei territori di Severo, uccidendolo.
Costantino e Massenzio stipularono allora un'alleanza e, insieme a Massimino, si proclamarono Augusti. Galerio, indignato, tentò di sostituire Massenzio con Licinio, fallendo, e morì nel 311. Al suo posto subentrò Licinio come Augusto. A questo punto, l'impero aveva quattro imperatori, ciascuno dei quali in pessimi rapporti con gli altri. Licinio e Costantino si allearono contro Massenzio e Massimino. Vediamo il famoso episodio del sogno e della battaglia alle porte di Roma e da questo momento in poi Costantino sostenne il cristianesimo, mentre Massimino perseguitò i cristiani e mosse contro Licinio la parte occidentale. Poiché l'Occidente aveva una maggiore concentrazione di cristiani, questo costrinse Costantino a muovere guerra contro Licinio, e la disputa si concluse vicino alla città di Bisanzio in Oriente. In onore di questa battaglia, tra il 325 e il 330, Costantino decise di rifondare la città e di chiamarla Costantinopoli e nominarla nuova capitale.
La città diede all'impero un’impronta molto più ellenistica ed il centro dell’amministrazione si spostò in Anatolia. Anche se per natura non era ben difesa, la città si trovava su una penisola che poteva essere facilmente isolata tramite mura abbastanza brevi. L’entroterra della città era protetto da montagne e circondato da terreni che potevano provvedere al sostentamento. Come imperatore, Costantino divise l’impero in tre regioni principali da assegnare poi ai tre figli più giovani, mentre Crispo, il maggiore, avrebbe controllato la parte occidentale. Sostituì i prefetti del pretorio a capo dell’esercito con dei comandanti militari, Magister Militum, istituendo inoltre un personale corpo di guardia. Dopo aver sconfitto Licinio, ampliò il suo favore ai cristiani (vedi Editto di Milano 313 e di Costantino 330) e usò l’oro per creare delle nuove monete, mentre quelle di rame erano sempre più soggette all’inflazione. Quelle d’oro erano abbastanza stabili e venivano usate per i grossi pagamenti.
La popolazione, in prevalenza pagana, all’interno dell’impero accettò passivamente un imperatore cristiano e molti cominciarono a convertirsi. Vedi anche il fatto che la moralità dei cristiani era molto ammirata dai pagani, anche se molti, come Costantino, rimandavano il battesimo alla fine della loro vita per lavarsi via il peccato prima della morte. Quindi se prima i cristiani erano in minoranza, nel 313 con l’Editto di Milano ci fu un’ondata di convertiti, coincidente con la dottrina predicata da Ario, cioè che il Padre esisteva prima del Figlio che gli era semplicemente subordinato e che questi era stato creato come elemento intermedio tra Dio e l’uomo. Ma il concilio di Nicea del 325 condannò questa dottrina, sostenendo categoricamente che il Figlio è della stessa sostanza del Padre e Costantino temeva che la questione dell’arianesimo dissuadesse i pagani dal convertirsi al cristianesimo. Inoltre, il concilio affermò anche che non era semplicemente il Padre in forma umana, cosa che era già stata precedentemente condannata nell’eresia sabellina. Molti vescovi si lamentarono perché il credo di Nicea era stato da un lato indulgente con il sabellianismo e dall’altro eccessivamente duro con gli ariani.
L’imperatore si aggrappò alla forzata argomentazione di Eusebio da Nicomedia, secondo cui il fatto che Cristo fosse della stessa sostanza del Padre significava semplicemente che Cristo discendeva dal Padre. L’adesione di Costantino al cristianesimo risultò vantaggiosa; la nuova religione diede vigore spirituale, morale e organizzativo che sarebbe stato impossibile ottenere col paganesimo. Inoltre, anche se la conversione di Costantino poteva sembrare prematura soprattutto in Occidente, essa si rivelò la scelta vincente, non solo perché i cristiani erano già molto di più, ma anche perché già Diocleziano aveva visto che erano impossibili da sottomettere. Quindi, in realtà, Costantino aveva interpretato poco profondamente la religione, come aveva dimostrato il suo comportamento ambiguo circa il battesimo.
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