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Sociologia e psicologia dei consumi

Lezione 1 - 4/10

La società dei consumi e il consumismo sono termini che sono passati nel lessico del senso comune. Che cos’è la società? Da cosa è dato l’elemento sociale?

La sociologia è una disciplina che ha una genesi recente; i fondatori classici sono tutti intellettuali ottocenteschi. La riflessione sulla società non appartiene tuttavia ai padri fondatori della sociologia ma ha accompagnato il pensiero da sempre.

Questo costituisce un problema. Cosa intendiamo per sociale e società? Se qualcuno vi chiedesse di che cosa si occupa una disciplina che si chiama Sociologia, immagino che voi rispondereste: è una disciplina che studia la società. Rispondere così, in realtà, solleva molti più problemi di quelli che si pensa di risolvere. Non è chiaro cosa significhi: “studiare la società”. Anche le discipline relative alle scienze umane (diritto, economia, pedagogia) hanno a che fare con la dimensione sociale, aggregata, del vivere umano.

Il diritto è una scienza giuridica che regola dei rapporti che sono la gran parte “sociali” e l’agire economico è un agire sociale.

Problema della sociologia

Problema relativo al tipo di affermazioni che è possibile enunciare riguardo la società.

  • Fenomeni sociali che fanno parte della società: Opinioni sul femminicidio, sulla droga, accettazione diversità, fenomeni migratori, violenza negli stadi.
  • Questo bagaglio di conoscenze che può essere impiegato per giudicare “sulla” società ha un nome preciso: senso comune. È appannaggio di tutti.
  • Qual è il problema della sociologia? Rischia di essere imbrigliata, di non riuscire a liberarsi dalle grinfie del senso comune.

Problema molto serio di questa disciplina e che può essere dimostrato in pochi istanti. Immaginate di ascoltare una conferenza di un chimico che ha trovato una nuova sostanza di sintesi, uguale alla plastica ma biodegradabile. Novità incredibile.

Immaginate adesso che arrivi un prof di sociologia che ha fatto uno studio sulla violenza degli stadi, per cui producono violenza in risposta ad una questione di smarrimento. Un ultrà risponde che non è assolutamente d’accordo, ma che andare allo stadio è un segno di appartenenza, andando allo stadio si dimostra l’identità collettiva.

Il punto è che non si può dire che non si è d’accordo con il chimico, mentre invece si può dire che non si è d’accordo con il sociologo, è sintomatico del fatto che il sapere sociologico è a rischio di cadere dentro al senso comune. Perché cade nel senso comune? Non c’è una distanza conoscitiva tra il soggetto che osserva e l’oggetto che è osservato.

Dato che noi tutti viviamo nella società e abbiamo a che fare costantemente con la società, in base a questa nostra esperienza (naturale) elaboriamo una forma di sapere che è appunto il senso comune. Il sociologo, anche lui vive dentro la realtà sociale ed elabora un pensiero che può rappresentare il senso comune.

C’è il rischio che la sociologia diventi una miniera di parole vuote, di senso comune. Haroldo Garfinkel: i sociologi sono parolai, la cattiva sociologia è un’accozzaglia di linguaggio oscuro e poco elegante.

Giulia Slaviero

C’è, quindi, la necessità di dotarsi di un punto prospettico sul sociale che sia diverso da quello del senso comune. Il sociologo si deve basare anche su criteri scientifici, sulla statistica etc.

La critica però domanda: La scientificità, l’elemento scientifico della tua affermazione dove sta? Nei concetti sociologici che hai impiegato o nella matematica o nella statistica che hai impiegato? Sta nella statistica e matematica che il sociologo ha applicato, non sta nel concetto sociologico.

Tutti hanno un’opinione ma le affermazioni che la sociologia produce affondano sul senso comune perché il sociologo vive nella società.

Oltre alla matematica un’altra strategia seguita dalla sociologia è quella dell’essere interessati all’esotico, ai mondi sociali di nicchia, a quelli non mainstream. La fascinazione sulla nicchia sociale si ha poiché questa nicchia sociale non è conosciuta dal senso comune.

Esempio: conduco interviste con migranti asiatici transessuali, faccio osservazione dentro uno stabilimento che macella vacche. Descrivendo un mondo sociale che non tutti conoscono dico qualcosa che il senso comune non conosce.

Studiando i mondi sociali di nicchia si è avvantaggiati perché non essendo distribuito in maniera massiccia, si ha un’idea abbastanza precisa.

Questo tipo di risoluzione in quale stagione culturale si inscrive?

Nella stagione culturale dell’antropologia. L’antropologo culturale è un ricercatore che va presso società esotiche (colonialismo). Esempio: Marcell Briol, risiede in un villaggio in Mali e ci sta 10 anni. Torna e scrive un libro sul sistema religioso praticato. Non sono argomenti di senso comune perché quelle società analizzate sono esotiche.

  • Che differenza c’è tra l’attività descrittiva di un sociologo e il resoconto che può fare un giornalista d’inchiesta? Nessuna differenza.

Nonostante la matematica e l’esotico, bisogna distanziarsi dal senso comune. Soprattutto la buona sociologia ci deve dire qualcosa che non sappiamo dell’ordinario, non dell’esotico.

Deve avere un effetto rivelatorio non su ciò che è nascosto ma su qualcosa che non sappiamo di quello che è conosciuto ed evidente a tutti. Deve grattare la superficie alle pratiche più ovvie e più scontate. La sociologia deve dirci qualcosa che non sappiamo dell’ovvio.

Erving Goffman: oggetto di studio prediletto è il saluto (buonasera, buongiorno). Erving Goffman adotta un punto di vista sulla realtà sociale che non coincide con quello di senso comune, ovvero riesce a smarcarsi da questo sapere rischioso di senso comune perché si colloca in una cornice osservativa diversa, di natura teorica.

Giulia Slaviero

Emile Durkheim

Emile Durkheim è stato il primo vero sociologo, a lui viene affidato il primo insegnamento che porta la dicitura “Sociologia” erogato dalla Sorbona. Durkheim fonda una rivista scientifica interamente dedicata alla disciplina, Sociology diretta anche da Pierre Bourdieu.

Se vogliamo fondare una disciplina riguardante la Sociologia non possiamo aggirare il problema dell’oggetto del sociale. Per quanto riguarda la sociologia, non si capisce bene quale sia l’oggetto specifico di questa disciplina, non si capisce quale sia il fuoco della sua analisi.

  • Cosa dobbiamo avere a disposizione per giudicare? Dei criteri di giudizio. Esempio: Viene richiamata una persona in fondo all’aula. Quest’ultima teme di fare una brutta figura.

Per D. il sociale coincide con il normativo, ciò che è sociale e ciò che impone una norma. L’idea di Durkheim è che quando vogliamo parlare di sociale in realtà stiamo parlando di una realtà normativa, che impone regole. Il sociale è ciò che esercita un’imposizione, o meglio, il sociale esercita una coercizione.

Quando Durkheim pensa alla società e al sociale pensa ad un elemento coercitivo, una forza che costringe. Perché?

Ciò che noi chiamiamo società non è altro che un insieme conoscibile di norme che sostanzialmente regolano e amministrano i più disparati campi della nostra esistenza. La società costituisce un edificio normativo da cui non usciamo mai.

Esempio: il galateo, una serie di regole che ci costringono. Harold Garfinkel faceva realizzare esperimenti di rottura normativa.

Andate in via XX settembre alla fermata del bus e mettetevi ad aspettare il bus attaccati ad un'altra persona. Cosa succede? Vi considera pazzo.

La moda, il linguaggio, il modo di parlare, il galateo: sono tutte realtà normative che regolano addirittura il corpo nello spazio. Come si sta a distanza da uno sconosciuto, quando si rompe quel velo ordinario, tenuto insieme da un registro normativo che fa resistenza e ci costringe ad agire come vogliono queste regole, ci si sconvolge.

Per D. il significato di sociale coincide punto a punto con l’esistenza di queste regole.

Fatti sociali

Il significato di sociale, coincide punto a punto, con l’esistenza di queste regole. Durkheim non parla di “società” in senso scientifico, e quando si riferisce in senso scientifico alla società usa il termine di “fatti sociali”.

“I fatti sociali sono modi di agire, modi di sentire, modi di pensare”.

  • Modi di agire: La società ci dice come dobbiamo comportarci, come ci dobbiamo vestire, come ci dobbiamo rivolgere agli estranei, cosa possiamo dire o non dire in un determinato contesto.
  • Modi di sentire: La società ci trasferisce dei criteri di gusto, estetici (moda, la cucina, la sensibilità estetica, l’arte, la musica).
  • Modi di pensare: la società ci impone dei criteri normativi di giudizio, di pensiero, addirittura ci impone dei criteri logici di rappresentazione del mondo.

Come sostiene Garfinkel, basta bussare alla porta della norma (sedendoci incredibilmente vicino in un posto vuoto a un estraneo) affinché il senso di realtà venga a crollare.

Giulia Slaviero

Altra caratteristica che hanno i fatti sociali, che Durkheim mette in evidenza nel testo “Le regole del metodo sociologico”, è che i fatti sociali li troviamo già pronti, non li abbiamo fatti. Abbiamo una vaga idea che ci sia stato un momento in cui queste cose sono state elaborate, tuttavia nessuno di noi ha percezione del contributo che può avere dato all’elaborazione di un fatto sociale.

Es. Il linguaggio, l’italiano è un sistema linguistico che trovate già pronto da interiorizzare, da apprendere. Anche le buone maniere sono un sistema di regole che trovate già pronto ma che vanno interiorizzate.

Perché i fatti sociali sono norme sociali che ci costringono? Perché non esiste fatto sociale o norma sociale senza che vi sia una sanzione annessa (avvertire di aver fatto una brutta figura). Per D. le sanzioni sono diffuse e pervasive, sono articolate e si accompagnano a tutto il normativo di cui il sociale è costituito.

Queste regole non sono il prodotto di un contratto, perché esistono al di fuori di noi e si impongono alla nostra coscienza. Questo è l’elemento coercitivo del sociale. Non c’è via di fuga. Il sociale impone.

Vale la pena fuggire?

No. Il sociale impone ma allo stesso tempo ci permette di “essere”. Se non ci fosse stato un processo educativo di interiorizzazione delle norme, non avreste dei criteri per giudicare un oggetto, non avreste dei criteri per stabilire un nesso causa-effetto.

In conclusione la società è sì una prigione ma che ti abilita, dato che quelle regole ti consentono di essere dei soggetti! Il sociale si presenta come una griglia regolativa, dalla quale non c’è via d’uscita. Uscendo da questa via regolativa smetteremmo di essere individui.

Lezione 2 - 5/10

Intro lezione precedente

Lo scienziato e l’uomo della strada vivono entrambi nell’ambiente sociale. L’uomo della strada dice delle cose sulla società e anche il sociologo dovrebbe farlo, ma le cose dette dal sociologo devono essere scientifiche.

Il sociologo deve emanciparsi dal senso comune e dotarsi di un punto di osservazione differente rispetto a quello del senso comune. L’uomo della strada non può dirsi non d’accordo con lo scienziato quando si parla di meccanica quantistica. Può invece dirsi non d’accordo con il sociologo quando questo propone una qualsivoglia teoria sociale.

La strategia d’uscita da questo problema non è data dal matematizzare gli asserti sociologici, né tantomeno è data dall’occuparsi dell’esotico. Garfinkel dice che non c’è alcuna differenza tra quello che dice il sociologo o un generico giornalista.

La soluzione si trova cercando di elaborare delle lenti osservative sulla società che siano diverse dal senso comune, che ci permettano di garantirci uno scarto tra quello che osserva il senso comune e quello che è effettivamente la società.

Emile Durkheim dice: Dobbiamo smettere di far coincidere la nostra idea di società con quella del senso comune; la società è fatta da un numero x di soggetti e il sociale è un elemento radicalmente distinto dall’individuo. Il sociale è qualcosa che esercita una coercizione sugli individui, agisce contro il soggetto.

Perciò Durkheim suggerisce una definizione dove il sociale coincide con il normativo, significa che impone dall'esterno una regola. L’individuo deve fare i conti con questa imposizione. Il sociale per Durkeim è fatto di “fatti sociali”.

Giulia Slaviero

Per Durkeim un soggetto che non ha interiorizzato le norme sociali non è soggetto. D. usa un’altra metafora: Dobbiamo pensare ai fatti sociali come fossero oggetti che fanno resistenza ai miei movimenti, dato che esistono nella loro materialità ed impongono una coercizione al mio libero movimento.

Va da sé che il normativo di D. non si esaurisce nel giuridico ma è molto più estensivo del concetto di legge. Il sociale si scontra quindi con tutte le visioni politiche e filosofiche che circolavano ai tempi di Durkheim, rompendo così il pensiero tipico della modernità.

La matrice illuminista cosa pensava del sociale?

Rousseau: tradizione di pensiero dei filosofi. Pensava che il sociale fosse il prodotto di un accordo. Le norme sociali non possono che essere prodotte dagli individui che si accordano su una regola che poi seguono costantemente. Per loro è centrale l’idea di contratto e razionalità.

Durkeim ci propone una narrazione completamente diversa. Il fatto sociale non è opera di un’elaborazione cosciente del soggetto ma esiste prima del soggetto e si impone al soggetto.

Come fa a rompere alla tradizione contrattualista?

Durkheim mostra una fallacia logica, un vizio logico argomentativo che è insito nella rappresentazione contrattualistica.

Durkheim non si chiede se le regole siano frutto di un contratto, ma si chiede se esistono nel contratto degli elementi che non sono contrattuali e di cui il contratto necessita per essere firmato.

  • Quali sono questi elementi? Il linguaggio è un elemento necessario che non è contrattuale. Il contratto, inoltre, per essere valido necessita di altre leggi che sono esterne. Prevede un desiderio, un’inclinazione morale a trovare l’accordo che non è però oggetto di contrattazione e viene prima del contratto.

Il contratto si inscrive dentro una cornice morale che lo precede e lo rende possibile. Il contratto, dice D., non è la causa della società ma è la conseguenza, è un prodotto della società. Il contratto è un effetto del sociale, non è la sorgente da cui il sociale sgorga. La spiegazione contrattualista commette l’errore logico di scambiare ciò che è un effetto per una causa.

Durkheim: due grandi compiti

Due grandi compiti di questa disciplina per Durkheim:

  • Da dove arrivano i fatti social dal momento che la spiegazione contrattualistica è sbagliata? Come si scopre l’origine dei fatti sociali?
  • Come cambiano le norme sociali? Qual è la logica che regola questa trasformazione?

La spiegazione di Durkheim

Il primo compito che D. dà a questa nuova disciplina è scoprire l’origine del normativo, il secondo è capire come cambiano le norme sociali.

Durkheim si tuffa in uno studio approfondito di quelle società che lui chiama “società semplici o società segmentarie/claniche”.

Come si scopre l’origine dei fatti sociali? Nel concreto Durkheim va ad analizzare com’erano formate le società più primitive. Perché? Perché è un evoluzionista ottocentesco e dunque dice che il sociale del presente è fatto della stessa sostanza di cui erano fatte le società più arcaiche. Quindi studiando le società più elementari è come se si avesse un’esemplificazione del sociale più semplice.

Giulia Slaviero

Come fa? Studia i libri di antropologia, di storici, di coloni, di missionari che avevano lavorato sul tema di quelli che un tempo si chiamavano “popoli di natura”. Studia le società di cacciatori e raccoglitori e osserva come sono strutturate. Distilla dai resoconti un modello generale di società segmentaria. Come sono fatte?

Sono fatte di gruppi molto piccoli, detti “clan”, che risiedono su territori che sono omogenei dal punto di vista fisico. Tutti i clan stanno dentro lo stesso territorio. Studia gli indiani d’America, le tribù africane e nota che hanno tutti la stessa struttura.

Questi gruppi non hanno scambi economici tra di loro, hanno soltanto scambi religiosi. Gli unici momenti di contatto dei clan avvengono in occasione di ritualità religiose (scambio di mogli o regali simbolici). Inoltre dentro ai clan, i compiti non sono differenziati. Non c’è una divisione precisa dei compiti.

Durkheim ci dice che ogni membro del clan sa svolgere tutte le funzioni necessarie alla sopravvivenza del gruppo. Tuttavia esiste una forma di divisione del lavoro molto embrionale perché segue questa struttura di differenziazione le direttrici del sesso e dell’età. Le donne si occupano del raccolto, gli uomini della caccia. I giovani si occupano delle necessità materiali e gli anziani pres

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gslaviero98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e psicologia dei consumi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Mori Luca.
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