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Sociologia (corso superiore): libertà immaginaria

Libertà immaginaria è un concetto che si è affacciato in Occidente, in particolare Europa, nel '900. Nasce dalla crisi degli anni '60-'70. Comprendere la forma sociale di fine secolo: globalizzazione, modernità liquida, fase neoliberista. È un modello sociale che in parte ancora esiste, anche se progressivamente sta andando in crisi.

Lo sguardo sociologico è un problema: elevarsi al di sopra della società e poi essere in grado di tornare nel proprio corpo. È la costruzione di un punto di vista sulla realtà sociale che non è quello dell’attore che sta nella realtà sociale. Si acquisiscono categorie che permettono di avere prospettive per leggere ciò che si vede dalla propria posizione.

Piccola storia della modernità

La sociologia è la scienza della libertà. Tutti i fondatori della sociologia ruotano intorno a una questione: qual è la relazione tra il soggetto nella sua autonomia e i vari livelli di organizzazione sociale. Simmel coglie in maniera adeguata questa tensione tra io e noi, tra soggetto e organizzazione sociale. In quanto occidentali siamo abituati al principio di non contraddizione: o l’individuo è autonomo o è determinato dalla società. Simmel dice che siamo perfettamente socializzati, cioè siamo un riflesso del mondo sociale in cui esistiamo, spiegati dal mondo sociale in cui viviamo. C’è una codeterminazione tra soggetto e organizzazione sociale, ma non significa l’annullamento della polarità.

Un libro di Norbert Elias chiamato La società degli individui sostiene che viviamo in una società individualista per cui pensiamo di essere molto liberi ma sociologicamente ogni volta il sociologo deve cercare di leggere come questa polarità viene riplasmata. Il libro parla di libertà: alla fine del XX secolo che fine fa la nostra libertà dal punto di vista sociologico?

Nelle prime pagine vengono introdotte delle categorie di Cornelius Castoriadis che, parlando degli elementi che strutturano la vita sociale, nomina due parole greche: Legein e Teukein. Sono processi che strutturano le nostre relazioni sociali in un modo dotato di senso. C’è il piano del linguaggio, parola, comunicazione e il piano di strumenti, tecnologia. Queste prospettive che nella realtà sono intrecciate tra di loro permettono di capire molto delle forme dell’organizzazione sociale.

Legein è un verbo di cui è più noto il sostantivo logos. Castorianis dice che la radice etimologica è nel verbo legare, cioè la capacità umana che passa attraverso il linguaggio ci permette di riorganizzare la nostra esperienza e di riportarla a dei significati condivisi su cui poi si fondano le diverse organizzazioni sociali come la famiglia, lo stato. Nella società contemporanea la questione dei significati si è radicalmente modificata rispetto a qualche generazione fa.

L’altra prospettiva ha a che fare con la capacità dell’essere umano di essere tecnico. La tecnica da teukein, da una parte potenzia la nostra capacità di azione ma al tempo stesso indebolisce alcune nostre capacità. Socrate non scriveva perché per lui il pensiero è alito di vita. La scrittura costringe il pensiero a una struttura. Platone scrive il dialogo, la forma più simile a quella viva. Dentro ogni dialogo lascia un buco logico che riprende nel dialogo successivo, per cui ha tradito Socrate cercando di non farlo completamente. I cambiamenti sociali sono connessi alle tecniche fin dall’inizio.

Secondo Castorianis bisogna guardare l’organizzazione sociale guardando come cambiano da un lato il linguaggio e dall’altro la tecnica. C’è la convinzione che l’interazione faccia a faccia sia il bene e la tecnica il male, invece le due dimensioni sono interconnesse. Siamo sempre sia esseri umani di parola sia esseri tecnici.

Capitalismo tecno-nichilista

Capitalismo tecno nichilista si riferisce alla società contemporanea. Significa che viviamo in una società in cui la mediazione tecnica è sempre più capillare e globale e non esiste più semplicemente una somma discreta di strumenti tecnici ma veri e propri sistemi tecnici. È nichilista perché la capacità del logos diventa sempre più problematica, c’è l’idea che non esista più la verità e che ognuno abbia il suo punto di vista.

Il termine tecno nichilista riguarda la tensione continua tra il polo dell’io e il polo della società. Questa tensione caratterizza la sociologia in quanto tale ma storicamente si trasforma. Il secondo aspetto riguarda la sociologia come scienza della libertà: la sociologia si interroga su cos’è la libertà, qual è la concezione di libertà che ci portiamo dietro come esseri umani e sociali. Infine, il terzo aspetto è il rapporto tra legein e teukein, ovvero la capacità di costruire significati attraverso la parola e la capacità di produrre e far funzionare le cose. Sono due tratti caratteristici dell’essere umano in quanto tale ma storicamente assumono delle configurazioni ben precise. Sono rappresentati anche come rapporto tra funzioni e significati.

Crisi e superamento del capitalismo societario

Due fasi storiche

La tesi di fondo di Libertà immaginaria è che negli ultimi 100 anni della storia occidentale abbiamo assistito a un passaggio dal capitalismo societario al capitalismo tecno-nichilista. Questo passaggio è segnato da una duplice crisi: culturale (maggio ’68) ed economica (saturazione dei mercati a livello nazionale, 1973). Il termine più in voga per gli ultimi decenni è globalizzazione. Ogni fase storica è sempre comprensibile alla luce delle crisi e delle mutazioni della fase precedente. I passaggi storici non sono mai netti ma tendenzialmente le fasi sono divise in periodi: il capitalismo societario dal secondo dopoguerra agli anni ’70, il capitalismo tecno-nichilista dagli anni ’70 ad oggi. Si è inaugurata una nuova fase a livello culturale, economico, politico, sociale.

Lo stato nazione

Nella fase storica del capitalismo societario si cerca di trovare un equilibrio tra libertà individuale e ordine sociale attraverso la cornice dello stato-nazione. Esso è una costruzione storica di lungo corso, sia a livello teorico (filosofia politica moderna) sia a livello militare, geografico, sociale (guerre per costruire lo stato nazionale). Ci furono secoli di pensiero e guerre per arrivare allo stato nazione. Con il secondo dopoguerra raggiunge per circa 20 anni una fase di stabilità e prosperità. La situazione esterna è stabile (no guerre) e quella interna è prospera (l’economia cresce, i consumi crescono…). Lo stato nazione ha il compito di costruire una prima forma di equilibrio tra individuo e società, tra libertà individuale e ordine sociale, tra io e noi. Questo ordine è duplice in quanto è sia istituzionale ma anche simbolico.

Gli individui sono chiamati ad essere cittadini, appartenenti ad un territorio circoscritto, soggiacenti a delle istituzioni specifiche e identificati all’ideale nazionale. Il punto di contatto tra io e noi è l’ideale di cittadinanza. L’obiettivo è far sì che gli individui si sentano cittadini e che appartengano a uno stato-nazionale. Lo stato-nazione moderno è, dunque, il contenitore territoriale, istituzionale e simbolico di questo nuovo equilibrio.

Il capitalismo societario

Il capitalismo societario vede la sua massima espansione tra la fine della seconda guerra mondiale (1945) e gli anni ’70 del novecento. Due elementi lo caratterizzano:

  • Un contesto di relazioni internazionali tendenzialmente stabile (guerra fredda)
  • La presenza di contenitori territoriali definiti e fondati sulla tendenziale coincidenza tra apparato politico-istituzionale e appartenenza nazionale (stati-nazione)
De-socializzazione e ri-socializzazione

L’individuo del capitalismo societario viene socializzato all’interno della cornice dello stato nazione. Questo deve organizzare istituzionalmente la vita degli individui e fornire loro dei significati collettivi rispetto ai quali identificarsi. Punta all’integrazione, al legame.

  • Integrazione sistemica (teukein): lo stato si dota di un apparato amministrativo razionale, universale e impersonale
  • Integrazione culturale (legein): la nazione fornisce un’identificazione simbolica collettiva

Lo scopo dello stato nazione è unire la capacità di governare la vita sociale e la capacità di dare significati alla vita sociale. Da una parte vuole aumentare il benessere, creando istituzioni che prima non esistevano o erano allo stato embrionale e renderle garanti del benessere. Dall’altra parte si vuole dare un senso alla vita dei cittadini, farli sentire parte di qualcosa. Ha l’obiettivo di integrare funzioni e significati.

Le istituzioni statali
  • Il welfare state: l’idea è che per far funzionare bene la società siano necessarie istituzioni che si facciano carico della vita dei cittadini. Lo slogan è prendersi cura dei cittadini “dalla culla alla tomba”. Si fa carico di una serie di aspetti come sanità, pensioni, ecc. È una missione universale. Ogni istituzione si occupa di uno specifico obiettivo e ha una specifica funzione (Parsons). In seguito, si assiste a un processo di deistituzionalizzazione
  • Il sistema produttivo fordista: un’altra grande istituzione è quella della fabbrica. Il capitalismo societario è capitalismo industriale. Le città erano circondate da grandi fabbriche che trainavano l’occupazione. Lo stato sosteneva questo tipo di produzione. Gli anni ’50-’60 sono gli anni del boom economico. La crescita della produzione traina la crescita dei consumi. C’è poca disoccupazione perché le fabbriche chiedono manodopera e le famiglie beneficiano di forme di consumo materiale e immateriale (es. vacanze).
L’appartenenza nazionale
  • La scuola pubblica obbligatoria e il suo doppio mandato: l’obiettivo era portare tutti a parlare e scrivere in italiano per creare un’appartenenza tecnico e culturale negli anni ’50-’60. Doveva istruire ma anche formare alle tradizioni, a tutto ciò che significava essere italiani. Aveva un mandato molto più esplicito dal punto di vista civico. Era fondamentale l’idea di creare buoni cittadini.
  • La televisione pubblica nazionale: trasmissione chiamata “non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta” (1960) in cui si insegnava a leggere e scrivere a chi non era andato a scuola. C’è l’idea anche di una televisione con un mandato simbolico e culturale. Non c’era ancora la televisione privata e commerciale, l’unico canale era la Rai.
Il rapporto individuo-società

Il capitalismo societario instaura un compromesso storico tra libertà individuale e ordine sociale. Questo compromesso funziona. Le istituzioni statali e i riferimenti simbolici nazionali forniscono una cornice attraverso cui far funzionare (teukein) e dare senso all’esistenza (legein). Integrazione sistemica e integrazione culturale tendono a coincidere. La cittadinanza è il punto di contatto tra l’individuo e l’ordine sociale in cui è inserito.

Punti di forza
  • Tentativo di coniugare libertà individuale e ordine sociale
  • Tentativo di far coincidere integrazione sistemica (istituzioni) e integrazione culturale (nazione) a milioni di individui per circa trent’anni
Svantaggi

Il potere delle sue istituzioni e dei suoi riferimenti culturali diventa sempre più pervasivo e oppressivo. La vita delle persone era molto più determinata a livello di scelte. Il lavoro era soprattutto in fabbrica, la famiglia era quella nucleare. La società dava dei ruoli ben precisi all’individuo affinché tutto potesse funzionare. Ognuno deve interiorizzare il proprio ruolo. Ci deve essere una coincidenza tra le necessità della società e le aspettative di ruolo. L’individuo liberato viene sacrificato in nome del funzionamento dell’ordine sociale e dell’omogeneità culturale.

In pratica: il capitalismo societario suscita progressivamente una domanda di libertà che non è in grado di soddisfare e che, di conseguenza, è costretto a ignorare o soffocare. La tensione tra libertà e ordine finirà per esplodere.

La crisi degli anni ‘70
  • Crisi culturale: nel maggio del ’68 esplodono le rivolte nel cuore delle società avanzate (Italia, Francia, Stati Uniti) ed è il sintomo di una generazione che non accetta più il compromesso. I protagonisti sono i figli della generazione del dopoguerra, che hanno trovato la situazione di benessere già consolidata e volevano portare a un livello superiore la loro domanda di libertà. Le loro sono rivendicazioni immateriali, di autenticità, espressività, creatività, immaginazione. È un movimento anti-istituzionale, anti autorità, in nome dell’io, della libertà individuale.
  • Crisi economica: la saturazione dei mercati. La produzione industriale aumenta fintanto che la capacità di consumo possa assorbire la capacità produttiva. Nel momento in cui la produzione è accompagnata dal consumo, per cui trova una domanda nel mercato nazionale, il capitalismo societario funziona. A un certo punto però i consumi rallentano (tutti gli italiani hanno la macchina, la tv, etc.), così rallenta anche la produzione e cala l’occupazione. Il boom economico quindi negli anni ’70 si interrompe e il capitalismo societario entra in crisi.

Il capitalismo tecno-nichilista è la risposta a questa duplice crisi. È la costruzione di un modello che promette sempre più libertà individuale e cerca di rispondere economicamente alla ristrettezza dei mercati nazionali con il processo di globalizzazione.

I media e lo spazio estetico deterritorializzato

Legein, teukein, pathos

Ci sono due modalità attraverso cui l’uomo conferisce significato e senso alle cose e agli eventi:

  • Legein: l’azione del pensiero e della parola che rimettono ordine nella caotica sequenza delle esperienze umane. Nella modernità, trasferimento dalla collettività all’individuo. In passato questa elaborazione di senso era condivisa da una collettività e questo permetteva alle persone di interpretare ciò che accadeva nelle esistenze individuali e nella vita sociale. Con la modernità si sposta a un piano individuale, cioè il singolo individuo ha il compito di elaborare quello che gli accade trovando dei significati e un senso. Ciò a causa del crescere dell’autonomia dell’individuo e della soggettività. Da una parte l’individuo è più libero; dall’altra il legein si indebolisce perché non si ha più quel serbatoio di senso che prima era della collettività ma il singolo deve costruire i significati da solo. Durkheim vedeva quindi il pericolo dell’anomia.
  • Teukein: significa saper fare, ma anche controllare, determinare l’ambiente circostante. Consente agli uomini di entrare in relazione con il mondo. Nella modernità viene sostenuto da apparati e infrastrutture tecniche in espansione. Si parla di sistema tecnici planetari fino a quando il rapporto con la tecnica si ribalta: non è più uno strumento nelle mani dell’umano ma è l’elemento tecnico che sfugge al controllo dell’umano. È talmente espanso che si fa fatica a capire la sua portata e a limitarne la portata.

Così, grazie al teukein, l’uomo contemporaneo accresce di continuo il proprio potere di azione, ma dispone sempre meno di narrazioni collettive di senso generate mediante il legein preferendo affidare al singolo essere umano, nell’intimo della propria coscienza, il compito di realizzare tale scopo. L’incapacità/impossibilità di esprimere qualsiasi valutazione collettiva sulla direzione da seguire spiana la strada al dispiegamento del teukein, che procede costruendo infrastrutture sempre più complesse ed estese, ben al di là della sfera di azione e comprensione individuali.

L’irruzione della dimensione emotiva e affettiva, relegata dalla modernità alla sfera dell’irrazionale, arriva nel momento in cui si indebolisce il legein ma lo fa in maniera irrazionale. La modernità ha identificato il pensiero con la mente (astratta) e la ragione con la razionalità, separando quanto più nettamente possibile la sfera cognitiva da quella emotiva. Il risultato è un vuoto di senso e di narrazioni di significato (collettive soprattutto) e una rivalutazione della sfera emotiva/affettiva, che però è relegata nell’irrazionale. Questi sono alcuni dei tratti che caratterizzano lo scenario su cui si andrà ad affermare il capitalismo tecno-nichilista. Per esempio, la politica cerca di mobilitare i sentimenti del popolo, non la dimensione del senso.

Legein indebolito e trasferito alla dimensione individuale, teukein in espansione e irrompere del pathos sono gli elementi su cui si basa il capitalismo tecno-nichilista.

Lo spazio estetico deterritorializzato

Il nuovo spazio in cui si collocano i riferimenti culturali e simbolici nel capitalismo tecno-nichilista si chiama spazio estetico deterritorializzato (o mediatizzato, spazio immateriale e virtuale).

  • Legein trasferito all’individuo
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angelicabruni32 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia (corso superiore) e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Magatti Mauro.
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