Sociologia
Socializzazione, status e ruolo: elementi fondanti della società. Rapporti individuo-società sono trattati dai sociologi a partire da Hobbes.
Socializzazione (regole del gioco) si scontra con la libertà individuale e quindi con le regole del sistema sociale. Queste regole cambiano nel tempo e a tramandarle sono le agenzie di socializzazione (famiglia, amici, lavoro, scuola) e per questo parliamo di “mutamento sociale”. L’individuo apprende le regole, in quanto ha un posto formale dentro il sistema sociale, che è in sistema organizzato di relazioni, che rimanda alle relazioni che ognuno ha rispetto all’altro.
Entriamo in relazione con l’altro rispetto alla nostra prima impressione, utilizzando determinate variabili la posizioniamo nella posizione che pensiamo possa occupare all’interno del nostro ordine sociale mentale. Nel relazionarci cerchiamo forme di sintonia per evitare il conflitto, partendo dunque con cautela.
Cerchiamo di capire (in base a caratteristiche visive apparenti) lo Status di quella persona, che è tradizionalmente la posizione geografica sociale che ereditiamo quando entriamo nel mondo sociale all’interno di una famiglia che ha la sua posizione (alta, media o bassa). Società: struttura piramidale in cui chi ha potere sta sopra e chi no sta sotto.
Status e mobilità sociale
Per comprendere lo status di qualcuno il sociologo cerca di scomporre il posizionamento di una persona prendendo in considerazione tutte le variabili che lo caratterizzano (reddito, livello di conoscenza, prestigio nei confronti degli altri, chi più anziano, uomo rispetto alla donna). Diverse variabili che non sono osservabili sul campo, ma che misurandole e mettendole insieme portano alla conoscenza dello Status di qualcuno.
Le cose sono cambiate, lo Status ascritto si confronta con uno Status acquisito nel corso della vita: mobilità sociale. Tutti hanno la possibilità dalle stelle alle stalle e dalle stalle alle stelle, pari opportunità. Riduce disuguaglianze non le differenze. Ciascuno di noi è diverso dall’altro e dobbiamo imparare a vivere in una società caratterizzata dalla diversità ed a scontrarsi con le difficoltà che ne emergono sfruttandone anche le opportunità.
Si tratta di riuscire a governare le differenze e dunque favorire la Mobilità sociale, diminuendo le disuguaglianze. A secondo poi della posizione di ognuno all’interno del sistema sociale (Status) cambiano le relazioni.
Ruolo, aspettative e conflitti
La società si basa anche sul Ruolo che è la situazione dinamica. La giacca che ognuno di noi indossa in base alla situazione in cui ci troviamo. Le aspettative di ruolo sono gli atteggiamenti che ciascuno sa di dover attenere in base al luogo e al ruolo sociale che occupano in quel momento.
“La vita è un palcoscenico” ciascuno di noi indossa una maschera, interpreta un ruolo. C’è una autodefinizione di ruolo (che ci diamo) ed un’eterodefinizione (che ci viene data).
Il ruolo è collaborativo, sta nella reciprocità della relazione e questo definisce l’agire concreto: si basa sulle proprie idee e su quelle degli altri. Le aspettative invece ci portano a svolgere il nostro ruolo in base a come pensiamo debba essere svolto e in base a come gli altri pensano debba essere svolto.
Ovviamente più persone indossano la stessa “giacchetta” per questo si arriva a conflitti di ruolo: ognuno può pensare in maniera differente come relazionarsi e come svolgere il proprio ruolo. I conflitti di ruolo è un tema che sta emergendo sempre di più perché ci troviamo in società sempre più complesse e tutti noi viviamo sempre più vite parallele, sempre più velocemente il mondo cambia. Noi contemporaneamente siamo più cose e apparteniamo a più reti, indossiamo più “giacchette”: diversi ruoli.
Il contratto sociale da Hobbes a Rousseau
Sin dal ‘500 gli uomini iniziano a chiedersi perché si sta insieme. Con Hobbes e poi Rousseau scopriamo che la società si basa sul “Contratto”, un patto tra uomini conveniente che permise di vivere insieme bene. Nasce così l’idea del vivere in società.
Con Hobbes siamo nel mondo delle prime scienze, si sovrappongono fisica e filosofia (ingegneria del pensiero). Pensiamo alla fisica allo studio de Il moto che è un continuo modificarsi di relazioni. La nostra relazione ha una dimensione dinamica, è una sorta di moto sociale, non facciamo altro che presentarci e riproporci all’altro, che continua rispetto ai nostri segnali a comprendere e conoscere meglio la nostra posizione sociale. Abbiamo messo in moto la nostra relazione.
Si tratta di un processo, che di natura è in movimento. Si parte studiando il moto dei corpi, che non è medesimo al moto sociale. Perché c’è un flusso emozionale e sentimentale, sperimentazione, conoscenza. Caratteristiche del moto specifici per alcuni attori del mondo individuale, cioè noi. Possiamo dunque riconnettere il processo sociale ai moti della fisica, ma aggiungendo queste caratteristiche e conseguenze più profonde che ci permettono poi di relazionarci agli altri.
Passiamo dai moti dei corpi della fisica, ai moti del processo sociale tramite cui l’uomo si organizza e relaziona con gli altri, sino ad arrivare al contratto sociale. Per Hobbes sono le regole del contratto a governare nella società e nelle relazioni tra gli uomini. Queste regole sono ad esempio la matematica, la geometria, ecc.
Secondo Hobbes, l’uomo deve necessariamente stare in relazione determinata con gli altri uomini, per evitare che facciamo la guerra. Perché non c’è abbastanza per tutti noi, nessuno ha più diritti di un altro (Stato di natura) ma la scarsità di beni genera conflitto. Per evitare ciò bisogna sancire un contratto sociale, che segua quello che deve essere un patto d’unione tra ognuno di noi.
Il contratto cerca di garantire l’equilibrio per poi arrivare ad un patto di soggezione, in cui ognuno cede una parte di ciò che ha per far sì che qualcuno abbia più degli altri e possa controllare tutti, fare ciò che è meglio per tutti. Ha più diritto perché detiene quelli da noi ceduti.
Patto d’unione → contratto sociale → patto di soggezione.
La figura del Leviatano è un esempio del patto di soggezione. Si tratta di un sovrano con in mano il potere sia temporale sia spirituale in mano, il cui corpo è composto da tanti piccoli omuncoli. Si tratta di una prima lettura antropomorfa della società. Cioè la società è vista come un super corpo ed il corpo umano è visto come la prima organizzazione biologica che funziona. Per questo si parla di corpo sociale.
Nel corpo il cuore è il fulcro del corpo umano, nel corpo sociale è quel sistema che permette la vita alla società distribuendo i beni essenziali per vivere.
Rousseau, ineguaglianza e delega
Nel XVIII secolo, quasi 200 anni dopo Hobbes, Rousseau inizia a lavorare sul contratto. Parte dall’idea di ineguaglianza, gli uomini dovrebbero tutti essere uguali. Rispetto ad Hobbes (teoria del conflitto), Rousseau, teoria del consenso, pensa che gli uomini siano bravi. Questo amore verso gli uomini diventa poi amor proprio per Rousseau, non è più amore per l’autoconservazione, cioè l’amore per sé stessi e per ciò di cui si dispone. Si tratta di amore che nasce dal confronto tra qualcosa che gli altri hanno e io non ho e genera orgoglio e avarizia.
Secondo Rousseau il contratto sociale è stato inventato dai ricchi per sancire ciò che è loro e ciò che è degli altri, per favorire la proprietà privata. Secondo Rousseau, bisogna trovare un equilibrio tra il disporre dei propri beni ma allo stesso tempo restare tutti liberi. Qui si attua una delega. Contratto e delega nei confronti del governo, con l’autorità che resta nel popolo (soggetto collettivo) non nelle persone (Soggetto individuale) e non si delega al sovrano (Soggetto individuale) ma al governo (soggetto collettivo).
Sovranità sta nel popolo che la trasferisce al governo. Governo rappresentato da commissari del popolo. Il processo durerà circa 250 anni, prima di entrare nell’attuazione di quello che Rousseau voleva descriverci.
Contratto tra individui, in funzione dello stare bene, presuppone una rinuncia di qualcosa, presuppone una delega a qualcun altro. Dal ‘500-‘600 in poi Teorie del conflitto e del consenso iniziano a confrontarsi rispetto a idealità dell’uomo: arriviamo a Saint-Simon e Comte.
Conoscenza, positivismo e Comte
Ci poniamo il problema della conoscenza, su cui si basa il ‘700! Perché si rende conto che la conoscenza lo distingue dagli altri. Nasce L’Enciclopedia: albero di conoscenza del tutto il sapere.
Saint-Simon inizia ad occuparsi di questo con il suo allievo-segretario Comte, erede dell’Illuminismo, inizia a sottolineare l’utilità funzionale della conoscenza a livello sociale. Rousseau critica il periodo Napoleonico perché comprende che manca una dimensione positiva della conoscenza, sganciandosi dalla realtà si perde questa dimensione e si perde l’utilità della stessa conoscenza a livello sociale.
Razionalità e positività sono ciò che porta il bene ai cittadini: su questo si fonda l’utilità sociale → la dimensione positiva come utilità sociale originata da una distribuzione di conoscenza in un sistema formativo nazionale erogato a tutti i cittadini per costruire le professioni. Questo è il mandato di Rousseau, ciò che riempie Comte!
Questo processo viene mandato da Rousseau e riempito da Comte. Il gh di Comte studia la società. Saint Simon fonda il positivismo, ripreso sempre da Comte che lo riorganizza e durerà per decenni, punto di riferimento della ricerca scientifica.
I tre stadi della conoscenza
Comte dice che la conoscenza passa da tre stadi:
- Primo di tipo teologico che corrisponde alla nostra infanzia, quando tutte le cause e le ragioni rimandano a dimensioni religiose e difatti la causa di tutto viene riportato ad una sua dimensione sopraterrena;
- Successivo stadio metafisico corrisponde all’adolescenza: la causa non è identificata con gli dei ma entrano in gioco serie di forze astratte ma indipendenti che si sovrappongono: le ragioni di tutto sono delle forze che compongono il reale contro cui sbattiamo. Queste forze sono generate dalla natura, non da divinità superiori;
- Stadio positivo corrisponde alla virilità: scopriamo le leggi effettive dei singoli fenomeni, studiando le cause e le ragioni delle singole cose.
Secondo Comte dobbiamo occuparci di qualcosa che sia conoscibile che è positivo, è reale ed è utile. È certo, è preciso ed è costruttivo, perché l’uomo positivo ha una sua dimensione costruttiva che gli viene data dalla sua forza di ancorare la sua resistenza alla realtà perché sia utile agli altri.
Qui nasce la grande visione del positivismo, che porta Comte ad affermare che la sociologia è la scienza positiva per eccellenza. In questo modo riusciamo a capire chi siamo, dove siamo. Lo studio positivo della conoscenza può essere utilizzato anche per la società: approccio di studio statico e dinamico.
Lo studio statico della società è quello per cui in un certo momento le società stanno insieme, perché condivide tra i suoi membri un principio d’ordine. La dimensione statica della società viene associata ad un principio di ordine, di equilibrio, di uniformità, di stabilità. La dinamica: come cambiano le società?
Spesso parliamo di progresso sociale, meno oggettivo che mutamento sociale dove manca una coordinata del cambiamento. Il progresso sociale rappresenta un cambiamento positivo, lettura positivista. Studiare mutamento in termini di progresso, chiedersi qual è il cambiamento che caratterizza la società, per connettere tra di loro lo stato delle cose di prima e dopo c’è bisogno di leggi.
Sta qua la differenza tra statica e dinamica. La legge connette punti diversi nel tempo, riconducibili nella statica. Dunque, queste due dimensioni statica e dinamica sono connesse tra di loro tramite la legge. A questo punto possiamo studiarne il cambiamento.
Dalla fisica sociale a Durkheim
Siamo passati dal ‘600 al ‘700 con Hobbes e Rousseau, parlato del “Contratto”, arrivati alla sociologia che nasce in termini con Comte è la scienza positiva della società (si fonda nel positivismo): la conoscenza si offre agli uomini perché questi stringano patti sociali tra di loro per ottimizzare le relazioni di governo tra di loro e avere un futuro migliore.
Entrano nel ‘700 altri concetti come per esempio quello di processo, utilità verso un fine comune e condiviso, verso un miglioramento dello stato delle cose. Concetti che porteranno al tema del “Mutamento” → Comte ci ricorda che esiste una fisica sociale (perché ancorati al positivismo) statica e dinamica. Durkheim ci dirà che le scienze sociali usano il metodo delle scienze naturali, risponde questo punto al positivismo.
Spencer e il corpo sociale
Con Spencer vediamo come esiste una continuità evidente tra le varie scienze tipica della matrice positivista in cui si sta vivendo, del momento culturale in cui le scienze sono fortemente unite tra di loro. Un periodo positivo anche a livello scientifico.
Sono segni che rivediamo nell’usanza della sociologia delle origini di chiamare la società Corpo sociale, quindi assimilare la società ad un corpo biologico. Chiedersi come la società, come un corpo umano, sia in grado di differenziarsi al suo interno con diversi organi pronti a rispondere a certi bisogni. Quali sono i corpi sociali che fanno in modo che si tenga un certo equilibrio all’interno della società, diversi sono le funzioni per i vari organi. È questo ciò che studierà e tratterà Spencer.
Durkheim e la fondazione della sociologia
Qui si inserisce la sociologia di Durkheim (1858).
Il suo libro fondamentale è la sua tesi di dottorato, da cui diffonde e fonda la sociologia secondo uno spirito positivista di affermare un metodo che sia scientifico. Durkheim fonda la sociologia secondo lo spirito positivista di trovare un metodo scientificamente valido per affermare l’autonomia di una disciplina. Questa ha un oggetto di studio unico e condivide con le altre discipline un metodo che rimanda ai criteri della scienza. Così fonda la sociologia!
Olismo e strutturalismo
“Olismo” Caratteristiche della sociologia: Parliamo di (riferimento è uno) e “Strutturalismo” parliamo di (riferimento alla struttura rappresentata dalla società). Sottolineiamo queste due caratteristiche, per precisare che con Weber avremo una visione contrapposta: se per Durkheim l’oggetto di studio è il fatto sociale → fenomeno che appartiene al collettivo: Durkheim studia il gruppo sociale e i suoi fenomeni, non i singoli individui (se scende nel micro studia una categoria sociale); Weber metterà al centro l’individuo che crea relazione con gli altri e studierà ciò che potrà l’individuo contribuire alla società nella quale vive.
Contrapposizione di Durkheim con una sociologia individualista, dell’azione. Micro di Weber contro macro di Durkheim. Appare comunque chiaro che per entrambi la società implica il cittadino e viceversa. Il problema è chi è nato prima? Durkheim insiste sul fatto che la relazione cittadino-società è in capo alla società; Weber penserà che la società è il risultato delle azioni dell’individuo.
Durkheim studia le strutture, i sistemi, il gruppo; studia i fenomeni sociali Fatti sociali → sono fenomeni sociali con particolari caratteristiche che fanno riferimento a definiti codici sociali che fanno parte di un preciso periodo storico. Questa è la sociologia Olista dei Sistemi: strutture organizzate complesse → il sistema è più della somma delle parti.
Se pensiamo il corpo umano non è solo la somma delle parti, la società ha caratteri propri simili a quelli degli organismi. Certo i sistemi della società hanno funzioni profondamente diverse. La biologia studierà che il corpo umano è un sistema complesso, la chimica studierà che è un sistema complesso la sostanza, la sociologia studierà che è un sistema complesso la Società: tutti hanno caratteristiche che li rendono molto simili tra di loro. Parsons svilupperà questo aspetto di Durkheim.
Questo approccio olista di Durkheim di portare tutto ad una medesima unità concettuale durerà sino al 1960-70.
Individuo, socializzazione e coscienza collettiva
Durkheim pensa che l’individuo non è primo, non esiste tema della personalità → prende caratteristiche da quelle del gruppo in cui individui sono inseriti, individuo è incrocio di una serie di forze che hanno insistito su di lui e lo hanno plasmato → processo di Socializzazione → Vale per tutti i sociologi!
Gli uomini di Durkheim sono soggetti ultrasocializzati, entra a quel punto il sistema dentro di noi che ci convince che le nostre scelte siano libere; invece, è il sistema ad illuderci di ciò, a farci pensare che le scelte vengano dalla nostra coscienza quando invece è il sistema a impiantarci quei pensieri e quelle scelte → Coscienza collettiva → insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società.
L’individuo non dispone di una coscienza, mentre la società ha una sua coscienza, collettiva → quella che orienta il processo di socializzazione, è data ed orienta il processo di socializzazione che fa sì che ci vengano insegnate le stesse regole del gioco; si tratta di un motore che orienta gli obiettivi di questo gioco, perché contiene le credenze che noi condividiamo, null
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