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Società e comunicazioni di massa

Società di massa: una possibile definizione

<<società in cui le istituzioni relative ai diversi sottosistemi sociali (economico, politico-amministrativo, del diritto, dell’educazione, della comunicazione sociale, etc.) sono organizzate in modo tale da trattare con vasti insiemi di persone considerate come unità indifferenziate di un aggregato o “massa”>> [Gili 1990]

Gli individui non appartengono più integralmente a un certo segmento o status sociale, ma dispongono dell’accesso ai diversi sistemi differenziati, anche solo per funzioni specifiche di volta in volta rilevanti nella loro vita.

Tra l’Ottocento e il Novecento si verificano alcuni tra i cambiamenti più straordinari e affascinanti per la cultura occidentale, che porteranno a quella che viene definita <<società moderna>>. Già a metà Settecento è possibile scorgere i primi fenomeni che porteranno a questo mutamento, fenomeni che sono identificabili con gli effetti della Rivoluzione Industriale.

Cambiamenti epocali: dall'industria alla comunicazione

1780 e 1789 sono due date fondamentali che segnano una svolta epocale.

  • 1780 → James Watt utilizza l’energia della macchina a vapore nell’industria tessile, (cambiamento epocale) → porterà alla nascita della fabbrica.
  • 1789 → Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, (spinta sociale) → diritto alla proprietà privata (fondamentale).

La fabbrica sarà molto importante, separazione tra spazi della casa e del lavoro. → parcellizzazione del lavoro (catena di montaggio, ognuno il suo lavoro), alienazione → nascita del tempo libero, il tempo del lavoro e il tempo libero dal lavoro, su questo concetto si fonderà la società dei consumi.

Nasce il concetto del consumo → pubblicità, vetrine, grandi magazzini e insieme, le prime forme di comunicazione di massa. Dare alle masse una forma di divertimento popolare (teatri di luci e ombre, antenato del cinema). Dare una letteratura a loro adeguata, veloce, di consumo (romanzi popolari Edgar Allan Poe padre del genere giallo e horror). La distinzione tra arte e merce diventa labile.

Urbanizzazione → nascita delle grandi metropoli, la fabbrica aveva bisogno di tanta gente.

Rivoluzione dei trasporti

Un’altra rivoluzione importante è quella dei trasporti, erano necessari dei mezzi di trasporto adeguati per collegare le città.

  • 1819 → Robert Fulton inventa il battello a vapore.
  • 1829 → George Stephenson progetta la locomotiva.

Avvento della modernità:

  • Emerge il “sistema fabbrica”.
  • La popolazione si concentra dagli ambienti rurali alle città, nascita delle metropoli.
  • Cresce l'urbanizzazione.

Cinema → l'arte della fabbrica nasce nel 1895 (treno fratelli Lumière).

Prime teorie sulla società di massa

Claude-Henri Saint Simon: società organica e fisiologia sociale (paragonabile ad un organismo): studio della società e delle sue parti differenziate, se un elemento dovesse mutare si avrebbe uno squilibrio nell’organismo.

Auguste Comte: padre della sociologia “come scienza della società” articolata in statica (ordine sociale) dinamica (progresso e mutamento). Il primo a denunciare la specializzazione dei lavoratori, la specializzazione separava le persone, causa distanza e incomunicabilità tra gli individui → il fondamento delle prime teorie della comunicazione di massa.

Ferdinand Tönnies: Gemeinschaft & Gesellschaft

Emile Durkheim: solidarietà meccanica (omogeneità tra individui) e solidarietà organica (eterogeneità tra individui): divisione del lavoro, relazione frammentata e anomia (conflitto tra i miei valori e i valori della società).

Anomia e alienazione secondo Marx

Anomia → Situazione in cui vivo un conflitto fra quelle che sono le mie aspettative e i valori della società nel suo complesso. Quando non riesco a trovare nella società in cui vivo i valori in cui io credo. È una delle cause della devianza (Joker, no-vax).

Marx chiama l’anomia alienazione, per lui è il frutto di un ordine sociale, quello capitalistico, trasforma le persone in macchine.

Le conseguenze della nuova società di massa

  • Gli individui vivono in una condizione di isolamento.
  • Gli individui sperimentano relazioni basate sull’impersonalità (burocrazia, per esempio).
  • Gli individui sono liberi da pressioni sociali vincolanti al punto da rischiare di vivere situazioni di anomia.

L’anomia della classe operaia sarebbe diventata l’anomia di classe, quindi tutti hanno un pensiero comune che qualcosa va contro i loro ideali. L’individuo massa è eterodiretto quindi guidato da spinte esterne. La società di massa faceva emergere un problema di socialità degli individui, l’individuo viveva la condizione di isolamento ed era più facilmente manipolabile.

La nascita della massa

  • Folle metropolitane.
  • Pubblico di massa.
  • Masse operaie.
  • Masse politiche.

Verso gli anni ‘30 → Strumenti di propaganda di massa (totalitarismi) → radio, cinema.

La psicologia delle folle (Le Bon)

“Nella folla la personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee si orientano lungo una sola direzione, formando così una sorta di anima collettiva” Gustave Le Bon 1895. Nella folla si perdono le caratteristiche umane e ci si abbandona agli istinti, si viene eterodiretti (forze esterne).

“Il dominio attuale delle masse e le loro barbarie sono la causa più immediata della decadenza morale dell’Europa” Ortega y Gasset 1930. La massa è “qualcosa di negativo”, ci fa perdere la capacità di essere individui.

Le analisi sulla massa

  • Gustave Le Bon, masse come manipolabili e sottomesse.
  • Gli elitisti (Mosca, Pareto, Michels), minoranza organizzata contro maggioranza disorganizzata.
  • Ortega y Gasset, l’uomo massa è irrazionale e competente.
  • George Simmel, la massa è dominata da una sola idea che cerca di perseguire nel modo più semplice possibile.
  • Herbert Blumer, aggregato di individui anonimi privi di interazione fra loro.

I postulati della teoria della società di massa

  • Nella società contemporanea si è verificata la scomparsa dei gruppi primari.
  • Gli individui sono isolati.
  • Gli individui annullano l’esaltazione dei tratti personali per lasciare spazio a quelli impersonali della massa.
  • Il pubblico delle comunicazioni di massa è un pubblico atomizzato.
  • I mezzi di comunicazione di massa sono onnipotenti e consentono a chi li controlla di manipolare gli individui.

“Le masse non hanno mai conosciuto la sete della verità. Hanno bisogno di illusioni e a queste non possono rinunciare. L’irreale ha costantemente in esse la precedenza sul reale, soggiacciono all’influsso di ciò che non è vero quasi altrettanto che a quello di ciò che è vero. Hanno l’evidente tendenza a non fare alcuna distinzione tra i due.” Freud, 1921.

Parlare ai sentimenti e non alla razionalità. Le masse non hanno interesse della verità perché sono guidate dall’irrazionalità, dalla propria opinione.

La comunicazione da unidirezionale (radio) diventa bidirezionale (internet), i problemi sono chi direziona la ricerca e la capacità di ricerca del singolo. I media ci manipolano? Negli anni ‘30 la risposta fu sì.

La mass communication research

La Mass Communication Research è stata la prima corrente di studi che si è occupata di analizzare gli effetti prodotti dalla comunicazione sui destinatari di messaggi mediali. Nasce con la pubblicazione negli Stati Uniti, nel 1927, del libro di Harold D. Lasswell, Propaganda Technique in the World War, che affrontava in maniera scientifica la vicenda della prima guerra mondiale dal punto di vista degli effetti dei media.

Le quattro fasi della communication research

  • Prima fase (anni Trenta): Si afferma l’idea dei powerful media: viene elaborata la cosiddetta teoria ipodermica che suppone una diretta correlazione tra il messaggio veicolato dai media e i comportamenti passivamente adottati dal pubblico (colpito appunto da un proiettile o da un ago ipodermico) teoria → credenza. Teoria non verificata, idea.
  • Seconda fase (Quaranta ai Sessanta): Si ha l’epoca degli effetti limitati nella quale le persone sono considerate attive e dotate di strumenti che consentono di compensare, attraverso i rapporti sociali, il potere dell’informazione: le principali teorie di questo periodo vengono definite teorie dell’influenza selettiva.
  • Terza fase (fine degli anni Sessanta): Si ha un ritorno ai powerful media ed una nuova attenzione all’influenza negoziata dei media. In questa fase, si analizzano il ruolo e le caratteristiche delle rappresentazioni veicolate dai media nella costruzione della realtà sociale. Le principali teorie di questo periodo vengono definite teorie degli effetti a lungo termine.
  • Quarta fase (fine degli anni Settanta): Si ha l’affermazione del paradigma dell’active audience che coincide con la svolta etnografica della corrente di studi dei Cultural Studies. Non si studia l’effetto dei media sulle persone ma ciò che le persone fanno con i media, non il testo ma il contesto.

La manipolabilità è direttamente proporzionale all’ignoranza.

La teoria ipodermica

La teoria non ha un autore, era un modo in cui era concepita la comunicazione in quegli anni. Similitudine con l’ago ipodermico. Il principio è metaforico, la comunicazione è come un ago che ti colpisce e ti fa cambiare parere.

La teoria deriva dagli studi di psicologia e comportamentismo che erano stati fatti in quegli anni. Viene chiamata anche Bullet Theory. Comportamentismo.

Ogni atto individuale viene inteso come un comportamento assimilato ad una reazione complessa alle sollecitazioni provenienti dall’ambiente; tale reazione può essere scomposta in risposte semplici (r) ciascuna associata a stimoli semplici (s) in una relazione causale di tipo lineare. Esempio: esperimento del cane di Pavlov sui riflessi condizionati.

Affinché si affermi, qualsiasi teoria ha bisogno di un contesto sociale che permetta alla teoria di diffondersi. Una teoria del genere era ritenuta valida a quel tempo perché si temeva l’avanzata delle masse facilmente manipolabili che avrebbe portato a fenomeni di estrema anomia che avrebbe portato alla guerra (spoiler: è successo). Vi erano preoccupazioni circa il potere manipolatorio dei media e visione del rapporto tra individui e mezzi di comunicazione di massa determinato interamente da questi ultimi.

I postulati della teoria ipodermica

  • Il pubblico è una massa indifferenziata, all’interno della quale si trovano individui in una condizione di isolamento fisico, sociale e culturale.
  • I messaggi veicolati dai media sono potenti fattori di persuasione, in grado di introdursi all’interno degli individui con le stesse modalità di un ago ipodermico.
  • Gli individui sono indifesi di fronte al potere dei mezzi di comunicazione di massa.
  • I messaggi veicolati sono ricevuti da tutti i membri nello stesso modo.

Se vogliamo capire il controllo dei media, non possiamo prescindere dal modo in cui le persone fanno propri questi messaggi. Ci deve essere uno spazio presente che ti possa permettere di resistere all’influenza dei media → come le persone si appropriano e rispondono ai media.

I primi filosofi a parlare della società erano dell’alta borghesia che provava comunque schifo per la massa, la riteneva ignorante.

I limiti della teoria ipodermica

  • Individui collocati in una sorta di vuoto sociale, soli, esposti agli stimoli esercitati dai media.
  • In questo vuoto, i messaggi dei media colpiscono come un "proiettile magico” gli individui ad essi esposti.
  • Semplificazione del rapporto comunicativo, ridotto a mero automatismo, come la somministrazione di uno stimolo al cane di Pavlov.
  • Nessuna traccia di una qualche forma di potere ascrivibile ai destinatari, ridotti a comparse sulla scena organizzata e gestita dalle istituzioni mediali.
  • Negazione di qualsiasi azione interpretativa dei messaggi ricevuti.

Il modello matematico di Shannon e Weaver - 1949

Un modello che spiega come funziona il passaggio dell’informazione al destinatario. Fattori del modello:

  • Fonte/emittente: colui che diffonde il messaggio.
  • Trasmittente: il messaggio ne ha bisogno per diffondersi (radio), deve essere codificato per essere trasmesso, trasformato in un segnale.
  • Canale: il messaggio viene trasmesso attraverso il canale (rete internet).
  • Ricevente.
  • Destinatario dell’informazione.

Questo modello si limitava come semplice trasmissione di informazioni. La comunicazione però non è semplicemente una trasmissione di informazioni.

Il modello di Lasswell

Modello molto semplicistico. Offre le principali applicazioni degli studi sulla comunicazione, come ci si deve approcciare allo studio della comunicazione. La prima sistematizzazione dei dati di ricerca e riflessioni teoriche sulla comunicazione.

I Payne Fund Studies

  • Progetto di ricerca mirato a studiare gli effetti del cinema sulle giovani generazioni.
  • Nascono negli USA grazie a due condizioni:
    • Sviluppo dei metodi di ricerca empirica.
    • Incredibile successo del cinema (40 milioni di biglietti venduti).
  • 13 ricerche dal 1929 al 1932.
  • 10 generi: crimine, sesso, amore, mistero, guerra, infanzia, storia, avventura, commedia e questioni sociali.
  • Ben il 75% dell’offerta era compreso nei generi: crimine, sesso, amore.

Uno dei primi studi mirati a eliminare la teoria ipodermica, un complesso di 13 ricerche (1929 - 1932) che devono studiare gli effetti del cinema (1895) sulle giovani generazioni (non tv). Il cinema era un servizio a basso costo che tutti si potevano permettere.

L'Urbanizzazione aveva portato un sacco di gente in città che consumava prodotti di ogni tipo. Il cinema riesce ad essere alla portata di tutti. Le storie raccontate però spesso erano tutt’altro che edificanti e nacque la paura che certe vicende riprovevoli potessero avere una cattiva influenza sui giovani (es. consumo di alcool e tabacco proibiti nel paese). Si cominciano a sviluppare i metodi di ricerca (es. focus group) → interviste di gruppo.

Due filoni di ricerca

Sugli atteggiamenti degli individui (quantitativa):

  • Peterson e Thurstone misurarono l’orientamento nei confronti di alcuni gruppi etnici, pena di morte, etc.
  • I risultati dimostrarono che l’esposizione ripetuta mostrava un effettivo cambiamento di atteggiamento.
  • Questo tipo di ricerca ha tantissimi limiti, perché ricerca di laboratorio, ma comunque era un primo passo verso uno studio di comunicazione più complesso.

Sul comportamento quotidiano (qualitativa):

  • Misurarono l’influenza sui giochi, stili di vita, proiezioni e fantasie.
  • I risultati dimostrarono il cinema non si limitava a influenzare il comportamento degli individui, ma proponeva modelli cui ispirarsi.

Secondo studio, pietra miliare, condotto da Herbert Blumer nel 1933. Per studiare come i bambini si comportano attraverso il cinema. Attraverso questionari e interviste. L'obiettivo era capire se vedere un film proponeva dei modelli a cui ispirarsi, quindi un cambiamento più profondo nella persona. La comunicazione non ci fa cambiare solamente idea ma ci propone anche dei modelli da seguire. Il cinema influenza i bambini quando propone dei soggetti nei quali identificarsi.

Payne Fund Studies: i meriti

  • Anticipano il riconoscimento della capacità dei media di fornire gli elementi con i quali pervenire alla costruzione della realtà: “le immagini dei film propongono stili di vita estranei a molti individui e, conseguentemente, modellano la loro concezione di tali modelli di vita” (Blumer 1933).
  • Introducono, con molti decenni di anticipo, un esplicito riferimento alla capacità modellizzante esercitata dai media.

Le teorie degli effetti limitati dei media

I primi studi volti a scongiurare la teoria ipodermica iniziano le 1948, si inizierà a studiare il modo in cui certi tipi di comunicazione su certi temi avessero un’influenza su un certo tipo di pubblico, le campagne.

Oggetti di studio privilegiato divennero le “campagne”, volte a conseguire specifici obiettivi - “influenzare gli elettori, vendere sapone, ridurre pregiudizi”.

Concentrazione su un unico tipo di effetto: il cambiamento di opinioni e atteggiamenti nel periodo immediatamente successivo all’esposizione al messaggio.

Esigenze “commerciali” ottenere dati circa l’efficacia di campagne pubblicitarie. Esigenze di “ricerca” descrivere e misurare gli effetti dell'esposizione ai messaggi mediali sugli individui.

La scoperta delle variabili intervenienti

  • Il concetto di variabili intervenienti viene coniato da Elihu Katz e Paul Lazarsfeld nel 1955.
  • Nasceva dalla necessità di introdurre fattori di mediazione tra i messaggi mediali e i membri dell’audience.
  • Le variabili intervenienti “contribuiscono, in certe condizioni, a facilitare il flusso delle comunicazioni tra media e masse e, in altre condizioni, a bloccare il flusso delle comunicazioni. In questo senso, le definiamo “intervenienti”.

Nel 1938 un famoso regista (Orson Welles, quarto potere) alla vigilia di halloween dalla CBS emittente più famosa (radio), portò ai microfoni la trasposizione di un romanzo (La guerra dei mondi) come se fosse una cronaca reale.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LucaPerri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Farci Manolo.
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