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Sociologia – Contini – 8 CFU - orale

Lezione 1 24/10/2023

Sociologia dell’educazione dimensione della sociologia nella dimensione culturale, comprende il termine educazione e quindi mette in correlazione diversi ambiti, cioè la connessione, correlazione complessa tra società, cultura e educazione.

Digitalizzazione → rivoluzione, bisogna vedere come adattarla e quali sono i bisogni formativi delle nuove generazioni.

Diversità si declina in differenti dimensioni → culturale, religiosa, linguistica, culturale, legata alla potenzialità d’azione, di genere e anche i bisogni educativi speciali. È un concetto nuovo nella sociologia (diversità).

Educazione-società → rapporto interpretato dalle scuole sociologiche in diverso modo. In questo rapporto si individua anche il rapporto tra individuo, società e cultura. Perché nei diversi rapporti in mezzo c’è sempre l’individuo.

La diversità porta con sé il concetto di uguaglianza e uno degli obiettivi della scuola è quello di lavorare su di esse per ridurle e offrire pari opportunità formative a tutti.

Testi

  • Besozzi – società, cultura ed educazione 2017 (solo alcuni paragrafi → 2.3, 4.1, 5.1, 5.2, 5.3, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 8.2)
  • Contini – il paradigma interculturale
  • Bussu – il peer monitoring universitario → intro, cap. 1-2 e conclusione

Lezioni costruite seguendo i testi.

Cultura della diversità e educazione

  • Rilevanza della questione della diversità nel settore educazione
  • Diversità, società, scuola
  • Modelli e pratiche di gestione della diversità
  • Educazione interculturale: teoria e prassi

La domanda centrale nel contesto attuale è come vivere nella diversità, prima era come vivere con la diversità e adesso ha subito uno slittamento di carattere, un cambiamento concettuale: prima si pone la domanda e poi si va alla ricerca delle risposte (problem solving) ponendo la domanda come vivere con la diversità → come vivere con gli altri che sono diversi e quindi va a significare che gli altri sono una minoranza e quindi vado ad elaborare una attraverso una radicalizzazione della differenza tra noi e loro, è quindi una domanda indagata nel contesto attuale.

Nella non va a sottolineare la minoranza ma che la diversità è la norma, siamo tutti diversi e come vivere in questo contesto, è una questione di problem setting più che solving (come si pone la domanda). La diversità è il portato della società attuale, non di una minoranza in un gruppo. La società sta cambiando rapidamente e in maniera profonda perché c’è stata una crisi pandemica che ha portato al cambiamento degli stili di vita e ha una ricaduta sugli stili didattici, vi è un processo di globalizzazione ormai da alcuni decenni portata avanti da gruppi economici, è definita dal basso e rientra nell’ambito dei processi migratori internazionali (è il portato di gruppi che si spostano attraverso le frontiere che sono sempre più fluide, permeabili nonostante l’irrigidimento delle politiche di entrata e sempre più la società diventa liquida Baumann).

Stanno profondamente cambiando i processi di comunicazione e trasferimento delle informazioni ed è tutto legato alla digitalizzazione, cambiano anche di conseguenza i processi culturale e i processi di formazione delle identità delle persone e si parla di intrecci identitari molteplici e diversificati tant’è che si parla di pluri appartenenze. La diffusione delle nuove tecnologie si lega all’interdipendenza di carattere economico politico e sociale del.

Le migrazioni internazionali sono i movimenti di persone che si insediano in posti diversi da quelli di nascita, sono incorporate nei processi economici di molti Paesi, è un fenomeno che c’è sempre stato.

Costituiscono un atto collettivo → non riguarda solo le persone che si spostano ma l’intero Paese di accoglienza e quello di partenza perché si vanno a creare situazioni sociali, economiche e politiche tra i diversi Paesi. La diversità è data anche da gruppi storicamente consolidati e che sono svantaggiati, propalazioni che rivendicano i propri diritti in una situazione di svantaggio/minoranza economica e sociale.

Tutte queste dimensioni portano a profondi cambiamenti sociali e alla crescita della diversità nelle democrazie contemporanee.

Modelli di management della diversità - assimilazione

Nel corso del 900 sono state elaborate diverse strategie di management della diversità, nascono modelli e teorie. Il primo tra questi è l’assimilazione → caratterizzata dall’idea per cui tutte le possibili differenze sono riconducibili ad un'unica struttura umana, cioè un'unica natura umana e tutte le differenze sono riconducibili ad un unico concetto centrale, cioè quello di natura umana.

Secondo questo approccio tutte le differenze progressivamente, attraverso l’alternarsi delle generazioni, si appianano e c’è un assimilazione generazionale, ci si assimila al modello dominante (stili di vita, mondo valoriale, mondo sociale ecc.), la cultura nelle società e nei paesi di accoglienza è vista come monolitica, non si colgono le sfaccettature, la cultura è considerata come un’identità compatta, unica, omogenea senza considerare le sfumature interne (cultura americana, italiana → in questo modo si appiattiscono le diversità).

La teoria dell’assimilazione ha dietro una teoria epistemologica, cioè quella universalistica per cui esiste un orizzonte comune ed universale, cioè, esiste un genere umano e tutte le differenze sono contenute nel genere umano, questa teoria tiene perché si afferma che tutte le persone sono uguali, caratterizzate dalla stessa natura umana, il problema sta nella definizione del genere umano, la sua cultura.

Tutto si risolve con l’adesione al modello culturale dominante, il genere umano, che smussa tutte le differenze. In tale ottica l’assimilazione è considerata un processo organico, univoco e lineare → cioè, l’assimilazione a livello culturale, linguistico, culturale, religioso viaggia parallelamente con l’assimilazione a livello sociale ed economico, cioè ci si assimila allo stesso modo a livello sociale che culturale, viaggiano insieme.

Multiculturalismo

Pregio

Non c’è una differenza tra gli individui, tutti hanno pari dignità, questo è un pregio dell’assimilazione, tutti per natura hanno gli stessi diritti naturali perché tutti appartengono al genere umano che comprende tutte le differenze che si possono riscontrare.

Critiche

Questo filone di critiche prende le mosse dai movimenti che si attivano contro modelli come segregazione e emarginazione/espulsione, che «hanno avuto nei neri americani e nei movimenti anti-coloniali i propri antesignani»:

  • Il punto di critica sta nella definizione del, si critica soprattutto che nell’universalizzazione del genere umano ci sono dei presupposti di carattere etnocentrico, cioè la natura umana è l’universalizzazione di una particolare concezione del genere umano elaborata in un contesto storico, sociale, culturale.
  • L’altro punto critico è l’adozione di implicazioni normative, significa che la struttura unica del genere umano è la norma a cui tutti si devono adeguare. Queste critiche prendono le mosse di movimenti che hanno un forte impegno di riconoscimento del valore di tutti e quindi della richiesta di non riconoscere un'unica struttura umana.
  • I movimenti contro la discriminazione di colore e anticoloniali rivendicano dagli anni 60 negli USA la dignità e il valore di una cultura nera che si contrappone a quella bianca e desidera essere riconosciuta come tale, il punto centrale nel multiculturalismo è il riconoscimento e le differenze. Significa non adeguarsi ad un'unica struttura generale ma riconoscere le differenze e che queste non possono essere tutte assimilate ad un'unica definizione di struttura umana, e si rivendica che queste vengano riconosciute riconoscerne il valore, la dignità. Per poter rivendicare all’inizio è necessario contrapporsi, il concetto di contrapposizione viene messe in discussione più avanti dall’interculturalismo.
  • Il multiculturalismo rifiuta di considerare tutto ciò che è “nero” come inferiore o deficitario rispetto a tutto ciò che è “bianco”, non è una norma da raggiungere ciò che è bianco, ciò che è nero non deve chiudere un gap rispetto a ciò che è bianco perché ha valore in sé.
  • E quindi accusano l’ideale egualitario di riproporre una distinzione gerarchica e di fagocitare (assorbire, annettersi) un carattere di resistenza della cultura nera entro l’apparentemente neutrale obiettivo dell’assimilazione, dietro l’ideale egualitario quasi innocente di natura umana si nasconde un concetto normativo e tutto ciò che non rientra nei canoni deve chiudere un divario.
  • Gli esponenti del multiculturalismo denunciano che l’eguaglianza e la parità di cui parlano i bianchi occidentali non sono altro che il modello e le specificità dei bianchi estesi a misura universale, ecco il carattere etnocentrico. La natura umana viene definita come universalizzazione delle caratteristiche e delle specificità bianche, è un’universalizzazione di una concezione storica e politica.
  • Denunciano che l’assimilazione su queste basi non significa altro che “diventare bianchi”, rinunciare cioè alle proprie specificità per adeguarsi a un modello loro estraneo.
  • Queste rivendicazioni si estendono in poco tempo ad altri gruppi discriminati da tempo presenti nei territori e anche alle popolazioni immigrate.

Si inizia a definire il termine multiculturalista e inizia la meta riflessione teorica e quindi di carattere accademico dagli anni 60, circa 60 anni fa; quindi, ha subito variazioni interne e declinazioni e va ad assumere significati diversi nel linguaggio specialistico e in quello quotidiano, non se ne dà un'unica accezione.

Il multiculturalismo è strettamente legato al concetto di “culturalmente diverso”, società multiculturali sono società diverse perché ci sono gruppi nazionali minoritari (popolazioni indigene ecc.) consolidati, anche legato ai flussi migratori. Nasce in primo luogo come tutela di queste minoranze native e viene poi esteso alle società caratterizzate da elevati livelli di immigrazione.

È innanzitutto un approccio politico alla gestione di società culturalmente diverse e ha una forte ricaduta sulle politiche pubbliche, che implica il riconoscimento delle culture dei gruppi di minoranza e l’adattamento delle leggi per permettere loro di aderire alle proprie credenze e pratiche culturali, permette ai gruppi di conservare la loro cultura e stili e inserirsi da un punto di vista economico sociale e mantenere al tempo stesso le loro caratteristiche → Taylor (1994) pubblica un volumetto seminale (cioè che pone le basi su cui si rifanno gli studiosi successivi), ha un impatto molto forte sugli altri studiosi, afferma che il riconoscimento delle diversità è alla base del movimento multiculturale.

Modood → altro studioso pakistano, afferma che il multiculturalismo consiste nel “riconoscimento della diversità di gruppo all’interno della sfera pubblica delle leggi (ritroviamo riconoscimento, diversità, gruppo, e investe la sfera pubblica), all’interno di una stessa cittadinanza condivisa, identità nazionale condivisa” questi non si frantumano, c’è sempre la cittadinanza nazionale e una condivisione, non va a favorire una frammentazione, tuttavia a livello di politiche pubbliche ci sono leggi che permettono alle minoranze di tutelarsi.

Il multiculturalismo viene assunto anche dal movimento femminista → che critica all’assimilazionismo un’imposizione del modello maschile, le donne sono considerate minoritarie e per poter inserirsi nella vita economica devono adattarsi agli stili di vita maschili, dell’uomo bianco occidentale. Assunto anche dai movimenti studenteschi che accusano il concetto di eguaglianza di ostacolare una piena espressione dell’individualità, è uno schema omologante, crea uniformità e ciò che devia la norma viene represso. In poco tempo queste rivendicazioni si estendono ad altri gruppi discriminati e alle popolazioni immigrate.

Multiculturalismo: declinazione in prassi

Il multiculturalismo si preoccupa delle modalità di convivenza in una società e si chiede quali sono le politiche di intervento per permette ai gruppi di minoranza di rispettare le proprie pratiche culturali; invece, un altro orientamento è più teorico e si declina nelle teorie della giustizia finalizzate ad ampliare il carattere democratico e plurale delle società liberali → la teoria liberale ha le basi nell’illuminismo nasce in Inghi

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rachecar99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Contini Rina Manuela.
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