Psicologia dinamica 8 febbraio
Introduzione
Definizione di psicoanalisi.
Analisi della psiche che varia a seconda dell’approccio teorico di riferimento, a partire dalla psicoanalisi classica fino alla teoria delle relazioni oggettuali.
È sia una teoria dell’apparato psichico che una tecnica di intervento.
Tecnica di intervento che mira a rendere consci i processi inconsci o, meglio, pensabili (Bion lavora sulla pensabilità) attraverso l’uso della parola.
In realtà non portiamo l’inconscio ma i processi dell’inconscio alla coscienza.
L’Io e l’Es
Freud, nel 1922, ne dice che l’obiettivo del trattamento analitico è “dove era l’Es dovrà diventare Io”. Sposta l’accento.
La psicoanalisi non è una scienza, né un’arte né una filosofia, eppure è una disciplina che si è trasformata nel corso dei decenni.
Nel 1922 chiedono a Freud di scrivere due voci sull’Enciclopedia Britannica, l’enciclopedia più importante di quegli anni, e Freud dà una definizione di psicoanalisi: “Psicoanalisi è il nome di:
- 1. Un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere. Con le due parole impossibile accedere c’è tutta la teoria della rimozione, della difesa, del conflitto inconscio, di una zona della mente inaccessibile e sconosciuta. Per riassumere questa definizione con una parola potremmo dire che sta parlando della tecnica. Fa riferimento ai contenuti rimossi cui la coscienza non riesce ad accedere; con la psicoanalisi questi con.
- 2. È un metodo terapeutico basato su tale indagine per il trattamento dei disturbi nevrotici. Freud si occupa di nevrosi, convinto che la psicosi non sia trattabile con la psicoanalisi. Ci parla quindi di terapia.
- 3. È una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica in costante evoluzione”. Freud ci parla di una disciplina che contempla la possibilità di accumulare conoscenze”.
I suddetti sono i tre pilastri – teoria, tecnica, clinica – della psicoanalisi; tolto anche solo uno di essi non si ha più a che fare con la psicanalisi ma con qualche altra cosa che non è la psicoanalisi. Se si toglie la clinica si ha a che fare con la filosofia, se si toglie la tecnica si ha a che fare con lo stregone, se si toglie la teoria si parla piuttosto di astrologia.
Come nasce la psicanalisi?
Nasce dallo spettacolo di Breuer sull’ipnosi.
Nasce dal superamento della passione di transfert.
Nasce dalla constatazione che le paralisi non hanno origine neurologica.
Quando si accorge che il metodo catartico, cioè di abreazione degli affetti, non è più efficace per la risoluzione dei sintomi.
Il caso di Anna O. è il precursore delle libere associazioni.
Freud si accorge che l’ipnosi si basa essenzialmente sulla suggestione.
Tutto quello che abbiamo provato a dire è che la psicoanalisi ha a che fare con l’esperienza clinica, cioè che Freud inventa e costruisce la psicoanalisi sulla base della propria esperienza clinica, ossia sulla base del proprio incontro con i pazienti. Questo è vero, ma lo è solo in parte; la psicoanalisi non nasce soltanto dall’incontro con il paziente perché una parte importantissima della costruzione della psicoanalisi che ha luogo tra il 1893 e il 1900 deriva dalla teoria.
Freud è un medico neurologo, per cui ha un’esperienza clinica psicoanalitica ma anche come psichiatra, che incontra un paziente con le conoscenze della psichiatria e della neurologia del 1880-90. Questo per dire che la psichiatria e la neurologia entrano in gioco nella costruzione della psicoanalisi, pretendendo di spiegare l’esperienza con i suoi pazienti sulla base della neurologia, che è una scienza a differenza della psicologia.
Si sposta allora verso la biologia con la teoria pulsionale, con l’obiettivo di dare credibilità scientifica alla propria nascente disciplina cercando di ancorarla ad una scienza già affermata. Freud ricorre alla sessualità perché ha bisogno di ancorare la propria disciplina ad una scienza già consolidata; fallisce con la neurologia e si aggrappa con la biologia e in particolare con la sessualità. Subentra anche la fisica, basti pensare al concetto di energia psichica.
Freud era ebreo e leggeva ed interpretava i testi della religione ebraica. L’aspetto dell’interpretazione è uno tra quelli fondamentali della psicoanalisi.
Nella psicoanalisi subentra anche la letteratura, con continui riferimenti ai poeti (Goethe, Schiller…), ai greci (Sofocle, il complesso d’Edipo…), alla filosofia (anche se Freud più volte ha negato di conoscere Schopenhauer ed altri filosofi).
Le due anime di Freud sono un’anima scientista (la psicoanalisi è una scienza e si possono trovare le leggi universali del funzionamento psichico normale e patologico) ed un’anima che affonda nel romanticismo (l’Es è un calderone ribollente di impulsi incontrollabili).
L’autoanalisi è impossibile da fare, anche Freud ci aveva provato; tra il 1885 e il 1897 Freud scrive al mattino tutti i sogni che fa e li autointerpreta. Elegge l’autocura a strumento per la costruzione.
Per riassumere, le dimensioni che entrano in gioco nella costruzione della psicoanalisi tra il 1893 e il 1899 sono psichiatria, neurologia, biologia, fisica, chimica, filosofia, letteratura, ebraismo, la sua attività di scienziato e soprattutto l’incontro con i pazienti e l’autoanalisi. È attraverso queste conoscenze ed esperienze che Freud costruisce la psicoanalisi, che non è solo teoria ma è l’incrocio tra teoria, tecnica e clinica.
Il fatto che la Klein tratti bambini e pazienti psicotici ha rivoluzionato la psicoanalisi, introducendo anche il gioco e considerandolo alla stregua di libere associazioni. Questa è una modificazione importante della tecnica. Non solo; poiché si occupa di pazienti psicotici è spinta a indagare funzionamenti mentali precedenti al complesso edipico, per cui teorizza dei meccanismi mentali, delle angosce psichiche e posizioni dello sviluppo che hanno luogo secondo lei a 3 e a 6 mesi d’età. Questo per dire che la psicoanalisi è cambiata nel corso dei decenni.
Non esiste una risposta soddisfacente al quesito “quali sono i fattori che spingono la psicoanalisi a cambiare”. Una piccola risposta è che se si allarga l’oggetto di ricerca gli strumenti teorici e tecnici che si hanno non bastano più e devono essere ampliati: se ci si deve occupare di un paziente gravemente traumatizzato, il concetto di conflitto, che è alla base dell’edificio teorico clinico di Freud, non è sufficiente ma si deve avere a disposizione anche il concetto di deficit. Ancora, se ci si occupa di un paziente gravemente narcisista non è sufficiente il concetto di complesso edipico, ma ho bisogno di altri strumenti come il concetto di Sé, di ferita narcisistica, di trauma (che Freud per altro contemplava).
11 febbraio
La scorsa volta abbiamo brevemente affrontato le discipline cui Freud ha fatto ricorso per costruire la psicoanalisi. Lo stesso discorso vale per la preoccupazione scientista di Freud, nonché la sua convinzione di aver costruito una disciplina scientifica. Quanto Freud fosse convinto della necessità di costruire una disciplina scientifica non è una questione da poco, perché implica la credibilità agli occhi sia della comunità accademica scientifica sia della società.
Se passa l’idea/il messaggio, come attualmente è passata, che la psicoanalisi non è una scienza, questo ha delle conseguenze estremamente importanti; ad esempio, le prove di concorso per essere assunti in una Asl non tengono conto della psicanalisi, i profili costruiti per far assumere persone nelle Asl non tengono conto della psicanalisi, i profili per essere assunti in un concorso universitario non tengono conto di un certo tipo di psicoanalisi. Più banalmente, nell’opinione comune io non vado da un professionista che lavora all’interno di una disciplina che non è scientifica.
Gli effetti sociali della distinzione tra ciò che è scienza e ciò che non è scienza sono effetti importanti, e Freud aveva molto chiaro questo. Al di là delle conseguenze economiche, sociali e di prestigio, Freud ha una formazione da scienziato e per tutta la vita ha affermato che la psicoanalisi era una scienza.
Rinuncia ad un certo punto ad utilizzare la neurologia perché si rende conto che non è adatta ai suoi scopi e si sposta verso la biologia. In un libro del ‘79 di storia della scienza, Sulloway definisce Freud “biologo della psiche” e dimostra quanto la teoria psicoanalitica sia impregnata di biologia di diversi scienziati (Darwin, Lamarck…) cui Freud ha fatto ricorso per elaborare alcuni concetti, di cui un esempio è la sublimazione. La sublimazione, che sembra un concetto esclusivamente psicoanalitico, nasce invece all’interno della teoria biologica di fine 800.
Freud ha bisogno di ancorarsi ad una scienza dura o ad una scienza riconosciuta e soprattutto ad una dimensione chiaramente biologica, ma la mette da parte per concentrarsi sulla pulsione. Da ribadire che L’interpretazione mette sullo sfondo la biologia, non ci rinuncia totalmente.
Nelle ultime cento pagine de L’interpretazione dei sogni, Freud elabora la cosiddetta teoria topografica, vale a dire la suddivisione della psiche in tre località psichiche – inconscio, preconscio e coscienza – ed utilizza tutta una serie di concetti che derivano dai suoi studi di neurologia, come quello di energia psichica, traccia mnestica, conduzione nervosa… non rinuncia alla neurologia, non cancella del tutto i concetti neurologici, che infatti rimangono in ombra nella sua teorizzazione psicoanalitica.
Quello che nel 1895 era esclusivamente neurologico, strada facendo si psicoanalizza, cioè la sua teoria si toglie gradualmente i vestiti neurologici, indossa alcuni vestiti biologici per arrivare intorno al 1915, con gli scritti di metapsicologia, ad una formulazione più psicoanalitica. La sessualità offre a Freud la possibilità di creare un ponte tra la psicologia e la biologia.
Ogni grande ricercatore, che sia filosofo, psicologo o scienziato, risente del tempo nel quale vive. Freud conosceva molto bene gli studi di sessuologia dei medici e degli psichiatri (non filosofi, non teologi, non letterati) che dal 1870 in poi cominciarono ad occuparsi scientificamente della sessualità. Diffidava dalla psicologia del tempo e aveva bisogno di ancorarsi ad una scienza dura, così rinuncia alla neurologia e si aggrappa alla fisica, alla chimica e soprattutto alla biologia.
Il ponte che gli permette di fare questa operazione è la sessualità. Comincia a lavorare intorno al 1893 come psichiatra e neurologo e comincia ad ascoltare le sue pazienti (prevalentemente le sue pazienti) cercando dati sulla sessualità, facendo della stessa la chiave della sua teoria delle nevrosi e della sua cura.
Nel 1900 scrive L’interpretazione dei sogni, dove l’affermazione principale è che ogni sogno è il tentativo di mostrare come è appagato un desiderio sessuale infantile. Nel 1900 non c’è ancora una teoria sulla sessualità infantile.
Nel 1895-97 Freud era ambizioso e per due volte nel corso della sua vita distrugge tutte le copie delle proprie lettere inviate ai suoi corrispondenti scienziati e medici e scriverà che i suoi biografi dovranno impazzire per scrivere la sua biografia ed aveva chiaro il destino che desiderava costruire con le proprie mani.
All’inizio della sua carriera di ricerca è convinto che ogni nevrosi sia dovuta ad un abuso sessuale subito nell’infanzia, come emerge dalla cosiddetta teoria della seduzione (teoria del trauma). Nel 1897, il 21 settembre e il 15 ottobre, in due lettere drammatiche al suo collega Fliess, Freud gli dice che non crede più ai suoi neurotica (i suoi pazienti) e fa questa affermazione perché credeva di aver svelato l’origine della nevrosi.
Più nello specifico, in quegli anni elabora una teoria complessa per spiegare come nascono la nevrosi ossessiva, l’isteria, la paranoia, la demenza praecox, che va sotto il nome di teoria della seduzione, ove il fattore comune era l’aver subito, o avere avuto a che fare nell’infanzia, con atti sessuali compiuti con un’altra persona, a volte passivamente (abuso) altre volte attivamente.
Nel 1897 scrive queste due lettere al suo collega di Berlino nel quale dice che è crollato, per la seconda volta nella sua vita (la prima volta con Il progetto di una psicologia e la seconda con la teoria della seduzione) l’edificio della teoria della seduzione, tant’è che dice “non credo più ai miei neurotica”, il che significa che non credeva più che queste persone fossero state abusate da bambini perché ciò che è rilevante sono le fantasie inconsce sessuali che questi pazienti hanno costruito sulla base delle loro attività autoerotiche infantili.
Freud cambia idea sulla base di alcuni fatti, tra questi l’autoanalisi, il fatto che i sintomi di queste persone che approcciava attraverso tale teoria non sparivano o, ancora, che erano troppi i casi di abuso e di violenza rispetto alla frequenza di queste malattie psichiche.
Freud mette quindi da parte l’idea del trauma, pur non cancellandola completamente dalla sua teoria, ed elabora il concetto di serie complementare, che tiene conto sia dell’assetto costituzionale sia dell’esperienza del bambino. Quello che importa è che, mettendo da parte questa spiegazione delle nevrosi, apre la strada al ruolo della fantasia e alla teoria psicosessuale, quindi alla sessualità infantile, al complesso di Edipo e all’inconscio.
Tre saggi sulla teoria sessuale
Nel 1905 scrisse Tre saggi sulla teoria sessuale. Insieme a L’interpretazione dei sogni, ma molto di più dell’interpretazione dei sogni, è diventato una specie di patchwork (una coperta fatta di tutti ritagli di stoffa) perché questo libretto è stato scritto nel 1905, ma modificato nel 1909, nel 1912 e nel 1920 con l’aggiunta di pezzi man mano che continuava a fare scoperte teoriche e cliniche.
La versione del 1905 somiglia molto ai testi di sessuologia, ossia è un testo veramente poco psicoanalitico; parla di sessualità normale, sessualità eterosessuale e delle perversioni ma da un punto di vista poco psicoanalitico. Non compare il concetto di pulsione nel 1905.
Questo lo sottolineiamo per due motivi: 1) per mostrare come la psicanalisi sia cambiata nello stesso Freud e 2) per ribadire che Freud non si occupa di sessualità, ma di psicosessualità, che è un’altra cosa. A Freud interessa molto poco la psicologia dell’atto sessuale, e questa è materia di sessuologia più che di psicanalisi.
Per spiegare meglio, sappiamo che Freud ha teorizzato la fase orale, anale, fallica e genitale. Innanzitutto, nell’edizione del 1905 non c’era il concetto di fase sessuale ma c’era l’idea della coesistenza e non di rigide fasi dello sviluppo. Freud definisce il bambino come un perverso polimorfo, cioè dice che il bambino si masturba.
Freud non ha scoperto la sessualità infantile perché che il succhiarsi il dito provochi un piacere sessuale nel bambino piccolo lo ha teorizzato un medico australiano nel 1873-74 e che l’allattamento al seno sia eccitante per il neonato e per la madre l’ha scritto Ellis, che era un sessuologo americano, nel 1885.
Freud non scopre la sessualità infantile, ma la sua rivoluzione in questo specifico ambito è che riesce ad unificare attraverso una sola teoria settori/aree della vita umana assolutamente mai tenuti insieme da una teoria. Vale a dire che, attraverso la teoria sessuale e attraverso i concetti di energia psichica sessuale (libido), fissazione, regressione e rimozione, riesce a spiegare il comportamento eterosessuale tra adulti, l’attività infantile autoerotica, le perversioni e le psiconevrosi.
Questo è la rivoluzione che fa Freud attraverso lo studio della psicosessualità, mettendo insieme fatti assolutamente diversi l’uno dall’altro (che cosa ha a che fare l’amore sessuale tra due adulti, che cosa ha a che fare con il sintomo della tosse isterica, cosa c’entra il sintomo della tosse isterica con la passione di un feticista per le scarpe di una donna) e spiegandoli attraverso la teoria sessuale e naturalmente attraverso ciò che aveva scritto qualche anno prima nell’Interpretazione dei sogni.
Una parte della comunità scientifica rifiutava l’idea della sessualità infantile, ma già molti sessuologi avevano osservato questi fatti. Freud ne parla più esplicitamente ed apertamente, ma la vera rottura ha avuto luogo nei confronti della psichiatria. La psichiatria, soprattutto la psichiatria di lingua tedesca, fino a quel momento era una psichiatria eminentemente descrittiva, come lo è oggi (oggi lo psichiatra si occupa di fare diagnosi e dare farmaci).
Freud non condivideva l’idea della degenerazione e riteneva che molte patologie della psiche si potessero curare. Questa è una rottura straordinaria con la comunità scientifica. Non è tanto la sessualità infantile che scandalizza, ma ciò che realmente ha suscitato una grande opposizione e che tutt’oggi suscita grande opposizione è l’affermazione che l’Io, cioè la ragione/razionalità, non è padrone in casa propria, ma ci sono altre forze che governano.
Pulsioni e i loro destini
Nello scritto Pulsioni e i loro destini, oltre ai concetti di fonte, zona erogena, meta, il succo che ci interessa come clinici non è che un bambino si masturba o prova piacere sessuale quando si succhia il pollice o quando fa la cacca/pipì, perché non è questa la ricc
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