Macroeconomia
Cos'è la macroeconomia?
La macroeconomia guarda il sistema economico nel suo complesso. Si considerano le grandezze aggregate, non si guardano i singoli individui. Es. prodotto complessivo, tasso di disoccupazione… Ignoreremo invece (deliberatamente) la composizione di tali grandezze, che viene invece analizzata dalla microeconomia, dall’economia del lavoro, dall’economia industriale ecc…
Di cosa si occupa?
La macroeconomia si occupa del livello e dell’andamento nel tempo dell’attività produttiva aggregata. I cambiamenti sono molto interessanti da analizzare.
Inflazione: la variazione percentuale dei prezzi al consumo. In tutti e due i grafici abbiamo il valore sull’ordinata e il tempo sull’ascissa. Nel primo grafico le parti in rosso rappresentano una diminuzione della crescita. È una situazione in cui la crescita della produzione è stata insoddisfacentemente bassa o addirittura negativa. Le motivazioni nel tempo sono chiaramente diverse.
Si dice che si è in recessione se per due trimestri consecutivi presentano variazione negativa del PIL. Questa è la teoria classica.
La macroeconomia studia la relazione tra le variabili aggregate, utilizzando strumenti teorici (modelli) e strumenti empirici, analizza il livello e l’andamento nel tempo dell’attività produttiva, così fornisce gli strumenti alle autorità di politica economica per il governo dell’economia.
Che strumenti si usano
- L’algebra. I modelli sono formali e descritti con formule matematiche.
- I grafici. Per illustrare il funzionamento del modello.
- Parole, necessarie a spiegare i risultati e le intuizioni economiche.
L’obiettivo è comprendere e cercare di governare il sistema economico, si utilizzano i modelli per semplificare.
Contabilità nazionale
La contabilità nazionale si occupa della definizione e della misurazione delle grandezze economiche aggregate.
- Il PIL: produzione e reddito.
- PIL reale e PIL nominale.
- Tasso di disoccupazione.
- Indice dei prezzi e tasso di inflazione.
Si occupa di definire e misurare queste grandezze.
Il PIL
La nozione chiave nello studio della macroeconomia è il Prodotto Interno Lordo (PIL). Il PIL rappresenta una misura sintetica dell’attività produttiva del sistema economico nel suo complesso.
Si hanno un paio di esempi:
- Un sistema economico molto semplice con solo due imprese, una siderurgica l’altra automobilistica.
- L’impresa 1: impresa siderurgica produce acciaio utilizzando macchinari e lavoratori. Vende acciaio per 100€ all’impresa 2. L’impresa 1 paga i suoi lavoratori 80€ e ottiene un profitto di 20€.
- L’impresa 2: impresa automobilistica acquista l’acciaio, lo utilizza insieme a lavoratori e macchinari per produrre automobili. Vende le automobili a 200€. Di questi, 100€ servono per pagare l’acciaio, 70€ per i lavoratori e 30€ è il profitto.
L’acciaio è un bene intermedio. È un bene che viene prodotto ed utilizzato per la produzione di un altro bene. Le automobili sono beni finali.
Esistono 3 modi per calcolare il PIL:
- Il PIL è il valore dei beni finali e dei servizi prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo.
- Il PIL è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo.
- Il PIL è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo.
Nel nostro esempio, il valore dei beni finali è il valore delle automobili pari a 200€, dunque il PIL del sistema economico è 200€. Il valore dei beni finali incorpora anche il valore dei beni intermedi (es. fusione)!
Come somma di un valore aggiunto… il valore aggiunto è l’incremento di valore della produzione, quindi il valore della produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati.
Il valore aggiunto dell’impresa 1 è il valore dell’acciaio 100€ (non utilizza beni intermedi!).
Il valore aggiunto dell’impresa 2 è il valore delle automobili meno il valore dell’acciaio: 200€-100€=100€.
La somma dei valori aggiunti è 100€+ 100€=200€.
Come somma dei redditi… L’impresa 1 paga 80€ ai propri lavoratori, l’impresa 2 paga 70€ ai propri lavoratori. Il reddito da lavoro complessivo è 150€.
L’impresa 1 produce 20€ di profitti (reddito da capitale), l’impresa 2 produce 30 di profitti. Il reddito da capitale complessivo è 50€. La somma dei redditi è 150 + 50 = 200. Abbiamo raggiunto 3 risultati uguali.
Consideriamo un sistema economico composto dai seguenti settori industriali: agricolo, estrattivo (primario), manifatturiero (secondario), commercio e servizi (terziario). Le materie prime usate siano ferro, carbone e gomma.
Nell’estrattivo si producono ferro e carbone (10€ e 6€). 1/6 del carbone è usato per illuminare le miniere da cui si estrae il ferro, i 5/6 e i 10 di ferro sono venduti. Nell’acciaieria si incassano 5+10€ e trasforma il tutto in acciaio che ha il valore di 25€.
Il produttore agricolo produce 5€ di gomma che vengono trasferiti ad un’industria chimica che la trasforma in pneumatici per un valore di 15€.
L’automobilistica che acquista acciaio e pneumatici, producendo auto che vende ai concessionari per 70€. I concessionari vendono a 100€.
Il PIL (valore beni e servizi destinati all’utenza finale prodotti in un certo paese in un dato periodo di tempo): in questa situazione il Pil è 100 (la macchina prodotta).
Come ci si è arrivati: nell’estrattivo si è prodotto 15 (16-1). Nel settore agricolo: prodotta materia prima per 5€. Acciaieria ha prodotto beni per un valore di 25 ma consuma 10, il valore aggiunto è 10€. Per la chimica, crea beni a 15 ma consuma 5, valore aggiunto di 10€.
L’automobilistica consuma 25 e 15 ma vende a 70… 30 di valore aggiunto. Il concessionario vende a 100 consuma 70, 30 V.A. Tutti i valori aggiunti: 15+5+10+10+30+30= 100.
Il valore del prodotto finale non può che essere uguale alla somma delle sue parti.
N.B. Se i redditi (costi dipendenti) fossero inferiori rispetto al valore aggiunto io avrei un extra profitti. Se il valore aggiunto coincide coi redditi… PIL=VA=REDDITO.
Misura del PIL
L’investimento in beni capitale è considerato domanda finale, dunque entra direttamente nel calcolo del PIL. La differenza tra un bene capitale ed un bene intermedio è che il bene intermedio viene consumato completamente durante la produzione. È una convenzione motivata dal fatto che il valore del bene di investimento non viene incorporato direttamente ed interamente nel valore del bene finale.
Esempio: Se un processore viene acquistato per incrementare lo stock di beni produttivi, il suo valore entra nel computo del PIL. Se un processore viene acquistato per essere incorporato in un bene finale (computer), solo il computer entrerà nel computo del PIL. Se alcuni beni finali sono invenduti, si ha un incremento di scorte indesiderato. Per convenzione le variazioni sono considerate come parte del Pil sotto la voce investimenti.
Si hanno anche PIN, PNL e PIL al Costo dei fattori. PIN (prodotto interno netto), PNL (prodotto nazionale lordo).
Con il Pin si tiene conto del fatto che una parte del capitale fisico venga consumata perché deperita o superata tecnologicamente; infatti, l’investimento in nuovi beni capitali è in parte volto a sostituire i beni deperiti, si ha ammortamento (perdita di valore dei beni). Quindi il PIN tiene conto solo del valore degli investimenti che eccedono l’ammortamento. Il PIN tiene conto del valore dell’ammortamento.
Il PNL si ottiene sommando il PIL e i redditi netti prodotti dai cittadini del paese residenti all’estero e si deducono quelli degli stranieri che risiedono nel paese. Quindi questo tiene conto di ciò che è prodotto dai cittadini, il PIL invece tiene conto dei residenti.
Per quanto riguarda il PIL al costo dei fattori, si tiene conto del fatto che ci siano attività messe in atto dallo stato (trasferimenti o tasse). Quindi il PIL viene depurato da queste attività statali. Per avere una misura della produzione aggregata (PIL), si calcola il PIL al costo dei fattori: = PIL - Imposte indirette (IVA) + Trasferimenti alle imprese. Così si misurano i redditi effettivamente distribuiti.
Definiamo il PIL reale, si considera il tempo, le quantità prodotte e i prezzi. A differenza di ciò si ha il PIL nominale, che è la somma di beni finali e servizi valutati ai prezzi correnti. Quindi si valutano i beni al prezzo corrente di quel periodo di tempo.
Però, nel tempo, può variare sia la produzione che i prezzi. Bisogna tenere conto di questi cambiamenti. Perciò si ha il Pil reale, lo si fa moltiplicando per ogni bene finale il prodotto nell’anno considerato per il prezzo base dell’anno scelto (nell’es 2009) e si sommano i valori.
Esempio:
PIL nominale= P*Q
PIL Reale= Q*P dell’anno che viene scelto
Quindi farò il prodotto fra La q prodotta ogni anno, per il prezzo di un singolo anno (es.2009). Avrò 3 Pil che differiscono per la quantità dei vari anni. Così considerò solo una variazione, quella della quantità, sennò calcolerei dei Pil che difficilmente potrebbero essere confrontati, perché i prezzi ogni anno sono diversi.
Di solito si usa il Pil reale, fa sì che si possa misurare l’attività produttiva. Importante è il Pil pro capite, ovvero il Pil diviso per la popolazione, è utile per misurare il tenore di vita del paese. L’Italia è ormai molto distante dai paesi della zona euro.
Per il pil reale, se voglio vedere il cambiamento, l’aumento reale, si usa la formula del tasso di crescita del Pil. Con questa formula si ottiene la variazione percentuale.
N.B. Yt=PIL dell’anno T. Si parla di espansione se si ha una crescita positiva del PIL, la crescita negativa invece si identifica con una recessione.
Tasso di disoccupazione
L’occupazione (N) indica il numero di persone che hanno un lavoro, la disoccupazione (U) indica chi non ce l’ha e lo sta cercando. Così si definisce la forza lavoro, ovvero la somma di N+U. Il tasso di disoccupazione è il rapporto rispetto alla forza lavoro (L): u= U/L. Calcolare il tasso di disoccupazione non è sempre facile. Nei paesi avanzati il calcolo di U si basa su indagini campionarie di ampie scale.
Tasso di occupazione
Un altro indicatore importante sul mercato del lavoro è il tasso di occupazione.
- L’occupazione (N) è data dal numero di persone che hanno un lavoro.
- La popolazione (P) è data dal numero di persone in età lavorativa (15-64 anni).
Il tasso di occupazione o partecipazione è il rapporto tra il numero di occupati e la popolazione in età lavorativa: o = N/P. L’occupazione influenza il benessere e le produttività del paese. Con elevati tassi di disoccupazione le risorse non vengono usate in maniera adeguata.
Tasso di inflazione
Il tasso di inflazione (tasso a cui varia il livello dei prezzi) misura la variazione dei prezzi. Per farlo vengono usati degli indici:
- Indice dei prezzi al consumo (tramite un paniere che fornisce gli indici dei prezzi, dato dall’Istat).
- Deflatore del PIL.
Il deflatore del PIL nell’anno t, Pt, è il rapporto tra PIL nominale e PIL reale nell’anno t: Pt = Yt (nominale) /Yt (reale). Il deflatore del PIL è un numero indice, ed è pari ad 1 nell’anno base (non ha interpretazione economica). Il tasso di crescita del PIL nominale è pari al tasso di inflazione più il tasso di crescita del PIL reale. Il tasso di variazione del deflatore è una misura della variazione dell’inflazione.
In un’economia con un solo bene, abbiamo un Po e P1, nell’anno 1 si produce q1. Con le semplificazioni vediamo che il deflatore nel periodo 1 è uguale al rapporto dei prezzi. Il tasso d’inflazione è il tasso di variazione dell’indice dei prezzi; quindi, possiamo usare il deflatore come indice dei prezzi.
Tasso d’inflazione anno 1: (deflatore anno 1-deflatore anno 0) /deflatore anno 0
Indice dei prezzi al consumo
L’indice dei prezzi si ottiene moltiplicando i prezzi dell’anno corrente, per le quantità dell’anno base, sommando i risultati ottenuti, e dividendo il risultato per il PIL nominale… nell’anno T è il prezzo medio di un paniere di beni, in Italia è calcolato dall’ISTAT.
Il paniere di solito consiste nei beni che nel periodo risultano tipicamente consumati, viene aggiornato sempre per tenere conto delle variazioni nelle abitudini di consumo. Questo indice dà un’indicazione del costo della vita, il prezzo medio del paniere mi dà un’idea del prezzo medio dei consumi. Nell’2022 l’istat ha considerato i tamponi per covid, le sedie da pc… Sono 1772 prodotti.
Mercato dei beni
Domanda e offerta, abbiamo visto in micro che dipendono da P e Q. soprattutto dal prezzo. La domanda è inclinata negativamente, l’offerta il contrario. L’offerta cresce al crescere del prezzo. D e S determinano l’equilibrio, ovvero i prezzi e le quantità. Noi in micro abbiamo visto il tutto con concentrazione su un mercato. A noi interessa il tutto aggregato.
Per esempio, la domanda aggregata, che dipende dalla domanda dei beni, dalla capacità produttiva di un sistema economico (dipende da molte cose) e quindi dall’offerta di beni. Dipende dalla q di capitale, di capitale umano (le competenze) … Tutti questi fattori incidono sulla produzione aggregata, però a seconda dell’orizzonte temporale che si guarda.
Guardando la produzione aggregata dobbiamo distinguere breve, medio e lungo periodo. Il breve ha delle variazioni legate principalmente alle piccole variazioni della domanda, da fattori di domanda. Nel medio periodo può dipendere dall’offerta, e quindi dal capitale, dalla tecnologia… Nel lungo periodo la capacità produttiva viene creata e formata, si può avere un cambiamento nel: il livello di istruzione, il tasso di risparmio e il ruolo del governo.
Ci occuperemo del breve periodo, analizzeremo come la domanda determina il livello di produzione. Ignoriamo i limiti alla capacità produttiva e assumiamo che le imprese siano in grado di fornire qualsiasi quantità di beni e servizi ad un dato prezzo. Analizzeremo la relazione fra domanda e produzione, con riferimento a due modelli:
- Il modello reddito-spesa (il mercato dei beni). Il livello di produzione di equilibrio dipende dall’equilibrio sul mercato dei beni.
- Il modello IS-LM, in cui verrà aggiunto il mercato finanziario, e il livello di produzione di equilibrio dipenderà dall’equilibrio congiunto tra mercato dei beni e mercato finanziario.
Nel nostro modello i prezzi sono fissi, perché nel breve periodo è difficile che varino, di solito variano ½ volte all’anno. Ciò implica che la domanda – da sola – determina la quantità prodotta.
Nelle imprese industriali, il costo medio è minimo in corrispondenza di un livello produttivo pari a circa l’80 percento della produzione massima fisicamente conseguibile. In un intervallo rilevante del livello produttivo ottimo il costo medio non è significativamente diverso dal suo minimo. Nell’intervallo che consideriamo il CM non varia.
Se l’impresa decide di produrre una quantità che è intorno al costo medio minimo, risulta sensato mantenere i prezzi costanti. Il nostro intervallo rilevante è il breve periodo, dove la S è essenzialmente piatta; quindi, è la domanda che definisce il livello di produzione.
Per questo guardiamo il breve periodo, perché qui la produzione dipende dalla D. Ciò giustifica l’attenzione che porremo, per una parte non trascurabile del corso, alla determinazione della domanda. Ci occuperemo della determinazione della “domanda aggregata”.
Il mercato dei beni
Ci concentriamo sulle interazioni tra produzione, reddito e domanda. L’interazione è circolare:
- Le variazioni della domanda provocano variazioni della produzione.
- Le variazioni della produzione provocano variazioni del reddito.
- Le variazioni del reddito provocano variazioni della domanda.
La produzione aggregata viene normalmente scomposta dal punto di vista dei beni prodotti e degli acquirenti. Il PIL è formato da consumo (C), Investimento (I), Spesa Pubblica (G), Importazioni (IM), Esportazioni (X), Investimento in Scorte (ΔS).
- Il consumo (C) è l’insieme dei beni e servizi acquistati dai consumatori. Rappresenta attorno al 60%-65% del PIL.
- L’investimento (I) comprende l’investimento residenziale (la casa) e l’investimento non residenziale (impianti), cioè l’acquisto di nuovi impianti e macchinari da parte delle imprese. Rappresenta attorno al 15%-20% del PIL nei paesi industrializzati.
- La spesa pubblica (G) in beni e servizi. Non include i trasferimenti, in quanto non sono acquisti di beni o servizi.
- Le importazioni (IM) sono acquisti di beni e servizi all’estero effettuata dai residenti. Dato che gli acquisti all’estero vengono conteggiati in C, G e I, ma non concorrono alla formazione della domanda, le importazioni vengono sottratte alla domanda aggregata.
- Le esportazioni (X) sono domanda di beni e servizi domestici effettuata da residenti all’estero; dunque, rappresenta domanda di beni e servizi non conteggiata in C, G, e I, e va aggiunta alla domanda aggregata.
Le esportazioni nette (X-IM) sono la differenza tra esportazioni e importazioni, si parla di avanzo (disavanzo) commerciale quando X − IM > (<)0. Domanda aggregata e produzione… ricordiamo che abbiamo prezzi fissi, quindi tutte le componenti sono esogene. L’economia è chiusa, no rapporti con l’estero. In formule: Z=C+G+I=Y. Domanda=produzione.
Se la produzione è superiore alla domanda, le imprese accumulano scorte non...
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