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Morfologia e sintassi

Morfologia

La morfologia è lo studio della forma. Significa studiare la forma delle parole e il modo in cui esse si presentano e cambiano. Come costruiamo le parole in modo diverso a seconda delle funzioni che vogliamo attribuire ad esse. La morfologia è una componente della nostra competenza. Esiste una sotto parte della nostra grammatica fatta di conoscenze innate e giustizi istintivi dedicata a gestire le parole e la loro forma.

  • È quella competenza che permette ai parlanti di produrre tutte e sole le parole grammaticali nella propria lingua, e di escludere le formazioni non consentite.
  • È l'inventario e la descrizione degli elementi che formano le parole.
  • È l'insieme delle regole e dei meccanismi che sovraintendono la combinazione degli elementi che formano le parole.
  • È lo studio di quanto, e come, può variare la formazione delle parole tra lingue diverse: tipologia morfologica.

La nozione di parola

“Gli amici dei miei amici sono miei amici”

Ci sono 8 parole divise da intervalli. Ma dal punto di vista lessicale vi sono parole ricorrenti: in totale sarebbero 5.

“Gli amici del mio amico sono miei amici” amico e amici sono la stessa parola? Dunque la parola non è statica e unitaria, ma si può manifestare con tante forme diverse. Ciò dipende da regole di funzionamento.

  • Parola grafica: se ci concentriamo sulla scrittura.
  • Parola fonologica: se abbiamo più elementi lessicali prodotti con un’unica emissione di voce. Pronunciamo la prima parte della frase “Gli amici” come se fosse un unico blocco con un solo accento. “Gli” risulta atono. Vi sono due parole, ma dal punto di vista fonologico è un blocco unico. Si parla infatti di parola fonologica.
  • Parola semantica: ci basiamo sul significato. Due parole che condividono lo stesso significato possono in qualche modo collegarsi. Per esempio “cadere” e “caduta”. Il concetto è il medesimo, ma i parlanti di L1 sanno che si trattano di due elementi diversi: il primo è un verbo all’infinito, il secondo è un nome.

La parola è il risultato di un’operazione morfologica corretta, ossia che i parlanti accettano come grammaticale. Non è un elemento primitivo, ma lo creiamo attraverso delle regole.

*Dormitore – lavoratore. Al verbo dormire non si può aggiungere il suffisso “ore”, mentre a lavorare sì. Livello astratto

*Matitamente

*Ho andato

Non sono parole grammaticali in quanto non abbiamo utilizzato una regola adeguata.

Livello astratto

Esiste un livello astratto anche all’interno della parola, che rende conto della buona formazione della parola: morfemi e la loro organizzazione.

Tipi di lingue

Lingue isolanti

La forma della parola non cambia anche se cambiano i significati che attribuiamo alla parola all’interno di una frase. Le parole sono invariabili e le informazioni (numero, tempo, modo etc.) vengono inserite attraverso altre parole indipendenti, oppure sono captate dal contesto.

  • “Ta”: pronome della terza persona. Non cambia tra singolare o plurale.
  • Per il numero viene aggiunta un’altra parola indipendente: “men” indica il plurale.
  • “Zuò”: verbo fare. Per il futuro si aggiunge “zài” che indica evento in progresso (progressivo).

Vi è un’assenza quasi totale di morfologia perché le parole non si modificano.

Lingue agglutinanti

Sono chiamate così perché esse modificano la forma della parola, ma lo fanno con una strategia apparentemente più regolare. Diversamente dalle lingue flessive, uno stesso elemento non porta più informazioni e i confini tra le parti che portano le informazioni sono sempre ben definiti.

  • “In” del genitivo è un’informazione sintattica. Indica sia il singolare che il plurale dello stesso caso. Il genitivo indica il possessore.
  • Dativo (complemento di termine): “a”.
  • C’è la radice e un elemento fisso subito dopo la radice che indica il caso ed è uguale per singolare e plurale.
  • Le terminazioni di caso per il plurale sono sempre uguali: “lar”.
  • “Lar”: indica il plurale.
  • “In”: indica il genitivo.
  • “A”: indica il dativo.

Sono unità di prima articolazione, non sono soltanto fonemi. La fonologia interviene dopo che abbiamo creato la parola in base al significato che vogliamo esprimere.

Lingue flessive

Modificare la forma delle parole a tutti i significanti che con esse possiamo esprimere.

“Cantare”: lo coniughiamo per tutti i tempi, per i modi, per i numeri, per le persone. Ma ciò richiede una modifica della parola: al passato devo aggiungere “v” per esempio “cantavi”. Queste sono lingue flessive oppure flessive. Sono chiamate così perché fanno una flessione: per ogni relazione grammaticale cambio qualcosa (generalmente la desinenza, anche chiamata uscita).

Nelle lingue fusivo-flessive molte informazioni diverse sono fuse su di un unico elemento morfologico.

“Lui canta” la “a” esprime la terza persona, il singolare, l’indicativo, verbo di prima coniugazione. Inoltre, queste lingue tendono ad avere le parole divise in due parti: la radice esprime il significato, e la flessione (“a”) che indica tutte le informazioni grammaticali. I confini tra le due parti spesso sono opachi e difficili da individuare.

Es. Passato remoto:

  • Canta-i
  • Scrive-i scrissi. Nel secondo modo (quello corretto) vedo la desinenza “i” ma la parte “ss” non si capisce se appartiene alla radice o meno.

Le lingue flessive hanno un sistema morfologico ricco di alternanze e forme opache. È un sistema complesso.

Lingue polisintetiche

Sono parlate soprattutto in America e in Oceania. Hanno la caratteristica di formare parole molto lunghe. Le parole si modificano non soltanto aggiungendo prefissi e suffissi, ma anche assorbendo al suo interno parole indipendenti.

“Oneida”: nord-America. Confine tra Stati Uniti e Canada. “Wa” e “ke” indicano le proprietà del soggetto. “Nakta” viene aggregato nella frase. Si può fare l’incorporazione solo di parole indipendenti, ma non di quelle già definite prima. La lingua polisintetica funziona in base a leggi sintattiche.

Riassumendo

  • Le lingue isolanti sono caratterizzate dal fatto che la parola viene modificata in modo minimo o per nulla. Le informazioni grammaticali vengono realizzate o attraverso particelle, o sono ricavate dalle costruzioni sintattiche.
  • Le lingue agglutinanti modificano le parole per realizzare le diverse informazioni grammaticali. Gli elementi morfologici che vengono utilizzati hanno di solito un solo significato, e a un significato corrisponde normalmente un solo elemento morfologico. La loro posizione è costante.
  • Le lingue fusive o flessive “fondono” nella parte flessiva (cioè la parte finale della parola) molte informazioni grammaticali, e questa operazione può rendere poco distinguibile il confine tra radice e desinenze.
  • Le lingue polisintetiche sono caratterizzate dalla possibilità (di solito con precise condizioni sintattiche) di “incorporare” dentro una parola non solo morfemi, ma anche parole libere che farebbero parte della frase. Il risultato sono parole molto lunghe, in cui ad esempio un complemento oggetto viene inserito all’interno della forma verbale.

Queste distinzioni furono effettuate nella prima metà del XIX secolo. All’inizio si pensava che le lingue fusive fossero le più perfette. Inizialmente vi erano le lingue isolanti, poi agglutinanti e infine flessive. In realtà sono tre tipi diversi e non è detto che il passare del tempo aumenti la capacità di migliorare la lingua. Si tratta semplicemente di una classificazione. Non è detto nemmeno che una lingua sia solo ed esclusivamente flessiva o agglutinante oppure isolante.

Es. La lingua inglese è flessiva, ma i verbi li modifichiamo molto poco. È povera di flessioni.

“Bottle” sostantivo.

“To bottle” verbo. La parola “bottle” non varia.

Classificazione morfologica

Lingue umane. Come e quanto modificano le parole.

Morfema

Unità fondamentale delle parole. È un’unità di prima articolazione, cioè un’entità minima, distintiva e dotata di significato (diversamente dai fonemi).

  • Minima: non si può ridurre ulteriormente (al suo interno non ci devono essere altri elementi/altri morfemi).
  • Cantav-ate: “ate” non è un elemento minimo. “Te” non è sempre preceduto dalla “a”, dunque può essere un morfema.
  • Teme-te
  • Senti-te. La “a” che precede “te” è solo un elemento di appoggio. A-te sono entrambi morfemi.
  • Inoltre, “te” non può essere scomposto ulteriormente.
  • Ordinare → Riordinare “ri” ha un significato preciso: fare nuovamente qualcosa.
  • “Ord”: non esiste nella lingua italiana un prefisso “ord” senza essere legato a “in” con il significato di ordinare. Non è un morfema.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laura_bazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Bertocci Davide.
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