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7 – L’ampliamento delle basi teoriche: il contributo di Baumol e la triade Hicksiana

La domanda di moneta a scopo transattivo

La domanda di moneta a scopo transattivo ha il fine di regolare le transazioni relative agli scambi di beni e servizi.

Già dalla triade tradizionale, in relazione a quanto detto sulla teoria quantitativa della moneta, sappiamo che esiste una relazione positiva tra la quantità di moneta che un operatore domanda per regolare le proprie transazioni e il proprio reddito (y):

Gli individui hanno sempre un certo quantitativo di scorte monetarie in attesa di essere spese, moneta detenuta nell’attesa di compiere un acquisto “a temporary abode of purchasing power” Friedman.

Abbiamo un ruolo cuscinetto delle scorte monetarie:

  • Motivazione precauzionale (triade Keynesiana).
  • Oppure moneta detenuta nell’attesa di compiere un acquisto (a temporary abode of purchasing power, Friedman).

In realtà anche qui possiamo ricondurci alle scelte di portafoglio, per capire cosa fare della moneta oziosa che abbiamo da parte in attesa di spenderla, cercando in qualche modo di farla fruttare rispetto al rendimento pari a zero del circolante o rispetto ai bassissimi rendimenti dei depositi in conto corrente, negli intervalli temporali tra incassi e pagamenti monetari. (Baumol ha offerto un contributo molto importante).

Gli intervalli temporali che intercorrono tra incassi e pagamenti monetari: si tratta di formulare un piano delle scadenze, nel momento in cui si possono determinare con sufficiente precisione i periodi in cui la moneta incassata resta inutilizzata.

I due elementi rilevanti nella scelta sono:

  • Costo opportunità di detenere moneta: si riferisce a quello che noi perdiamo in termini di rendimento mantenendo la ricchezza sottoforma di moneta, rispetto ad un suo utilizzo alternativo che generi un rendimento maggiore di zero.

Quindi rappresenta la componente di redditività a cui rinunciamo mantenendo la ricchezza sottoforma di moneta.

  • Costi di transazione: “quanto costa procurarsi moneta per le transazioni?” Se io immobilizzo la moneta in qualche utilizzo alternativo, quanto costa poi gestire e smobilizzare questo investimento alternativo nel momento in cui ho bisogno di avere la moneta disponibile per utilizzarla nelle transazioni.

Il contributo di William Baumol (1952)

  • Ipotizziamo che un individuo abbia un reddito mensile disponibile per le spese correnti pari a Yc=1000, questa somma viene accreditata dalla banca alla fine di ogni mese.
  • A inizio di ogni mese la disponibilità monetaria è pari a 1000.
  • Ipotizziamo che nell’arco di un mese le spese giornaliere sono costanti, e la disponibilità monetaria iniziale tende a ridursi in modo regolare seguendo una progressione aritmetica, arrivando a fine mese in cui la disponibilità monetaria è pari a zero.

Di conseguenza il nuovo accredito ripristina la disponibilità monetaria iniziale e riprende il flusso giornaliero dei pagamenti.

Dal grafico viene evidenziata una distribuzione regolare delle spese nel mese di riferimento, per cui all’inizio del mese abbiamo 1000 come disponibilità monetaria, dopo 15 giorni arriveremo ad avere 500 di disponibilità monetarie, e via via arriveremo a fine mese ad avere zero.

Il consumatore potrebbe suddividere tali spese in due sottoperiodi di 15 giorni, e destinare la prima tranche da 500 alle spese relative ai primi 15 giorni, e investire temporaneamente le restanti 500 in AF più remunerative rispetto a tenere le disponibilità monetarie in forma oziosa (no rendimento).

Quindi si tratta di risolvere un problema di gestione ottimale delle scorte: duplice scelta di stabilire quali investimenti alternativi compiere e in quanti sottoperiodi:

1. Quali investimenti alternativi compiere?

Se l’operatore decide di non tenere tutta la sua ricchezza sottoforma di moneta, qual è l’alternativa di “first best” /soluzione ottimale?

Poiché l’operatore rinuncia a parte della liquidità primaria, che può utilizzare direttamente come mezzo di pagamento, è necessario che si indirizzi su una qualche forma di liquidità secondaria che gli garantisca un rendimento, ma comunque poco rischiose.

Es. possiamo pensare all’investimento in titoli monetari (TM) con scadenza a breve, che ci dà un rendimento più elevato rispetto a quello della liquidità primaria.

2. In quanti sottoperiodi articolare le scelte di investimento/disinvestimento?

L’operatore che ha una certa struttura di entrate e una certa struttura di uscite, deve determinare la quantità di moneta (contante) da tenere disinvestita per i pagamenti del sottoperiodo.

Nel nostro esempio: la somma di moneta da tenere disinvestita corrisponde a C=500 e ad aver suddiviso il mese in due sottoperiodi. (Se c fosse 250 i sottoperiodi sarebbero 4).

Il problema di ottimizzazione ha come incognita la quantità di moneta C da tenere disinvestita per sostenere i pagamenti del sottoperiodo.

Il valore C dipende dai costi totali (CT) che si sostengono per mantenere disinvestita la disponibilità monetaria, dati dalla somma tra i costi opportunità e costi di transazione.

Possiamo ricavare una formula che considera i costi totali (CT) legati alla detenzione di moneta:

  • I costi opportunità sono il rendimento sull’utilizzo alternativo della moneta per la quantità media di moneta che rimane disinvestita (C/2). Questa formula ci dice quale è il rendimento a cui sto rinunciando nel momento in cui decido di tenere tutta la ricchezza sottoforma di moneta, e non valutare nessun investimento alternativo.
  • I costi di transazione che si sostengono
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marimaaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gronchi Sandro.
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