Istituzioni di sociologia
Capitolo 1: identità
Il concetto di identità viene introdotto nelle scienze sociali a partire dagli anni 50’. Le prime definizioni vengono dall’approccio funzionalista, integrazionista simbolico e dalla fenomenologia sociale che, accomunati dal rifiuto della concezione dell’identità come totalità indifferenziata, ne evidenziano il carattere relazionale/intersoggettivo e l’influenza dei fattori sociali.
L’identità è un processo che tende alla costruzione del sé e presuppone l’alterità (tutto ciò che è percepito come diverso da sé o dal proprio gruppo sociale), è un prodotto storico aperto al divenire che cambia e si scontra con le circostanze extrasoggettive.
Questi tre approcci sono accomunati dall’idea che l’identità si formi in un rapporto tra individuo, alter e struttura sociale nel suo insieme. Il funzionalismo parsoniano si focalizza sulla struttura sociale, l’interazionismo simbolico sugli aspetti interazionali e la fenomenologia sociale assume una posizione intermedia.
Il funzionalismo di Parsons
Nella prospettiva sistemica l’identità viene intesa come una struttura della personalità individuale, che consente di mettere in relazione il sistema delle personalità con quello dei codici e dei valori condivisi nella società. La sua teoria dell’azione sociale comprende quattro sistemi interrelati: personalità, organismo comportamentale, sistema culturale e sistema sociale. Parsons definisce l’attore individuale come l'unità di base del sistema della personalità, in cui l’attenzione viene tutta incentrata sui bisogni, sulle motivazioni e sugli atteggiamenti personali. A sua volta il sistema di personalità è composto da tre sottoinsiemi:
- ID: Funzione di adattamento della personalità all’organismo (adaptation), cioè il sistema comportamentale.
- EGO: Funzione del conseguimento degli scopi (goal-attainment), sistema motivazionale.
- SUPER-EGO: Funzione di integrare e coordinare le norme e i ruoli interiorizzati (integration).
- Identità: Attraverso la quale la personalità entra in rapporto con l’universo culturale dei valori, delle ideologie, dei simboli, svolgendo la funzione di mantenimento del modello latente.
L'identità sovraintende e controlla le altre parti della personalità, di cui costituisce il sottosistema più stabile. Parsons le assegna la funzione di pattern-maintenance, che l’individuo apprende durante i processi di socializzazione primaria e secondaria. Si occupa dunque della coerenza interna del soggetto e della congruenza con il sistema sociale. Una volta formatasi, l'identità agisce coerentemente con i fini delle aspettative di ruolo normativamente definite. Se si verificano discrepanze, si verificherà un processo di discrepanza e rivela un processo di formazione inadeguato ossia una “patologia dell'identità sociale”.
Una particolarità dell'identità individuata da Parsons è quella di consentire all'individuo di muoversi nel campo di possibilità tanto grande quanto è complessa la società in cui vive, tale campo viene sempre di più interiorizzato nel momento in cui l'attore entra a contatto con il processo della socializzazione.
Definizione di identità per Parsons
L'identità si presenta come una struttura stabile e internamente coerente, capace di corrispondere ad un sistema di valori unitario e condiviso: non è quindi pensabile separatamente dalla conformità sociale, pena lo slittamento verso forme riconducibili alla devianza (vicina all’idea durkheimiana).
L’interazionismo simbolico
L’idea di Parsons viene messa in discussione dall’interazionismo simbolico che vede nello sviluppo dell’individuo un processo di interazione tra l'individualità soggettiva e il suo ambiente sociale e naturale che corrisponde al processo di strutturazione della vita sociale del soggetto. La società fornisce al soggetto lo specchio per la definizione di sé.
- Il Sé è prodotto dall’idea che il soggetto immagina di dare agli altri.
- L’azione sociale è orientata da significati che gli individui attribuiscono alla situazione e viene costruita nel suo svolgimento.
I sé individuali e le azioni sociali sono strettamente legati e si influenzano reciprocamente, essendo così legati l’uno definisce l’altro e viceversa. L'identità non va mai considerata definitiva e conclusa, perché si forma e si modifica continuamente grazie all’interazione con gli altri individui.
L’interazionismo simbolico e Cooley
Cooley agli inizi del ‘900 formula il looking-glass self, un Sé sociale riflesso e determinato dalla società, mediante un continuo processo di apprendimento, di confronto e di integrazione. L’Io e la Società nascono insieme e non è possibile concepire un'identità separata e indipendente, in quanto ciascun individuo conosce immediatamente sia l’uno che l’altra. L’io si sviluppa mediante la comunicazione e ha un carattere riflesso, nel senso che l'idea di sé stessi è collegata a come immaginiamo di apparire agli altri.
Sul piano dell'identità e della formazione del sé, la società consiste proprio in questo processo reciproco, nell’intrecciarsi di giudizi che gli individui hanno degli altri e in cui si genera il Self (idea ereditata da William James che aveva osservato che ogni individuo ha tanti sé sociali quante sono le persone che lo riconoscono e hanno nella loro mente un’immagine di lui).
L’interazionismo simbolico e Mead
Mead opera una svolta decisiva, formulando un Sé integralmente e costitutivamente sociale: l’individuo viene coinvolto in variegate relazioni sociali, dalle quali si realizza la sua capacità di autorappresentarsi come fulcro di una elaborazione autonoma. Tale capacità si sviluppa grazie all'interazione linguistica mediata, dunque è il soggetto che può diventare oggetto a sé stesso partecipando alle esperienze con gli altri individui. La comunicazione linguistica diventa cruciale, in quanto veicola simboli significativi, che in quanto tali bisogna conoscere e sapere il valore che gli viene attribuito dagli individui con i quali si comunica. Mead si concentra sull’esistenza di un insieme di simboli e criteri interpretativi che regolano l’interazione.
Nel descrivere la formazione del Sé, Mead si concentra sulle due componenti che lo costituiscono e che sono frutto del processo di socializzazione:
- Io: Coscienza di sé, identità individuale con cui la persona riconosce sé stessa mediante l’introspezione (risposta organismo agli atteggiamenti degli altri).
- Me: Soggetto attivo e creativo che entra in relazione con gli altri (insieme organizzato di atteggiamenti degli altri che un individuo assume).
Sono strettamente legati nell’esperienza dell’individuo, indicano le fasi di un unico processo, per cui la loro distinzione rimane puramente concettuale. L’individuo, attraverso il Me, adatta continuamente sé stesso alla situazione e al contesto sociale a cui appartiene, reagendo a essi in modo positivo, adattandosi, o negativo, mediante critiche attraverso l’Io. Poiché l’individuo assume in sé gli atteggiamenti degli altri, si crea in lui un gruppo organizzato di risposte. La presenza di questi gruppi organizzati di modi di agire costituisce il Me, al quale il soggetto in quanto Io, dà una risposta. Entrambi questi concetti confluiscono nel Self cioè nell’individuo inteso come essere sociale, inserito in un contesto organizzato e istituzionalizzato a livello culturale e normativo.
Nei rapporti interattivi l'identità individuale si confronta con l’Alter, cioè con l’esterno, svolge compiti, apprende comportamenti e sviluppa un senso di appartenenza. Risulta evidente che dal punto di vista sociologico è priva di senso la distinzione tra identità personale e sociale poiché l’identità personale è tale solo in quanto localizzata nell’individuo, ma è sociale nel suo processo genetico e di costituzione. Se il Me è la replica dell'atteggiamento che gli altri hanno nei suoi confronti all’interno di situazioni specifiche, l’altro generalizzato (assumendo atteggiamento dell’intera comunità) fa sì che l’individuo diviene capace di integrare i diversi Me all’interno di un Sé unitario.
La prospettiva drammaturgica e Goffman
Goffman si focalizza sul modo in cui è presentato e mantenuto di fronte ad un pubblico il Sé. La vita quotidiana viene tematizzata come un gioco di maschere in cui l'identità dell’individuo (Self) è il prodotto dei rituali dell’interazione e coincide con le diverse maschere che egli indossa nelle situazioni sociali. L'identità del soggetto è come le maschere di una messa in scena, le cui regole e caratteristiche di struttura determinano le diverse parti recitate del soggetto.
L’individuo come Attore è un'entità psico-biologica che agisce dietro un personaggio, ma non temporaneamente come l’attore del teatro che interpreta un personaggio altro, infatti nella vita quotidiana l’attore rappresenta sé stesso, il ruolo sociale che svolge non è mai inventato o puramente subito, poiché la persona lo apprende attraverso il processo di socializzazione, contribuendo a costruirlo mano a mano che lo rappresenta. Il Sé è il prodotto di una scena.
- Attore: “Fabbricante di impressioni”, immerso nel compito di inscenare una rappresentazione.
- Personaggio: Figura per definizione di carattere positivo, la cui forza e altre qualità singolari devono essere evocati dalla rappresentazione.
Il Sé è il prodotto di un’azione collettiva: il corpo e la persona costituiscono solo un gancio al quale, per un determinato periodo, sarà “attaccato” tale prodotto. I mezzi per produrre e mantenere il Sé in questa condizione sono esclusivamente interni all’istituzione sociale. Il Sé è il frutto della combinazione tra diversi elementi:
- Equipe: Persone che collaborano alla messa in scena del personaggio.
- Pubblico: La cui attività interpretativa è necessaria per tale rappresentazione.
Il complesso per produrre il Sé è macchinoso e talvolta può guastarsi, ma se tutto funziona, la rappresentazione prende avvio e l’attributo a ogni personaggio rappresentato sembrerà provenire intrinsecamente dal suo attore. Goffman ha una concezione del Sé individuale non unica, bensì molteplice, che varia al variare della scena e la cui immagine viene continuamente negoziata.
La semplice esecuzione di un compito non basta a fornire l'identità all’individuo, mentre è necessario che l’esecutore renda coerente l'attività espressiva con l'identità che gli viene attribuita. L’individuo non può controllare completamente il flusso degli eventi in una situazione sociale, dunque non può controllare completamente quelle informazioni su di sé che diventano accessibili in tale situazione.
Probabile è che nella “meccanica dell’esecuzione” sfugga qualcosa e che alcuni eventi siano espressivamente incoerenti con le reali pretese che l’individuo ha con sé stesso (es. non completare un compito nel dovuto tempo), sono casi in cui si sviluppa una difformità momentanea tra ciò che l’individuo prevedeva di essere e ciò che gli eventi implicano che sia. L’individuo partecipa attivamente a sostenere una definizione della situazione coerente con l’immagine che egli ha di sé stesso. Anche in questo caso, la dialettica e il ruolo, l’oscillazione tra essere e fare, dove sembra rivelarsi la soggettività più pura, in realtà è comunque impostata e regolata socialmente. L’individuo descritto deve districarsi con una molteplicità di Sé e dell'identità virtuale proiettata dai ruoli svolti.
La personalità più autentica è spesso nascosta dietro le maschere che cambiano continuamente e che costituiscono i soli comportamenti della persona, non il suo essere complessivo.
Goffman affermando ciò non nega che esista un'identità biografica continuativa, che va al di là della singola performance, e nella quale il soggetto può esprimere qualcosa che è caratteristico della propria persona e personalità; ma non chiarisce quale sia il ruolo di tale identità biografica nel gioco rituale della costruzione sociale del Sé.
Il termine in-dividuum può essere fuorviante poiché significa indivisibile, in realtà l’individuo è molteplice e plurale, la sua costituzione di attore sociale è frutto di un processo laborioso, che rimanda inevitabilmente ad un altro, al di fuori delle circostanze di tempo e luogo determinate, l’individuo non è nulla: egli è ciò che è stato, memoria e ricordi si intrecciano nella formazione della sua identità e sono componenti fondamentali per la costruzione della soggettività come realtà relativamente unitaria e coerente.
La prospettiva fenomenologica
Si pone a metà tra il funzionalismo parsonsiano e l'interazionismo simbolico. La prospettiva fenomenologica considera il concetto d'identità fondamentale per comprendere il processo attraverso il quale la realtà oggettiva diviene soggettiva. Il punto di partenza è la vita quotidiana, che viene considerata come la realtà dominante, la prima di cui l’individuo abbia coscienza rispetto a tutte le altre e che si presenti organizzata e oggettivata, costituita da un ordine prestabilito di oggetti e fenomeni che prescinde dall’esistenza individuale.
Il linguaggio usato nella vita quotidiana fornisce continuamente tali oggettivazioni e presuppone l’ordine all’interno del quale esse hanno un senso. La vita quotidiana è un mondo intersoggettivo e anche se gli altri hanno prospettive e progettualità differenti, l’individuo sa che vi è una continua corrispondenza tra i suoi significati e i loro significati all’interno di questo mondo, in quanto condividono un senso comune rispetto a tale realtà.
La fenomenologia sociale pone l’accento sul mondo della vita, biograficamente inteso, poiché dalla propria situazione biografica ogni attore elabora “sistemi di rilevanze”, grazie alle quali potrà interagire con gli altri attori sociali. L'intersoggettività è resa possibile grazie a questi costrutti di senso comune, comprendenti motivi e scopi che ogni attore attribuisce alla propria condotta e che funzionano da veicoli di esperienza per comprendere il comportamento altrui.
Le micro-interazioni sociali e i soggetti sono i protagonisti dell’analisi fenomenologica, la quale evidenzia le modalità con cui si è organizzata la conoscenza della società e la sua elaborazione a livello individuale. Questo mondo di conoscenze oggettive viene interiorizzato dall’individuo durante la socializzazione primaria, diventando elemento costitutivo della sua identità. In questa fase della socializzazione viene costruito il primo mondo dell’individuo e si forma nella sua coscienza la capacità di identificarsi non solo negli altri soggetti per lui significativi, ma con una generalità di altri, cioè con una società.
L’auto-identificazione dell’individuo diventa più stabile, coerente e continua. L'identità viene definita come collocazione in un certo mondo e può essere fatta propria soggettivamente soltanto insieme a quel mondo. L’appropriazione soggettiva del mondo sociale costituisce due aspetti distinti nello stesso processo di interiorizzazione.
Nella socializzazione primaria si interiorizza una realtà percepita come inevitabile, in quella secondaria ogni nuovo contenuto da interiorizzare deve in qualche modo essere sovrapposto a questa realtà già presente.
La socializzazione secondaria costituisce un processo successivo, che introduce l’individuo già socializzato in nuovi settori del mondo oggettivo della sua società, presupponendo procedimenti concettuali capaci di integrare diversi corpi di conoscenze. In questa fase emerge che l’aspetto dinamico della società come produzione umana continua, nella quale intervengono anche processi di trasformazione delle strutture.
L'identità, che si forma all’interno della società, una volta cristallizzata, si mantiene, si modifica o si rimodella in base alle relazioni sociali. L’individuo pienamente socializzato è in relazione interna continua tra identità e substrato biologico, prosegue nell’esperienza di sé come organismo indipendente, in una dialettica che può essere talvolta percepita come lotta tra l’io superiore (identità sociale) e l’io inferiore (animalità presociale), dove il primo afferma il suo predominio sul secondo. L’uomo è quindi biologicamente destinato a costruire un mondo e ad abitarlo con altri individui, lasciando che il suo stesso organismo venga trasformato per produrre la realtà e sé stesso.
Berger e Luckmann
Berger e Luckmann fanno alcune considerazioni ulteriori in merito al rapporto tra il processo di socializzazione e la struttura sociale: può accadere che la fase secondaria metta in crisi la realtà interiorizzata precedentemente (anche se in modo mai assoluto), comportando verso di questa un tradimento che viene letto anche come tradimento di sé.
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