ARTHUR SCHOPENHAUER (1788-1860)
Cenni biografici e formazione culturale
Arthur Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788 in una famiglia di ricchi commercianti tedeschi e fin dalla più giovane
età viaggia molto in tutta Europa, prima al seguito del padre (che muore suicida quando lui ha diciassette anni) poi
della madre, una scrittrice dai costumi piuttosto liberi. Avviato dal padre al commercio, preferisce dedicarsi agli studi
di filosofia. Studia a Gottinga sotto la guida del filosofo scettico Schulze e a Berlino segue le lezioni di Fichte. Il
giovane Schopenhauer detesta la vita mondana e si chiude ben presto in se stesso, per dedicarsi alla lettura dei classici
latini e greci e alla filosofia indiana. Si laurea all’Università di Jena, centro propulsore del romanticismo tedesco, nel
Il mondo come volontà e rappresentazione,
1813, poi lavora per quattro anni alla stesura del suo capolavoro che fu
pubblicato nel 1819 nel quale è evidente l’adesione alla filosofia di Platone e di Kant, l’influenza delle filosofie
orientali e il rifiuto dell’idealismo. pensiero kantiano,
Il pensiero filosofico di Schopenhauer affonda le sue radici nel interpretato in modo diverso
Upanishad
platonica neoplatonica testi indiani,
rispetto agli idealisti, nella tradizione e e, infine, nei le celebri in
lingua sanscrita, con i quali per la prima volta la cultura occidentale si confronta. Nella rielaborazione di questi temi
Schopenhauer è animato da una forte vena romantica che esalta i problemi dell’esistenza individuale, il senso di
vanità e precarietà della vita e l’illusione del progresso e della storia. Di conseguenza il pensiero di Schopenhauer
sviluppa una visione del mondo radicalmente pessimista.
Nel clima culturale del tempo, dominato dal razionalismo e dall’ottimismo di derivazione hegeliana, tale filosofia non
incontra il successo desiderato dall’autore e ciò aumenta il tono aspro della polemica antidealistica del filosofo.
Dopo un viaggio a Roma e a Napoli, Schopenhauer ottiene la libera docenza; inizia così ad insegnare presso
l’Università di Berlino dal 1820 al 1832, tenendo le sue lezioni negli stessi orari di quelle di Hegel, e naturalmente con
poco successo di pubblico. Dopo aver ripetutamente definito Hegel un «ciarlatano di mente ottusa», un «sofista» e
una «testa di legno», in occasione dell’epidemia di colera che si diffonde a Berlino nel 1831, Schopenhauer si
trasferisce a Francoforte sul Meno dove muore nel 1860. Il mondo come volontà e rappresentazione
Soltanto con la seconda edizione nel 1844, l’opera di Schopenhauer comincia
ad essere conosciuta e a influenzare la cultura tedesca ed europea. Il successo del filosofo va poi crescendo nel 1851,
Parerga e Paralipomena,
grazie ai una raccolta di saggi di filosofia, diritto, letteratura, scritti in tono più lieve e
accessibile (il titolo significa “questioni marginali e da poco”). Nella seconda metà del XIX sec. domina ormai in
Europa la cultura scientifica del positivismo e il pessimismo di Schopenhauer fa da supporto alla polemica di coloro
che non sono disposti ad accettare l’ottimismo un po’ superficiale e acritico della cultura dominante e pertanto
pongono in rilievo i problemi dell’esistenza, del dolore, della sofferenza dell’uomo, che non possono essere annullati
dal trionfalismo del progresso scientifico.
Il destino filosofico di Schopenhauer è dunque quello di essere sempre contro la cultura ufficiale.
La polemica antihegeliana
Platone, la filosofia romantica e quella illuminista, Kant, la mistica cristiana e quella orientale: queste in sintesi le
principali fonti di ispirazione del pensiero di Schopenhauer, che proprio dall’opposizione al sistema hegeliano trae la
sua principale linfa polemica. Schopenhauer accusa Hegel (insieme a Fichte e a Schelling) di essere «un sofista» e di
far filosofia per fini politici e di guadagno personale, in sostanza di essere un «mercenario del pensiero». Il compito
della filosofia per Schopenhauer è quello di cogliere alle radici il male dell’esistenza per offrire all’uomo liberazione e
consolazione dal dolore e non quello di illuderlo con false concezioni ottimistiche, come per esempio quella
dell’esistenza di un ordine razionale che governa il mondo.
Il punto di partenza della riflessione di Schopenhauer non è dato però dalla filosofia hegeliana, ma dalla distinzione
kantiana fra fenomeno e noumeno. 1
IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
fenomeno
Partendo dalla distinzione di Kant tra fenomeno e noumeno, Schopenhauer assegna al il significato di
rappresentazione volontà.
noumeno
e al il significato di
Schopenhauer critica sia l’idealismo che considera il mondo derivante da un unico principio soggettivo sia il
materialismo che riduce il soggetto all’oggetto. Per impostare in modo corretto il problema della conoscenza si deve
mondo è una rappresentazione
ritornare al dualismo (soggetto-oggetto) della filosofia kantiana per cui il del soggetto.
tempo,
Ciò significa riconoscere l’esistenza di un soggetto che si rappresenta il mondo attraverso lo schema del dello
Rappresentazione:
spazio causalità.
e della Mentre Kant aveva riconosciuto dodici categorie intellettuali attraverso in senso generale,
cui il soggetto organizza e conosce il mondo fenomenico e sensibile, Schopenhauer riduce tali indica l’atto di ri-
categorie a una sola, quella appunto della causalità. Ogni fenomeno è collegato all’altro da un produzione di un
oggetto da parte
trama di fenomeni tra loro connessi e
nesso di causa-effetto. Così tutta la realtà ci appare come una della coscienza.
subordinati: nella causalità, che rende conto delle attività specifiche che gli oggett
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