Filologia germanica 1B avanzata: Edda in prosa di Snorri
Punto di vista dell’autore che reinterpreta la mitologia sotto al punto di vista cristiano.
L’anno 1000 è un anno molto importante in Islanda in quanto vi è la conversione al Cristianesimo.
- L’Islanda è definita come “terra dei ghiacci”.
- L’Islanda nel IX secolo viene colonizzata dai Norvegesi in quanto Harald aveva introdotto un tipo di governo troppo autoritario sul modello di Carlo Magno. I Norvegesi iniziano ad essere in difficoltà, e per non sottostare a questo tipo di governo, si trasferiscono in Islanda.
- È una terra isolata e chiusa, che ha mantenuto le proprie tradizioni.
- Non riconoscono il sovrano norvegese dal quale sono fuggiti, dunque nascono delle figure importanti che portano alla creazione di una propria legislazione non scritta.
- Raccontavano racconti in prosa, saghe, cantando.
- Iniziano ad avere difficoltà nel commercio, e quindi si riuniscono in un’assemblea, Alþing, assemblea di tutti gli uomini liberi, che discute di cose giuridiche; successivamente “þing” viene utilizzato per riferirsi a tutte le cose.
- Decidono di convertirsi. Una conversione che è strumento politico ed economico. Si inserisce una nuova religione che porta vantaggi, anche se al loro interno continuano a venerare le proprie divinità, e le loro saghe iniziano ad arricchirsi di questi elementi. La religione precedente non viene eliminata, ma si fonde con nuovi elementi: sincretismo.
- Non possiamo aspettarci la pura tradizione germanica, ma si ha la rielaborazione dei miti.
- Snorri vive a cavallo del XII e del XIII secolo.
- Nell’Edda in prosa viene concepita non per noi, ma per i poeti. Era una serie di informazioni di materiale mitologico narrativo che potesse servire ai poeti per fare belle poesie.
- Lui non esalta il cristianesimo perché lo trova migliore, ma tenendo conto che lui scrive per i poeti, egli vuole fornire informazioni: è prudenza per non essere accusato di credere a quello che lui racconta.
- Evemerismo deriva da un nome, Evemero, letterato prima di Cristo, che nel suo Prologo ha detto una cosa interessante che possiamo applicare ai nostri testi, che dice gli dèi sono soltanto degli uomini che sono stati più furbi degli altri, si sono spacciati per divinità e hanno così ricevuto la venerazione degli altri.
- Io racconto queste cose, ho raccolto questi racconti, ma non pensate che sia vero, queste persone sono furbe, degli uomini che si sono fatti venerare. Nel Prologo c’è una presa di distanza: è per prudenza, in quanto Snorri voleva raccontare queste cose, ma mette comunque le mani avanti.
Edda in prosa: differenza tra prosa e poesia
- Edda in prosa.
- Differenza tra prosa e poesia.
- La poesia è composta da versi che hanno una struttura metrica e ritmica, che cambia da cultura in cultura: le lingue romanze hanno la rima in quanto l’accento è posto sulla fine della parola; mentre le lingue germaniche hanno l’allitterazione in quanto l’accento è posto generalmente sulla radice.
- La prosa è un’enunciazione che non sottostà a forme ritmiche e metriche; questo non vuol dire che non si ha ritmo. La prosa è un racconto che non si avvale di questi elementi. La prosa latina e greca era arrivata ad una forma sintattica molto complessa, mentre nel mondo germanico, dove la prosa è arrivata più tardi, abbiamo rapporti con preposizioni, mentre col tempo anche sul modello del latino, la sintassi comincia ad essere più complicata, offrendo una consequenzialità logica. Edda in prosa si differenzia da un’Edda poetica.
- L’Edda poetica è formata da carmi, poesie, canzoni.
- Cronologicamente, i manoscritti che ci forniscono questi testi, ci presentano prima l’Edda di Snorri intorno al 1230, mentre l’Edda poetica ci viene fornita nel 1270.
- I manoscritti ci arrivano però in maniera spesso casuale.
- Quello che possiamo ricostruire è che alla base dell’Edda in prosa c’è la conoscenza dell’Edda poetica in quanto ogni tanto Snorri introduce dei versi che sono quelli che troviamo nell’Edda poetica.
- I carmi dell’Edda poetica sono tradizionalmente 29, di cui i primi 10 trattano di varie divinità, mentre gli altri 19 trattano di eroi.
- I manoscritti, con il più bello essere il Codex Regius, sono più tardi.
Edda di Snorri
- I manoscritti che conservano l’Edda di Snorri sono 4.
- Il più importante è il Codex Regius, con un numero diverso rispetto a quello che include l’Edda poetica, che risale alla prima metà del 1300, più tardo.
- L’editore cerca di dare un unico testo, ma tra i quattro manoscritti ci sono delle differenze. L’edizione critica di uno studioso non corrisponde mai a ciascuno dei manoscritti, in quanto l’editore cerca di completare le parole che mancano e correggere errori, o anche fare un “collage” tra manoscritti/edizioni.
Pagina 26 “…selezione…”: quello che qui manca non è che non esiste, ma qui abbiamo una delle proposte dell’Edda di Snorri. Bisogna essere molto prudenti. Questa edizione elimina il prologo, importante in quanto dichiara come intende presentare queste divinità.
Avvicinare la mitologia al cristianesimo: sincretismo, doppio binario. Togliamoci l’illusione di leggere in questo testo quello che pensavano i Germanici mille anni prima, quando erano ancora nella cerchia nordica con cui condividevano miti, cultura, e tradizioni.
- Snorri era un politico, storico, erudito, istruito da persone importanti e intellettuali dell’epoca, era una figura importante a livello culturale.
- Questo testo era destinato ai poeti, ed è diviso in: materia, parte in cui parla dei contenuti, parte su cui basare testi poetici di poeti a cui è rivolto il testo, e parte tecnica, dove entra in merito delle caratteristiche della tecnica poetica: prima informazione scritta sulle caratteristiche della poetica germanica, prima documentazione di una messa per iscritto di tecniche che altrimenti avremmo dovuto ricavare direttamente dai testi.
- Parla anche della poesia scaldica.
- Definizione della kenning, figura retorica importante.
- La prima parte del testo ha come titolo in norreno “Gylfaginning”, Inganno, Ginning, di Gylfi. Re svedese.
- Inganno: Snorri imposta questi racconti con una cornice dialogica, domande dal re, e risposte che ottiene. Gylfi cerca di ingannare, ma riceve inganni.
- Re Gylfi è ricchissimo di nomi.
Capitolo I
Re Gylfi governava delle terre nei luoghi in Svezia; Snorri si immagina questa figura della Svezia. Di lui è detto, tutto è riferito, e ci colloca in una situazione in cui, prima dell’avvento del Cristianesimo, tutto viene tramandato oralmente: importanza e autorità dell’oralità, del “sentito dire”. Il cantore aveva l’importanza della memoria per raccontare le imprese. Snorri si inventa tutto, ma questa formula è ciò che il lettore si aspetta di trovare, che diede ad una girovaga, quale compenso per averlo intrattenuto, tanta terra nel suo regno quanta ne potessero arare quattro buoi in un giorno e una notte.
Questa donna però era della stirpe degli Asi, qui non viene subito nominata come se fosse una divinità, ma come un popolo, e aveva nome Gefjun. Ella portò da Jǫtunheimr, nel nord, quattro buoi che erano figli suoi e di uno jǫtunn. Li aggiogò tutti e quattro a un aratro, ma il vomere penetrò nel suolo con tanta forza e a tale profondità che la terra si staccò e i buoi la trascinarono a occidente sul mare, arrestandosi in uno stretto. Là si fermò Gefjun, diede un nome a quella terra e la chiamò Selund. E dove la terra era stata strappata, l'acqua formò in seguito quel lago che oggi è detto Lǫgrinn in Svíþjóð; ci sono infatti tante baie nel Lǫgrinn quanti promontori in Selund.
- Bragi, poeta del IX secolo, protagonista della sezione che tratta della tecnica poetica, sempre in maniera dialogica: quella di Snorri è in prosa, ma si fonda sulla poesia in quanto prima di lui tutto si cantava, e quindi a volte inserisce versi poetici.
Capitolo II
Re Gylfi era un uomo sapiente ed esperto di magia; saggezza e magia vanno insieme. Si stupiva molto che il popolo degli Æsir, non sono delle divinità, dopo si scivola nel mitologico, ma intanto si parte dal presupposto che fossero persone comuni, avesse una tale abilità che riuscisse a far accadere tutto secondo il proprio volere. Si chiese se questo fosse dovuto alla loro natura o se dipendesse dal potere degli dèi a cui tributavano sacrifici. Si mise in cammino verso Ásgarðr, recinto, terra recintata che appartiene agli Asi, e viaggiò in incognito, mare elemento importante per le popolazioni germaniche, che devono muoversi via mare per poter commerciare e fare altro, perché erano isolati; viaggiatori, mare importante per avere contatti con altri dovevano spostarsi via mare, si mette in moto per scoprire da dove derivasse la sapienza degli Asi; incognito, inganno, camuffato da vecchio così da non farsi riconoscere, si trasformò, anche lui era un conoscitore della magia, per non far vedere che aveva altre intenzioni.
Ma gli Æsir erano più saggi, in quanto avevano il dono della preveggenza, loro vedono che lui sta per arrivare, e si preparano: si accorsero che si era messo in viaggio prima che arrivasse, e lanciarono sjónhverfingar su di lui, illusioni ottiche con la magia: gli fanno vedere quello che un’altra persona senza questa magia non vedrebbe.
Quando Gylfi entrò nella rocca, vide una hǫll talmente alta, i luoghi in cui vivono gli uomini e gli dèi sono uguali, un modo per renderle preziose è l’altezza, attributo importante per esprimere la grandezza e l’importanza, che a stento ne scorgeva la sommità, esagerazione, iperbole, per sottolineare il valore di questa descrizione. Il tetto era ricoperto di scudi dorati disposti come tegole.
- Siccome Snorri deve parlarci di divinità, lui dice che vede gli dei solo perché è stato ingannato e noi cristiani che leggiamo sappiamo che in realtà loro non esistono.
Così dice Þjóðólfr di Hvínn che Valhǫll, la Valhalla, traduzione in italiano della parola Valhǫll, in cui “Vall” indica “morto in battaglia”, in quanto per i Germani la morte è importante nel modo in cui avviene, in quanto il destino è diverso tra una persona morta sui campi da battaglia e una persona morta di vecchiaia. Nella cultura germanica il destino dipendeva dal motivo della morte: sala in cui si riuniscono i morti in battaglia, era coperta di scudi:
“Sul dorso facevano splendere,
mentr'eran da pietra colpiti,
i coppi della sala di Sváfnir,
credendo di essere astuti”.
Gylfi vide un uomo sulla porta che giostrava con dei pugnali e ne teneva sette in aria tutti insieme. Questi gli chiese innanzitutto il suo nome; anche nei duelli, la cosa più importante è sapere il nome. Gylfi disse di chiamarsi Gangleri, nome falso, non vuole farsi riconoscere; Gangleri, “Gang”: colui che cammina, colui che cammina, viandante, e di essere giunto per sentieri misteriosi; chiese ospitalità, importante concetto obbligatorio dell’ospitalità, per la notte e domandò di chi fosse la hǫll.
L'uomo rispose che era del loro re; passaggio brusco dal discorso indiretto al discorso diretto, anche all’interno della stessa frase, con un passaggio molto brusco. “Posso condurti a vederlo e potrai chiedergli tu stesso il suo nome.” Il nome si chiede dal tu per tu. E subito quell'uomo entrò nella sala. Gylfi lo seguì e la porta si chiuse alle loro spalle.
Là egli vide molte stanze e una gran folla di gente; alcuni giocavano, altri bevevano, idromele, birra, e vino dopo l’incontro con i Latini, altri, armati, si battevano. Non si parla mai di sesso: non è che non lo praticavano, ma non era un tema in quanto non era un argomento importante. Gylfi si guardava intorno e molto di quel che vedeva gli sembrava incredibile.
Allora parlò, Snorri cita una delle massime di Odino:
“Tutti gli ingressi
prima che si entri
vanno scrutati,
ché dubbio sovviene
se nemici siedano
nella sala [che ti sta] davanti”.
Profezia della Veggente, e Massime di Odino, frasi importanti, e una di queste riguarda gli ingressi: frase che è di Odino, ma che viene qua attribuita al re.
Vide tre troni, l'uno sopra l'altro, e su ciascuno sedeva un uomo, tre uomini, non dèi; il fatto che siano tre fa venire in mente la Trinità; il numero “tre” esiste in tutte le culture, ma non sappiamo se questo possa essere già considerato come un riferimento alla Cristianità: tripartizione molto cristiana che ha senso nel progetto di Snorri che vive già in una cultura cristiana. Allora domandò che nome avessero quei signori. Colui che lo aveva condotto fin là gli rispose che quello seduto sul trono più basso era il re e si chiamava Hár, Haar, con vocale lunga, e vuol dire “alto”, stessa radice di “high” in inglese, “eccelso”, quello vicino Jafnhár, Yavfaar, Iafnhaar, “altrettanto alto”, e quello più in alto Þriði, Fridi, “il terzo”, ordinale.
Allora Hár domandò al nuovo venuto che cosa desiderasse e gli disse che poteva mangiare e bere come tutti gli altri nella hǫll di Hár, ospitalità. Egli rispose che per prima cosa voleva sapere se fosse presente qualche erudito, se ci fosse un uomo sapiente. Hár gli rispose che non se ne sarebbe andato sano di lì se non fosse divenuto più sapiente, e resta in piedi mentre domandi; sedere dovrà quello che racconta.
Capitolo III
Gangleri iniziò quindi a dire: “Chi è il sommo o il più antico di tutti gli dèi?” Passaggio da uomini a dei.
Hár disse: “Egli è chiamato Allfǫðr, Alfodr, “padre di tutti”; si parla di una divinità come “Padre”: dà l’idea che Snorri recepisse che ormai un po’ di sovrapposizioni tra le due religioni ci fosse, nella nostra lingua, ma anticamente in Ásgarðr, antica terra degli Asi, aveva dodici nomi. Il primo è Allfǫðr, il secondo Herran o Herjan, il terzo Nikarr o Hnikarr, il quarto Nikuðr o Hnikuðr, il quinto Fjǫlnir, il sesto Óski, il settimo Ómi, l'ottavo Bifliði o Biflindi, il nono Sviðurr, il decimo Sviðrir, l'undicesimo Viðrir, il dodicesimo Jálg o Jálkr”, nomi che riprendono le sfumature della sua persona; dodici importante in quanto essi calcolavano in dozzine.
Allora chiese Gangleri: “Dov'è questo dio? Qual è il suo potere? Quali grandi opere ha compiuto?”
Hár disse: “Egli vive in tutti i tempi e regge tutto il suo regno e governa tutte le cose, grandi e piccole”, più importante, quindi fa tutto.
Allora parlò Jafnhár: “Egli ha forgiato il cielo e la terra e l'aria e tutto quanto vi si trova”.
Allora parlò Þriði: “Ma quel che di più grande egli ha compiuto è stata la creazione dell'uomo, mito della creazione dell’uomo: gli uomini vengono creati da tre divinità che danno vita a due tronchi, due pezzi di legno per trasformazione dell’essere materiale già esistente, sembra che si da solo, a cui ha donato il respiro affinché viva e mai muoia, si parla di anima, che rimane come entità importante quando il corpo decade in polvere e brucia, e quindi viene arso e diventa cenere, benché il corpo si dissolva in polvere o bruci fino a diventare cenere. Tutti gli uomini giusti vivranno e abiteranno insieme a lui in quel luogo che è chiamato Gimlé o Vingólf. Gli uomini malvagi andranno invece da Hel e da lì nel Niflhel, che si trova in basso, giù, nel nono mondo”.
Contaminazione chiara: unica divinità che nelle fonti non è da solo giudica buoni e malvagi, in cui i primi vanno in un luogo bellissimo, mentre i secondi vanno in un luogo terribile, che nella cultura cristiana corrisponde all’Inferno, e che inizialmente era il luogo in cui stavano coloro che non morivano in battaglia.
Allora disse Gangleri: “Che cosa faceva egli prima che il cielo e la terra venissero creati?”
Hár rispose: “In quel tempo egli si trovava con i hrímþursar, i giganti di brina”.
Mito
Mito: significati diversi a seconda dell’ambito. Nel linguaggio comune, “mito” significa “persona straordinaria”, straordinarietà. Negli studi letterari “mito” significa “insieme di racconti che ruotano intorno ad una figura o ad una popolazione”, questione di schemi narrativi compatti nel loro insieme, ma diversi nelle loro articolazioni, che restituiscono uno schema narrativo con significati anche ideologici.
“Mito” negli studi di storia della religione è parte della religione, ma non si identifica con la religione, che è un insieme più ampio del mito.
Se recuperiamo la parola greca per “mito”, “mito” è una parola che si contrappone al logos, perché il logos, ..-gia; indicano un argomento razionale, es. filologia, indica un argomento razionale; il mito
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Filologia germanica - Appunti
-
Filologia germanica - Appunti
-
Filologia germanica - Appunti completi
-
Appunti Filologia germanica 1