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Fondamenti di etica per le biotecnologie

Biotecnologie —> capacità di intervenire sul codice sorgente della vita, l’uomo può non solo modificare la natura ma può crearla.

Parte 1ª – Introduzione all’etica: etica, natura, tecnica

Esperimenti mentali [dilemma del carrello] = situazione immaginaria che mi mette davanti a un dilemma; l’etica è per natura “dilemmatica”. Nel dilemma etico si considerano tutte le opzioni da varie angolazioni e si analizzano (argomentano): devo fare delle scelte, ma qualsiasi scelta si faccia c’è sempre un danno o qualcosa di male (mai scelte assolute).

Etica utilitarista —> etica degli anglosassoni, dice che si deve sempre cercare la felicità del maggior numero. Si è utili quando si procura la felicità al maggior numero di persone.

Etica assiologica —> concezione legata all’analisi delle conseguenze. Può essere portata all’estremismo, anche se hai il diritto di reagire facendo qualcosa di sbagliato non lo fai e subisci (anche il peggior colpevole è comunque una persona).

L’etica è fatta di decisioni (chi? cosa?), motivazioni (perché?), conseguenze, cultura.

Decisioni e motivazioni sono gli elementi fondamentali dell’agire, ma è solo considerando i fini che un agire si può considerare etico. Influiscono però anche le variabili culturali, sensibilità diverse.

Colui che prende la decisione viene definito soggetto morale ed è importante identificarlo perché durante la storia ci sono stati tanti episodi in cui le persone non hanno potuto essere padroni delle proprie decisioni [marxismo, nazismo, riduzionismo scientifico…] Al giorno d’oggi per soggetti morali vengono intesi anche animali e IA (macchine autonome e intelligenti).

Caratteristiche del soggetto morale

Caratteristiche del soggetto morale (struttura dell’agire etico):

  • Agency = capacità di agire;
  • Coscienza morale = ha diverse funzioni (percettiva, cognitiva…) ma quella importante è quella morale che crea dei giudizi morali/pratici che vanno ad orientare il mio agire. Ci dà delle regole di comportamento che valgono sempre. La coscienza morale è una coscienza libera: libertà da (costrizioni, è negativa) e libertà di (scegliere, intenzione specificamente umana, è positiva).
  • Valore = ciò che muove l’intenzione è il valore, o meglio il giudizio di valore che noi esprimiamo sempre prima di agire. I giudizi di valore cambiano continuamente perché sono strettamente legati al soggetto che li formula (soggettivi). Vi è un tipo di giudizio di valore, il giudizio pratico/morale, che serve ad orientare la mia intenzione, è soggettivo ma risponde allo stesso tempo a dei criteri etici e dà un senso al mio agire, è ciò per cui è importante vivere.

[Aristotele diceva che esistono due tipi di giudizio, teoretico e pratico: il teoretico è l’analisi oggettiva della realtà (fatti) che ci circonda/un giudizio di vero o falso che ci serve per orientarci nell’ambiente mentre il pratico (di valore) costituisce un apprezzamento o un disprezzo] L’essere umano opera utilizzando sempre questi due tipi di giudizio.

Analisi dei fini e delle conseguenze

Per un’analisi che sia completamente morale bisogna considerare fini e conseguenze; poiché le conseguenze possono essere ambigue occorre tener conto della responsabilità verso di esse, senza differenze tra responsabilità previste e presunte. Da questo si capisce la differenza tra un giudizio di valore semplice ed uno eticamente valido ed orientato.

Caratteristiche culturali relative alla natura della motivazione

Hanno una componente generale (presente in tutte le nostre azioni) e una individuale (varia da individuo a individuo e da società a società); la prima è più stabile e subisce meno variazioni nel tempo, la seconda è molto più mutevole. Sono fondamentali in questo caso i fattori culturali, religiosi o sociali: se cambia la percezione morale prima o poi cambiano anche le leggi perché cambia la sensibilità delle persone.

La vita umana è una norma etica che vale per tutti, è importante e va difesa MA:

  • Per culture sviluppate e urbanizzate conta di più salvare un bambino perché sviluppano una sensibilità per i soggetti deboli e vulnerabili;
  • Per culture tradizionali conta invece salvare un adulto (perché ad es. può fare altri bambini).

Bisogna trovare il giusto equilibrio tra il fattore generale e quello individuale e per questo abbiamo la ragione: etica razionale.

I fattori individuali potrebbero condizionarci e noi dobbiamo evitare ciò, vanno riconosciuti e rispettati ma con un limite. Bisogna cercare di vivere il più possibile autonomamente ma con l’aiuto della razionalità e di buone ragioni.

A partire da premesse razionali e attraverso argomentazioni, l’etica razionale fornisce diversi orientamenti/più risposte valide eticamente (il codice religioso non è razionalmente fondato).

In conclusione, l’etica deve orientare verso principi razionalmente fondati, validi per il maggior numero di azioni e decisioni e deve prescindere dagli attributi (cultura, religione, orientamento sessuale…) pur tenendone conto.

Il problema della decisione

Problema: si presuppone che l’uomo, per essere un agente morale, sia sempre razionale.

  • Marx: “L’essere umano è il prodotto delle strutture economiche”
  • Nietzsche: “L’essere umano è il prodotto della volontà di potenza”
  • Freud: “La coscienza è il prodotto dell’attività dell’inconscio”
  • Wittgenstein: “La coscienza è un atto linguistico”
  • Darwin: “La razionalità è il prodotto di una selezione evolutiva”

Se la ragione è “zoppa” sarà impossibile per un individuo essere autonomo.

Daniel Kahneman —> premio Nobel economia 2002.

Si interroga sul cattivo uso della razionalità in campo economico; dice che gli esseri umani sono complessi.

Propensione alla certezza = volontà di avere la certezza a tutti i costi; Kahneman dice che è un’illusione causata dal bias, pregiudizio, modo di pensare che si basa su una predisposizione biologica/fisiologica. Come si fa ad avere una predisposizione alla certezza quando siamo strutturalmente portati a delle defaillance? Risponde dicendo che siamo parzialmente razionali. La razionalità è un punto di arrivo a cui dobbiamo tendere.

Per Kahneman esistono due sistemi di pensiero:

  1. Pensiero veloce (S1) = di natura intuitiva, è rapido e “automatico” cioè ha un tempo di reattività brevissimo; è un pensiero vigile che monitora costantemente l’ambiente con pochissimo sforzo e può intervenire anche in assenza di volontà (funzione difensiva).
  2. Pensiero lento (S2) = di natura analitica, è lento e “seriale”, cerca di creare dei nessi di causa-effetto e si attiva quando il primo sistema non è in grado di fornire le risposte giuste; S2 parte sempre dal risultato già prodotto da S1 (che si attiva sempre per primo).

Noi siamo convinti di essere analitici ma in realtà la maggior parte delle volte usiamo un pensiero intuitivo [illusione geometrica di Müller-Lyer, prima impressione di due segmenti uguali ma uno ci sembra più corto].

La razionalità la affermi mettendola in dubbio non basandola sulla certezza, per dare risposte etiche è meglio dubitare che partire da certezze.

Uno dei bias fondamentali è WYSIATI (what you see is all that is) ma non è vero, lo proviamo in un ambiente ricco di stimoli: all’aumentare degli stimoli aumenta la probabilità di sbagliare perché considero solo gli elementi a disposizione e non il quadro completo.

Questo ci insegna che il mondo è ambiguo e pericoloso e ciò è meglio perché sappiamo come stanno le cose e siamo più razionali (decidiamo meglio). Sviluppiamo una capacità critica per affrontare i problemi etici posti dal continuo avanzamento delle scoperte scientifiche e tecnologiche (progresso).

Rapporto tra natura e libertà

Il problema di Kant —> noi tutti siamo dei corpi che obbediscono alle leggi della biologia e della fisica; noi siamo natura per il solo fatto di avere un corpo soggetto agli accidenti (cose che subiamo). Queste leggi complicano le cose perché ci “tolgono” libertà.

L’etica non è possibile e siamo tutti schiavi della natura!? Qual è il peso che la natura ha sull’agire umano? Dobbiamo dimostrare:

  1. Se l’etica sia effettivamente autonoma dal mondo della natura; è giusto ricondurre l’etica a un fenomeno naturale?
  2. Il rapporto tra etica e scienza, la neuroetica spiega la nostra etica come comportamenti indotti da fenomeni biologici; l’etica è un sapere autonomo?
  3. Che cos’è il qualcosa in più che l’etica è in grado di spiegare? Se l’etica spiega qualcosa è un sapere;
  4. Che l’etica non è contrapposta alla scienza ma complementare; l’etica può servire alla scienza per evitare una serie di errori e viceversa la scienza può fornire spunti all’etica;
  5. Che l’etica collabora con la scienza e la tecnica, di cui rappresenta la coscienza critica.

Per i greci, etica e natura erano due cose diverse ma che avevano un rapporto armonioso; per Aristotele la natura era razionale e seguiva delle sue leggi fissando un limite: io posso volere molte cose, per decidere le cose giuste basta la mia razionalità ma alcune cose che voglio sono impossibili. La natura ci impedisce di realizzare delle cose che sono impossibili (es. volare, non ho le ali). Le cose cambiano con il cristianesimo perché l’idea è che il buon Cristiano non debba per forza seguire la natura ma bensì i comandamenti e la “legge” di Dio, la salvezza appartiene ad un altro mondo al di là della natura.

Con l’età moderna (età della scienza) etica = natura, perché si vede l’etica come un fenomeno come tutti gli altri; vi è la tendenza (naturalismo) a osservare l’etica come un oggetto di scienza. Se voglio capire cos’è l’etica mi basta osservare la natura: vedo che vige la legge della forza e quindi l’unica etica possibile è quella del più forte (Herbert Spencer).

Il riduzionismo cerca di spiegare i comportamenti etici in termini di fenomeni scientifici; vi sono il riduzionismo genetico e quello neurologico. L’etica è ridotta alle scienze (non è autonoma, non siamo liberi e rispondiamo a fenomeni biologici). È simile al naturalismo ma in questo caso è tutto determinato da un equilibrio di forze casuale (imprevedibilità), l’unica etica possibile è quella della sopravvivenza. (Più scientifico del naturalismo).

—> Naturalismo e riduzionismo ci dicono che la natura vince sull’etica! Che siamo animali come altri, non occupiamo una posizione speciale nel mondo (negazione dell’antropocentrismo).

Herbert Spencer creò la scala atrofica: gradini più bassi super produttori, gradini più alti super predatori. Ha torto perché la natura è dinamica e invece per Spencer il più forte rimaneva tale. Quindi ad oggi la “teoria” forte è quella del riduzionismo con l’elemento casuale (assenza di scopo).

[Prima della pubblicazione di Darwin “Le origini delle specie” si credeva invece nell’antropocentrismo: l’uomo è il fine della natura. Darwin dice che non esiste un centro e che l’uomo sia nato a partire da una specie animale]

Nietzsche critica Spencer e dice che l’evoluzione non ha come scopo la perfezione e non segue una linearità precisa. L’evoluzione non è un progresso.

Subentra un problema, se noi non siamo così speciali e al centro del mondo, anche il modo in cui noi vediamo il mondo non può essere così speciale. La nostra conoscenza è solamente una strategia evolutiva che abbiamo adottato per sopravvivere e crescere.

Servono più teorie e più livelli di spiegazione perché ci sono più prospettive sulla realtà ma questo ci porta alla negazione dell’oggettività.

L’oggettività è un paradigma superato —> la mente non è una macchina fotografica che si limita a registrare la realtà, ma ciò che vedo è una riorganizzazione di informazioni, si coordinano i dati che si ricevono dal mondo esterno (anche Escherichia coli coordina).

Esempio della prospettiva = è un’illusione, qualcosa che immagino ma serve per organizzare le informazioni. La conoscenza, quindi, è una mappa concettuale della realtà che ci permette di orientarci ma NON è la realtà ed ecco perché NON è oggettiva.

Lo scopo della scienza non è capire o interpretare il mondo, ma creare dei modelli teorici del mondo e verificarli, noi organizziamo i dati che ci arrivano dalla realtà in base a dei modelli.

Principio di indeterminazione di Heisenberg = non è possibile conoscere nello stesso istante la posizione di una particella e il suo momento angolare. Per conoscere entrambi i dati dovrei perturbare il sistema. Con questo principio si abbandona l’oggettività della scienza.

Cos’è conoscere?

Il pensiero e la conoscenza sono effetti dello sviluppo del nostro apparato cognitivo che ci ha permesso di sopravvivere alla doppia pressione esercitata dall’ambiente attraverso il pericolo (paura) e il sovraccarico.

L’essere umano organizza la conoscenza in base all’utilità che può ricavarne: manipolazione del mondo (ci serve per forza per sopravvivere); ma quindi ogni manipolazione è giustificata? Se il limite è superabile perché non superarlo?

Tecnica = capacità di manipolare il mondo: l’essere umano può sopravvivere solo modificando il mondo e quindi manipolando (è radicato in noi). La nostra biologia è aperta, ciò vuol dire che c’è la possibilità di avere più prospettive (per il riduzionismo si ha una sola prospettiva).

Salto evolutivo

Come spiego l’enorme differenza tra noi e gli scimpanzé nonostante il genoma molto simile?

C’è un anello mancante: una specie intermedia di cui non abbiamo trovato scheletro.

Nel mondo animale non esiste la preoccupazione etica, perché noi l’abbiamo sviluppata e quale è il suo senso in termini evolutivi e adattivi?

La definizione di un essere umano non può essere definita elencando ciò che siamo ma bensì ciò che non siamo.

Neotenia = l’uomo è un animale che non diventa mai veramente adulto, conserva caratteristiche tipiche del cucciolo anche in età avanzata; infanzia che si protrae fino a 21/25 anni.

Gould si domanda che senso ha —> parla dei geni architetto che comandano altri geni, decidono la loro attivazione. Questa lentezza del nostro sviluppo si vede anche nella gravidanza che si divide in due fasi (intrauterina particolarmente veloce e extrauterina).

Il fatto che l’uomo nasca incompiuto non è un caso, il cervello viene esposto a stimoli esterni per molto tempo. Gehlen dice che l’uomo è illimitato e carente al tempo stesso (nasciamo deboli e ricettivi), il suo compito non è adattarsi all’ambiente ma modificarlo;

I geni architetto permettono quindi di sviluppare una serie di capacità che vanno tutte in direzione della comunicazione (relazione con i nostri simili, è la nostra strategia evolutiva).

Gould definisce anche l’exattamento = è l’opposto dell’adattamento, l’umano rinfunzionalizza il suo corpo per degli scopi nuovi decisi da noi (es. mano per gattonare).

Siamo capaci anche di sinestesia, riusciamo ad associare più schemi contemporaneamente.

Naturalismo e riduzionismo sono contraddittori: partono da dei fatti e attribuiscono loro un valore; è come se io giudicassi un giudizio teoretico dall’ottica di un giudizio di valore, non posso. Il riduzionismo confonde fatti e valore che non si possono sovrapporre. Elemento descrittivo (fatto, realtà come è), prescrittivo (valore, la realtà come dovrebbe essere); dall’elemento descrittivo deduco l’elemento prescrittivo e quindi le norme morali.

Per comprendere una volta per tutte l’autonomia dell’etica è necessario il ricorso alla Legge di Hume.

Hume dice che è impossibile derivare logicamente proposizioni prescrittive (“dover essere”) da premesse puramente descrittive (“essere”). “Siccome è così, allora deve essere così” questo non è vero, es. “siccome la donna è più debole allora deve essere sottomessa”.

Questa derivazione accade perché i fatti sembrano imporsi con evidenza netta. Hume dice che si ha O etica O natura (sbagliato).

In conclusione, etica e natura hanno diritto a considerarsi due cose diverse, l’etica non deve per forza seguire la natura, non è schiacciata da essa e non bisogna per forza scegliere una delle due.

Neuroetica

Tutto quello che noi crediamo la norma morale in realtà può essere spiegato tramite un funzionamento del cervello; si cerca di definire ciò che è bene sulla base dell’attività neuronale.

Questo modo di funzionare del cervello è il frutto dell’evoluzione, un processo naturale di un oggetto naturale (il cervello). Il bene è quindi una proprietà naturale del cervello, ma allora perché non possiamo osservarlo/misurarlo? Semplicemente perché non è un oggetto, un fatto.

L’indag

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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