Il bilancio riassunto
Analisi economiche per le decisioni e la comunicazione della performance.
Francesca De Felice – Arianna Luccarini – Francesco Monti – Sara Scoppa.
Capitolo 1 – Natura e scopo della contabilità
Impresa: soggetto economico che produce beni e servizi. L’impresa è una particolare organizzazione la cui funzione caratteristica è una soddisfacente produzione di ricchezza per chi ha in essa investito.
Useremo i termini organizzazione, impresa e azienda come intercambiabili.
L’obiettivo dell’azienda non è esclusivamente generare profitto per i lavoratori e i fondatori, ha anche un grande impatto sulla società. L’azienda crea beni e/o servizi che intercettano bisogni. Tendenzialmente lo fanno per creare una ricchezza ma in primis devono mettere a disposizione dei beni per migliorare la qualità di vita dei cittadini.
A volte il bene acquisisce un valore che sorpassa il bisogno (es. Lamborghini: non compro la macchina solo con lo scopo di mobilità ma anche per farmi notare da un certo rango della società).
Le aziende svolgono un’azione di messa a disposizione di un valore.
Cos’ha valore? Un qualcosa che soddisfa un bisogno; se ciò che produco non risponde ad un’esigenza, economicamente non ha valore. Ciò che noi ingegneri quindi progettiamo deve soddisfare il bisogno dell’utilizzatore.
Non bisogna assumere che l’innovazione sia esclusivamente raccogliere le esigenze dell’utilizzatore e di conseguenza migliorare tecnologie già esistenti. Solitamente le migliori soluzioni sono quelle create con tecnologie completamente nuove ed innovative. Chiaramente è molto più semplice andare a migliorare una tecnologia preesistente rispetto a crearne una completamente nuova, ma si può incorrere anche in rischi di concorrenza.
L’impresa crea valore nei confronti di chi acquista i beni e remunera i lavoratori (impiegati), gli imprenditori e gli investitori che fanno parte dell’azienda stessa e che agiscono e concorrono alla creazione dei beni.
I finanziamenti di un’azienda possono arrivare da enti come banche o da investitori privati (capitale di rischio). Ovviamente l’investimento più “rischiato” dovrà essere più remunerato altrimenti non avrebbe senso farlo.
Dunque, l’azienda è un sistema che crea valore per il consumatore, per i dipendenti, per gli investitori e per l’ambiente.
L’economia aziendale è la disciplina che indaga sui comportamenti e sul finanziamento delle aziende. È una branca delle scienze economiche che studia gli aspetti amministrativi, commerciali e tecnici delle aziende.
Le aziende sono sistemi aperti, interagiscono con l’ambiente, con altre aziende. Non è sempre stato così: per esempio la Ford, agli inizi, aveva la catena produttiva tutta al suo interno: dalle miniere ferrose all’assemblaggio del prodotto.
Le aziende che invece conosciamo oggi sono quelle che si occupano dell’assemblaggio del prodotto finale montando componenti prodotti a loro volta da altre aziende affiliate.
Il bilancio
Il bilancio è un concetto legato al bisogno di comunicazione, è un sistema artificiale che persegue scopi e finalità d’informazioni mutevoli nel tempo. Un bilancio, la cui finalità è quella di presentare l’azienda, deve seguire delle norme ritenute più efficaci per la comunicazione.
Tali norme nel tempo mutano, sono artificiali e quindi migliorabili. Ad esempio, un bilancio destinato a dipendenti o a investitori dovrebbe prevedere prudenza (evitando probabili guadagni -controproducente- ma inserendo probabili perdite).
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Le regole che presiedono alla redazione del bilancio (esterno) non cambiano da un’impresa all’altra e sono istituzionalmente regolamentate dal Codice civile e dalla prassi contabile.
La struttura fondamentale del bilancio è basata sui rendiconti ossia documenti specifici che rappresentano il bilancio.
Il bilancio ha quattro documenti fondamentali:
- Lo stato patrimoniale, rendiconto a specchio che “fotografa”:
- L’attività (sulla sinistra del documento) dell’azienda ossia le risorse “di valore” detenute dall’azienda in termini monetari (solitamente a fine anno);
- Passività e capitale netto (sulla destra del documento), ovvero le modalità di finanziamento di tali risorse, le fonti che hanno finanziato il possesso dell’attività. I finanziatori vengono così identificati come detentori del diritto. La passività è rappresentata da chi ha i diritti dall’esterno ossia banche e istituti di credito; il capitale netto è costituito da: l’ammontare di denaro apportato direttamente dalla proprietà e denominato capitale versato e l’ammontare di utili generata attraverso la gestione e non distribuita sotto forma di dividendo ai proprietari, denominata riserve di utile;
- Il conto economico informa sulla performance dell’azienda in un certo arco temporale, in particolare elenca ricavi e costi la cui differenza informa su utile e perdita. Un movimento nello stato patrimoniale non implica una modifica nel conto economico (non è vero il contrario);
- Il rendiconto dei flussi di cassa è utilizzato perché non tutte le interazioni economiche hanno una manifestazione immediata in cassa (es. pagamento e consegna non sempre coincidono);
- La nota integrativa, un documento contenente informazioni complementari ed integrative che spiega alcune operazioni di bilancio.
Equazione fondamentale del bilancio:
Attività = Passività + Capitale netto
Questa equazione deve essere sempre valida per far sì che il bilancio sia giusto (quindi è sempre da verificare negli esercizi).
Facendo una semplice manipolazione algebrica otteniamo: Capitale netto = Attività - Passività, che mette in luce come il capitale netto costituisca un valore residuale.
I diritti del detentore del capitale di rischio sono diritti residuali che vengono dopo la passività (terzi).
La comprensione delle informazioni presenti in un bilancio è fondamentale per capire una struttura di costo o una ragione d’investimento.
Un esempio del motivo per cui è importante capire la natura finanziaria di queste informazioni è la differenza tra conto economico e rendiconto dei flussi di cassa: infatti non è detto che un ricavo presenti un rendiconto monetario, non sempre ad una manifestazione economica segue manifestazione finanziaria (può essere che un ricavo sia registrato nel conto economico ma non sia presente nel rendiconto dei flussi di cassa perché il cliente non ha ancora pagato). L’evento economico e l’evento finanziario possono essere divaricati nel tempo.
La differenza fra stato patrimoniale e conto economico è il tempo. Il primo è la figura delle risorse dell’impresa o delle modalità in cui queste sono rese disponibili, le risorse e diritti su quest’ultime.
Vantare un diritto sulle risorse di un’impresa, significa vantarlo sull’attività, non su una specifica risorsa: nel caso in cui la risorsa fornita debba ancora essere pagata è possibile attingere ad altre risorse dell’attività.
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Il valore generato della propria attività deve essere superiore ai costi, deve essere positivo, in caso contrario parliamo di perdita. L’azienda può operare in perdita ma per brevi periodi di tempo.
Il bilancio non è comunque un documento esaustivo riguardo alle informazioni di un’azienda. Mancano le informazioni qualitative, difficilmente associabili agli andamenti economici di un’azienda e difficilmente traducibili in linguaggio economico. Inoltre, non tutte le informazioni quantitative sono inserite all’interno di un bilancio, come quelle di natura non monetaria (per es. il numero dei dipendenti), magari presenti sotto la nota integrativa. Il principio per il quale le informazioni devono essere omogenee non ce lo permette. Per permettere di confrontare le informazioni – che altrimenti sarebbero veramente poco comprensibili dal punto di vista della valorizzazione delle risorse che quell’azienda detiene – è necessario tradurle in un’unità di misura economica finanziaria, il valore di valuta (l’euro in Europa), unità monetaria corrente rilevante per quel contesto.
Un’azienda può raccogliere informazioni di natura quantitativa per finalità diverse dalla stesura del bilancio. Informazioni di natura operativa per ragioni propedeutiche. Il bilancio utilizza un sottoinsieme di tutte le informazioni possibili di natura quantitativa, le informazioni utili che vengono processate.
Non sempre queste informazioni sono fruibili nel bilancio per i manager ai fini decisionali. Spesso le informazioni dello stato patrimoniale vanno integrate e, solitamente, non tutte le informazioni presenti nello stato patrimoniale sono utili.
Riassunto: la contabilità e il bilancio sono governati da regole generali prescritte dal Codice civile e dai principi contabili e si prefiggono di bilanciare l’importanza della rilevanza delle informazioni con la loro oggettività e fattibilità. Il prodotto ultimo del processo contabile è la produzione di quattro rendiconti che nel loro insieme formano il bilancio: lo stato patrimoniale (rendiconto di stato o di stock ad un certo istante), il conto economico e il rendiconto finanziario (rendiconti di flusso in relazione ad un certo periodo di tempo) e la nota integrativa (documento contenente informazioni complementari ed integrative). L’equazione fondamentale della contabilità è: attività = passività + capitale netto.
I concetti alla base della contabilità
I principi contabili sono formulati da esseri umani, inoltre, non sono dedotti da assiomi fondamentali, né possono essere falsificati tramite osservazioni o esperimenti. I principi contabili si sono evoluti nel tempo e continueranno a farlo: non si tratta di verità eterne, anzi il loro dinamismo tende ad accentuarsi nel tempo.
Ci sono tre criteri alla base della formulazione dei principi stessi, che tendono a generare trade-off (cioè la necessità di dovere bilanciare esigenze fra loro in controtendenza), per cui si cerca di generare soluzioni di compromesso per poterli soddisfare simultaneamente.
I concetti o principi sono regole generali che guidano l’azione, ma non prescrivono esattamente come si debba registrare un evento.
I criteri alla base della formulazione dei principi sono:
- Rilevanza;
- Oggettività;
- Fattibilità.
Il criterio di rilevanza ci dice che le informazioni devono rappresentare quanto più possibile e nella maniera → più significativa l’entità di queste risorse, ovvero informa sulla dotazione di risorse effettiva dell’impresa il valore di realizzo (il valore di mercato), la più idonea rappresentazione di criterio di rilevanza. Un principio è rilevante se produce informazioni importanti e utili riguardo un’impresa, dunque informazioni che possono influenzare le decisioni economiche di chi le utilizza.
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Il criterio di oggettività, che prescinde dal giudizio personale, è il raggiungimento del più alto consenso possibile nella valutazione di un fenomeno. Non è detto che le informazioni del bilancio si adattino a generare consenso, infatti si cerca di perseguire la massima oggettività, che risulta però difficilmente raggiungibile nel caso di stime di valore, motivo per cui il criterio di rilevanza e di oggettività sono difficilmente conciliabili se non attraverso un compromesso; la cosa da fare è mantenere l’errore entro limiti accettabili seguendo il principio di prudenza che evita la sovrastima delle attività. Un principio è oggettivo se produce informazioni non influenzate dal giudizio di chi le conferisce. L’oggettività implica affidabilità e verificabilità.
Il criterio di fattibilità è un criterio utilitaristico, attiene allo sforzo (effort) per la raccolta e analisi delle informazioni. Un principio è fattibile se può essere implementato senza eccessivi costi o complessità.
Questi criteri sono spesso in conflitto l’uno con l’altro quindi, il bilancio è il costante sforzo di conciliazione di questi.
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Capitolo 2 – Principi contabili di base
I principi contabili (in totale 11) sono regole che risolvono i problemi applicativi della legge in materia di bilancio e integrano le norme laddove non siano sufficienti. Sono indicazioni tecniche, utili alla corretta formazione del bilancio, artificiali e non desumibili sperimentalmente. Sono dunque migliorabili nel tempo e permettono il confronto tra bilanci d imprese e momenti temporali diversi.
Attività o asset = risorse economiche detenute dall’azienda e contabilizzabili.
Principio del duplice aspetto
1) Principio del duplice aspetto: sancisce l’uguaglianza attività = passivo + capitale netto.
Ciò significa che ogni attività sulla quale i creditori non vantano diritti sarà rivendicata dai detentori del capitale netto (valore residuale), e che il totale dei diritti non può eccedere sulle attività possedute (l’uguaglianza va sempre verificata).
Principio di omogeneità
2) Principio di omogeneità: per poter sommare risorse di varia natura possedute da un’azienda, è necessario esprimerle attraverso un’unica unità di conto, ossia un’unità di misura a valore nominale costante (noi usiamo la moneta). Ciò significa che nei rendiconti finanziari gli unici fatti riportabili della vita aziendale sono quelli che possono essere espressi in termini monetari (dunque nello SP mancano atti di sciopero, condizioni di salute dei dipendenti, i dipendenti, ecc.). Assumo quindi che l’unità di misura conservi nel tempo la sua capacità di rappresentare il potere d’acquisto, ma va ricordato che lo SP non tiene conto dell’inflazione, ma fa riferimento al potere d’acquisto al momento della redazione del bilancio.
Principio di identità giuridica
3) Principio di identità giuridica: la contabilità deve avere a riferimento solo l’azienda e non le persone collegate ad essa. Tale principio si applica ad ogni azienda, a prescindere dalla sua forma giuridica (spa, individuale ecc.)
Principio della prospettiva di funzionamento
4) Principio della prospettiva di funzionamento: il bilancio non rileva il valore al quale possono essere vendute le attività in caso di liquidazione/cessione dell’azienda, poiché viene ipotizzato che l’azienda rimanga in vita per un tempo indeterminato. In caso di chiusura dell’attività si applicano precise regole contabili per redigere il cosiddetto bilancio di liquidazione o di cessione. Nell’ipotesi di funzionamento ordinario si parla di bilancio d’esercizio. Tale principio non detta regole di comportamento, ma interpreta l’azienda come “duratura” nel tempo e quindi disponibile ad applicare gli altri principi.
Principio di costo
5) Principio di costo: qualora non esista un’informazione oggettiva sul valore di mercato di un’attività, essa verrà riportata a bilancio al suo costo d’acquisto (o costo storico). Ma se uno degli obiettivi del bilancio è rappresentare la ricchezza dell’azienda, data la sua finalità comunicativa, perché registrare a costo storico quando sappiamo che nel corso del tempo viene a crearsi un divario fra il valore di acquisto e il valore reale? In questo modo andiamo a sacrificare il principio di rilevanza. Come si giustifica? Con gli altri criteri: oggettività e fattibilità. Se mi dovessi imporre un obiettivo di oggettività dovrei trovare una modalità per capire quale sia il costo attuale di un’attività, ma questa operazione è per sua natura soggettiva (sono delle stime), quindi è legittimo registrare tutto a valore storico. → Una società nel 2000 compra un terreno da 100.000€ tale acquisto entrerà come attività nel bilancio di quell’anno. Nel 2005 l’azienda non potrà essere a conoscenza del valore esatto di mercato del terreno, dunque nel nuovo bilancio lo riporterà al suo costo storico (100.000€).
Valore di mercato = valore oggettivo al quale l’attività potrebbe essere venduta.
Costo storico = costo d’acquisto di un’attività in una certa data (sostituisce a bilancio il valore di mercato in assenza di un’informazione oggettiva).
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Fair value = valore intrinseco di un’attività reale o finanziaria. È il valore che posso realisticamente realizzare a fronte di una vendita. È confrontabile con il valore di mercato (valore effettivo) per sapere se l’asset è stato sovrastimato (fv<vm) o sottostimato (fv>vm).
Fondo di ammortamento: parte di importo sottratto al costo di acquisto iniziale poiché “consumata” nel tempo.
Le voci dello stato patrimoniale (SP)
+ Attività passività e netto
- Attività correnti: cassa (attività già liquide) e attività che diventeranno cassa entro un anno (periodo di esercizio).
- Passività correnti: attività con manifestazione di esigibilità entro l’esercizio successivo (=da saldare).
- Attività immobilizzate: presumo non si trasformeranno in liquidità entro l’esercizio successivo.
- Passività a lungo termine: attività con manifestazione di esigibilità oltre l’esercizio successivo (=da saldare).
- Capitale netto: ultima liquidità ricavabile nel tempo.
- Risorse economiche.
- Diritti dei creditori + fonti.
- Diritti residuali + fonti.
- + Investimenti finanziarie dei creditori finanziarie della proprietà.
La forma più diffusa di organizzazione dello stato patrimoniale è il criterio di liquidità che organizza le risorse in relazione alla velocità con cui ci si attende che quelle risorse si trasformino in liquidità.
Il criterio speculare che a
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