Cause nascita economia dell’ambiente
La dottrina dell’economia dell’ambiente si origina sul finire degli anni '60, stimolata da due fondamentali ragioni:
- Disastri, degrado e inquinamento ambientali crescenti
- Delinearsi delle prime crisi energetiche
L’economia inizia ad essere considerata come un sistema aperto che estrae risorse naturali, le trasforma, per poi espellerle all’ambiente sotto forma di rifiuti. Si sviluppa quindi il concetto di economia dell’ecologia, secondo la quale i principali problemi climatici sono chiari segnali dell’insostenibilità ambientale.
Nel corso dei decenni si sono susseguite diverse tappe fondamentali, tantoche possiamo considerare il 1972 come l’anno che segna l’inizio della consapevolezza ambientale: la Conferenza di Stoccolma avvia infatti il programma ambientale delle Nazioni Unite. Nello stesso anno l’organizzazione “Club di Roma” commissiona al MIT un saggio denominato “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, all’interno del quale si discute la possibilità di una crescita esponenziale in un pianeta caratterizzato da risorse limitate.
Nel 1987 la Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo, il rapporto “Our common future”, ancora oggi considerato un caposaldo della letteratura ambientale: al medesimo rapporto hanno fatto riferimento le conferenze globali successive fino al 2015, anno dell’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, caratterizzata da 169 target e 17 obiettivi.
Nel 1992 la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo definisce due concetti:
- Tutela ambientale va integrata nei processi di sviluppo economico
- Partecipazione cittadini è necessaria per affrontare i problemi ambientali
Parallelamente si assiste alla nascita del programma Agenda 21, un documento sottoscritto da 170 Paesi con l’obiettivo di creare un modello concreto di sviluppo sostenibile.
In seguito alle Conferenze Europee sulle città sostenibili del 1994 e del 1996, che si pongono l’obiettivo di definire le linee d’azione per uno sviluppo sostenibile, è doveroso citare il Protocollo di Kyoto del 1997, col quale vengono stipulati provvedimenti per la riduzione delle emissioni di gas serra da parte dei Paesi industrializzati e per la ricerca sulle energie rinnovabili, nonché incentivi alla sostenibilità.
La Convenzione di Aarhus del 1998 si focalizzò invece sui diritti all’informazione e alla partecipazione democratica ai processi decisionali sulle tematiche ambientali.
Nel 2002, con la Conferenza ONU Rio+10 vengono invece definiti i nuovi impegni assunti dai Paesi nei confronti dello sviluppo sostenibile. Con la settimana Europea per l’energia sostenibile del 2008 nasce invece il cosiddetto patto dei sindaci, fondamentale per promuovere la sostenibilità energetica e ambientale delle città europee.
La Conferenza ONU Rio+20 rinnova l’impegno per lo sviluppo sostenibile e si focalizza sul ruolo della green economy.
Tecnocentrismo ed ecocentrismo
In risposta alla crescente dottrina ambientalista sviluppatasi a partire dagli anni '60, si fa strada una nuova linea di pensiero, denominata tecnocentrica, le cui potenzialità vengono espresse nell’opera del 1984 “The resourceful earth” di Simon e Kahn. Si tratta di una visione che ripone nei meccanismi di mercato la massima fiducia, appoggiando l’idea di uno sviluppo senza limiti.
Più in dettaglio si parla di tecnocentrismo quando, in un sistema di prezzi concorrenziali, la sostituzione delle risorse naturali con la tecnologia garantisce una crescita durevole.
In questo contesto si affianca invece l’ideologia ecocentrica, secondo la quale tutti gli esseri viventi dispongono di un valore intrinseco, a prescindere dalla capacità dell’uomo di percepirne il pregio: si tratta di una visione carica di valori etici con focus sui legami tra ecosistemi e sistemi economici.
Alcuni studiosi promuovono l’integrazione fra queste due visioni, sostenendo come il tecnocentrismo possa facilitare l’ecocentrismo, specialmente nella formulazione dei processi decisionali.
A livello generale possiamo distinguere quattro filoni di pensiero fondamentali:
- Tecnocentrismo radicale (crede nello sfruttamento delle risorse naturali e in particolare nel ruolo strumentale della natura, nei mercati liberi e nel progresso tecnico).
- Tecnocentrismo moderato (crede nella gestione delle risorse e nello sviluppo sostenibile, negli incentivi economici per le tecnologie green).
- Ecocentrismo moderato (crede nella salvaguardia delle risorse ambientali, nell’economia green regolata da normative specifiche).
- Ecocentrismo estremo (crede nella preservazione estrema delle risorse naturali, nel valore intrinseco della natura e nella cessazione delle attività umane dannose, anche a scapito dell’economia).
Dalle ideologie tecnocentriste ed ecocentriste hanno preso vita alcune teorie di politica ambientale:
- Sviluppo sostenibile (incentrato sul perseguire una crescita economica compatibile e strumentale alla salvaguardia dell’ambiente. Si tratta di una teoria perlopiù condivisa a livello internazionale).
- Movimento della decrescita (critica le ideologie di sviluppo economico permanente basato sul PIL. Si focalizza sul recupero e sul riuso delle risorse, instaurando un rapporto costruttivo fra consumatori e ambiente).
- Capitalismo naturale (propone un modello totally market oriented che mira a premiare l'efficienza nell’ottica di risparmiare energia e materiali).
Gestione ambientale ed entropia
Le risorse naturali sono limitate e di conseguenza soggette al fenomeno della scarsità. In particolare risorse quali acqua, aria, terra, fauna sono sempre più scarse a causa dello sfruttamento antropico. Possiamo quindi considerare l’ambiente come una risorsa economica vera e propria, soggetta alla legge della domanda e dell’offerta.
Funzioni economiche
In tal senso l’ambiente svolge tre principali funzioni economiche:
- Fornisce le risorse naturali necessarie all’avviamento dei processi produttivi.
- Garantisce una gamma di beni destinati al consumo ricreativo e culturale (es. mare, laghi, montagne, paesaggi).
- Accoglie le sostanze inquinanti prodotte da rifiuti o scarti di lavorazione (es. discarica).
Molto spesso l’uomo si trova di fronte ad un dilemma economico e morale: per esempio è meglio usufruire di una collina come paesaggio o come cava? Da un punto di vista meramente economico lo sfruttamento della collina nel campo dell’estrazione mineraria sarebbe remunerativo, mentre dal punto di vista ambientale e morale sarebbe inaccettabile.
In questo contesto emerge il concetto di entropia: si tratta di un termine ereditato dalla fisica, in particolare dal secondo principio della termodinamica, elaborato da Clausius nel 1865. Il concetto fu ripreso dall’economista Georgescu Roegen nel 1971 con la pubblicazione dell’opera “Entropia e processo economico”, dove sostiene che in un sistema termodinamico costante l’energia disponibile si degrada continuamente ed inesorabilmente in un'eguale quantità di energia non disponibile, così che l’energia totale rimane costante mentre l’energia non disponibile tende ad un massimo.
Lo stesso Roegen formulò nel 1993 la cosiddetta quarta legge dell’entropia, sostenendo che in un sistema chiuso come la terra il lavoro meccanico non può crescere ad un tasso costante per sempre, dal momento che la materia non può essere integralmente riciclata e tende ad esaurirsi se non preservata. Di conseguenza ogni tecnologia che per funzionare sfrutta materie prime o genera sostanze inquinanti non può definirsi sostenibile e quindi efficiente.
Ruolo del mercato ed economia ambientale
I meccanismi che regolano il funzionamento dell’economia dell’ambiente sono orchestrati dalle dinamiche del mercato e dall’intervento pubblico, specialmente per quanto riguarda i sistemi liberaldemocratici. In questo contesto la legge del mercato prevede che le dinamiche tra domanda e offerta trovano il loro punto di equilibrio attraverso il prezzo. Dato un piano cartesiano possiamo infatti rappresentare graficamente la curva della domanda (D) e la curva dell’offerta (S), con l’asse delle ascisse che raffigura la quantità (Q) e l’asse delle ordinate che raffigura il prezzo (P). Ne deriva che il prezzo di un qualsiasi bene o servizio verrà definito dal punto di equilibrio generato dall’intersezione fra le curve D e S.
I mercati possono essere classificati in tre differenti tipologie dal punto di vista dell’offerta:
- Concorrenza perfetta (molteplici produttori operano con i medesimi strumenti con l’obiettivo di conquistare quote di mercato crescenti)
- Oligopolio (la presenza di massicce barriere all’entrata determina la coesistenza di poche aziende che si spartiscono l’intero mercato)
- Monopolio (per qualsivoglia motivazioni competitive o più spesso istituzionali vi è un unico fornitore che offre i propri prodotti/servizi)
Chiaramente la maggioranza dei settori è soggetta ad oligopoli dinamici, come per esempio nel caso dell’automotive, della telefonia e dei pannelli solari. In maniera analoga i mercati possono essere classificati in altrettante tipologie dal punto di vista della domanda:
- Concorrenza libera (la domanda è indifferenziata o al limite suddivisibile in segmenti, come nel caso degli utenti di telefonia)
- Oligopsonio (numero limitato di acquirenti a fronte di una concorrenza perfetta tra venditori di uno stesso bene o servizio)
- Monopsonio (vi è un unico cliente, come nel caso dello Stato per alcuni prodotti/servizi particolari)
Infine vale la pena citare il sistema delle innovazioni, che secondo Schumpeter influenzano la domanda e l’offerta suddividendosi in:
- Innovazioni di prodotto (es. l’invenzione della televisione o della radio)
- Innovazioni di mercato (es. nascita di supermercati biologici)
- Innovazioni di processo (es. introduzione della macchina a vapore)
Porter e gli attori del sistema
Negli anni '80 l’economista Michael Porter ha effettuato diversi studi relativi alla profittabilità delle imprese nel lungo termine, giungendo alla conclusione che la medesima è il frutto diretto di due fattori:
- Attrattività del settore in cui opera l’impresa
- Intensità competitiva fra le imprese all’interno del settore
In questo contesto lo stesso Michael Porter ha individuato cinque forze competitive:
- Concorrenti diretti (si tratta di soggetti che offrono la medesima tipologia di prodotto o servizio)
- Minaccia di nuovi entranti (potenziali concorrenti che non sono ancora presenti nel mercato ma che in futuro potrebbero generare problemi)
- Minaccia di beni sostitutivi (qualora vengano introdotti all'interno del mercato dei prodotti/servizi simili a quelli già presenti)
- Potere contrattuale dei fornitori (la scarsità di fornitori conferisce ai medesimi una posizione di forza nel poter aumentare i prezzi)
- Potere contrattuale dei clienti (pressione che i clienti possono esercitare sulle imprese per indurle a fornire i prodotti a prezzi inferiori)
Al contrario, l’economista Philip Kotler sostiene che i mercati operino secondo la logica del marketing mix, attraverso il quale si determina l’adattamento alle esigenze della domanda da parte delle imprese. Nell’opera Megamarketing del 1986 Kotler sostiene l’esistenza di sei leve attraverso cui si determinano le dinamiche competitive, ovvero il prodotto, il prezzo, la promozione, la distribuzione, il potere e le pubbliche relazioni.
Nell’ambito dell’economia ambientale, per esempio, la creazione del prodotto, la promozione e la distribuzione del medesimo devono considerare le normative ambientali e le tendenze green.
Modello del bilancio dei materiali
Il modello del bilancio dei materiali è uno strumento fondamentale per comprendere l’interazione economica che si determina fra l’ambiente e il mercato. Esso sostiene come l’origine delle attività industriali e agricole sia l’ambiente naturale, che garantisce il realizzarsi dei processi di estrazione delle materie prime: successivamente si configureranno i processi di lavorazione e di trasformazione nel prodotto finale.
Chiaramente ogni fase del processo determina lo sversamento in natura dei cosiddetti scarti. In definitiva possiamo considerare il modello del bilancio dei materiali come un sistema aperto che estrae materiali ed energia dall’ambiente: successivamente reintroduce nel medesimo una quantità di prodotto e una quantità di non prodotto, che consiste negli scarti. Solo una parte della quantità di non prodotto verrà riciclata, mentre la porzione di materiale non riciclabile verrà reintrodotta nell’ambiente in qualità di rifiuto. Qualora il flusso degli scarti fosse superiore alla capacità dell’ambiente di assorbire i medesimi si giungerebbe ad un peggioramento del degrado ambientale, e viceversa. È evidente che al migliorare delle procedure di riciclaggio dei materiali si assiste ad un incremento del benessere ambientale.
Valore e funzionamento del mercato
I sistemi di mercato risultano efficienti nel trattamento di tutte quelle risorse che sono comunemente oggetto di scambio e il cui prezzo è determinato dall’incontro fra domanda e offerta: in questo contesto un incremento della scarsità del bene produce un incremento del prezzo di mercato. La maggior parte dei beni ambientali hanno quindi un valore economico, come per esempio nel caso di un terreno necessario alla realizzazione di un impianto eolico, mentre in altri frangenti può risultare più complesso.
Il valore delle risorse risiede infatti nell’utilità che i diversi soggetti traggono dal loro sfruttamento presente o futuro, nonché dall’idea della loro esistenza. Più in dettaglio il valore economico di una risorsa è costituito da tre fattori:
- Valore d’uso (derivante dallo sfruttamento attuale o futuro delle risorse naturali per finalità di consumo o di produzione)
- Valore d’opzione (derivante dall’uso potenziale delle risorse)
- Valore intrinseco (derivante dall’esistenza stessa della risorsa, a prescindere dall’utilizzo della medesima)
Fallimento del mercato
Qualsiasi risorsa può essere scambiata sul mercato se è oggetto di diritto di proprietà e di conseguenza se è possibile formulare un prezzo. Più in dettaglio il trasferimento legale di una risorsa può avvenire in presenza di due caratteristiche:
- Escludibilità (legata all’esistenza di diritti di proprietà sul bene, in base ai quali, chi vanta tali diritti può escludere gli altri dal godimento del bene)
- Trasferibilità (consente al proprietario di procedere allo scambio della risorsa, in base ai propri diritti riconosciutigli dalla legge)
Purtroppo la maggioranza dei beni ambientali non possiede le caratteristiche precedentemente citate: di conseguenza alcuni studiosi considerano l’economia ambientale un vero e proprio fallimento di mercato. Tale visione è originata dal fatto che le imprese sfruttano e degradano le risorse ambientali prive di prezzo, generando costi esterni per la società. Più in dettaglio il configurarsi di un fallimento di mercato può dipendere da diverse cause, come per esempio la presenza di esternalità e l’esistenza di beni pubblici.
Esternalità
Con il termine esternalità ci si riferisce all’insieme degli effetti, che si manifestano quando l’attività produttiva o di consumo di un’entità va ad influenzare positivamente o negativamente il benessere di un'altra entità, senza che quest’ultima benefici di un risarcimento (se l’esternalità è negativa) o paghi un ammontare (se l’esternalità è positiva). Le esternalità possono quindi essere distinte in positive o negative, unilaterali o reciproche, reversibili o irreversibili, immediate o ritardate.
- Esternalità Positive (qualora le attività di produzione o di consumo di uno o più soggetti determinano dei benefici a favore di altri soggetti, senza che quest’ultimi debbano versare denaro. es. il vicino del Sig. Paolo decide di effettuare una manutenzione straordinaria al proprio giardino, tantoche il Sig. Paolo beneficerà gratuitamente di una vista spettacolare)
- Esternalità Negative (qualora le attività di produzione o di consumo di uno o più soggetti determinano dei costi a scapito di altri soggetti, senza che quest’ultimi beneficino di una compensazione. es. in Asia un’azienda scarica delle sostanze nocive nel fiume vicino, provocando una moria di pesci che sfamavano gli abitanti del villaggio a valle)
- Esternalità Unilaterali (qualora gli effetti, positivi o negativi che siano, mantengono un carattere unidirezionale. es. l’azienda asiatica precedentemente citata produrrà esternalità unilaterali nei confronti degli abitanti del villaggio a valle)
- Esternalità Reciproche (quando i soggetti interessati si dimostrano sia parte attiva che passiva dell’esternalità. es. un piccolo tratto di fiume diventa luogo di pesca di un numero troppo elevato di pescatori, che finiscono per impigliare le lenze reciprocamente)
- Esternalità Ritardate (gli effetti emergono soltanto a distanza di anni dal momento in cui vengono generate)
- Esternalità Immediate (gli effetti si manifestano immediatamente)
- Esternalità Reversibili (gli effetti possono essere annullati o mitigati)
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Economia dell'ambiente e del territorio
-
Sociologia dell'ambiente e del territorio Appunti
-
Economia dell'ambiente e del territorio
-
Appunti di Diritto dell'ambiente